mercoledì 10 settembre 2014 22:47

Antonio Fabbri - L'Informazione di San Marino: FinProject, riciclati 330 milioni di euro della mafia cinese e della ‘ndrangheta

Antonio Fabbri - L'Informazione di San Marino:  FinProject, riciclati 330 milioni di euro della mafia cinese e della ‘ndrangheta

L'informazione di San Marino

La contestata associazione a delinquere catalizzava attraverso FinProject l’immensa liquidità delle organizzazioni malavitose

 Riciclati 330 milioni di euro della mafia cinese e della ‘ndrangheta

 Erano proprio alcuni politici sammarinesi a cercare i denari della criminalità

Antonio Fabbri - 

SAN MARINO. Sulla attività della contestata associazione a delinquere che ha portato lunedì all’arresto di Fiorenzo Stolfi ed ha ampliato l’indagine anche a Gianluca Bruscoli e Nicola Tortorella, pesa in maniera inquietante il riciclaggio del denaro della criminalità organizzata. Secondo gli inquirenti, addirittura, era l’associazione a delinquere nostrana che andava a cercare i denari di illecita provenienza. Una liquidità in quantità impressionante che poteva essere fornita dalle mafie e finiva gestita dall’associazione. Soldi di mafia cinese, camorra, ‘ndrangheta  e criminalità organizzata italiana che passavano attraverso FinProject ritenuto il collettore principale delle attività dell’associazione a delinquere.

Il gruppo alla ricerca del denaro della criminalità Particolarmente allarmante è il fatto che i fondi che arrivavano all’associazione a delinquere attraverso FinProject, derivassero in buona parte dal riciclaggio di immense somme fornite dalle mafie.Non solo. I magistrati sottolineano anche come ci fosse una particolare predilezione di politici sammarinesi verso esponenti della criminalità, come emerso, ad esempio, anche nelle indagini sulla vicenda Fincapital. In questo contesto viene evidenziato come era stato proprio chi deteneva cariche politiche a farsi promotore di relazioni d’affari con esponenti della criminalità organizzata. Viene citato un passaggio nel quale Stolfi si era incontrato con Franco Vallefuoco e l’avvocato Massimiliano Annetta per parlare di una attività a Firenze.L’attività doveva coinvolgere un progetto economico nel capoluogo toscano. I tre si videro negli uffici dell’Ises, la società di recupero crediti di Vallefuoco e Roberto Zavoli, in un incontro patrocinato da romano Zanotti, massone e tra i fondatori della Fincapital di Livio Bacciocchi, finanziaria che ebbe tra i primi soci, fra l’altro, pureStolfi con un versamento di 100milioni di lire su un libretto al portatore denominato “stella” per l’acquisto del 10% delle quote. Nell’ambito dei rapporti con Vallefuoco rientra anche l’intercettazione nella quale l’avvocato Massimiliano Annetta, difensore di Stolfi e di diversi altri indagati della tangentopoli sammarinese, parlando con Vallefuoco che lo chiama Massimo e gli chiede se segue ancora la politica sammarinese, pronuncia la famosa frase: “...il mio amico è inguaiato… Quello che faceva il ministro”. Il ministro “Fiore”, specificherà poi la Direzione investigativa antima- fia di Napoli. Anche Podeschi, ricostruiscono gli inquirenti sammarinesi, si rivolse a Vallefuoco per il recupero di alcuni ingenti crediti in Grecia riconducibili a Biljana Baruca.

La mafia cinese, la ‘ndrangheta e i mandati Maiale, Cinghiale e Muflone Tre mandati fiduciari presenti in FinProject, la cui attività era funzionale all’approvvigionamento di denaro per i membri della contestata associazione a delinquere, erano i collettori del transito, evidentemente non disinteressato, delle imponenti somme di denaro della mafia cinese e della ‘ndrangheta. La magistratura calcola che a partire dal 2003 e fino agli inizi del 2010 siano transitati oltre 330milioni di euro, con passaggi attraverso società le più disparate e situate in varie parti del mondo. In particolare gli inquirenti rilevano come attraverso i mandati fiduciari Maiale e Muflone la FinProject abbia agito come il referente della mafia cinese e delle organizzazioni criminali italiane. Viene citato il caso di Giuseppe vinciguerra che nell’ambito dell’operazione “Tibet” del marzo scorso, è stato indicato dagli inquirenti dell’Antimafia milanese come colui che faceva da ponte per approvvigionare la banca clandestina del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Pensabene. Vinciguerra a marzo è fi- nito sotto custodia cautelare, per ordine della procura di Milano, con le accuse di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio ed esercizio abusivo del credito. Per i magistrati sammarinesi FinProject praticamente “smistava” il denaro sporco e si serviva della enorme liquidità della mafia cinese per mettere a disposizione della ‘ndrangheta il denaro per svolgere l’attività bancaria clandestina (vedi L’informazione del 6 marzo 2014). Di chi erano Bcs e finproject Dalle ricostruzioni degli inquirenti risulta dunque che FinProject era catalizzatore di questa immensa mole di denaro riciclato.

Ma di chi era la finanziaria? Finproject risulta al 20% di Gianluca Bruscoli e all’80% di Mohamed Mohamed Kankun, indicato come un funzionario libico vicino a uno dei figli di Gheddafi. Kankun secondo le ricostruzioni movimentava tangenti, destinate all’apparato libico, attraverso la finanziaria. In realtà il sospetto è che fosse un prestanome che nascondeva i veri soci. Bruscoli, nonostante fosse azionista di minoranza, gestiva la finanziaria e ne era amministratore facendo da elemento di raccordo con Bcs. Bruscoli infatti attraverso FinProject deteneva la maggioranza delle quote di Banca Commerciale Sammarinese, per conto proprio e per terzi. Tra questi terzi c’era un 3% riconducibile a Fiorenzo Stolfi, socio innominato, un 3% a Giuseppe Roberti e un 10% di Luigi Moretti-Roberto Ragini. Dati, questi, ricavati da appunti dello stesso Bruscoli. Gli inquirenti ritengono che proprio il sistema FinProject-Bcs fosse funzionale al riciclaggio e all’approvvigionamento della contestata associazione a delinquere.