mercoledì 23 luglio 2014 00:01

Antonio Fabbri, L'informazione di San Marino: Podeschi e Baruca restano dentro. Rigettata l’istanza di scarcerazione

Antonio Fabbri, L'informazione di San Marino: Podeschi e Baruca restano dentro.  Rigettata l’istanza di scarcerazione

L'informazione di San Marino

 La difesa ricorre ancora, mentre sono state rigettate anche le istanze di revoca del sequestro di un immobile della figlia

Podeschi e Baruca restano dentroRigettata l’istanza di scarcerazione

Antonio Fabbri 

Il giudice delle appellazioni Lanfranco Ferroni ha rigettato la nuova richiesta di scarcerazione avanzata dai legali di Podeschi e Baruca, Stefano Pagliai e Massimiliano Annetta, presentata dopo gli interrogatori sostenuti dal commissario del legge Alberto Buriani il 10 e 11 luglio scorsi. Interrogatori che, secondo i legali, dovevano aver chiarito la vicenda dei passaggi di denaro. Evidentemente, però, per la magistratura non è così.

Ma i provvedimenti emessi dal giudice di secondo grado sono ancor più pesanti perché, oltre ad avallare di nuovo l’impianto accusatorio, rigettano anche le correlate istanze di dissequestro di beni sottoposti a misura preventiva. Tra questi beni l’immobile intestato alla figlia di Podeschi che, tramite l’avvocato Achille Campagna, aveva presentato richiesta di revoca del sequestro giudiziario.



Il rigetto dell’istanza di scarcerazione
L’ordinanza del professor Ferroni è pesantissima e conferma l’impianto accusatorio che, anzi, vede gli indizi di colpevolezza addirittura aggravarsi, secondo il giudice.
Addirittura in un passaggio il giudice parla di frasi, contenute nella richiesta di scarcerazione degli avvocati, offensive per la magistratura e per la Repubblica di San Marino. In sostanza Ferroni afferma che nessuno degli argomenti portati dalla difesa ai fini della revoca della custodia cautelare, può essere condiviso.

La posizione a difesa
La posizione della difesa, riportata negli atti con i quali è stata chiesta la scarcerazione, è quella emersa nei giorni scorsi, secondo la quale l’attività della Clabi Ltd riconducibile a Podeschi e Baruca, sarebbe stata di consulenza, o ancora di progettazione, di sponsorizzazione, di mediazione per investimenti immobiliari. A supporto di questo è stato depositato ieri un contratto e i legali fanno leva sulle visite più o meno istituzionali di esponenti politici sammarinesi nelle location degli alberghi della catena Aman Resort.
Il giudice delle appellazioni, tuttavia, come aveva già fatto l’inquirente in prima battuta, sostiene che si tratti di giusti- ficazioni contraddittorie, con consulenze affidate a soggetti che non avrebbero le adeguate professionalità, con pagamenti a delle società e non direttamente a persone fisiche, come sarebbe logico trattandosi di consulenze. Continuano ad essere anomali per il giudice anche i noti passaggi di denaro tra Clabi e Black Sea Pearl, situate entrambe in paradisi fiscali al di fuori di San Marino. Il giudice delle appellazioni parla addirittura di scarsa credibilità relativamente al contratto di consulenza che dovrebbe sostenere la posizione difensiva.

L’attività di lobbing
La difesa qualifica quella di Podeschi, Baruca e altri indagati o soggetti che compaiono nelle indagini, come attività di lobbing. Attività di persone, cioè, che avendo comuni interessi e scopi si mettono insieme per esercitare influenza su chi possa prendere decisioni politiche. Ma questo, se per la difesa sarebbe un elemento a discarico, non è così per il giudice di secondo grado che, al contrario, rileva come, quanto meno per Podeschi, questa qualificazione sarebbe un indizio ulteriore di colpevolezza. Ciò considerato il fatto che l’attività di lobbing, diffusa nei paesi anglosassoni che l’ammettono, è legittima se chi la esercita non appartiene al parlamento o al governo... e non è il caso di Podeschi.

La parte offensiva del ricorso
Il Giudice di secondo grado rileva come il ricorso in una sua parte sia addirittura offensivo per l’autorità giudiziaria sammarinese e per la Repubblica. Si tratta di un passaggio nel quale i difensori esprimono stupore sul fatto che una contestazione come quella mossa a Podeschi e Baruca, venga fatta proprio dal tribunale di San Marino, che fino a poco tempo fa era in black list ed annoverato tra i paradisi fiscali.
Il giudice delle appellazioni oltre a rilevare come una tale affermazione in un atto giudiziario sia offensiva e del tutto fuori luogo, sottolinea come sia allo stesso tempo in palese contraddizione con le tesi difensive, che da un lato sostengono che La difesa ricorre ancora, mentre sono state rigettate anche le istanze di revoca del sequestro di un immobile della figlia la Clabi Ltd sia stata costituita alle Marshall per beneficiare di un regime fiscale privilegiato, e allo stesso tempo si contraddicono sostenendo che anche San Marino era paradiso fiscale e, per definizione, aveva quindi un regime d’imposte leggero. In tal modo, per il giudice, si rende inconsistente la stessa giustificazione con la quale la difesa intendeva motivare la costituzione della Clabi Ltd in uno stato off-shore. Come dire: se si sostiene che San Marino era paradiso fiscale, che bisogno c’era di andare alle Marshall?

Il reato presupposto
Il giudice delle appellazioni Lanfranco Ferroni smonta anche la contestazione della difesa secondo cui mancherebbe l’identificazione del reato presupposto, l’illecito, cioè, che sta alla base della provenienza del denaro sporco. Ebbene, citando recenti sentenze del giudice delle appellazioni David Brunelli, il professor Ferroni sottolinea che chi indaga per riciclaggio, provata l’anomalia delle movimentazioni finalizzate all’occultamento del denaro, non è tenuto a dimostrare l’esatta tipologia del reato da cui derivano i soldi illeciti, essendo sufficiente una interpretazione logica che rispecchi gli elementi acquisiti. Ecco, secondo il giudice Ferroni la dimostrazione nel caso speci- fico c’è, vista la polverizzazione delle somme ingenti trasferite e i passaggi su innumerevoli società off-shore.

La persistenza delle esigenze cautelari
Secondo Ferroni permangono, così, le esigenze cautelari alla base dell’ordinanza di custodia. Il giudice, ritenendo che, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, non siano state da questa fornite ricostruzioni dettagliate, rileva come sussistano ancora i rischi di inquinamento delle prove. Particolare peso, in questa esigenza cautelare, ha il fatto che Podeschi sia stato un uomo politico influente e, ancora oggi, con non poche entrature. Per il giudice gli indizi di colpevolezza, che ritiene univoci, non sono venuti meno dopo gli interrogatori, ma addirittura si sarebbero rafforzati.

La difesa ricorre ancora
Gli avvocati lo avevano preannunciato che avrebbero fatto ancora ricorso, già prima del deposito della decisione di secondo grado. Così, proprio ieri mattina, i legali Annetta e Pagliai hanno presentato una nuova istanza di scarcerazione facendo leva sul contratto che secondo la posizione difensiva giustificherebbe i versamenti fatti dalla Black Sea Pearl Ltd alla società Clabi Ltd. Un documento che i legali contano possa avere un peso ai fini della revoca della misura cautelare, anche se va considerato, come rileva tra l’altro il giudice delle appellazioni Ferroni, che quella legata alla Clabi Ltd non è l’unica contestazione alla base dell’ordinanza di custodia in carcere.