martedì 18 settembre 2012 13:12

Antimafia. Primo resoconto Smtv San Marino

Antimafia. Primo resoconto Smtv San Marino

Commissione Antimafia: si squarcia il velo sugli intrecci politica-malaffare. Il resoconto

All'esame i rapporti della politica con la finanziaria Fincapital

Iniziato alle 9.40 in Consiglio grande e generale il dibattito sulla relazione conclusiva della commissione Antimafia. A leggerla, la presidente Anna Maria Muccioli.
La Reggenza ha puntualizzato che i membri della commissione non interverranno nella prima parte del dibattito, e che si riservano una replica unica e univoca.
Anna Maria Muccioli ripercorre la vicenda "Staffa": "Le parole del procuratore aggiunto di Napoli Alessandro Pennasilico è stato un autentico pugno allo stomaco per l'intera comunità sammarinese".
Quattro mesi dopo l'insediamento della commissione, 4 membri si sono recati a Napoli dal procuratore Sergio Amato per informazioni e scambio di documentazione.
La commissione ha acquisto informazioni ritenute attendibili, grazie a documenti e testimonianze. Tutto sarà trasmesso in originale al magistrato dirigente del tribunale, affinché i giudici inquirenti possano eseguire gli eventuali approfondimenti. L'indagine comunque non è conclusa: il tempo a disposizione non ha consentito di completare il quadro delle responsabilità. Alcune singole posizioni dunque non sono state chiarite.
Primo allarme la presenza di “strani cantieri edili facenti capo sempre agli stessi soggetti economici”. Soggetti legati alla malavita organizzata hanno operato tramite società a responsabilità limitata e prestanome. Prestanome, pochi strumenti preventivi, l’aumento di soggetti giuridici in ambito bancario e finanziario hanno favorito le infiltrazioni malavitose nel territorio sammarinese. A questo si aggiungono più società di recupero crediti, strumentali al buon andamento delle attività economiche, che facevano da cerniera. Alcuni episodi intimidatori, colpi d’arma da fuoco, bombe molotov artigianali, sono stati atti isolati ma sintomatici di un fenomeno più complesso.
Un teste ascoltato dalla commissione ha riferito circa le quote di Fincapital a fine '98: 40% in mano a Livio Bacciocchi, 10% a Fiorenzo Stolfi, 40% a Romano Zanotti, 10% a Monica Fantini. Le quote di Zanotti furono cedute a Livio Bacciocchi e Monica Fantini. Su richiesta se vi fossero politici dietro ai soci di Fincapital, il teste ha risposto che le voci circolavano, ma non ha mai avuto la possibilità di verificare. Livio Bacciocchi e Alberto Cardinali erano i suoi riferimenti. Per svariati testi ascoltati dalla commissione dietro Romano Zanotti c'era Fiorenzo Stolfi. La prova delle quote in mano a Stolfi per la commissione è un libretto cambiato in contanti da Oriano Zonzini per conto di Fincapital con la causale "aumento capitale sociale".
Commissione scopre coinvolgimento di dipendenti pubblici preposti ai controlli sui cantieri che, secondo l'audizione di vari testi, avrebbero ricevuto soldi per eludere i controlli stessi.
Secondo la commissione "Nell'ambiente interessato la pratica corruttiva è ampiamente riconosciuta e non denunciata, tali comportamenti sono accettati da molti". Emerge la figura dell'avvocato Maurizio Proietti, braccio destro dell'avvocato Bacciocchi, conosce Massimiliano Annetta che ha difeso i Vallefuoco in Italia.
Secondo i testi, erano tanti i politici che frequentavano lo studio Bacciocchi: Gabriele Gatti, Claudio Podeschi, Fiorenzo Stolfi, Moreno Benedettini. Quest’ultimo a fine 2008 si presentava spessissimo.
Per quanto riguarda Gatti trattava l’acquisto di un appartamento all’ex Symbol, Podeschi un immobile a Fiorina per la figlia, Stolfi un appartamento al mare a Rimini. Con Gatti e Podeschi anche cene. Un teste riferisce di aver origliato una telefonata di Moreno Benedettini per conto di Antonello Bacciocchi. Visti anche Clelio Galassi, Nadia Ottaviani e Federico Pedini Amati. Secondo un teste si rideva del fatto che una persona normale ci metteva 10 giorni per avere un appuntamento, invece i politici entravano subito.
Secondo la commissione, "Entrare in uno studio notarile non è reato, certo fa scalpore la processione di gente e portaborse che entravano in garage e arrivavano diretti nello studio dell'avvocato Bacciocchi senza passare dalla segreteria. I sottocapitoli dedicati al Ritrovo dei lavoratori di Serravalle, l'ex Symbol, i lotti di Valdragone, sono uno spaccato recente della nostra storia, che vedono vicini politici e imprenditori".
Livio Bacciocchi ascoltato come teste ha confermato l’acquisto di un appartamento all’ex Symbol da parte di Gabriele Gatti, che ha versato un paio di tranche in contanti da 100mila euro l’uno. Per la commissione sono pagamenti anomali, nel periodo in esame –febbraio 2009- l’uso del contante era molto limitato. Ma per Bacciocchi non c’erano problemi: “Con un sammarinese, una scrittura privata e una banca sammarinese, io non mi pongo il problema di dove vengano i soldi. Con Gatti no”.
Ripercorsi rapporti di Francesco Vallefuoco con Fincapital. Aveva strette relazioni con Roberto Zavoli, e tramite lui con Livio Bacciocchi. Il Mod’s Club Kafè (gestito dalla figlia di Roberto Zavoli) era un abituale luogo di ritrovo per Vallefuoco e i suoi ragazzi. Uno dei testi ha riferito di aver subìto minacce e di averne parlato con Salvatore Vargiu, non con la gendarmeria che riteneva inadeguata. Sempre secondo il teste l’unico politico a frequentare il Mod’s era Gabriele Gatti, ma dopo un pranzo quest’ultimo disse: “Questi soggetti vanno evitati”. Anche Arturo Cicchetti veniva visto al Mod's Club Kafè, ed aveva rapporti con Francesco Vallefuoco.
Moreno Benedettini, ascoltato come teste, ha riferito di non ricordare di aver ritirato 30mila euro in contanti dallo studio Bacciocchi, ma ha smentito di averne ritirati 50mila per conto di un politico, e che le sue frequentazioni allo studio Bacciocchi erano personali, con suo padre.
Testi riferiscono di frequenti cene tra Francesco Vallefuoco ed alcuni politici, tra cui Gabriele Gatti (andavano anche a correre insieme al mare), Claudio Podeschi, Fiorenzo Stolfi. Roberto Zavoli presentò Francesco Vallefuoco a Fiorenzo Stolfi e Paride Andreoli. Un altro teste ha ascoltato Vallefuoco e Podeschi parlare di un recupero crediti nei confronti di una società greca.
Tra le audizioni un teste racconta le minacce subite, di essere stato malmenato, che hanno tentato di buttarlo da una finestra e di caricarlo a forza in una macchina. "A Zavoli dicevo di no" - ha raccontato il teste alla commissione - " ma poi arrivava Vallefuoco..."