martedì 2 aprile 2013 17:16

Come San Marino e' arrivato all'Onu. San Marino Oggi

Come San Marino e' arrivato all'Onu. San Marino Oggi

San Marino Oggi

Dopo Boutros-Boutros Ghali un altro segretario Nazioni Unite oratore ufficiale

 San Marino nell’Onu con ruolo da protagonista

Vent’anni fa San Marino fu accolto con simpatia; quest’anno riconosciuto un ruolo importante

Impossibile, nell’ascoltare l’orazione di Ban Ki-moon, non tornare al 2 marzo 1992, data dell’ingresso ufficiale di San Marino alle Nazioni Unite (segretario generale Boutros-Boutros Ghali tra gli artefici dell’operazione), un ingresso accolto per acclamazione che riconobbe la caparbietà con cui il Paese aveva conservato l’indipendenza per secoli; una testardaggine contadina elogiata nel corso del tempo da molti statisti, tra cui Abramo Lincoln.

Un puntiglio evidenziato nel libro di Marino Cecchetti: “Il Cammino di un’idea, come San Marino si è salvato” edito proprio pochi mesi prima dell’ammissione all’Onu. Scrisse il professor Cecchetti: “L’idea di libertà, concepita sul Titano, nel silenzio dell’isolamento, da un pugno di montanari, accanto al sacello di un Santo, è stata difesa con ogni mezzo e verso tutti, fino ad avere il riconoscimento di tutti”.

Fu un ingresso che fece notizia sui media più importanti italiani. Sul quotidiano Repubblica Michele Smargiassi addirittura scrisse un lungo reportage che riassumiamo: “Ora il ministro degli Esteri Gabriele Gatti non osa più alzare lo sguardo alla parete di fondo del suo ufficio, una stanza sobria, da assessore di provincia, al secondo piano del seicentesco palazzo Begni. Teme lo sguardo furibondo di Antonio Onofri, ottocentesco padre della piccola Repubblica arrampicata sul monte Titano. “Il suo motto -sussurra Gabriele Gatti- era una specie di bandiera della neutralità appartata: noti a noi, ignoti a tutti. L’abbiamo un poco tradito, ma i tempi sono cambiati”.

Per cambiare, sul Titano, i tempi hanno dovuto aspettare sedici secoli. Ma ora è fatta, davanti al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite, un alzabandiera romperà l’incantesimo ultramillenario. La più antica Repubblica del mondo rinunciava al suo splendido isolamento ed entrava a pieno diritto nell’assemblea generale dell’Onu dopo solo cinque anni da osservatore. San Marino, oltretutto, fece il suo ingresso trionfale nel Parlamento mondiale nel corso di una seduta straordinaria che ammetteva anche le otto nuove repubbliche dell’ex Urss.

Per convincere i governanti di San Marino ci volle l’affettuosa insistenza del segretario generale Boutros-Boutros Ghali. Il suo predecessore, Perez De Cuellar, aveva offerto al Titano un posto in Assemblea già l’anno prima. Loro, i sammarinesi, avevano preferito pensarci su ancora un poco. Poi, nel febbraio 1992, Gatti volò a New York a dire: “Sì, con calma, si può fare”. Pronta risposta di Butrous-Butrous Ghali: “Allora si fa il 2 marzo”, la pronta risposta di Boutros- Boutros Ghali. La procedura è stata forse la più veloce nella storia dell’Onu”.

Su Repubblica dell’epoca anche due curiosità: il commentatore della Cbs dovette ricorrere alla lente d’ingrandimento per mostrare agli americani dove fosse quella Repubblica da favola che poteva permettersi di negare la parola a Bush e Gorbaciov; l’Herald Tribune titolò sorridendo in prima pagina: “Lo stato-francobollo conquista un seggio all’Onu”; il New York Times ironizzò: “Dopo 1.600 anni, non era ora di ricongiungersi al mondo?”.

Insomma, una forte affermazione di sovranità. La paura del segretario Esteri Gabriele Gatti, al tempo, era una sola: “La forte possibilità di fare brutte figure; non vorremmo ritrovarci in una replica del ‘Ruggito del topo’ (film - commedia anni sessanta) dove un ignoto principato mitteleuropeo dichiarava guerra agli Stati Uniti. Ma è vigorosa - aggiunse Gatti - anche la voglia di dire cose che altre diplomazie più incatenate dalla realpolitik forse non possono dire. Come nel ’72 quando San Marino riconobbe la Cina di Mao prima della Farnesina; lo stesso dicasi per Croazia e Slovenia, il Titano ha bruciato sul tempo perfino la Cee ma sempre bene attenta a non sbilanciarsi fra i due blocchi, neppure quando, dal ‘48 al ‘57, era di fatto l’unica nazione ‘rossa’ del mondo occidentale”. Concluse, quindi, l’allora segretario Esteri: “Dopo il crollo del muro la neutralità non ha più senso. Anzi, ora c’è un nuovo modo per svolgere un ruolo umanitario, morale, solidale. Ora c’è un impegno etico ben diverso per San Marino, patria da sempre della pace e della libertà, e non per finta. Quando Napoleone ci offrì cannoni e grano, prendemmo solo il grano. Mi sembra un esempio buono anche ora".