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0.  Il nome ephedra

00. Presentazione

 

Ephedra

 Associazione culturale sammarinese

 

incontro prof. Giorgio Campanini

 

Attività successive

18-CONVEGNO Agenda 21

17-INCONTRO 2° prof. Campanini

16-Urgente un codice etico per la politica

15-INCONTRO prof. Santolini

14-Comunicato udienza Ecc.ma Reggenza

13-Lettera-comunicato ai sottoscrittori del CODICE ETICO

12-INCONTRO prof. L. Prenna

11-Proposte per il programma del nuovo governo

10-Lettera aperta, sul CODICE ETICO, a PSD,AP e SU, nuova maggioranza politica

9-Lettera aperta al Presidente del PSD sul CODICE ETICO

8-Comunicato sulle elezioni politiche del 4 giugno 2006

7-Elenco sottoscrittori CODICE ETICO elezioni 4 giugno 2006

6-Proposta di un CODICE ETICO per elezioni 4 giugno 2006

5-Incontro-ASSEMBLEA Montecchio

4-INCONTRO sullo Stato di Diritto

3-INCONTRO prof. Monticone

2-INCONTRO prof. Campanini

1-INCONTRO prof. Preziosi

 

 

 COMUNICATO STAMPA

 

Giovedì 22 settembre si è svolto il primo incontro pubblico organizzato dall’associazione Ephedra, con il patrocinio della Giunta di Castello di Città.

Con l’aiuto del Prof. Giorgio Campanini, docente di Storia delle Dottrine Politiche presso l’Università di Parma, è stato affrontato il tema: “Alla ricerca del bene comune. Una nuova politica per dare risposte ai bisogni reali del Paese”.

Il prof. Camapnini ha introdotto il tema rammentando come la democrazia si costruisca e si difenda giorno per giorno, partecipando attivamente alla vita del paese senza cadere in atteggiamenti di delega. Paradossalmente la democrazia corre maggiori rischi nei periodi di apparente “normalità”, come l’attuale, quando cioè non sembrano esserci rischi imminenti di sovvertimenti o catastrofi, che non nei momenti più difficili quando i cittadini e le istituzioni danno il meglio.

La politica degli ultimi decenni ha privilegiato soprattutto lo sviluppo economico, non sempre ponendo la dovuta attenzione allo sviluppo umano della società.

La crescita economica degli ultimi decenni è stata prevalentemente quantitativa, cioè ha aumentato il benessere materiale, ma non sempre è stata in grado di migliorare la qualità della vita delle persone; il solo benessere dunque non è in grado di dare la felicità!

E’ poi giunto il momento in cui anche lo sviluppo economico di tipo quantitativo sta incontrando gravi difficoltà; gli analisti mondiali prevedono che negli anni a venire non sia in alcun modo sostenibile il trend di crescita fatto registrare negli ultimi decenni.

Le ragioni per cui si pensa che in futuro, uno sviluppo di tipo puramente economico-quantitativo non sia più perseguibile, sono almeno quattro:

  1. il declino demografico delle società occidentali che porterà inesorabilmente ad una carenza di quelle risorse umane ed intellettuali indispensabili per un loro sviluppo complessivo;

  2. l’apparizione sullo scenario dell’economia mondiale di paesi emergenti, come Cina, India ed altri, che nell’attuale contesto di globalizzazione hanno incrinato gli equilibri preesistenti, costringendo molti paesi occidentali a delocalizzare le loro produzioni e di conseguenza a trasferire parte della loro ricchezza in paesi terzi;

  3. l’insostenibilità ambientale dell’attuale modello di sviluppo consumistico, con i conseguenti problemi che stanno creando (es. vedasi i disastrosi effetti dei tifoni che si sono abbattuti sugli Stati Uniti). Sempre più risorse saranno sottratte allo sviluppo per porre rimedio ai guasti prodotti;

  4. la continua crescita del prezzo dei prodotti petroliferi, anch’esso causa di un progressivo trasferimento di ricchezza dai paesi occidentali verso quelli del Medio-Oriente.

Questo quadro d’insieme lascia dunque presagire che in futuro il PIL dei paesi occidentali non potrà crescere col ritmo del passato, quindi ci stiamo avviando verso un periodo di stagnazione economica.

Queste previsioni dovrebbero essere di stimolo per impostare una “nuova politica”, che non si limiti come in passato ad un solo sviluppo meramente quantitativo, ma ad una crescita pienamente umana, quindi qualitativa.

In realtà, purtroppo, stiamo ancora assistendo ad un estremo tentativo della “vecchia politica” di cavalcare la “vecchia economia quantitativa”, col risultato che di fronte ad una cronica carenza di risorse per i nuovi investimenti non trova altro di meglio da fare che smantellare progressivamente lo stato sociale (es. riduzione delle pensioni, indebolimento dei servizi socio-assistenziali, liberalizzazione del mercato del lavoro, ecc.) peggiorando la qualità della vita di una larga fascia di cittadini.

Il dramma è che anche abbattendo lo stato sociale risulta del tutto illusorio l’intendimento di perseguire uno sviluppo economico puramente quantitativo.

Di qui la necessità di una “nuova politica” che si faccia carico di coscientizzare l’opinione pubblica, orientando i cittadini verso virtù che negli ultimi anni sono state considerate obsolete: la sobrietà e la relazionalità.

Sobrietà significa recuperare un rapporto più corretto e consapevole con i beni, arginando l’attuale deriva consumistica e rendendoci consapevoli che oggi nell’occidente, anche coloro che non sono ricchi, hanno un reddito da 4 a 50 volte superiore all’80% della popolazione mondiale. Beni come acqua, fognature, ospedali, scuole, ecc. che noi diamo per scontati, in realtà sono sconosciuti ai 4/5 dell’umanità. Quindi si potrebbe dire che nasciamo già ricchi, ma non ce ne accorgiamo!

La qualità della vita sinora è stata associata solo al benessere, alla capacità di guadagnare, accumulare e spendere. Il consumismo è diventato il tarlo delle nuove e vecchie generazioni, col risultato che non ha prodotto la felicità, ma ha moltiplicato l’individualismo e l’insoddisfazione di molti.

Per sovvertire questo degrado sociale  occorre che nei nostri paesi, nelle nostre città si ritorni a privilegiare la qualità della vita tra le persone, quindi la relazionalità, piuttosto che non facilitare il rapporto con le cose.

Sarà difficile che la “vecchia politica”, avendo sinora incentivato la rincorsa ai consumi e gestito in maniera populistica il consenso, abbia il coraggio lanciare un tale messaggio, di qui la necessità di creare le basi per una “nuova politica” che sappia recuperare almeno due valori che sono stati dimenticati: l’uguaglianza e la giustizia.

Oggi anche la sinistra sembra aver abbandonato l’antica tradizione per l’uguaglianza, non solo e tanto sul piano formale dei diritti, quanto su quello sostanziale di concedere a tutti i cittadini pari opportunità di potersi realizzare. Non è più accettabile che secondo la logica del vinca il migliore si creino delle classi di emergenti e di emarginati. Anche la scuola non sembra essere stata in grado di coprire questo divario, infatti i ceti dirigenti continuano a provenire quasi esclusivamente dai ceti privilegiati.

Anche sul piano fiscale far parti uguali tra diseguali costituisce una profonda ingiustizia.

Una “nuova politica” deve farsi pure carico di una società più giusta.

Potremmo quindi concludere che in futuro una “nuova politica”, che voglia effettivamente farsi carico del “bene comune”, dovrà soprattutto preoccuparsi di ridistribuire la ricchezza in maniera più equa, piuttosto che non perseguire uno sviluppo quantitativo ad ogni costo.

Sarà possibile a San Marino promuovere un cambiamento così radicale e sostanziale?

Le condizioni purtroppo non sembrano molto favorevoli, perché all’orizzonte non si vede nulla di “nuovo” che sappia rimpiazzare il “vecchio”. Nonostante ciò l’Associazione Ephedra intende impegnarsi ugualmente per promuovere una partecipazione attiva e responsabile di quei cittadini che hanno ancora a cuore il bene comune, per ridare un futuro ed una speranza a questo Paese.