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Scegli la sezione 0. DIOCESI E TERRITORIO SAMMARINESE I. MAPPA E STEMMA DELLA DIOCESI SAN MARINO- MONTEFELTRO III. CAPITANI REGGENTI E PAPI, VISITE RECENTI IV. PAPA GIOVANNI PAOLO II A SAN MARINO VI.VESCOVO NEGRI |
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Mons. LUIGI NEGRI Vescovo di San Marino Montefeltro |
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Scegli il particolare 6_00-Alcuni libri di cui è autore 6_1-Prima lettera ai fedeli della Diocesi San Marino Montefeltro 6_2-Discorso ai Capitani Reggenti di San Marino, 23-5-2005 6_3-Omelia ingresso Capitani Reggenti 1° aprile 2006 6_4-Lettera ai Sammarinesi, elezioni 4-6-2006 6_6- Con le Reliquie del Santo Marino 6_7-A fianco del papa nel rapporto con l'Islam 6_8-Omelia ingresso Capitani Reggenti 1° ottobre 2006 6_9- Lettera ai sammarinesi 8-12-2006 (scandalo Scaramella ed altri) |
Eccellentissimi Capitani Reggenti ed Autorità costituite della Repubblica di S. Marino, a Voi in quest'ora così grande per la mia vita il mio cordialissimo saluto. Saluto anche l'intero popolo sammarinese la cui radicale identità di libertà ed i diritti fondamentali che da essi promanano, vengono, proprio qui in questo Luogo. dall'Autorità di Stato riconosciuti, difesi, promossi.
1. L'EREDITÀ L'ora chiede a tutti noi di assumerci in modo attuale la tradizione di libertà che caratterizza questo popolo e le sue istituzioni. Centralità della persona, sua responsabilità etica, sociale e politica, che rende il popolo protagonista della sua propria vita e della storia. Centralità della persona, sua responsabilità etica, sociale e politica, che rende il popolo protagonista della sua propria vita e della storia. I ripetuti interventi che i sommi pontefici vi hanno rivolto, soprattutto nelle ultime stagioni della vostra vita nazionale e che ho riletto con devozione, sono concordi nel sottolineare questo valore irrinunciabile della libertà personale e sociale. Così Paolo VI il 3 luglio 1963: "La storia secolare della benemerita Repubblica trae di qui il segreto della sua vitalità, la forza dei suoi ordinamenti, e soprattutto la freschezza di quelle prerogative, che la rendono ammirata anche davanti alle più grandi nazioni: il desiderio sincero e tenace della libertà e della giustizia" (discorso ai Capitani Reggenti). E così Giovanni Paolo II: "La storia di questa antichissima e singolare Comunità, a chi la ripercorra anche solo fugacemente, offre la fedele presenza di un valore fondamentale, quello della libertà, divenuto radicato modo di pensare e di vivere dei suoi abitanti" (discorso del 29 agosto 1982 durante la visita pastorale a S. Marino e Rimini). E, ancora più recentemente, "L'antica Repubblica, che voi oggi qui rappresentate, trova le proprie ragioni fondanti in quelle radici cristiane che hanno fatto grande la storia dell'Europa" (Ai Capitani Reggenti, 15 marzo 2004). Dunque la libertà, principio fondamentale di coscienza e di vita per cui l'uomo non può mai essere ridotto a nessuna struttura bio-fisiologica o a nessun intreccio di carattere socio-politico: l'uomo è saldamente radicato sulla terra ma le sue radici sono altrove, nel cuore segreto e potente del Mistero: perché come amava ripetere Pascal: "L'uomo supera infinitamente l'uomo". Rendo grazie a Dio perché il vostro popolo e le sue istituzioni hanno saputo mantenersi fedeli a questa eredità di libertà cosicché la vostra storia, come accennavo nel mio primo messaggio alla diocesi, rappresenta un avvenimento assolutamente singolare nella storia dell'Europa moderna e contemporanea. Mentre nella vita e nella società europea, sulla presunzione di salvare la soggettività umana e la sua libertà di antagonismo alla dimensione del Trascendente e alla tradizione cristiana, andava dilagando proprio la negazione dell'uomo e dei suoi diritti, voi avete vissuto e difeso la libertà vostra e di tutti. La modernità rappresenta, infatti, il più coerente, radicale, impietoso tentativo di consegnare l'uomo e la sua libertà a poteri forti che finiscono per negare la sua identità personale. La storia soprattutto del Novecento è stata, per usare una espressione significativa di Robert Conquest, la storia delle "idee assassine". Su queste idee assassine si sono costruiti grandi sistemi totalitari in cui l'uomo è stato cinicamente sacrificato al culto del totalitarismo statale. Anziché celebrare, come pretendeva la retorica laicistica dall'illuminismo in poi, il trionfo del potere dell'uomo, si è celebrato invece tragicamente il potere sull'uomo. Già i padri del Concilio Ecumenico Vaticano II richiamavano che in una società senza Dio, l’uomo inesorabilmente diviene “particella di materia” o "cittadino anonimo della città ' umana". La modernità dunque sembra aver concluso la sua vicenda secolare consegnando l'uomo a forme inedite, e purtroppo quotidianamente subite, di manipolazione, fisica, psicologica, intellettuale e morale. Secondo le indicazioni chiare e pertinenti di Giovanni Paolo II sulla vicenda moderna: "L'Europa è oggi attraversata da correnti ideologiche, ambizioni che si vorrebbero estranee alla fede, quand'anche non direttamente opposte al Cristianesimo. Ma è interessante rilevare come, partendo da sistemi e da scelte che intendevano assolutizzare l'uomo ed le sue conquiste terrene si è arrivati oggi a mettere in discussione precisamente l'uomo stesso, la sua dignità, ed i suoi valori intrinseci, le sue certezze eterne e la sua sete di assoluto. Dove sono oggi i solenni proclami di un certo scientismo che prometteva di dischiudere all'uomo spazi indefiniti di progresso e di benessere? Dove sono le speranze che l'uomo, proclamata la morte di Dio, si sarebbe finalmente collocato al posto di Dio nel mondo e nella storia, avviando un'era nuova in cui avrebbe vinto da solo tutti i propri mali? Le tragiche vicende di questo secolo, che hanno insanguinato il suolo dell’Europa in spaventosi conflitti fratricidi; l'ascesa di regimi autoritari e totalitari che hanno negato e negano la libertà e i diritti fondamentali dell'uomo: i dubbi e le riserve che pesano su un progresso che, mentre manipola i beni dell'universo per accrescere l'opulenza e il benessere, non solo intacca l'habitat dell'uomo ma costruisce anche tremendi ordigni di distruzione; l'epilogo fatale delle correnti filosofico-culturali e dei movimenti di liberazione chiusi alla Trascendenza; tutto questo ha finito per disincantare l'uomo europeo, spingendolo verso lo scetticismo, il relativismo, se non ancora facendolo piombare nel nichilismo, nell'insignificatezza e nell'angoscia esistenziale" (Discorso ai partecipanti al V Simposio del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, 5 ottobre 1982).
2. PRESENTE Ancora una volta dobbiamo riferirci alla grande lezione di Giovanni Paolo II. Egli solo ha saputo leggere, nel profondo della crisi moder-nocontemporanea, il risveglio, nonostante tutto, della grande domanda degli uomini e dei popoli sul senso ultimo della propria vita, e quella inquietudine creativa in cui l'uomo tende inesorabilmente alla Verità, al Bene, alla Giustizia e alla Bellezza. Il cuore dell'uomo del nostro tempo attende dunque di nuovo la parola della certezza e della speranza, una nuova possibilità di benevolenza verso i propri limiti e i limiti di coloro che lo circondano, una nuova energia morale che consenta di plasmare i rapporti sociali non secondo la logica della reazione istintiva, ma della verità e dell'amore. Con questo cuore, certamente sconvolto ed in qualche modo ferito dalle grandi ideologie e dai grandi sistemi totalitari, Giovanni Paolo II ha sintonizzato di nuovo il cuore e la testimonianza della Chiesa. La nuova evangelizzazione da Lui indefessamente proclamata e testimoniata, ha svolto sotto i nostri occhi il quotidiano, talora debolissimo ma sempre reale, dialogo tra Cristo e il cuore dell'uomo.
3. LA NOSTRA RESPONSABILITÀ La Chiesa sammarinese accetta in quest'ora questa sfida che viene congiuntamente dalla rinnovata coscienza della propria ecclesialità e dalla grande domanda che anima il cuore della umanità, insieme a tante incertezze, difficoltà, talora anche contraddizioni. La Chiesa sammarinese accetta questa sfida assumendo in modo rinnovato la sua identità di popolo in missione e vivendo la missione, cioè la testimonianza di Cristo a tutti gli uomini, come movimento stesso della sua auto-realizzazione. La Chiesa ha coscienza di essere il popolo del Signore, che custodisce fedelmente e tenacemente la memoria sacramentale di Lui, pratica la comunione come forma di vita quotidiana, vive una cultura originale che nasce dalla fede, dilata il suo cuore secondo il movimento della carità e si coinvolge con il mistero di ogni uomo vivendo quella che già la lettera a Diogneto indicava come la caratteristica sociale determinante nella vita della Chiesa: "Una capacità di rispetto ignota a tutti". La presenza del popolo cristiano come popolo che vive la missione, genera nella vita dell'intera società un movimento positivo: la Chiesa chiede a tutte le realtà religiose, laiche, culturali e sociali di essere presenti nella vita sociale in modo creativo e coerentemente con la propria identità. Così la società diventa una realtà viva, organica, vivace, diversificata e lo Stato può vivere in maniera assolutamente irrinunciabile quel servizio alla vita sociale che è la caratteristica fondamentale del suo compito: promuovere il bene comune. In quest’ora, così decisiva per le sorti certamente dell'Europa, ma aldilà di essa, delle sorti della intera umanità, il compito della nostra Chiesa ci viene indicato con chiarezza: contribuire con la presenza della nostra vita ecclesiale alla ricchezza della società e collaborare con lo Stato, in modo assolutamente rispettoso delle sue intangibili competenze, perché la sana laicità della società venga servita da uno Stato desideroso di promuovere sempre più efficacemente il bene comune. Così il grande valore della libertà, che nella immagine stessa di S. Marino fonde in maniera unica la dimensione religiosa e quella sociale, è chiamata ad acquistare nell'ora presente una nuova, inedita, singolarissima attualizzazione. Mentre inizio il mio ministero episcopale fra di voi, non posso non rivolgere un pensiero di devota, filiale, incondizionata obbedienza a Benedetto XVI, sicuro e amabilissimo Pastore, donatoci dalla Provvidenza in un tempo che lo aspettava così. Il mio pensiero va anche a S. E. Mons. Paolo Rabitti, pastore di questa Chiesa per dieci anni e mio immediato predecessore; entro nel solco aperto dalla sua incondizionata dedizione a questa Chiesa e dissodato con diuturna, esemplare fedeltà operosa; Dio mi conceda di proseguirne efficacemente l'opera. Il Signore che legge nei nostri cuori accolga il positivo dei nostri intendimenti, perdoni i nostri limiti, ci doni un'amicizia cordiale e profonda che renda più lieta la vita degli uomini che vivono in questo Stato e più lieta anche la nostra quotidiana fatica per la gloria di Dio e per il bene della società. + Luigi Negri
Tratto da MONTEFELTRO, periodico della Diocesi S. Marino Montefeltro, Anno LI - N.5- Giugno 2005
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