Storia della Repubblica di San MarinoTratta dalla videocassetta Nemini teneri, cioè non dipendere da nessuno © Copyright by V.E. Pizzulin & M. Cecchetti |
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Garibaldi e Napoleone III impongono a Cavour di salvare San Marino. 1862, Convenzione Italo-sammarinese Indietro Avanti |
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Napoleone passa.
Il Congresso di Vienna, rifa' daccapo la cartina d'Italia.
Non si occupa di San Marino. Non ce n'è motivo. San Marino è di nuovo dentro lo Stato Pontificio, in una penisola di nuovo Arlecchino. Ma, ormai, ci si avvia all'unificazione. L'unificazione la vogliono i liberali, parte dei quali si batte per un'Italia unita, sì, ma democratica e repubblicana. San Marino, che è repubblica, proprio perché repubblica è sinonimo di democrazia, rappresenta, per quegli ideali, un modello, una bandiera.
La simpatia di quei liberali
esplode nel
Ed è subito circondato: da diecimila soldati, ben armati, ben comandati. Non c'è scampo: o resa incondizionata o battaglia. I Sammarinesi si mettono in mezzo come mediatori. Bloccano le parti. Poi, nottetempo, - il rischio è enorme!- fanno scappare Garibaldi, sua moglie Anita e gli ufficiali più compromessi, ed aiutano con cure, vettovaglie, danaro e salvacondotti gli altri rimasti intrappolati.
La riconoscenza di Garibaldi
e dei liberali democratici sarà decisiva per San Marino, unitamente alla
protezione della Infatti Cavour, per unificare la penisola, si serve proprio di loro: Napoleone III, Garibaldi e liberali. Non può scontentarli. Cavour, quando passa qui, sotto il Titano, coi suoi piemontesi, nel 1860, San Marino lo lascia indietro. Non può fare altrimenti!
Poi subito a chiedere all'Italia appena formata, la stipula di un trattato, cioè un riconoscimento di sovranità. Arriverà, quel trattato, nel 1862: dopo la morte del Cavour, quando al governo c'è Rattazzi, il quale, di nuovo, ha bisogno di Garibaldi e di Napoleone.
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