domenica 26 gennaio 2014 05:00

IlSole24Ore:Per l’inchiesta Delta 31 rinvii a giudizio. Stefano Elli e Roberto Galullo

IlSole24Ore:Per l’inchiesta Delta 31 rinvii a giudizio. Stefano Elli  e Roberto Galullo

IlSole24Ore

Per l’inchiesta Delta 31 rinvii a giudizio
IPOTESI RICICLAGGIO Stime della procura parlano di oltre 551 milioni espatriati clandestiBanche e inchieste. La Cassa di Risparmio di San Marino

Stefano Elli Roberto Galullo


Trentuno rinviati a giudizio su 32 (per uno la partecipazione ai fatti non andava oltre il 2004 e dunque è scattata la prescrizione).
Coinvolti tre enti giuridici - gli allora vertici della Cassa di risparmio della Repubblica di San Marino, della sua fiduciaria Carifin s.a. e della sede forlivese del Monte dei Paschi di Siena - rinviati a giudizio per illeciti amministrativi dipendenti da reati per non aver adottato o attuato modello organizzativi (legge 231) o atti utili a prevenire gli illeciti.
Le 28 persone fisiche sono state rinviate a giudizio per rispondere a vario titolo di riciclaggio, ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza della Banca d’Italia, abusivismo bancario e finanziario, associazione per delinquere e violazioni della normativa antiriciclaggio.
Il giro d’affari movimentato in condizioni di abusivismo finanziario è quantificabile - secondo l’accusa - in almeno un miliardo nel corso degli anni. È quanto ha stabilito ieri il Tribunale di Forlì.
I primi passi Il tre ottobre 2013 è iniziata l’udienza preliminare del processo Varàno, dinanzi al Gup di Forli Alessandro Trinci, chiamato a pronunciarsi rispetto a una richiesta di rinvio a giudizio di oltre 400 pagine. Dopo una lunga ed articolata indagine interforze della Guardia di Finanza e della Squadra mobile di Forlì, la procura romagnola ha chiesto la celebrazione del dibattimento contestando ai vertici e agli operativi della Cassa di risparmio di San Marino e della sua storica fiduciaria Carifin, oltre che ai direttori della filiale di Forli del Mps, un riciclaggio quantificato, dal gennaio 2005 al giugno 2008, in 551.440.820 euro, attraverso la trasformazione di corrispondenti capitali illeciti in banconote da 500 euro ritirate presso la Banca d’Italia di Forlì dalla locale filiale del Monte dei Paschi. Denaro poi trasportato a San Marino con un meccanismo semplicissimo: l’impiego di furgoni blindati.
Nel luglio del 2008 la squadra mobile forlivese aveva intercettato un furgone portavalori della ditta Battistolli con destinazione San Marino: a bordo c’erano 2,6 milioni in banconote da 500 prive di dichiarazione doganale. Non era casuale, dunque, che in quegli anni quella di Forlì fosse la seconda filiale nazionale della Banca d’Italia per approvvigionamento di banconote del taglio piu' elevato consegnate. Altro filone dell’inchiesta ha riguardato il gruppo bancario Delta, commissariato, e secondo l’accusa abusivamente controllato dalla Cassa di Risparmio di San Marino (che ha circa la metà della raccolta nel Paese). Un’inchiesta che ha portato il 5 maggio 2009 all’arresto dei vertici (italiani) della banca sammarinese, cambiando, di fatto, il corso del sistema finanziario della Repubblica, che sarebbe stato poi ulteriormente penalizzato dagli effetti del terzo scudo fiscale. A sostenere l’accusa in udienza è stato Fabio Di Vizio, ora in servizio presso la Procura di Pistoia, con lui era presente in aula anche il procuratore capo Sergio Sottani. La Procura forlivese (che ha digitalizzato un milione di pagine, messe a disposizione anche delle difese, con uno sforzo apprezzabile e senza precedenti) ha lavorato in silenzio per anni e ha messo in cascina patteggiamenti definitivi con Battistolli Srl e il suo direttore di filiale, nonché con numerosi imprenditori che hanno accettato varie pene rispetto a oltre 100 milioni complessivi di controvalore di reati presupposti del riciclaggio. Il recupero fiscale già conseguito sui reati accertati supera i 700 milioni e Delta ha pagato 50 milioni per sanare la sua posizione con il fisco. Nel corso dell’udienza preliminare hanno chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile Bankitalia, la provincia di Rimini e alcuni curatori delle società fallite alle quali sarebbero stati sottratti fondi societari.