martedì 17 marzo 2015 20:18

Antonio Fabbri - L'informazione di San Marino: Ricetta falsa, prescrizione processuale per Muccioli

Antonio Fabbri - L'informazione di San Marino: Ricetta falsa, prescrizione processuale per Muccioli

L'informazione di San Marino

Ricetta falsa, prescrizione processuale per Muccioli

Ma restano l’ipotesi di azione civile e i guai disciplinari

Per le decisioni amministrative si valuterà in quella sede

Antonio Fabbri

E' stata depositata il 6 marzo scorso la sentenza con la quale il giudice Gilberto Felici, accogliendo l’eccezione preliminare della difesa di Claudio Muccioli, patrocinato dagli avvocati Moreno Maresi e Andrea Belluzzi, con il parere favorevole del procuratore del fisco Roberto Cesarini, ha disposto il non luogo a procedere nei confronti del medico, per intervenuta prescrizione processuale. Il rinvio a giudizio, cioè, è arrivato oltre i termini previsti dalla cosiddetta “legge sul giusto processo”. La sentenza, tuttavia, non si limita a dichiarare il non luogo a procedere, ma oltre ad affermare che il certificato era effettivamente falso, dà conto anche dell’influenza esercitata dall'allora Segretario di Stato, Claudio Podeschi per la cui suocera era stato redatto il certificato fasullo.

Il fatto
Il fatto, così come ricostruito nelle carte del processo, parte dalla mancata presentazione entro il termine del 28 febbraio 2011 da parte della signora Teresina Bologna, suocera di Claudio Podeschi, della richiesta di conversione del permesso di soggiorno che aveva in residenza. Nessuna richiesta fu mai presentata. Cosa che poteva anche accadere, ma per “documentati casi di forza maggiore”. Diversamente, come fatto dalla gendarmeria, la residenza sarebbe stata cancellata. Si pose allora il problema di riottenere quella residenza, e allora Claudio Podeschi chiese al dottor Muccioli di documentare il caso “di forza maggiore” con un certificato medico nel quale si attestasse che la signora Bologna non si era recata in gendarmeria nei tempi previsti per motivi di salute e per difficoltà a deambulare.

Il certificato e la piaggeria
Il certificato venne fatto, ma la gendarmeria si accorse subito che qualcosa non quadrava e con una relazione ed una indagine che il giudice definisce precisa e dettagliata, port; la questione in tribunale. Muccioli è stato in seguito ascoltato e ha sostenuto di aver fatto quel certificato per cortesia verso il Segretario di Stato. Secondo il giudice Gilberto Felici, che lo scrive nella sentenza, si trattò piuttosto di “compiacenza e piaggeria” nei confronti di Podeschi. Non solo. Il giudice nel rilevare come la gendarmeria abbia condotto indagini “molto accurate e proficue”, sottolinea come il Comandante in particolare, che all’epoca era Achille Zechini, avesse “tempestivamente riferito al giudice di essere stato avvicinato dal ministro Claudio Podeschi per parlare di “quella cosa”, “a quattrocchi, senza intermediari”. Oltre a questo il giudice riporta che il perito d’ufficio parla di un certificato con “giudizi grossolanamente infondati”. Il che emerge anche dalla dichiarata, da parte del dottor Muccioli, difficoltà a deambulare della signora Bologna. Infatti il servizio Neuropsichiatrico parla, per contro, di “deambulazione normale” e l’ufficio stranieri attesta che il 6 maggio 2011 la donna si era recata in gendarmeria con le proprie gambe. Insomma, il giudice Felici in questa sentenza di non luogo a procedere attesta, però, che quel certificato firmato da Claudio Muccioli per fare ottenere alla suocera di Podeschi la residenza che le era “sfuggita”, è falso.

La conseguenze
Il giudice Felici, in assenza di sentenza di condanna, sottolinea di non poter stabilire altro dal non luogo a procedere per intervenuta prescrizione processuale. Aggiunge però che quanto disposto “non impedisce alle eventuali persone offese di svolgere, nella sede civile, le azioni che riterranno” opportune. Tanto che il giudice ha autorizzato l’Iss a prendere visione degli atti come richiesto dai suoi difensori. Stessa cosa per le decisioni disciplinariamministrative, che devono essere rimesse in quella sede. Il giudice ha quindi disposto la trasmissione di copia integrale della sentenza al Direttore Generale dell’Istituto per la Sicurezza Sociale.