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0.  Il nome ephedra

00. Presentazione

 

Ephedra

 Associazione culturale sammarinese

 

incontro prof. Lino Prenna

 

Attività successive

18-CONVEGNO Agenda 21

17-INCONTRO 2° prof. Campanini

16-Urgente un codice etico per la politica

15-INCONTRO prof. Santolini

14-Comunicato udienza Ecc.ma Reggenza

13-Lettera-comunicato ai sottoscrittori del CODICE ETICO

12-INCONTRO prof. L. Prenna

11-Proposte per il programma del nuovo governo

10-Lettera aperta, sul CODICE ETICO, a PSD,AP e SU, nuova maggioranza politica

9-Lettera aperta al Presidente del PSD sul CODICE ETICO

8-Comunicato sulle elezioni politiche del 4 giugno 2006

7-Elenco sottoscrittori CODICE ETICO elezioni 4 giugno 2006

6-Proposta di un CODICE ETICO per elezioni 4 giugno 2006

5-Incontro-ASSEMBLEA Montecchio

4-INCONTRO sullo Stato di Diritto

3-INCONTRO prof. Monticone

2-INCONTRO prof. Campanini

1-INCONTRO prof. Preziosi

 

  

 

 

COMUNICATO STAMPA SULL'INCONTRO

 

Giovedì 9 novembre ’06 si è svolto presso il Ridotto del Teatro Titano un incontro - dibattito pubblico sul tema:

da una democrazia del consenso ad una democrazia della partecipazione: come riformare la legge elettorale valorizzando il ruolo dei cittadini”.

 

L’argomento è stato sviluppato con una relazione svolta dal Prof. Lino Prenna, docente di Pedagogia generale ed Etica sociale presso l’Università di Perugia.

Nel corso del dibattito sono intervenuti: Marco Arzilli per la lista civica Noi Sammarinesi, Vladimiro Selva per il Comitato di Riforma della Legge Elettorale, Mario Venturini Coordinatore di Alleanza Popolare.

Le origini del sistema democratico risalgono alla civiltà greca, dove esemplare era la partecipazione attiva dei cittadini alla vita della polis ateniese, anche grazie agli insegnamenti di Aristotele che identificava la società civile con quella politica attraverso una stretta unione tra città ed istituzioni.

Questa unità tra società politica e società civile si è interrotta con la “democrazia moderna”, la quale fondandosi sul principio del consenso dovrebbe essere rappresentativa della cittadinanza, condizione che sempre meno si sta verificando.

La democrazia non dovrebbe essere solo una forma di governo politico, ma costituire anche un sistema di relazione sociale sviluppando l’orizzontalità dei rapporti e promovendo sia i diritti che l’uguaglianza tra i cittadini.

La frattura tra società civile e società politica si è realizzata perché i partiti progressivamente si sono concentrati nella cattura del consenso e del potere, mettendo in secondo piano il loro ruolo di servizio al bene comune.

Un altro fattore che ha contribuito all’attuale crisi del sistema democratico è quello definito come “società policentrica od orizzontale”. Le società occidentali ed europee sono caratterizzate da un pluralismo ed un multiculturalismo avanzato, infatti, non vi è più un unico nucleo di valori e comportamenti condivisi, ma esistono più centri di riferimento. Mentre la società civile tende ad organizzarsi orizzontalmente, i partiti, invece, rimangono organizzazioni verticistiche accentuando in questo modo il distacco della società politica.

La situazione infine è complicata anche dal processo di globalizzazione che, superando i confini tra gli stati tende a unificare sia le problematiche che le opportunità, accentua la difficoltà e l’inadeguatezza di una società politica concentrata prevalentemente nel dare risposta agli interessi particolari ed incapace di elaborare soluzioni di carattere generale.

I fattori sopra citati hanno condotto al declino della democrazia rappresentativa o del consenso evidenziando queste problematiche:

o       L’assenza di un efficace controllo della sovranità popolare sulla rappresentanza;

o       L’appiattimento dei partiti sull’amministrazione del potere e del consenso;

o       Il frequente cambiamento di appartenenza dei politici a diversi partiti;

o       L’autoreferenzialità dei partiti e la loro incapacità di riformarsi.

Pur essendo giusto evidenziare i limiti ed i problemi dell’attuale modello di democrazia rappresentativa e liberale, non bisogna sottacere anche i suoi meriti, primo tra tutti l’aver messo fine ai totalitarismi.

Oggi dunque gli sforzi dovrebbero orientarsi nell’integrare la democrazia rappresentativa con quella partecipativa, apportandovi utili correttivi.

Recentemente la democrazia partecipativa ha avuto un impulso dall’esperienza di Porto Alegre, grazie soprattutto all’azione dei movimenti no-global, che si sono opposti alla guerra ed alla sfruttamento dei paesi poveri provocati dalle scelte politiche delle nazioni economicamente più forti.

La democrazia partecipativa in opposizione al neoliberismo economico ha lanciato il “bilancio partecipativo”, uno strumento per misurare la corrispondenza tra le necessità dei cittadini e gli stanziamenti attuati a livello finanziario dai vari governi. Da questa sollecitazione scaturisce dunque la necessità che la società politica sia capace di elaborare una mappa dei bisogni e delle priorità della società civile.

Anche nella Costituzione Europea vi è un preciso richiamo alla democrazia partecipativa, impegnando le istituzioni a ricercare e valorizzare il dialogo con le associazioni e la società civile.

La democrazia partecipativa quindi non vuole e non deve sostituirsi a quella rappresentativa, ma divenire uno strumento correttivo delle degenerazioni di quest’ultima, come ad esempio il dilagante individualismo.

La partecipazione infatti stimola la sussidiarietà sociale, cioè un corretto rapporto tra società civile ed istituzioni pubbliche, riaffermando il principio che la titolarità dei diritti appartiene ai soggetti sociali, dunque ad essi compete la loro realizzazione nelle forme ritenute più appropriate. In tale ottica le istituzioni devono incentivare il dialogo con questi soggetti, sostenendoli ed eventualmente affiancandoli nel loro compito, però senza sostituirsi ad essi.

Nella democrazia partecipativa l’associazionismo riveste un ruolo primario, in quanto diviene un corpo sociale intermedio col compito di intrattenere i rapporti con i soggetti istituzionali.

La società civile, dunque, attraverso le associazioni deve riassumere la titolarità politica che gli è propria, in quanto l’agire politico è una sua prerogativa specifica, che poi attraverso la rappresentanza in parte delega alle istituzioni, mantenendone però il controllo.

 

Alle origini San Marino, la più antica repubblica del mondo, poteva essere considerato a tutti gli effetti un esempio di democrazia della partecipazione, quando mediante l’Arengo tutti i capi famiglia erano corresponsabili delle scelte che riguardavano la vita della comunità.

Dopo la fase oligarchica del Consiglio Principe e Sovrano, con l’ultimo Arengo del 1906 e le successive riforme elettorali, ci si è preoccupati di assicurare ai governanti una chiara legittimazione democratica creando le basi appunto per una democrazia fondata sul consenso.

Questo è il passaggio storico attraverso il quale il popolo sammarinese ha formalmente trasmesso, mediante le elezioni, “lo scettro del potere” nelle mani dei suoi rappresentanti politici.

Se in passato questo modello di democrazia basato sul consenso poteva essere anche considerato come un passo avanti, che tutto sommato ha assicurato nella seconda metà del XX secolo un periodo sufficientemente positivo per la vita della nostra Repubblica, il giudizio d’insieme sugli ultimi decenni non può che essere insoddisfacente.

La degenerazione della democrazia del consenso è ormai sotto gli occhi di tutti: dalla “cultura del privilegio” al clientelismo sfacciato che hanno dissestato il tessuto economico e sociale del paese, dalla instabilità politica allo squallido “mercato” del voto estero che ha infangato la dignità di molti cittadini trasformandoli in “sudditi”.

I partiti politici sammarinesi non sono stati in grado, o non hanno voluto, affrontare queste problematiche, così un gruppo di cittadini ha dato vita al Comitato di Riforma della Legge Elettorale presentando un testo che ora è in prima lettura all’esame del Consiglio Grande e Generale.

La riforma della legge elettorale è solo un primo passo nella direzione di una democrazia partecipativa, che restituisca ai cittadini la loro sovranità popolare ed il controllo sulla società politica.

Però c’è il rischio che i partiti sammarinesi possano ripetere lo stesso errore compiuto da quelli italiani negli anni ’90, quando pensarono di poter risolvere tutti i problemi della politica emersi dopo tangentopoli solo cambiando il sistema elettorale, senza un’analisi realistica in grado di cogliere le vere cause che avevano portato alla crisi.

Occorre a San Marino una sostanziale riforma del sistema istituzionale e democratico, per riacquisire quelle caratteristiche di partecipazione e di unità tra società politica e società civile che ora sono venute a mancare.

Lo scopo dell’incontro promosso da Ephedra, dunque, non era quello di promuovere l’abbattimento o la rottamazione dell’attuale sistema dei partiti, la cui funzione va anzi recuperata se possibile, perché ritornino ad essere luoghi aperti e trasparenti nei quali elaborare le scelte utili al bene del paese, anche attraverso la ricerca della collaborazione con le forze vitali della società e realizzando una reale democrazia della partecipazione.

Il contributo che l’Associazione vuole dare è quella di vincere lo scetticismo e l’egoismo che sta pervadendo la società sammarinese, impegnandosi a realizzare una sostanziale democrazia inclusiva, in grado di favorire la partecipazione attiva dei cittadini alla vita ed alle scelte del paese, ridistribuendo il potere secondo un principio di sussidiarietà.

 

il comitato promotore di ephedra

  

San Marino 16 novembre ’06