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III. CAPITANI REGGENTI E PAPI, VISITE RECENTI

IV. PAPA GIOVANNI PAOLO II  A SAN MARINO

V. VESCOVO RABITTI

VI.VESCOVO NEGRI

IL SANTO MARINO

San Marino e Vaticano

    La Religione nella

 Repubblica di

San Marino

Diocesi, parrocchie, chiese, Papi e Capitani Reggenti, concordato fra  la Repubblica di San Marino e la  Santa Sede.

     

Mons. PAOLO RABITTI

Vescovo di San Marino Montefeltro

   

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5_0-Brevi informazioni biografiche

5_1-Omelia 3 settembre 2004

Omelia a San Marino il 3 settembre 2004, festa del Santo Marino, Fondatore e Protettore della Repubblica di San Marino

La festa del nostro Patrono viene annunciata dalle campane.

Tutti ne odono il suono, ma forse non tutti ne interpretano il messaggio. Per chi suona la campana? Per tutti.

La campana ricorda allo Stato millenario la sua identità: "da un Santo ad uno Stato"; da una società evangelicamente impastata ad un Popolo eticamente impostato!

Alla Chiesa diocesana - di cui recentemente S. Marino è stato ratificato dalla Santa Sede quale essenziale Patrono, e cioè Padre, fondatore, plasmatore - la campana impone un check-up annuale e probabilmente una pausa di riflessione epocale.

***

La prima lettura ci trasferisce apparentemente molto lontano (3.204 anni or sono); ma in realtà ci fornisce una scheda assai pertinente per il nostro oggi.

- Israele da molto tempo era in pace e il benessere caratterizzava quel popolo.

Ognuno aveva case; tutti erano carichi di sostanze; avevano abbondante vestiario (Gs 22, 5).

- Le diverse tribù e famiglie erano rientrate nel­la rispettiva Patria, avevano ciascuna la propria libertà e autosufficienza (ibid. 22, 5).

- Ma - proprio perché in benessere e non più tormentato dalle difficoltà e dalle ristrettezze di esistenze in pericolo,  a causa della precarietà della vita - quel Popolo lasciò infiltrare, nel proprio interno, "prevaricazioni, peccati, idoli stranieri".

 

Allora. Giosuè, successore di Mosè, guida religiosa e politica del popolo, convocò tutti i Capi e fece le ultime consegne:

- Non scostatevi da ciò che Mosè, a nome di Dio, vi ha dato come legge.

- Non mescolatevi con le idolatrie degli altri popoli.

 

- Tenetevi uniti e  solidali.

- Se non vi difendete da queste  usanze idolatriche,  tali stili  e più ancora tali mentalità, diverranno per voi un laccio, un inciampo,  un pungolo che vi rovineranno.

- Nel qual caso,  Iddio compirà le sue severe minacce fino a distruggervi dalla faccia della terra buona che vi ha dato.

 

lo non ho,  né ho mai inteso avere competenza alcuna mi nelle decisioni degli Organismi Statali che presiedono alla vita sociale del nostro popolo.

Posso però - ascoltando la voce dei tanti che  mi chiedono una parola di orientamento  sull'attuale situazione - esprimere  indicazioni e manifestare desideri di molti diocesani circa  le sorti di questo nostro amato lembo di Terra e lo faccio dalla prospettiva religiosa al mio compito spirituale.

1) Bisogna che vinca l'unità del Paese; che si  operi per la pacificazione degli animi; che si dia  luogo alla correzione costruttiva e non demolitrice circa possibili errori commessi.

2) Bisogna guardarsi dalla micidiale di  tentazione di accaparrarsi una fetta di autorità per avere  mano libera da far transitare al proprio portafoglio o per procedere nel dare la stura a vendette  covate nel cuore.

3) Bisogna sottrarre l'edilizia, il commercio, l'occupazione, l’industria, la sanità, da quelle dinamiche che sanno di favoritismo, di merce di scambio, o di oggetto di ricatto. È necessario darsi  delle regole eque e a tali regole attenersi.

4) Bisogna rendersi conto, finalmente, che le continue crisi, le quotidiane inoculazioni di veleni verbali, stampati, videotrasmessi, ingenerano nell'animo dei cittadini un pessimismo senza ritorno, lasciando il Paese alla mercé di chi vuole manipolarlo. Altrimenti il popolo rischierà di non avere più fiducia di nessuno. 

5) Bisogna che tutti, proprio tutti (i cittadini, le istituzioni, le fa­miglie, i comunicatori, ecc...) facciano una seria verifica per appurare se non siano, ciascuno, poco o tanto, responsabili della situazione additata da loro stessi come pericolosa e quasi incapace di riprendersi e di aggiustarsi.

Dirò anch'io ai Sammarinesi, come disse Giosuè:

- Camminate finché avete la luce di una verità oggettiva, il Vangelo, perché se si oscura tale verità verrà a meno la luce e tutti inciamperanno.

- Non scostatevi dalla buona tradizione e dagli orientamenti impressi al nostro Popolo da S. Marino.

- Non mescolatevi con le idolatrie di potere, di piaceri, di avidità che hanno già smidollato altri Stati e rischiano di sgretolare millenni di civiltà e di umanesimo, in questo mondo occidentale.

 

Talvolta leggo o ascolto che si imputano alla Chiesa del passato certi silenzi circa disordini, delitti e ingiustizie imperanti. E ci si dimentica che, coloro che rinfacciano tali silenzi dopo che sono sopraggiunte le catastrofi, erano proprio coloro che facevano ostruzionismo alla Chiesa stessa impedendole di parlare o ridicolarizzandone la parola.

Penso dunque di compiere oggi il mio dovere di Pastore di questa Chiesa nel segnalare la grande domanda di equità e di buon governo che sale dal nostro popolo e il grande rischio di involuzione del Paese, se lo si istrada sull'effimero.

 

***

E alla Comunità cristiana (cioè a quei cristiani che cristiani vo­gliono essere; Comunità per la quale ho competenza piena e diretta e alla quale debbo parlare in nome di Dio), dirò parole ormai ripetute senza stancarmi, sia che ascoltino sia che non ascoltino:

- Se non diamo testimonianza noi di indubbia comunione (nei fatti, nelle parole, negli atteggiamenti) hanno ragione a non riconoscerci come cristiani: manca la prima prova della nostra fede.

- Se anche noi siamo presi dalle "idolatrie" dei pagani, mancando agli appuntamenti basilari della nostra fede; annacquando i  saldi princîpi della dottrina evangelica; vivendo una vita sottratta ai Comandamenti di Dio; noi non portiamo nulla di vero  e di buono, anzi rischiamo di far vituperare, per causa nostra, il nome stesso di Dio (Rom 3, 24).

Cosa, dunque, dobbiamo fare noi, Chiesa di San Marino?

- Dobbiamo rituffarci, riabbeverarci, impregnarci di Vangelo, di verità cattolica e di esperienza di fede.

 

Prive di sole le piante diventano languide, sclerotiche, perdono foglie, non fanno frutti. Senza conoscenza del Vangelo, i Cristiani sono come tali piante.

- Dobbiamo riprendere la vita ecclesiale: partecipazione alla Diocesi,  alle Parrocchie, ai Gruppi associativi; alle diverse iniziative.

 

Gesù non ha fondato una Chiesa del cuore, così che ognuno se la veda con Dio; ma una Chiesa dove tutti insieme, e ciascuno insieme a tutti, si viva una vita nuova.

- Dobbiamo renderci consapevoli che la prova del nove della nostra fede si ha là dove ci porta in concreto la nostra esistenza: in famiglia, nel lavoro, nella scuola, nel caseggiato, nella politica, nella cultura, nello svago, nella solidarietà, nella salute, nella malattia, nei rapporti umani, nella difesa della verità.

S. Pietro ha detto: "Siate come lampade che brillano in un luogo oscuro" (2 Pt 1, l9); se i Cristiani hanno diritto di chiedere allo Stato e alla Cittadinanza giustizia, moralità, rispetto; lo Stato  e la Cittadinanza hanno ragione di attendersi dai Cristiani impegno, coerenza, passione per il Paese, esempio di rettitudine.

Mi sono fatto oggi, nella festa di San Marino, portavoce queste due esigenze parallele, rivolte allo Stato, rivolte Chiesa.

Ci aiuti S. Marino stesso; e il cammino che faremo, oggi per le vie della Città con le sue reliquie,  sia simbolo del cammino ci proponiamo di percorrere, domani, nel Paese e nella Chiesa.

 

(ricavato da Il Montefeltro, Anno L, n. 5- ottobre 2004)