Antonio Fabbri - L'informazione di San Marino: Riciclaggio di 1,8 milioni dei casalesi, perquisizioni e sequestri nello studio di un professionista

pubblicato mercoledì 03 giugno 2015 alle 02:01
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L'informazione di San Marino

Indagate cinque persone e una società, tra cui il legale partenopeo già condannato a 11 anni per associazione mafiosa e a un anno per le minacce a Saviano

Riciclaggio di 1,8 milioni dei casalesi, perquisizioni e sequestri nello studio di un professionista 

Operazione di polizia giudiziaria venerdì scorso presso l’ufficio di un avvocato sammarinese. Per l’accusa i soldi della camorra sono finiti sul Titano tramite operazioni messe in piedi da Michele Santonastaso, avvocato del clan Bidognetti già condannato anche per le minacce a Roberto Saviano

Antonio Fabbri

Riciclaggio di quasi 1,8 milioni dei Casalesi, clan Bidognetti, attraverso conti e una società sammarinese. Perquisizioni e sequestri presso lo studio di un avvocato e notaio sammarinese, che al momento non risulta indagato.

La polizia giudiziaria ha proceduto venerdì scorso nel pomeriggio all’esecuzione di un’ordinanza, spiccata dal Commissario della Legge Alberto Buriani, presso lo studio di un noto professionista per acquisire documentazione legata a movimentazioni di denaro che portano dritte dritte a quello che è stato definito l’avvocato della Camorra. Avvocato noto anche per essere stato condannato per le minacce nei confronti di Roberto Saviano e della giornalista del Mattino di Napoli, oggi senatrice del Pd, Rosaria Capacchione.

A finire sotto indagine per riciclaggio da parte della magistratura sammarinese, dunque, è Michele Santonastaso, 54enne legale di Caserta, indagato assieme ai figli Irene, Giuseppe e Claudio, e a Teodoro Iannotta, 43enne pure lui di Caserta e amministratore della società sammarinese finita anche questa sotto inchiesta.

Il denaro della Camorra Secondo l’accusa il denaro che Santonastaso portò a San Marino nel 2001 è il provento delle attività dell’associazione per delinquere di stampo mafioso alla quale prestava i suoi servigi legali. Tra l’altro di recente, nel dicembre dello scorso anno, l’avvocato del clan è stato condannato a undici anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, per favoreggiamento, falsa testimonianza e associazione a delinquere di stampo camorristico. Santonastaso da vecchia data, secondo l’accusa, è organico alle attività della Camorra. I soldi sul Titano cominciò a portarli nel 2001, quando aprì un conto sul quale versò 1.782.314,95 investendo poi il denaro in pronti contro termine. Nel 2009 saltarono fuori le prime notizie di cronaca che riguardavano, tra gli altri, l’avvocato partenopeo. Fu allora che cominciò a movimentare i denari. Ma in concomitanza delle movimentazioni scattò anche la segnalazione all’Aif e il congelamento delle somme da parte dell’Agenzia di informazione finanziaria. Scattò pure l’inchiesta giudiziaria sul Titano, mentre in seguito Michele Santonastaso veniva arrestato in Italia ed emerse che stava organizzando la nascita di un consorzio per la gestione ambientale dell’intera Campania, che avrebbe operato nell’interesse del clan dei casalesi.

La prima inchiesta Santonastaso, come emersero le notizie della sua vicinanza ai casalesi, iniziò a movimentare i denari. Secondo l’accusa per evitare che ne venissero tracciate le movimentazioni a lui riferibili, li spostò in loco acquisendo tramite i figli le quote di una società sammarinese e riversandoli in buona parte dal conto personale a quello della società acquisita da un altro casertano, Teodoro Iannotta. Queste movimentazioni hanno portato al congelamento da parte dell’Aif dei conti. In seguito si è giunti e al sequestro quando è stato aperto il primo fascicolo sulla vicenda, nel 2011. Fascicolo che, però, fu archiviato nel giugno del 2013 per insufficienza di prove sul collegamento di quei soldi all’attività illecita.

Il nuovo fascicolo Dopo l’archiviazione quei fondi furono dissequestrati e ricominciarono le danze degli spostamenti e delle movimentazioni. Successivamente, però, nel dicembre del 2014, l’avvocato è stato condannato a undici anni. E’ scattata quindi l’apertura di una nuova inchiesta per nuove movimentazioni anche recenti, fino al febbraio-marzo di quest’anno, tra cui un prelievo da oltre 160mila euro destinati all’acquisto di un immobile a Napoli. Tutte operazioni finite sotto la lente degli inquirenti nel nuovo fascicolo di indagine che venerdì scorso ha portato a perquisizione e sequestri di documentazione nello studio di un noto avvocato sammarinese, dove nel frattempo era stata trasferita anche la sede della società di Santonastaso.

Le minacce ai giornalisti In un certo senso i conti sul Titano sono anche collegati alla vicenda delle minacce fatte ai giornalisti Roberto Saviano e Rosaria Capacchione, de “Il Mattino”, ed erano saltati fuori già nel 2008. Minacce per le quali, sempre Michele Santonastaso, è stato condannato a un anno lo scorso novembre. Dei conti a San Marino, infatti, si parlò nel caso Spartacus. Si tratta di un maxi-processo durato dal 1998 al 2010, anno in cui è stata emessa la sentenza di terzo grado di giudizio, condotto principalmente a carico di membri del clan camorristico dei casalesi. Vide oltre 115 persone processate, fra cui il boss Francesco Schiavone, soprannominato “Sandokan”. In quel procedimento nel 2008 Santonastaso, che era legale di Antonio Iovine, poi pentito, e Francesco Bidognetti, fece istanza di ricusazione dei giudici, a firma dei due boss, basando la richiesta su probabili “influenze” sulla Corte di assise di Appello di Napoli dei contenuti degli articoli della giornalista Rosaria Capacchione e dello scrittore Roberto Saviano. “Quando gli sequestrammo dei conti a San Marino – ha detto il Pm nel processo del novembre 2014 proprio relativo a queste minacce - Santonastaso citò in aula degli articoli de Il Mattino su cui la procura di Napoli aveva basato la richiesta di sequestro”. Proprio questo intervento del legale è stato considerato minatorio, con l’aggravante della modalità mafiosa, nei confronti dei giornalisti, tanto che il Pm lo ha descritto come una “sceneggiata immonda” da parte dell’avvocato dei boss.-

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