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0.  Il nome ephedra

00. Presentazione

 

Ephedra

 Associazione culturale sammarinese

 

incontro prof. Giorgio Campanini

 

Attività successive

18-CONVEGNO Agenda 21

17-INCONTRO 2° prof. Campanini

16-Urgente un codice etico per la politica

15-INCONTRO prof. Santolini

14-Comunicato udienza Ecc.ma Reggenza

13-Lettera-comunicato ai sottoscrittori del CODICE ETICO

12-INCONTRO prof. L. Prenna

11-Proposte per il programma del nuovo governo

10-Lettera aperta, sul CODICE ETICO, a PSD,AP e SU, nuova maggioranza politica

9-Lettera aperta al Presidente del PSD sul CODICE ETICO

8-Comunicato sulle elezioni politiche del 4 giugno 2006

7-Elenco sottoscrittori CODICE ETICO elezioni 4 giugno 2006

6-Proposta di un CODICE ETICO per elezioni 4 giugno 2006

5-Incontro-ASSEMBLEA Montecchio

4-INCONTRO sullo Stato di Diritto

3-INCONTRO prof. Monticone

2-INCONTRO prof. Campanini

1-INCONTRO prof. Preziosi

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

La complessità sociale delle società moderne sta producendo una sempre più accentuata frammentazione della convivenza, favorendo la nascita di nuovi centri di potere od il consolidarsi di corporativismi che agevolano l'affermazione di una pericolosa "cultura del privilegio".

L'alto livello di differenziazione degli obiettivi e degli interessi propri degli individui e dei gruppi sociali sta evidenziando, da un lato una sempre maggiore ingovernabilità dei processi sociali e, dall'altro, una crescente difficoltà a farli convergere verso il "bene comune", compito proprio della politica.

Per affrontare queste problematiche l’Associazione Ephedra ha organizzato un incontro pubblico col

Prof. Giorgio Campanini

Docente di Storia delle Dottrine Politiche presso l'Università di Parma

 

sul tema

 

"La politica ed il bene comune: oltre la cultura del privilegio"

 

che si svolgerà

 

lunedì 19 marzo alle ore 21 presso il teatro titano

 

Nel corso del dibattito sono stati invitati ad intervenire:

 

- STEFANO MACINA         Segretario di Stato alle Finanze

- GIOVANNI GIARDI         Esperto di problematiche sociali e del lavoro

-                                              Un rappresentante dell’imprenditoria sammarinese

 

La politica sammarinese negli ultimi decenni ha privilegiato soprattutto lo sviluppo economico, pensando in questo modo di rispondere a tutte le esigenze della collettività, invece che orientarsi alla ricerca del bene comune anche attraverso uno sviluppo umano della società.

Così la crescita economica di San Marino è risultata prevalentemente di tipo quantitativo, cioè ha aumentato il benessere materiale però compromettendone il tessuto sociale e territoriale, quindi non è stata in grado di migliorare la qualità della vita delle persone.

Attualmente nelle società occidentali uno sviluppo di tipo puramente economico-quantitativo non pare più perseguibile, almeno nell’immediato futuro, ciò per diversi motivi, tra cui:

1.                 il declino demografico delle nostre società;

2.                 l'apparizione sullo scenario economico di paesi emergenti;

3.                 l'insostenibilità ambientale dell'attuale modello di sviluppo consumistico;

4.                 il continuo aumento del costo dei prodotti petroliferi e delle fonti energetiche.

In questo scenario il Governo di San Marino su che basi pensa di realizzare il bene comune del nostro Paese, dovendo affrontare una cultura del privilegio abbastanza radicata e delle risorse sempre più esigue? Forse puntando sui giochi della sorte?

 

Associazione culturale ephedra

 

San Marino 15 marzo 2007

 

 

 

COMUNICATO STAMPA 

(SINTESI DELL'INCONTRO)

 

Lunedì 19 marzo si è svolto presso il Teatro Titano l’incontro pubblico organizzato dall’Associazione Ephedra, con il patrocinio della Giunta di Castello di Città.

Con il contributo del Prof. Giorgio Campanini, docente di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università di Parma, è stato affrontato il tema:

 

“la politica ed il bene comune:

oltre la cultura del privilegio”

 

Sono intervenuti nel corso del dibattito:

Stefano Macina                     Segretario di Stato per le Finanze;

Giovanni Giardi                     Esperto di problematiche sociali e del lavoro.

 

Introduzione al tema di e. Guidi

La complessità sociale delle società moderne sta producendo una sempre più accentuata frammentazione della convivenza, favorendo la nascita di nuovi centri di potere od il consolidarsi di corporativismi che agevolano l'affermazione di una pericolosa "cultura del privilegio".

L'alto livello di differenziazione degli obiettivi e degli interessi propri degli individui e dei gruppi sociali sta evidenziando, da un lato una sempre maggiore ingovernabilità dei processi sociali e, dall'altro, una crescente difficoltà a farli convergere verso il "bene comune". Compito proprio della politica.

Da almeno 25 anni a questa parte la politica sammarinese incontra molte difficoltà ad individuare e perseguire il bene comune di tutti i cittadini.

Quasi sempre i partiti che si sono alternati al governo hanno interpretato il bene comune alla stregua degli interessi dei loro iscritti o simpatizzanti.

Ultimamente poi pare che la cerchia si sia ulteriormente ristretta a poche e potenti lobby.

L’incapacità di leggere i problemi nel loro complesso ha portato i responsabili politici a fornire risposte individuali, piuttosto che ricercare soluzioni che andassero a beneficio dell’intera collettività, ciò ha condotto ad una deriva populista ed una dissennata elargizione di privilegi.

In passato i potenti di turno, quando è andata bene, hanno concesso come favori ciò che ai cittadini spettava per diritto, ma molto più frequentemente, hanno contrabbandato come diritti ciò che in realtà erano sfacciati privilegi concessi ai loro protetti.

Oggi uno Stato a corto di risorse si trova ad affrontare dei cittadini pingui ed insaziabili, ricchi ma profondamente egoisti ed insoddisfatti, sempre più divisi ed arrabbiati perché pretendono ulteriori privilegi in quanto convinti di averne ricevuti meno di altri.

Se, come dice Maritain, la classe politica è investita di un’autorità superiore non già in virtù di un proprio diritto e nel proprio interesse, ma solo in virtù ed in corrispondenza delle esigenze del bene comune, possiamo dire che essa oggi si trovi in grossa difficoltà e rischi di uscirne delegittimata.

A San Marino la politica negli ultimi decenni ha privilegiato soprattutto lo sviluppo economico, pensando in questo modo di rispondere a tutte le esigenze della collettività, invece che orientarsi alla ricerca del bene comune anche attraverso uno sviluppo umano della società sammarinese, valorizzandone le risorse intellettuali e culturali od, ancor di più, salvaguardandone le peculiarità istituzionali e valoriali.

Così la crescita economica di San Marino è risultata prevalentemente quantitativa, cioè ha aumentato il benessere materiale però compromettendone il tessuto sociale e territoriale, quindi non è stata in grado di elevare la qualità della vita delle persone.

Non so se ricordate lo slogan di qualche anno fa: “oltre il benessere verso la qualità della vita”?

Oggi nelle società occidentali uno sviluppo di tipo puramente economico-quantitativo non pare più perseguibile, almeno non nell’immediato futuro, ciò per diversi motivi, tra i quali:

  1. il declino demografico delle nostre società;

  2. l'apparizione sullo scenario economico di paesi emergenti;

  3. l'insostenibilità ambientale dell'attuale modello di sviluppo consumistico;

  4. il continuo aumento del costo dei prodotti petroliferi e delle fonti energetiche.

Ora viene da chiedersi: in questo scenario il Governo di San Marino su che basi pensa di realizzare il bene comune del nostro Paese, dovendo affrontare una cultura del privilegio piuttosto radicata e delle risorse sempre più esigue?

Forse puntando sui giochi della sorte?

Se la politica non sarà capace di far convergere gli interessi personali verso il “bene comune”, si corre il rischio che vengano meno le condizioni stesse della coesione sociale di San Marino, visto l’alto livello di differenziazione degli obiettivi e degli interessi propri degli individui e di alcuni gruppi di potere.

Vi è dunque un’urgente necessità che la politica sappia ritrovare il primato dell’etica e, soprattutto, dell’etica al servizio del bene comune, affinchè divenga un criterio fondamentale per orientare l’operato dei partiti e per indirizzare il sistema economico sammarinese.

Ephedra intende dare il proprio contributo a tale processo promovendo la formazione e la responsabilizzazione di persone che attualmente sono impegnate nel volontariato e nell’associazionismo culturale e sociale, affinché in maniera generosa ed altruista abbiano la possibilità di mettersi al servizio del bene comune del nostro Paese.

Infatti abbiamo in progetto di trasformare questi incontri pubblici in una vera e propria scuola di formazione, collegandoli ad attività seminariali attraverso le quali un gruppo di persone potrà acquisire gli strumenti e le competenze per dedicarsi all’impegno sociale e politico nonché maturare un diverso approccio etico, cioè quello di intendere la politica come un servizio al bene comune e non più ad interessi particolari.

Ora cedo la parola al prof. Campanini e lo ringrazio sin da ora per l’aiuto che ci fornirà nella ricerca del bene comune per il nostro Paese.

 

Intervento del prof. Campanini

Le problematiche del bene comune sono attualmente oggetto di riflessione per almeno due concomitanze: l’essere state scelte come tema della prossima 45° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, la ricorrenza del 40° della pubblicazione dell’enciclica Populorum progressio.

L’attuale situazione di disuguaglianza riscontrabile nelle società moderne è frutto di una cultura del privilegio, tipica delle realtà dove si è puntato prevalentemente allo sviluppo ed al benessere economico, senza porre la dovuta attenzione al bene comune inteso anche come sviluppo della persona e di una rete di relazioni.

Oggi occorre misurarsi con queste disuguaglianze e soprattutto valutare se siano tollerabili o meno in una società democratica.

Secondo la pura logica dell’economia di mercato le disuguaglianze costituiscono un aspetto fisiologico, quasi provvidenziale. Quando si avanza rapidamente è inevitabile che qualcuno rimanga indietro!

In passato si è affidato allo stato sociale od al capitalismo compassionevole il compito di “mettere un cerotto” su questa piaga. Il walfare state ha però fatto registrare dei costi crescenti, inoltre per quanto gli interventi siano capillari non sono in grado di risolvere il problema delle disuguaglianze, ma leniscono solo i disagi più intollerabili.

Oggi tutte le società occidentali che hanno puntato sul walfare sono più o meno in crisi, in quanto i costi sono sempre più difficilmente sostenibili, mentre i risultati non sono sempre soddisfacenti.

Il capitalismo compassionevole poi, a parte qualche fondazione, costituisce una briciola che cade dalla mensa degli opulenti.

A queste disuguaglianze presenti nelle società del “benessere”, se ne affiancano altre intollerabili che affliggono i cosiddetti paesi in via di sviluppo. Uno sviluppo che non si realizza mai!

Tali disuguaglianze risultano ancora più incomprensibili se si considerano le potenzialità economiche e produttive a disposizione delle società capitalistiche, che sarebbero più che sufficienti per eliminare la piaga della fame e del sottosviluppo dalla faccia della terra.

Una risposta a questi problemi può derivare da una rinnovata coscienza etica, come sostiene il filone culturale del cattolicesimo democratico, orientando le scelte politiche al superamento delle disuguaglianze e verso il bene comune.

L’etica ha un ruolo certamente importante nel trovare una via di soluzione a queste sfide, ma da sola non è in grado di fornire le risposte necessarie, compito che invece è proprio della politica.

La politica non può non porsi questa domanda: a che cosa tende la società attuale?

La politica si sforza di garantire l’ordine sociale, l’accesso alla cultura, il lavoro, i servizi ed in qualche maniera la felicità pubblica, all’interno della quale si colloca anche la felicità personale di ciascun cittadino.

Ora questa felicità pubblica che rientra tra le finalità della politica si misura, secondo Darendorf nel suo libro “la quadratura del cerchio”, nella capacità di far convergere questi tre fattori: benessere economico, coesione sociale e libertà politica.

Allo stato attuale essi sembrano difficilmente conciliabili e realizzabili contemporaneamente nelle nostre società. Gli stati occidentali, infatti, sono riusciti a garantire alla maggioranza dei cittadini un ragionevole livello di benessere economico ed una sufficiente libertà politica, ma non un soddisfacente grado di coesione sociale. Nei paesi in via di sviluppo, poi, spesso nessuna di queste tre condizioni è rispettata.

La coesione sociale si può raggiungere solo se la politica riesce ad eliminare le esistenti sacche di disuguaglianza.

La felicità pubblica dunque è il fine della politica ed anche lo strumento attraverso il quale essa cerca di catturare il consenso. Però nelle società democratiche il problema sorge quando si devono individuare i mezzi attraverso i quali perseguirla. In quanto la politica non si può limitare ad enunciare le finalità, ma deve declinare anche gli impegni e le scelte attraverso cui conseguirle.

Il problema delle società occidentali è che a fronte di una minoranza di cittadini sensibili alle problematiche del bene comune, ve ne è una maggioranza che è “rassegnata” ad una condizione di disuguaglianza. Soprattutto poi sono pochissimi coloro che sarebbero disposti a rinunciare ai privilegi per contribuire a cancellare le situazioni di disuguaglianza.

Così ultimamente il contributo di solidarietà delle società opulente verso i paesi poveri sta diminuendo. Oggi si riempiono le piazze per difendere i “diritti” (o i privilegi?) delle corporazioni, ma non si conquista il consenso per eliminare le disuguaglianze nel terzo mondo.

Una politica della solidarietà ha bisogno del consenso sociale, condizione difficilmente conseguibile in quanto le classi dell’area del privilegio non sono disposte ad aiutare i disagiati.

Così oggi il problema è come una politica orientata al bene comune possa conquistare il consenso dei cittadini. In primo luogo promovendo nelle scuole, nelle famiglie, tra i cittadini un’educazione alla condivisione ed alla solidarietà. Cosa che oggi non avviene più.

Anche il sindacato, che potrebbe svolgere un’azione educativa in tal senso, non lo fa più perché anch’esso sottostà alla conquista del consenso. Oggi non sono più coloro che hanno bisogno di essere difesi (emarginati, extracomunitari ecc.) che garantiscono il consenso al sindacato, ma le categorie già difese (lavoratori, pensionati, ecc.). Il risultato finale è che i deboli non sono difesi da nessuno.

Così le nostre società si stanno trasformando in quelle dei 2/3, cioè contano i diritti di quelli che votano e danno il consenso, coloro che non votano non contano e quindi non sono difesi né dalla classe politica né dal sindacato. Queste sono le degenerazioni dell’attuale democrazia del consenso.

Allora come fare in modo che chi non ha voce possa trovarla?

L’associazionismo democratico ha un compito importante da svolgere in merito a queste problematiche, per riaffermare l’intollerabilità delle disuguaglianze e porle al centro dell’agenda della politica e del sindacato.

Occorre ridefinire il rapporto che c’è tra benessere e felicità. La società dei consumi e la cultura corrente vuole farci intendere che sono la stessa cosa. Cioè si è felici se si è ricchi. Ma non è così!

Molte ricerche stanno dimostrando che non c’è una correlazione diretta e proporzionale tra benessere e felicità, anzi ci sono alcuni indicatori come il tasso dei suicidi, l’aumento dell’alcolismo e delle tossicodipendenze nelle società benestanti che ci indicano il contrario.

Il benessere economico, dunque, è diverso dal benessere come tale, cioè dalla qualità della vita e dal vivere bene con se stessi e con gli altri.

Si è toccato con mano che incrementando il benessere non si migliora la qualità della vita, ciò ci riporta ad un insegnamento contenuto nella Populorum progressio: “…quello che importa non è tanto l’avere quanto l’essere …”

 

Dibattito

S. Macina: anche in una micro-realtà come San Marino ci sono alcuni elementi che devono farci porre la questione delle disuguaglianze. Sinora la politica più che dedicarsi ai “bisogni della persona” ha inseguito gli “interessi dei singoli”, quindi per esigenze di consenso ha favorito il clientelismo ed i privilegi corporativi.

Sino alla metà degli anni ’80 la politica e le organizzazioni sociali erano attente alle disuguaglianze, oggi invece anche per lo scarseggiare delle risorse le politiche sociali sono meno incisive.

Questo naturalmente deve indurre ad una riflessione circa le modalità con le quali è possibile ridistribuire il potere e l’accesso alle risorse. Un siffatto percorso di cambiamento non è certamente semplice, in quanto i cittadini continuano a chiedere ai politici di aggirare le leggi per continuare ad ottenere privilegi. Occorre dunque creare una nuova consapevolezza e offrire nuove opportunità, soprattutto ai giovani che devono aprirsi ad esperienze di studio a livello internazionale e riscoprire la voglia di “mettersi in proprio”.

 

G. Giardi: Anche per San Marino ha ragione il Prof Campanini: Le forze politiche e le stesse organizzazioni sindacali per coltivare il consenso finiscono per tutelare i privilegi degli iscritti o delle categorie più forti, invece che farsi carico del bene comune e di quello dei soggetti più deboli.

Anche gli imprenditori dovrebbero sviluppare le loro attività economiche con un più spiccato senso etico di servizio al bene comune, non perseguendo esclusivamente il profitto.

Penso che a San Marino la mancanza di attenzione al bene comune sia ancora più drammatica che altrove, considerate la fragilità delle sue istituzioni e la limitatezza  del suo territorio.

In passato i “cittadini per bene” protestavano contro una gestione del potere clientelare che creava privilegi e disuguaglianze nella popolazione, ma oggi la qualità dei problemi è enormemente cresciuta perché si sta mettendo il Paese in mano a finanziarie ed a potentati economici, creando seri rischi per la nostra stessa sovranità.

Altro rischio di oggi è che la politica, per mantenere il consenso, sta alimentando la convinzione che  il bene comune coincida con la proliferazione dei giochi della sorte, i quali, invece che portare al benessere dei cittadini speculano soprattutto sulle loro degenerazioni patologiche e sul malessere sociale, esponendo il Paese a gravi pericoli.

La stessa concessione dell’anonimato a coloro che ne detengono la proprietà rappresenta un altro grave attacco al bene comune.

Il rischio che San Marino sta correndo è dunque ancora più grave rispetto a quello delle disuguaglianze sociali, perché si stanno compromettendo le condizioni e le ragioni della nostra statualità e della sua sovranità.

Come diceva Macina prima, negli anni ’70 - ’80 il sindacato ha svolto un importante ruolo sociale perseguendo obiettivi generali e non corporativi, tutelando quindi i soggetti più deboli e conseguendo il bene comune e un’equa distribuzione delle risorse, quindi ha svolto un ruolo importante. Il sindacato ha fatto ciò approfittando degli spazi lasciati dal sistema politico in crisi. Oggi questi spazi il sistema politico se li è ripresi tutti con conseguenze disastrose.

In passato, direi per secoli, una classe politica oligarchica ha gestito il nostro Paese con metodi non sempre condivisibili, ma ha avuto sempre il buon senso di non avvallare mai scelte che potessero mettere a rischio l’interesse generale e la sopravvivenza di San Marino.

Oggi questa certezza purtroppo non c’è più!

 

 

Altri interventi hanno affrontato il problema della degenerazione dei partiti e della loro “invadenza sociale” per finalità di consenso, evidenziando la necessità che la società politica contribuisca alla realizzazione di una democrazia compiuta, favorendo una partecipazione più attiva dei cittadini e garantendo loro degli strumenti di controllo sull’esecutivo più efficaci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROBLEMATICHE DEL BENE COMUNE

 

 

Bibliografia a cura del Prof. G. Campanini

 

 

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G. CAMPANINI La fatica del cammello – il cristiano tra ricchezza …Paoline, Milano, 2002

 

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P. CARLOTTI Bene comune, in “Dizionario di teologia della pace” a cura di L: LORENZETTI;                    Dehoniane, Bologna, 1997

 

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H. JONAS Il principio di responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica, Einaudi, Torino, 1990

 

G. LIMONE Dal giusnaturalismo al giuspersonalismo – Alla frontiera geo-culturale della                           persona come bene comune, Graf. Università, Napoli, 2005

 

J. MARITAIN La persona ed il bene comune (1946), Morcelliana, Brescia, 1963

 

J. MARITAIN L’uomo e lo Stato (1951), nuova ed. Vita e Pensiero, Milano, 1993

 

F. MARZANO Economia ed etica: due mondi a confronto, AVE, Roma, 1998

 

E. MONTI Alle fonti della solidarietà – La nozione di solidarietà nella Dottrina Sociale della                                 Chiesa, Glossa, Milano, 1999

 

V. POSSENTI Bene comune, in AA.VV., a cura di E. BERTI e G. CAMPANINI, “Dizionario delle idee politiche”, AVE, Roma, 1993, pp. 32-42

 

V. POSSENTI Bene comune e universalità, in “La società”, 2006, n. 6, pp. 814-828

 

J. RAWLS Una teoria della giustizia (1971), Feltrinelli, Milano, 1991

 

M. TOSO Il bene comune, fondamento di una democrazia integrale, in “Studium”, 2005,                                 n. 5, pp. 653-670

 

M. TOSO Welfare Society, LAS, Roma, 1995