Italia: Ratifica accordo con San Marino contro le doppie imposizioni. Disegno di Legge, Camera Deputati

pubblicato venerdì 04 gennaio 2013 alle 18:36
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XVI LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

N. 5667

 


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DISEGNO DI LEGGE

presentato dal ministro degli affari esteri

(TERZI DI SANT'AGATA)

di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze

(GRILLI)

e con il ministro dello sviluppo economico

(PASSERA)

Ratifica ed esecuzione della Convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali, con Protocollo aggiuntivo, fatta a Roma il 21 marzo 2002, e del relativo Protocollo di modifica, fatto a Roma il 13 giugno 2012

Presentato il 18 dicembre 2012

Onorevoli Deputati! — La Convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali, della quale ci si accinge ad illustrare i contenuti normativi, costituisce un ulteriore tassello della già vasta rete di convenzioni per evitare le doppie imposizioni, stipulate all'Italia.
      Si evidenzia che, successivamente alla firma di tale trattato, avvenuta a Roma il 21 marzo 2002, le Parti hanno ritenuto opportuno procedere alla conclusione di un Protocollo di modifica della Convenzione, firmato a Roma il 13 giugno 2012, al fine di aggiornare alcune delle disposizioni in essa contenute, con particolare riferimento allo scambio di informazioni fiscali (articolo 26), ora in linea con l'attuale modello dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in materia.
      Il citato Protocollo di modifica, che costituisce parte integrante della Convenzione ed entrerà in vigore con le stesse modalità da essa previste (articolo VII), si compone di sette articoli, di seguito delineati nei loro contenuti emendativi del Trattato:

          Articolo I: modifica dell'articolo 10 (Dividendi);

          Articolo II: modifica dell'articolo 11 (Interessi);

          Articolo III: modifica dell'articolo 12 (Canoni);

          Articolo IV: modifica dell'articolo 26 (Scambio di informazioni);

          Articolo V: prevede che le disposizioni di cui agli articoli 10, 11 e 12 possano essere sospese qualora lo scambio di informazioni non sia adeguatamente applicato;

          Articolo VI: sostituisce il precedente Protocollo allegato alla Convenzione con un nuovo Protocollo aggiuntivo;

          Articolo VII: include le necessarie formule relative all'entrata in vigore del Protocollo di modifica della Convenzione.

      In considerazione di quanto sopra, pertanto, la presente relazione, nell'illustrare la Convenzione in argomento, tiene opportunamente conto dei cambiamenti apportati al testo firmato nel 2002 dal successivo Protocollo di modifica firmato nel 2012, al fine di consentire una sistematica lettura d'insieme dei due documenti.
      La conclusione di una Convenzione con San Marino per evitare le doppie imposizioni, e del relativo Protocollo di modifica, costituisce un rilevante complemento all'insieme dei rapporti finanziari e commerciali intrattenuti dall'Italia con detto Paese. Si ritiene che tale strumento rappresenti un valido quadro giuridico-economico di riferimento per gli operatori economici italiani, garantendo nel contempo l'interesse generale dell'amministrazione finanziaria italiana.
      Relativamente agli aspetti tecnici, vi è da premettere che la struttura della Convenzione ricalca gli schemi più recenti accolti sul piano internazionale dall'OCSE, con particolare riferimento allo scambio di informazioni fiscali e al superamento del segreto bancario.
      La sfera soggettiva di applicazione della Convenzione è costituita dalle persone fisiche e giuridiche residenti in uno o in entrambi gli Stati contraenti.
      In merito alla sfera oggettiva di applicazione, essa si riferisce soltanto alle imposte sul reddito e non anche a quelle sul patrimonio.
      Tra le imposte considerate figurano, per l'Italia [articolo 2, paragrafo 3, lettera b)]:

          a) l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), di cui al titolo I del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

          b) l'imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG), che ora deve intendersi sostituita dall'imposta sul reddito delle società (IRES – di cui al titolo II del TUIR), secondo le modifiche introdotte nel testo unico delle imposte sui redditi dal decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344, considerato inoltre l'articolo 2, paragrafo 4, della Convenzione;

          c) l'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), istituita con decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

      In ordine al concetto di stabile organizzazione, le ipotesi esemplificate all'articolo 5, paragrafo 2, si considerano a priori delle stabili organizzazioni, con onere della prova contraria a carico del contribuente. In materia di redditi immobiliari (articolo 6), in conformità al modello dell'OCSE, è prevista la tassazione concorrente ripartita tra i due Stati contraenti, in quanto tali redditi sono imponibili anche nello Stato in cui sono situati gli immobili. Per gli utili di impresa (articolo 7), è accolto il principio generale secondo il quale gli stessi sono imponibili esclusivamente nello Stato di residenza dell'impresa, ad eccezione dei redditi prodotti per il tramite di una stabile organizzazione; in quest'ultima ipotesi, lo Stato in cui è localizzata la stabile organizzazione ha il potere di tassare gli utili realizzati nel suo territorio mediante tale stabile organizzazione.
      Coerentemente al modello dell'OCSE, gli utili derivanti dall'esercizio, in traffico internazionale, della navigazione marittima e aerea (articolo 8) sono tassati esclusivamente nel Paese in cui è situata la sede di direzione effettiva dell'impresa di navigazione.
      La medesima disposizione si applica agli utili derivanti dalla partecipazione ad un fondo comune (pool), a un esercizio in comune o ad un'agenzia di esercizio internazionale della navigazione.
      Anche relativamente alla disciplina convenzionale delle imprese associate (articolo 9), è stato definito un testo in linea con quanto indicato in sede di OCSE. In particolare, il paragrafo 2 dell'articolo 9 consente agli Stati contraenti di effettuare rettifiche in aumento o in diminuzione dei redditi accertati dalle rispettive amministrazioni fiscali e di procedere ai conseguenti aggiustamenti. Nel contempo, onde garantire pienamente l'interesse generale dell'amministrazione fiscale italiana e in accordo con la nostra legislazione interna (articolo 110, comma 7, del TIUR) la disposizione finale stabilisce che possono porsi in essere le eventuali rettifiche del reddito accertato soltanto in conformità alla procedura amichevole di cui all'articolo 25 della Convenzione.
      Relativamente ai redditi di capitale, sono state definite soddisfacenti condizioni per ciascuno dei trattamenti convenzionali riservati a dividendi (articolo 10) e interessi (articolo 11). Appare opportuno evidenziare che tali articoli della Convenzione, unitamente al successivo articolo 12 (Canoni), sono stati aggiornati dal Protocollo di modifica della Convenzione.
      Con particolare riferimento alla disciplina dei dividendi (articolo 10), premesso il principio generale della loro definitiva tassazione nello Stato di residenza del percipiente, sono state definite aliquote differenziate di ritenuta dello Stato alla fonte, rispettivamente dello 0 per cento dell'ammontare lordo dei dividendi, se l'effettivo beneficiario è una società (diversa da una società di persone) che ha detenuto almeno il 10 per cento del capitale della società che distribuisce i dividendi per un periodo di almeno dodici mesi antecedente alla data della delibera di distribuzione dei dividendi, nonché del 15 per cento in tutti gli altri casi.
      Per quanto attiene agli interessi (articolo 11), premesso anche in questo caso il principio generale della loro definitiva tassazione nello Stato di residenza del percipiente, sono state definite aliquote differenziate di ritenuta dello Stato alla fonte, rispettivamente dello 0 per cento dell'ammontare lordo degli interessi, se l'effettivo beneficiario è una società (diversa da una società di persone) che ha detenuto almeno il 25 per cento del capitale della società che paga gli interessi per un periodo di almeno dodici mesi antecedente alla data di pagamento degli interessi, nonché del 13 per cento in tutti gli altri casi. È stato, inoltre, previsto che gli interessi di natura pubblica godano di un regime convenzionale di esenzione.
      In materia di royalties (articolo 12 – Canoni), fermo restando il principio di tassazione definitiva nel Paese di residenza del percipiente, sono state definite aliquote differenziate di ritenuta dello Stato alla fonte, rispettivamente dello 0 per cento dell'ammontare lordo dei canoni, se l'effettivo beneficiario è una società (diversa da una società di persone) che ha detenuto almeno il 25 per cento del capitale della società che paga i canoni per un periodo di almeno dodici mesi antecedente alla data di pagamento dei canoni, nonché del 10 per cento in tutti gli altri casi.
      Si rappresenta, peraltro, che nel Protocollo di modifica della Convenzione (articolo V) è stata inserita una clausola che stabilisce la sospensione dei benefìci sulle ritenute di cui ai citati articoli 10, 11 e 12, qualora non sia adeguatamente applicato lo scambio di informazioni previsto dall'articolo 26.
      Per quanto concerne il trattamento dei capital gains (articolo 13 – Utili da capitale) il criterio di tassazione adottato è, in linea generale, quello raccomandato dall'OCSE, con la previsione della tassabilità dei redditi in questione:

          nel Paese in cui sono situati i beni cui, ai sensi dell'articolo 6 della Convenzione, è riconosciuta la qualificazione di «beni immobili», se trattasi di plusvalenze relative a detti beni;

          nel Paese in cui è situata la stabile organizzazione o la base fissa, se si tratta di plusvalenze relative a beni mobili appartenenti alla stabile organizzazione o alla base fissa;

          esclusivamente nel Paese in cui è situata la sede di direzione effettiva dell'impresa di navigazione, nel caso di plusvalenze relative a navi o aeromobili utilizzati in traffico internazionale ovvero a beni mobili relativi alla gestione di tali navi o aeromobili;

          esclusivamente nel Paese di residenza del cedente, in tutti gli altri casi.

      Gli articoli 14 e 15 riguardano, rispettivamente, il trattamento fiscale dei redditi derivanti dall'esercizio di una professione indipendente e di un'attività dipendente.
      L'articolo 14 (Professioni indipendenti) prevede, quale principio generale, l'imposizione nel Paese di residenza; è tuttavia prevista la possibilità di una tassazione concorrente a beneficio dello Stato della fonte.
      Per la fattispecie dei redditi di lavoro subordinato (articolo 15), è prevista la tassazione esclusiva nel Paese di residenza del lavoratore, a meno che l'attività non sia svolta nell'altro Stato, nel quale caso le remunerazioni sono imponibili in questo altro Stato. Tuttavia, la tassazione avverrà esclusivamente nel Paese di residenza del percipiente, qualora ricorrano i seguenti criteri concorrenti:

          a) permanenza nell'altro Stato per un periodo non superiore ai 183 giorni nel corso dell'anno fiscale;

          b) pagamento delle remunerazioni da, o per conto di, un datore di lavoro che non è residente nell'altro Stato;

          c) l'onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell'altro Stato.

      L'articolo 16 prevede la tassabilità di compensi e gettoni di presenza nel Paese di residenza della società che li corrisponde.
      L'articolo 17 stabilisce in via generale l'imponibilità nel Paese di prestazione dell'attività dei redditi di artisti e sportivi residenti nell'altro Stato contraente. Qualora il reddito per l'attività resa da un artista o da uno sportivo sia attribuito ad altre persone, tale reddito può essere tassato nello Stato contraente dove si sono svolte le prestazioni.
      Le pensioni e le altre remunerazioni analoghe pagate ad un residente di uno Stato contraente sono tassabili esclusivamente nel Paese di residenza del beneficiario (articolo 18, paragrafo 1), a condizione che il beneficiario di tali redditi sia assoggettato a imposizione nello Stato di cui è residente e conformemente alla legislazione di detto Stato. In caso contrario, detti redditi sono imponibili nello Stato dal quale provengono.
      Nell'ottica delle disposizioni pattizie intese ad evitare comportamenti elusivi, è stato inoltre previsto (paragrafo 4) uno speciale regime di tassazione convenzionale del trattamento di fine rapporto (TFR), in base al quale gli importi ricevuti a titolo di TFR o indennità similari da un residente di uno Stato contraente che sia divenuto residente dell'altro Stato contraente restano in ogni caso tassabili soltanto nel primo Stato. Ciò al fine di prevenire possibili comportamenti elusivi (da parte di imprese italiane) collegati ad una duplice circostanza: da un canto, le norme scaturenti dagli accordi stipulati dal nostro Paese – modellate sul progetto dell'OCSE – generalmente prevedono che le pensioni e le remunerazioni similari sono imponibili soltanto nel Paese di residenza del percettore; d'altro canto, identico trattamento è riservato ai redditi non espressamente menzionati nell'accordo internazionale. Nella realtà potrebbe però riscontrarsi una pratica elusiva in base alla quale, in un arco di tempo piuttosto vicino alla data di cessazione del rapporto di lavoro (pensionamento), un lavoratore dipendente, residente italiano, viene trasferito all'estero dall'impresa italiana e lo stesso, nel periodo considerato, cessa di essere residente italiano ai fini fiscali per divenire residente agli stessi fini di un Paese legato all'Italia da una convenzione contro le doppie imposizioni. All'atto della corresponsione del TFR, in applicazione delle disposizioni convenzionali, lo stesso TFR viene considerato «remunerazione similare alla pensione», ovvero «reddito non espressamente menzionato», sfuggendo di conseguenza alla tassazione in Italia e rimanendo imponibile soltanto nell'altro Stato, senza che il sostituto d'imposta italiano possa effettuare alcun prelievo alla fonte.
      Pertanto, al fine di evitare tali possibili pratiche elusive, l'articolo 18, paragrafo 4, stabilisce che, in ogni caso, gli importi ricevuti a titolo di TFR o indennità similari da un residente di uno Stato contraente (ad esempio l'Italia) che sia divenuto residente dell'altro Stato contraente (ad esempio San Marino) restano tassabili soltanto nel primo Stato (l'Italia).
      Per quanto concerne i redditi derivanti dallo svolgimento di funzioni pubbliche, le disposizioni dell'articolo 19 prevedono che le remunerazioni, diverse dalle pensioni, pagate da uno Stato contraente in corrispettivo dei servizi resi a detto Stato, sono imponibili soltanto nello Stato da cui provengono i redditi.
      Tuttavia, tali remunerazioni sono imponibili solo nell'altro Stato qualora i servizi siano resi in detto Stato dalla persona fisica ivi residente avente la nazionalità di detto Stato, oppure che non sia divenuta residente dell'altro Stato esclusivamente allo scopo di effettuare i servizi.
      Nello stesso senso, le pensioni corrisposte da uno Stato contraente in corrispettivo dei servizi resi a detto Stato, sono imponibili soltanto nello Stato da cui provengono i redditi, a meno che la persona fisica sia un residente dell'altro Stato e ne abbia la nazionalità: in quest'ultimo caso le pensioni saranno imponibili soltanto nell'altro Stato.
      L'articolo 20 (Professori, insegnanti e ricercatori) esenta le relative remunerazioni nel Paese di prestazione di tale attività per permanenze non superiori ai due anni.
      Ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, gli studenti e gli apprendisti che soggiornano in uno Stato contraente al solo scopo di compiervi gli studi o di attendere alla propria formazione di carattere tecnico, professionale o aziendale, saranno esentati da imposizione – per un periodo non superiore a cinque anni dall'inizio di tale istruzione o apprendistato – per le somme che essi riceveranno dall'estero per sopperire alle spese di mantenimento, di istruzione o di formazione professionale o a titolo di borsa di studio per attendere alla propria istruzione.
      In tale ottica, ai sensi del paragrafo 2, anche le remunerazioni pagate a uno studente o apprendista, per i servizi resi nell'altro Stato contraente, sono esenti da imposta in detto altro Stato ma, in questo caso, soltanto per un periodo di due anni.
      Gli altri redditi (articolo 22), diversi da quelli trattati esplicitamente negli articoli della Convenzione, sono imponibili esclusivamente nello Stato di residenza del percipiente con l'eccezione prevista dal paragrafo 2, ai sensi del quale gli elementi di reddito ivi contemplati sono imponibili nell'altro Stato contraente se connessi ad una stabile organizzazione, o base fissa, situate in detto altro Stato.
      Quanto ai metodi per eliminare la doppia imposizione (articolo 23), che può emergere in dipendenza del riconoscimento convenzionale di un concorrente diritto di imposizione a favore dei due Stati contraenti, in sintonia con il nostro ordinamento e con la scelta adottata in tutte le convenzioni già negoziate, anche in questo trattato è stato adottato, per l'Italia, il metodo del credito d'imposta ordinario. L'ammontare del credito relativo all'imposta estera è limitato alla quota di imposta italiana attribuibile agli elementi di reddito imponibili a San Marino nella proporzione in cui gli stessi concorrono alla formazione del reddito complessivo.
      Le norme relative alla non discriminazione (articolo 24) sono formulate in maniera sostanzialmente analoga alle corrispondenti disposizioni degli altri accordi della specie conclusi dal nostro Paese.
      Allo scopo di dirimere le controversie di tipo interpretativo o applicativo della Convenzione è stato previsto, in conformità al modello dell'OCSE, il ricorso alla procedura amichevole (articolo 25). Allo scopo di contribuire alla soluzione definitiva delle divergenze per i casi sorti in applicazione della procedura amichevole, è stata inoltre introdotta una clausola arbitrale.
      Infine, uno degli aspetti tecnici di maggior rilievo della Convenzione riguarda le disposizioni dell'articolo 26 in tema di scambio di informazioni fiscali. Al riguardo, appare significativo evidenziare che tale articolo, grazie agli aggiornamenti apportati con il successivo Protocollo di modifica della Convenzione (firmato il 13 giugno 2012), è stato adeguato ai più recenti criteri dell'OCSE in materia, compreso il superamento del segreto bancario. Lo scopo è quello di ottenere una più ampia base giuridica che consenta alle amministrazioni fiscali dei due Paesi di intensificare la cooperazione in tale ambito, con l'evidente finalità di accrescere il contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale.
      Da tali obiettivi, infatti, possono verosimilmente attendersi effetti positivi per l'erario, in conseguenza di una più efficace attività di accertamento dell'amministrazione finanziaria, che potrebbe condurre all'emersione di maggiore base imponibile, al contrasto di fenomeni di evasione fiscale e ad un potenziale recupero di gettito per l'erario italiano.
      Si rappresenta, infine, che nel precitato Protocollo di modifica della Convenzione (articolo V) è stata inserita una clausola che stabilisce la sospensione dei benefìci sulle ritenute di cui agli articoli 10, 11 e 12 (dividendi, interessi e canoni), qualora non sia adeguatamente applicato lo scambio di informazioni previsto dall'articolo 26.
      Il testo convenzionale contiene un articolo sulla «limitazione dei benefìci» (articolo 29), che reca una disciplina antiabuso e antievasiva di carattere generale. Attraverso la procedura prevista al paragrafo 1, viene infatti attribuita ad uno Stato contraente la potestà di disconoscere ad un proprio residente i benefìci, riduzioni o esenzioni d'imposta previsti dalla Convenzione nel caso in cui lo stesso Stato possa dimostrare che lo scopo principale, o uno degli scopi principali dell'acquisizione di tale residenza, sia stato quello di beneficiare dei vantaggi legati alla Convenzione, altrimenti non ottenibili. Al paragrafo 2 del medesimo articolo, viene invece fatta salva l'applicabilità delle disposizioni fiscali nazionali concernenti i casi di disconoscimento di spese e deduzioni derivanti da operazioni intercorse tra imprese di uno Stato contraente e imprese dell'altro Stato contraente.
      Si segnala infine che, all'articolo 30, l'entrata in vigore della Convenzione è collegata alla data della ricezione della seconda delle due notifiche con cui le Parti contraenti si saranno comunicate ufficialmente l'avvenuto espletamento delle rispettive procedure interne di ratifica all'uopo previste e le sue disposizioni si applicheranno:

          a) con riferimento alle imposte prelevate mediante ritenuta alla fonte, alle somme realizzate a partire dal 1o gennaio dell'anno solare successivo a quello in cui la presente Convenzione è entrata in vigore; e

          b) con riferimento alle altre imposte sul reddito, alle imposte relative ai periodi di imposta a partire dal 1o gennaio dell'anno solare successivo a quello in cui la Convenzione è entrata in vigore.

 


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      La Convenzione è stata corredata di un Protocollo interpretativo e integrativo della stessa. Con il successivo Protocollo di modifica della Convenzione, è stato inserito un nuovo Protocollo aggiuntivo (articolo VI), del quale si evidenziano, di seguito, i vari punti costitutivi:

          1) contiene un impegno dei due Stati a valutare le fattispecie applicative dell'articolo 4 della Convenzione (Residenza);

          2) si precisa cosa si debba intendere per «spese sostenute per gli scopi perseguiti dalla stabile organizzazione», ai fini della deduzione delle stesse dal reddito della stabile organizzazione (articolo 7 «Utili delle imprese» – paragrafo 3);

          3) si indicano alcune tipologie di utili che devono considerarsi ricomprese tra quelle derivanti dall'esercizio, in traffico internazionale, di navi o di aeromobili (articolo 8 «Navigazione marittima ed aerea»);

          4) i casi di disapplicazione delle aliquote agevolate in materia di dividendi, interessi e canoni, previsti dai rispettivi articoli della Convenzione come modificata dal Protocollo, e la conseguente imponibilità di tali cespiti ai sensi della legislazione dello Stato contraente dal quale provengono tali redditi, non possono essere interpretati come contrari ai princìpi contenuti negli articoli 7 (Utili delle imprese) e 14 (Professioni indipendenti) della Convenzione;

          5) viene precisato che lo scambio di informazioni può avvenire anche sui redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi coperti dall'Accordo tra la Comunità europea e la Repubblica di San Marino, firmato a Bruxelles il 7 dicembre 2004;

          6) in relazione alle disposizioni dell'articolo 15 (Lavoro dipendente), viene precisato che, per quanto concerne la tassazione dei lavoratori frontalieri residenti in Italia, i due Stati contraenti convengono di applicare il sistema di tassazione concorrente, con tassazione definitiva nello Stato di residenza. L'Italia assoggetterà a tassazione il reddito lordo dei lavoratori frontalieri residenti in Italia conseguito nella Repubblica di San Marino con le modalità che saranno stabilite con legge ordinaria. La legge ordinaria potrà determinare una quota del reddito lordo dei lavoratori frontalieri esente da imposta in Italia;

          7) viene precisato che, con riferimento ai paragrafi 1 e 2 dell'articolo 19 (Funzioni pubbliche), le remunerazioni pagate ad una persona fisica in corrispettivo di servizi resi alla Banca d'Italia o alla Banca Centrale della Repubblica di San Marino e all'Istituto nazionale per il commercio estero (ICE), come pure ai corrispondenti enti sammarinesi, sono incluse nel campo di applicazione delle disposizioni relative alle funzioni pubbliche;

          8) si precisa che le disposizioni di cui al paragrafo 3 dell'articolo 28 (Rimborsi) non pregiudicano la potestà delle autorità competenti di stabilire, di comune accordo, procedure diverse per l'applicazione delle limitazioni previste dalla Convenzione. Le disposizioni della Convenzione non pregiudicano il diritto degli Stati contraenti di applicare la propria legislazione fiscale interna per prevenire l'evasione, l'elusione e le frodi fiscali.

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RELAZIONE TECNICA

(Articolo 17 comma 3, della legge 31dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni)

1. PREMESSA

In relazione al riavvio della procedura di ratifica della Convenzione contro le doppie imposizioni firmata a Roma il 21 marzo 2002 tra l’Italia e la Repubblica di San Marino, così come modificata dal Protocollo firmato il 13 giugno 2012 a Roma, parafato il 25 giugno 2009, si formulano le osservazioni di seguito riportate in merito ai riflessi fiscali che, in termini di gettito, potrebbero generarsi dall’introduzione delle disposizioni convenzionali.

A tale riguardo sono state prese i n esame le disposizioni più significative in particolare quelle concernenti gli utili delle imprese (art. 7). la navigazione marittima ed aerea (art. 8), le imprese associate (art. 9), i dividendi (ad. 10), gli interessi (art. 11), canoni (art. 12), gli utili di capitale (art. 13), le professioni indipendenti (art. 14), il lavoro dipendente (art. 15). compensi e gettoni di presenza (art. 16), artisti e sportivi (art. 17) e gli altri redditi (art. 22).

Va precisato che le considerazioni e le relative valutazioni che seguono sono state compiute stilla base dei dati e delle informazioni disponibili per l’anno 2009 e ricavati dalle dichiarazioni annuali dei sostituti d’imposta mod. 770/2010.

 

2. Gli utili delle imprese (art.7)

Tale disposizione ha lo scopo di definire il  luogo e le modalità di tassazione del reddito d’impresa, atteso che, come precisato anche dal commentario al modello OCSE, il termine utile deve intendersi comprensivo di qualsiasi reddito derivante dall’esercizio dell’attività d’impresa.

Peraltro, tale norma assume un carattere residuale nell’ambito della Convenzione in quanto, in base al comma 7 della medesima disposizione, se l’utile dell’impresa comprende elementi di reddito considerati separatamente da altri articoli della Convenzione, si dovranno applicare questi articoli.
La norma convenzionale sancisce il principio generale, codificato anche nel nostro ordinamento. in forza dei quale gli utili di impresa sono imponibili nello Stato di residenza dell’impresa stessa, tuttavia se questa svolge la sua attività nell’altro Stato per mezzo di una stabile organizzazione, gli utili attribuibili alla stabile organizzazione sono imponibili anche nell’altro Stato.
Il  primo comma dell’art. 7 della Convenzione stabilisce che, quando un’impresa di uno Stato contraente esercita nell’altro Stato un’attività per mezzo di una stabile organizzazione, questo altro Stato può tassare gli utili dell’impresa, ma soltanto per la parte attribuibile alla stabile organizzazione (cd. limitazione della forza attrattiva della stabile organizzazione). Tale principio è stabilito anche nel nostro ordinamento all’art. 23 Lett. e) del Tuir.
Si ritiene, pertanto, che la disposizione non determini alcuna variazione di gettito.

Conseguentemente i redditi prodotti in Italia da imprese sammarinesi, se non attribuibili alla stabile organizzazione, potranno essere tassati in Italia soltanto in base alle regole previste dagli altri articoli della Convenzione e. quindi, potrebbero anche essere non imponibili in Italia a causa di specifiche esenzioni previste dalla Convenzione.
L’introduzione del principio di imponibilità degli utili esclusivamente nello Stato di residenza dell’impresa determina l’inapplicabilità della disciplina risultante dal combinato disposto degli artt.23 del TUIR e 25 del DPR n. 600 del 1973. L’art. 23, ultimo comma, del TUIR stabilisce che, indipendentemente dalle condizioni di cui alle lettere d) ed e) conma I della medesima disposizione, si considerano prodotti nel territorio dello Stato, se corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti ... (comma 2 lett. d) i compensi conseguiti da imprese, società od enti non residenti per prestazioni artistiche o professionali effettuate per loro conto nel  territorio dello Stato.
In sostanza, la citata disposizione introduce, tra l’altro, una presunzione assoluta di tassazione in Italia dei redditi per prestazioni artistiche e professionali svolte nel nostro Paese per conto di imprese,  società ed enti sammarinesi, se i relativi compensi sono corrisposti da soggetti residenti in Italia (cosiddetto principio del trattamento isolato dei singoli redditi prodotti nei territorio dello Stato da imprese non residenti senza stabile organizzazione in Italia). Più precisamente, in base a questa disposizione il presupposto di territorialità del reddito viene svincolato dalla natura che il reddito può assumere in relazione all’attività svolta dal percipiente, per essere invece considerato secondo la sua natura reddituale intrinseca. Per questo motivo le prestazioni artistiche e professionali di non residenti sono attratte a tassazione in Italia, anche se qualificate dal soggetto non residente come redditi d’impresa.
E la richiamata previsione dell’art. 25, comma secondo, DPR n. 600 del 1973, risulta coerente con tale impostazione laddove prevede l’applicazione della ritenuta a titolo d’imposta deI 30 per cento sui compensi per prestazioni artistiche e professionali, anche quando sono effettuate ncll’eserci7io di imprese.
Sul punto, l’introduzione della disciplina convenzionale dell’art, 7 in commento, in quanto più favorevole, precluderebbe la  possibilità  di continuare ad applicare la ritenuta prevista dall’art. 25 comma 2 del DPR 600/73 in tutti i casi sopra descritti di percezione dei compensi da parte di imprese sammarinesi prive di stabile organizzazione in Italia.
Per poter stimare la perdita di gettito dipendente da tale disapplicazione si è. quindi, proceduto alla rilevazione nella sezione Comunicazione dati certificazioni lavoro autonomo. provvigioni e redditi diversi del modello 770 relativo all’anno 2009, di tutte le posizioni relative a soggetti riconducibili a prestazioni artistiche o professionali.
Tutto ciò considerato, pur in mancanza di informazioni puntuali sulle fattispecie discusse, dovendo procedere ad una quantificazione degli effetti si considera prudenzialmente che si perderebbe la potestà impositiva su una quota pari aI 20% degli importi imponibili delle prestazioni di lavoro autonomo, a cui si riferiscono circa 280.000 euro di ritenute applicate (ovvero il 20% dcl complesso delle ritenute pari a 1,4 milioni di curo). A queste somme vanno aggiunti circa 40.000 euro di ritenute su provvigioni corrisposte ad agenti ed intermediari del commercio. li complesso delle ritenute pari a  320.000 dovrebbe, quindi, rappresentare la massima diminuzione di gettito ipotizzabile.
Infine, si evidenzia che i commi da 2 a 6, delI’art. 7 individuano corretti criteri per la determinazione dei reddito imputabile alla stabile organizzazione di un soggetto residente a San Marino.
Incidenza sul gettito: perdita  di circa 320.000.

 

3. La navigazione marittima ed aerea  (art.8) La disposizione affronta la complessa problematica della tassazione dei redditi delle imprese armatoriali.
In Italia le società di shipping — tralasciamo il caso degli armatori persone tisiche di scarso rilievo stante la rarità della fattispecie — sono soggette all’Ires  secondo l’attuale legislazione (art. 73 Tuir).
La norma, come è noto, dispone che si considerano residenti in Italia le società o gli enti che per la maggior parte del periodo d’imposta hanno nel territorio dello Stato la sede legale, la sede dell’amministrazione oppure l’oggetto principale dell’ attività.
Sul punto si evidenzia un conflitto con la disposizione dell’art. 8 della Convenzione in cui prevale il principio dell’effettività della sede dell’azienda su quello, sussidiario, della sede legale.
Solo nel caso marginale in cui la sede effettiva sia situata a bordo della nave, i redditi si considerano conseguiti, e sono quindi imponibili nella nazione nei cui registri la stessa risulti immatricolata.

La norma in commento, pur comportando un inevitabile restringimento del principio interno di territorialità, potrebbe non necessariamente determinare anche una diminuzione del gettito risultando applicabile anche alle imprese di navigazione aerea e marittima il principio di tassazione del reddito d’impresa derivante da attività esercitate in Italia mediante una stabile organizzazione.

Incidenza sul gettito:  Non rilevante stante l’esiguità delle fattispecie applicabili

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4. Le imprese associate (art. 9)

Lo schema dell’art. 9 ricalca quello del modello OCSE e, trattando delle imprese associate (società madri e figlie), detta dei criteri di carattere generale in terna di determinazione dei prezzi di trasferimento inter-company.

Sul punto la disciplina interna anche interpretata dalla prassi di fonte ministeriale può ritenersi sostanzialmente coerente con le indicazioni emergenti dalla Convenzione contro le doppie imposizioni. e pertanto. a seguito della introduzione della suddetta disposizione, non dovrebbero generarsi significative contrazioni della base imponibile ai tini delle imposte dirette.

Incidenza sul gettito:  Non rilevante

 

5. I dividendi_( Art.10)

In tema di tassazione dei dividendi pagati da società italiane a soggetti fiscalmente residenti in San Marino, l’art. 10, introducendo talune specifiche limitazioni all’applicazione della ritenuta, in concreto potrebbe ridurre il prelievo fiscale nel nostro Paese in tutti i casi in cui a disciplina convenzionale si dimostrasse più favorevole di quella interna.

Dall’esame dei dati delle dichiarazioni dci sostituti di imposta rilevati sul mod. 770/2010, ultimi disponibili, emerge che nel 2009 su un totale di 4,2 milioni di euro di dividendi distribuiti a soggetti residenti in San Marino:

- 707000 euro di dividendi non sono assoggettati ad alcuna ritenuta in uscita dall’Italia;

- 310.000 euro di dividendi scontano una ritenuta od imposta sostitutiva del 12,5% per totali 39.000 euro, trattandosi presumibilmente di proventi relativi ad azioni di risparmio;

- 3,15 milioni di curo di dividendi sono assoggettati all’aliquota ‘ordinaria” del 27 per cento per ritenute pari a 0,85 milioni di euro.

C’è da rilevare che le aliquote appena esposte risultano quelle vigenti per l’anno di imposta 2009, mentre il recente DL 138/2011 ha modificato la tassazione dei dividendi percepiti da soggetti non residenti. La normativa italiana, fino al 31 dicembre 2011, stabiliva, per il soggetto percipiente senza stabile organizzazione in Italia, che il dividendo fosse assoggettato (art. 27. co. 3, DPR 600/73) a ritenuta a titolo di imposta del 27% (12.S% in caso di azioni di risparmio). Inoltre, se fra Italia e Stato estero, in cui risiedeva il percipiente del dividendo, fosse stata in vigore una Convenzione contro e doppie imposizioni si applicava la disciplina convenzionale, se più favorevole.

Il percipiente non residente (diverso dall’azionista di risparmio) avrebbe avuto diritto al rimborso, fino ai 4/9 della ritenuta, dell’imposta che dimostrava di aver pagato all’estero in via definitiva sugli stessi utili.

La nuova tassazione, stabilita dal DL 138/2011 prevede nuove aliquote a partire dal 1 gennaio 2012: la ritenuta alla fonte del 27% è ridotta al 20%, mentre quella sulle azioni di risparmio del 12,5% è elevata al 20%.

Conseguentemente la quota di rimborso per il percipiente non residente passa dai 4/9 a 1/4. Rimane salva l’applicazione della ritenuta in misura ridotta in caso di aliquota più favorevole per l’esistenza di una Convenzione contro le doppie imposizioni nei confronti dello Stato del percipiente.

Pertanto, nel caso dello Stato della Repubblica di San Marino, non esistendo attualmente in vigore alcuna Convenzione contro le doppie imposizioni, si tratta di stimare i flussi di dividendi attualmente esistenti e le corrispondenti ritenute alla luce delle aliquote applicate dal gennaio 2012 nei confronti delle quali andranno a incidere le aliquote che verranno introdotte con la Convenzione in oggetto (Allegato 8 - 25 giugno 2009 del Protocollo di modifica della Convenzione firmata a Roma il 21 marzo 2002).

Pertanto a legislazione vigente i flussi dei dividendi vengono così stimati:

- 707.000 euro di dividendi non sono assoggettati ad alcuna ritenuta in uscita dall’Italia;

- 3.47 milioni di curo di dividendi (0,31 + 3,16) scontano una aliquota deI 20% per circa 700.000 euro di ritenute;

Rispetto alla appena evidenziata situazione, l’introduzione dell’art. 10 determina l’applicazione delle ritenute: a) dello 0% sui dividendi pagati a soci-società sammarinesi che detengono almeno il 10% per cento del capitale della società italiana che distribuisce i dividendi per un periodo di almeno 12 mesi antecedente alla data della delibera di distribuzione dei dividendi; b) del 15 per cento dell’ammontare lordo dei dividendi, in tutti gli altri casi.

Ciò potrebbe, quindi determinare una diminuzione di gettito, che si stima da un minimo di euro 180.000 ad un massimo di euro 600.000.

La diminuzione di gettito minima pari a 0,18 milioni di euro (0,7 milioni meno il 15% di 3,47 milioni) deriva dall’applicazione dell’aliquota convenzionale del 15 per cento ai dividendi attualmente sottoposti alla ritenuta del 20 per cento. In sostanza, si assume che tutti i dividendi distribuiti a società sammarinesi siano assoggettati all’aliquota convenzionale del 15%.

La diminuzione massima di gettito, pari a 600.000 euro è calcolata considerando che i dividendi in uscita dall’Italia potrebbero beneficiare dell’aliquota convenzionale pari a zero, che si applicherebbe sul totale dei dividendi il cui beneficiano sia una società con partecipazione qualificata. La stima è effettuata quindi su un importo di dividendi pari a complessivi 3.47 milioni di euro, a meno (li una quota del 20% rappresentante i casi connessi alla percezione dei dividendi da parte di soggetti “non qualificati”, ovvero da parte di persone fisiche cui si applicherebbe la ritenuta del 15%) (Nota: La percentuale relativa alle partecipazioni qualificate, stimata nell’ordine de1180% del totale dei dividendi distribuiti, è stata ottenuta dall’analisi puntuale degli importi dei dividendi evidenziati nel quadro SK del modello 770/2010, assumendo conio qualificari gli importi distribuiti più elevati.). Applicando la lett. b) dell’art. 10 della Convenzione, così come previsto da!I’art. 1, secondo paragrafo del Protocollo di modifica, si renderebbero dovute ritenute per circa 100.000 euro (3,47 X 20% X 15%), determinandosi così una diminuzione di gettito pari a 600.000 euro (0.7 milioni -0,1 milioni).

Si potrebbero altresì considerare gli effetti sull’erario determinati dalle eventuali richieste di rimborso effettuate dai contribuenti percettori di dividendi, diversi dagli azionisti di risparmio, fino a concorrenza di un quarto dell’imposta che dimostrino di aver pagato all’estero in via definitiva sugli stessi utili, mediante certificazione del competente ufficio fiscale dello Stato estero. In via prudenziale, essendo tali rimborsi di entità inferiore ai corrispondenti rimborsi richiesti con la normativa precedente (1/4 in luogo dei 4/9), tali effetti non vengono considerati.

Una breve annotazione riguarda i dividendi non assoggettati a ritenuta, pari a complessivi 707.000 euro. Presumibilmente dovrebbe trattarsi di dividendi pagati in relazione a partecipazioni relative a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti sammarinesi. In questo caso, per effetto degli artt. 151, 152, 153 Tuir e dell’mi. 27, del D.P.R. n. 600/73, il dividendo concorre a formare il reddito d’impresa imponibile della stabile organizzazione e conseguentemente è soggetto al medesimo regime fiscale della inapplicabilità delle ritenute, previsto per i dividendi corrisposti a imprese residenti. La Convenzione non introduce modifiche al regime sopra descritto e conseguentemente non determina nella fattispecie alcuna variazione di gettito.

La disposizione del quarto comma dell’art. 10 - in tema di dividendi corrisposti su partecipazioni che si ricollegano effettivamente a stabili organizzazioni in Italia di soggetti sammarinesi - rinvia alla disciplina interna e, dunque, non necessita di specifici chiarimenti atteso che già in base alla disciplina vigente non sono soggetti a ritenuta i dividendi pagati su partecipazioni relative a stabili organizzazioni nel territorio dello Stato.

Per quanto concerne invece i dividendi percepiti da soggetti residenti in Italia in relazione a partecipazioni detenute in società anonime sammarinesi, in base al vigente art. 39 della Legge 13 ottobre 1984, n. 91 della Repubblica di San Marino, non dovrebbero applicarsi le ritenute nello Stato della fonte. E’ altresì previsto che l’imposta generale sul reddito fiscale d’esercizio pagata dalle predette società è liberatoria anche per i soggetti che percepiscono gli utili distribuiti. Sulla base di tali previsioni normative deve assumersi che per i dividendi distribuiti da società anonime sammarinesi non vi sia tassazione in capo al socio non residente e quindi nessun credito d’imposta recuperabile nella dichiarazione annuale dei redditi.

In definitiva, la diminuzione di gettito, assumendo prudenzialmente che si verifichi l’ipotesi di massima perdita di gettito prima illustrata, si stima in circa 600.000 euro.

Incidenza sul gettito perdita di circa 600,000

 

6 Gli interessi (art.11)

In tema di interessi, dall’esame dei dati disponibili per il 2009 emerge che in base alla disciplina interna vigente nel 2009, la quasi totalità degli interessi corrisposti a soggetti residenti a San Marino, o non stata soggetta ad alcuna ritenuta o ha scontato una ritenuta inferiore a quella massima convenzionalc deI 13 per cento.

Infatti si tratta di interessi che bcl1eficiano di un trattamento extra-territoriale.

In particolare, dai dati forniti emerge che gli interessi su depositi e conti correnti postaili e bancari non hanno subito alcuna ritenuta. Per completezza si segnala che la voce più significativa della categoria di redditi in esame (pari nel 2009 ad oltre 10,5 milioni di curo), come già rilevato in base alla disciplina interna, già soggiace al principio di extraterritorialità dettato daIl’art. 23, primo comma, lett. b) Tuir.

Pertanto, tali redditi sono esclusi da imposizione in Italia, se il beneficiano à residente all’estero.

Agli interessi vanno equiparati ai tini fiscali anche i certificati di deposito e i buoni fruttiferi emessi dal 1 luglio 1998 che neI 2009 sono stati pari a 2,5 milioni di euro.

La proposta di modifica della Convenzione firmata nel marzo 2002, di cui aIl’art. 2 secondo paragrafo del Protocollo di modifica dei giugno 2009 della Convenzione, prevede che, qualora il beneficiano dcgli interessi sia una società che detiene almeno il 25% deI capitale della società che corrisponde gli interessi per un periodo di almeno un anno, non venga applicata alcuna ritenuta; il 13% in tutti gli altri casi.

Dai dati disponibili risulta che, oltre gli interessi già evidenziati, neI 2009 sono stati corrisposti a residenti di San Marino, importi per circa 600000 euro, sottoposti ad una ritenuta del 12,5%. Nel caso che tali importi, in seguito alla riforma dell’imposizione dei redditi di capitale (DL 138/201 1), siano sottoposti integralmente alla maggiore aliquota del 20%, essi originerebbero un introito per l’erario pari a 120.000 curo. Nell’ipotesi prudenziale che l’intero importo possa beneficiare dell’aliquota nulla, la perdita di gettito corrisponderebbe a circa 120.000 curo.

Per quanto concerne gli interessi corrisposti da soggetti sammarinesi a favore di non residenti, il vigente art. 39 della Legge 13 ottobre 1984, n. 91 della Repubblica di San Marino prevede l’applicazione di una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta nella misura massima del 13 per cento.

Poiché la bozza di Convenzione prevede la tassazione per parte degli interessi, CiOè quelli afferenti a rapporti di partecipazione non qualificata fra società, nello Stato di residenza del percettore. ma con possibilità di applicazione nello Stato della fonte della ritenuta del 13 per cento dell’ammontare lordo degli interessi, evidentemente non dovrebbero verificarsi delle  variazioni in termini di gettito rispetto alla attuale situazione atteso che il credito d’imposta oggi computato in dichiarazione dai soggetti residenti in Italia verrebbe sostanzialmente riconosciuto anche a seguito dell’entrata in vigore dalla Convenzione.

D’altro canto, per la parte clic non sconterebbe più alcuna ritenuta, si avrebbe un teorico recupero di gettito corrispondente alla mancata fruizione del credito di imposta del residente italiano (art.165 TUIR), Tuttavia in mancanza di specifiche informazioni tali importi si ritengono prudenzialmente non rilevanti.

Incidenza sul gettito Perdita di circa 120.000 euro

 

7. I canoni (art. 12)

I redditi derivanti dall’utilizzazione di opere dell’ingegno, di brevetti industriali, marchi d’impresa, nonché di processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale e scientifico e, più in generale i redditi derivanti dall’utilizzazione di beni immateriali si considerano prodotti in Italia per il solo fatto di essere erogati (ad un non residente, privo di stabile organizzazione in Italia) dallo Stato, da soggetti residenti nel nostro Stato o da stabile organizzazione nel territorio dello Stato di soggetti non residenti.

La ritenuta applicabile sui suddetti compensi erogati a non residenti è del 30 per cento stilla parte imponibile data dall’ammontare lordo di tali compensi al netto dell’abbattimento forfetario pari aI 25% a titolo di spese sostenute (cfr. art.54, comma ottavo, TUIR).

Tale disciplina tributaria trova fondamento nell’art. 53, secondo comma, lett. b) TUIR e nell’art, 25, comma quarto, DPR n. 600 del 1973.

La Convenzione tra Italia e San Marino prevede che i canoni siano assoggettati ad imposizione nello Stato di residenza del percipiente. ma è prevista anche una limitata tassazione nello Stato della fonte  del reddito.

In base a tale disposizione, l’imposta italiana risulterà pari a zero qualora il beneficiano dei canoni sia una società che detiene almeno il 25% del capitale della società che li corrisponde da almeno un anno precedente la data di pagamento (secondo quanto stabilito nel Protocollo di modifica all’art, 3 paragrafo 2 della Convenzione del marzo 2002).

Negli altri casi l’aliquota non potrà eccedere il 10 per cento dell’ammontare lordo dei canoni, Dalla rilevazione eseguita per l’anno 2009, emerge che le royalties percepite da sammarinesi ammontano a complessive € 412.000 (comprendenti 200000 euro relativi a compensi per l’utilizzo di attrezzature industriali) e che le ritenute applicate sono pari a € 120.000. A seguito dell’entrata in vigore della disciplina convenzionale, più favorevole, le ritenute potrebbero ridursi a circa € 8.000 con una diminuzione di gettito nell’ordine di 112.000 euro. Per effettuare la stima, in mancanza di elementi circostanziati, si è assunta come valida la percentuale di partecipazione qualificata precedentemente utilizzata per stimare gli effetti dell’articolo O, ovvero 1’80% degli importi afferenti ad imprese legate da rapporti di partecipazione qualificata; tale quota non sconterebbe quindi alcuna ritenuta sui canoni, mentre  un restante 20% di soggetti non ricadenti in tale fattispecie, si vedrebbe invece applicata l’aliquota convenzionale del 10%. Per quanto concerne, invece, i canoni provenienti da San Marino pagati a soggetti residenti in Italia, va precisato che, in base all’arI. 19 della Legge sammarinese 13 ottobre 1984, n. 91, detti proventi rientrano nell’ambito della categoria dei redditi di lavoro autonomo e sono soggetti all’applicazione di una ritenuta a titolo d’imposta nello Stato della fonte del 15 per cento. Detta ritenuta viene applicata sul 75 per cento del compenso medesimo, atteso che in base all’art. 19 citato, ai fini delta determinazione del reddito imponibile sammarinese si applica una deduzione forfetaria dcl 25 per cento.
Pertanto, considerando che la novella convenzionale prevede due aliquote (una pari al 10% e l’altra nulla) entrambe inferiori alla vigente ritenuta, pari al 15%, ne conseguirebbe un effetto positivo sul gettito costituito dalla riduzione del credito per imposte assolte all’estero (art. 165 Tuir)
Per la stima di tale recupero di gettito mancano indicazioni in ordine all’ammontare  dei proventi percepiti da soggetti residenti in Italia, la cui entità si ritiene prudenzialmente non rilevante.
Incidenza sul gettito:  perdita di circa € 112.000

 

8. Gli utili di capitale (art. 13) La disposizione in esame disciplina il regime di tassazione delle plusvalenze derivanti:
- dall’alienazione di beni immobili situati nell’altro Stato contraente. Pertanto, la norma non considera le plusvalenze su immobili situati nello Stato  di residenza dell’alienante o in uno Stato terzo rispetto ai contraenti;
- dall’alienazione di i beni mobili facenti parte della proprietà aziendale di una stabile organizzazione. Si considera proprietà mobiliare qualsiasi proprietà diversa da quella immobiliare e, quindi, si comprendono nella nozione anche i beni immateriali (ad esempio, l’avviamento);
- dall’alienazione di navi e aeromobili  impiegati in traffico internazionale o di beni mobili adibiti all’esercizio di dette navi o aeromobili;
- in via residuale. dall’alienazione di ogni altro bene diverso dai precedenti. Ai fini dell’individuazione del regime fiscale applicabile alle plusvalenze in argomento, occorre far riferimento non soltanto alla Convenzione, ma anche alla disciplina interna, innanzitutto verificando se. nel caso specifico, ad esempio. per le plusvalenze realizzate in Italia non ricorra una delle ipotesi di esclusione o esenzione previste daIl’art. 23, comma 1, Iett. Q, dcl Tuir ovvero dell’art. 5, comma 5, del D. Lgs. n. 461/97. Una volta accertato che la plusvalenza, in base alla disciplina interna, è soggetta ad imposizione in Italia, si deve quindi verificare se la Convenzione esclude la tassazione in Italia del componente di reddito in esame.

Ciò premesso. dall’esame delle singole previsioni dell’art. 13 sopra elencate, emerge il quadro di riferimento di seguito riportato.

Per quanto riguarda gli utili derivanti dall’alienazione di beni immobili, la Convenzione non prevede la tassazione in via esclusiva nel Paese in cui l’immobile è situato.

Ciò implica che gli utili derivanti dall’alienazione di immobili situati a San Marino posseduti da soggetti fiscalmente residenti in Italia continueranno a concorrere alla formazione del reddito imponibile secondo le regole ordinarie, fermo restando il riconoscimento di un credito d’imposta, ex art. 23 della Convenzione, pari alle imposte eventualmente assolte nella Repubblica di San Marino. Peraltro, anche il meccanismo di riconoscimento del credito d’imposta nella sostanza replica quello già applicato in forza dell’art. 165 Tuir.

Anche per le plusvalenze derivanti da beni mobili appartenenti ad una stabile organizzazione, la norma in commento non introduce un criterio di tassazione in via esclusiva del reddito nello Stato della stabile organizzazione. Pertanto, valgono le considerazioni sopra svolte e la constatazione che anche a questi fini la disciplina convenzionale non dovrebbe produrre alcuna variazione di gettito.

Infine, per quanto concerne la disposizione residuale sugli utili  derivanti dall’alienazione di ogni altro bene diverso da quelli sopra menzionati, di cui al comma 4 art. 13 della Convenzione, viene introdotto il principio di tassazione esclusiva del reddito nel Paese di residenza dell’alienante. Ne consegue che gli utili derivanti dall’alienazione di quote di partecipazione detenute in società di capitali, obbligazioni  e titoli similari non facenti parte dell’attivo di una stabile organizzazione sono imponibili soltanto nello Stato di residenza del cedente.

In generale, per effetto dell’entrata in vigore della disposizione convenzionale in commento l’Italia, ferme restando le esclusioni ed esenzioni già previste dalla disciplina interna vigente, non potrà più assoggettare a tassazione, secondo la disciplina interna, i seguenti redditi prodotti da soggetti sammarinesi:

- plusvalenze da cessione di partecipazioni in società residenti non qualificate e non negoziate in mercati regolamentati (art. 67 n,3 lett. e-bis, Tuir), ad eccezione di quelle quotate le quali sono escluse da imposizione);

- proventi da cessioni di diritti d’opzione o titoli attraverso cui possono essere acquisite le partecipazioni non qualificate in società residenti;

- plusvalenze derivanti da cessione a titolo oneroso o da rimborso di titoli (individuali o di massa) non rappresentativi di merci e di certificati di massa non negoziati in mercati regolamentati (ari. 67. n. 3 Iett. c-tcr), Tuir ad eccezione di quelli quotati;

- plusvalenze su contratti a termine conclusi fuori dai mercati regolamentati (art. 67, n. 3 Lett.  c-quater del Tuir).

In base ai dati disponibili per l’anno d’imposta 2009, quali risultano dal quadro SO della dichiarazione annuale dei sostituti d’imposta mod. 770/2010 relativo all’obbligo di comunicazione da parte degli intermediari delle operazioni che generano redditi diversi di natura finanziaria, risulta che le operazioni poste in essere nell’annodi riferimento ammontano a circa 39 milioni di euro.

In ordine alla quantificazione della diminuzione di gettito non è possibile fornire una determinazione puntuale a causa della irreperibilità  di indicazioni in merito alla individuazione della natura degli investimenti in argomento e all’ammontare di ritenute ed imposta sostitutiva applicate alle plusvalenze realizzate.

In particolare, il quadro SO del modello 770 individua le operazioni imponibili poste in essere con l’intervento di intermediari professionali e degli altri soggetti indicati dall’art. 10, primo comma, del D. Lgs. n. 461/1997 che possono generare redditi diversi dì natura finanziaria ex art. 67, comma 1, Lett. da e) a c-quinquies), del Tuir, Sono invece escluse da tale comunicazione le operazioni imponibili poste in essere senza l’intervento di detti soggetti nonché quelle che non determinano l’emersione di materia imponibile perché escluse o esenti da imposizione o perché assoggettate a prelievo alla fonte a titolo definitivo nell’ambito dei regimi del risparmio amministrato o gestito.

Fermo quanto precede, pur considerando che si tratta di un dato relativo alle operazioni imponibili e non alle plusvalenze, riteniamo di poter quantificare in via del tutto approssimativa - che la diminuzione di gettito sia pari a 1.95 milioni di euro circa.

Tale ammontare stato desunto considerando che le plusvalenze imponibili di cui sopra assommino prudenzialmente al 25 per cento dell’ammontare complessivo delle operazioni segnalate (Euro 39.000.000) e, quindi, a 9,7 milioni dì euro e che le ritenute od imposte sostitutive versate siano, attualmente, in prevalenza del 20 per cento e, quindi, pari a 1.95 milioni di euro circa.

La percentuale del 25 per cento è stata determinata in considerazione del generale andamento dei mercati ed assumendo che essa rappresenti prudenzialmente la remunerazione a medio termine riveniente dagli investimenti operati con riferimento a titoli azionari. Si è, inoltre, considerato il fatto che nel quadro SO del modello 770 non affluiscono le operazioni poste in essere dai soggetti sammarinesi senza l’intervento degli intermediari professionali e che pertanto, l’ammontare complessivo delle plusvalenze imponibili in Italia potrebbe essere influenzato anche da questa ulteriore componente reddituale.

Ai fini della presente relazione occorre effettuare una valutazione avente ad oggetto l’eventuale recupero di gettito derivante dal minor credito di imposta che potrebbe essere recuperato in Italia per effetto della introduzione della normativa convenzionale in materia di tassazione di capital  gain.

Dalle informazioni assunte presso l’Ufficio tributario del Dipartimento Finanze e Bilancio della Repubblica di San Marino, e plusvalenze derivanti dalla cessione di titoli e quote di società Sammarinesi da parte di soggetti non residenti non costituisce il presupposto per l’applicazione  dell’imposta generale sui redditi e conseguentemente  sui proventi in esame non si effettua alcun prelievo di imposta. Da ciò consegue che, in relazione a tale categoria di redditi, i soggetti residenti in Italia già in base alla attua]c normativa non procedono al recupero di crediti di imposta per imposte estere in dichiarazione annuale dei redditi.

In conclusione, l’entrata in vigore del regime di tassazione convenzionale dei capital gain potrebbe determinare una perdita di gettito per un importo di 1.950.000 euro per effetto delta introduzione del principio di tassazione esclusiva nello Stato di residenza del percipiente.

Diminuzione del gettito:  per un importo pari a circa 1 .950.000 euro

 

9. Professioni indipendenti (art. 14)

La norma disciplina i redditi derivanti dall’escreizio di una libera professione o da altre attività analoghe di tipo indipendente.

L’ambito della categoria — in mancanza di disposizioni tassative, ad eccezione del requisito dell’indipendenza — consente di ritenere la categoria in questione speculare a quella dei redditi di lavoro autonomo disciplinata dall’art. 53 del Tuir. Per quanto concerne l’applicabilità della normativa convenzionale in relazione a redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da soggetti non residenti, è opportuno.

Incidenza sul gettito richiamare la modalità di tassazione indicata nell’art. 25 del D.P.R. n. 600/73. che prevede l’obbligo di assoggettamento a ritenuta alla fonte a titolo di imposta dei compensi erogati al non residente nella misura del 30 per cento.

Va peraltro rilevato che, non avendo la Convenzione recepito il principio - altrove presente - della imputabilità del reddito di lavoro autonomo alla base fissa, non dovrebbe riscontrarsi alcuna limitazione alla potestà di imposizione in Italia sui redditi derivanti dall’esercizio abituale di arti e professioni.

 

10. Lavoro dipendente (art. 15)

Per quanto concerne le remunerazioni (in denaro e in natura) per lavoro subordinato, l’art. 15 fissa il principio generale della tassazione nello Stato nel quale è effettivamente svolta la prestazione.

Il paragrafo 2 della norma introduce, poi, una deroga alla regola generale che è rivolta a disciplinare principalmente i casi in cui l’azienda invia personale all’estero. La permanenza all’estero di questo personale è normalmente di breve durata e quindi, per facilitare tali situazioni viene escluso qualsiasi potere impositivo da parte del Paese ospite a condizione che siano rispettate tutte e tre le condizioni indicate alle lettere a). b) e c) del paragrafo 2 citato.

In base alla disciplina dettata dalla Convenzione, opera il principio di tassazione concorrente, ferma restando la tassazione definitiva nello Stato di residen7a del prestatore di lavoro. In particolare per i soggetti residenti in Italia continuerà ad operare il principio di tassazione su base mondiale, mentre per i lavoratori che non possono considerarsi residenti in Italia o in base all’art. 2 del Tuir e/o in relazione alla normativa convenzionale, l’imposizione in Italia è limitata ai redditi ivi prodotti, A11’art. VI del Protocollo di modifica della Convenzione, al punto 6), con

riferimento all’art. 15 — lavoro dipendente — della Convenzione, si stabilisce che per quanto concerne i lavoratori frontalieri residenti in Italia, verrà applicato il regime di tassazione concorrente tramite modalità stabilite con legge ordinaria.

In definitiva, quindi, nei confronti del lavoro dipendente, non si apprezzano variazioni del gettito.

Incidenza sul gettito:   Non  rilevante

 

11. Compensi e gettoni di presenza (art. 16)

Per quanto concerne i compensi agli  amministratori ed ai sindaci il criterio adottato dalla Convenzione penalizza lo Stato di residenza del percettore spostando la tassazione nello Stato di residenza della società erogante.

Di conseguenza, nel caso di amministratori e sindaci residenti in Italia che ricevono emolumenti da società residenti in San Marino, il reddito sarà imponibile nello Stato estero.

Va tuttavia osservato che la Convenzione non limita il potere di tassazione degli emolumenti in questione al solo Stato di residenza della società erogante. Ciò legittima 1 Stato italiano all’applicazione dell’imposta nei confronti di amministratori e sindaci residenti nel nostro Paese e all’applicazione della ritenuta sugli emolumenti percepiti dai non residenti per le attività di sindaco o amministratore svolte in Italia.

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12. Artisti e sportivi ( art. 17)

L’attività svolta dagli artisti e dagli sportivi, qualunque sia la tipologia del reddito prodotto (lavoro autonomo, lavoro dipendente, impresa) viene disciplinata in modo unitario e tassata nello Stato in cui le prestazioni sono svolte. Lo stesso criterio vale anche nel caso in cui i compensi non vengano erogati direttamente all’artista o allo sportivo, ma ad altro soggetto (ad esempio società alla quale lo sportivo sia legato da rapporto di lavoro).

La norma, quindi, riconosce la potestà impositiva dell’Italia sui redditi derivanti dall’attività esercitata nel nostro Paese da tali soggetti, anche se residenti all’estero, e, comunque, non limita il potere di tassazione degli emolumenti percepiti da artisti e sportivi residenti in Italia per attività svolte in San Marino.

 

13. Altri  redditi (art.22)

Tale norma, avente carattere residuale, stabilisce che agli elementi di reddito non trattati negli altri articoli della Convenzione si applica il criterio di tassazione in funzione del luogo di residenza del soggetto che ha realizzato detto reddito.

L’applicazione della norma in esame potrebbe comportare una diminuzione di gettito significativa con riguardo alle prestazioni di lavoro autonomo occasionale rese da soggetti residenti in San Marino (sempre che non rientrino tra le prestazioni professionali disciplinate dall’art. 14 della Convenzione), prestazioni che, in base alla disciplina interna, sono assoggettate a ritenuta in Italia, come redditi diversi, se derivano da attività svolte nel territorio dello Stato.

Sostituire al luogo di svolgimento dell’attività quello di residenza del prestatore potrebbe in concreto impedire il prelievo alla fonte da parte dello Stato italiano, traducendosi in un minor gettito quantificabile nell’ordine di circa 40.000 euro, ammontare questo corrispondente alle ritenute operate nell’anno 2009 su compensi per prestazioni occasionali.

A tale importo dovrebbe prudenzialmente sommarsi quello di euro 140.000 rappresentato dalle ritenute applicate in Italia sui redditi diversi percepiti da soggetti sammarinesi pari a complessivi euro 550.000. Si precisa che tale importo è relativo a proventi compresi nella sezione Comunicazione dati certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi del modello 770 del 2010, ma che tuttavia non sono individuati per natura, né sono riconducibili ad alcuna specifica tipologia di provento.

Pur in assenza di precise informazioni si è ritenuto opportuno ricondurre tali proventi nell’ambito applicativo dell’art 22 della Convenzione, in ragione della natura residuale di tale disposizione e della apparente estraneità dei proventi in esame dagli altri redditi oggetto di specifica disciplina nelle altre disposizioni della Convenzione medesima.

In conclusione, si ritiene, quindi, che l’applicazione della disciplina convenzionale potrebbe apportare una diminuzione di gettito di circa 180.000 euro.

Incidenza sul gettito:  Diminuzione del gettito per un importo pari a € 180.000 circa

 

Entrata in vigore ed effetti sul gettito

In relazione a quanto previsto dall’art. VII del Protocollo di modifica, nell’ipotesi di entrata in vigore della Convenzione contro le doppie imposizioni tra l’Italia e la Repubblica di San Marino nel corso del 2013, la perdita di gettito per cassa, dal 2014, è valutata in euro 3.282.000 in ragione d’anno, come di seguito riepilogato.

effetti sul gettito

art. 7-non applicazione ritenuta a titolo d’imposta sugli utili di impresa: -320.000

art.10  - modifica aliquota ritenuta dividendi:  -600.000

art 11 -Modifica della  ritenuta su interessi:  -120.000

art. 12- Royalfies modifica  aliquota: - 112.000

art. 13 - modifica aliquota della ritenuta  sulle plusvalenze: - 1.950.000

art. 22- altri redditi: 180.000

TOTALE: -3.282.000

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ANALISI TECNICO-NORMATIVA

PARTE I. ASPETTI TECNICO-NORMATIVI DI DIRITTO INTERNO

1) Obiettivi e necessità dell'intervento normativo. Coerenza con il programma di Governo.

        La necessità di procedere alla stipula di una Convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali, con protocollo aggiuntivo, firmata a Roma il 21 marzo 2002 e del relativo Protocollo di modifica, firmato a Roma il 13 giugno 2012, deriva dall'esigenza di disciplinare gli aspetti fiscali relativi alle relazioni economiche tra l'Italia e San Marino, al fine di eliminare il fenomeno della doppia imposizione.

        Per quanto attiene, in particolare, al successivo Protocollo di modifica della Convenzione, firmato a Roma il 13 giugno 2012, la conclusione dello stesso deriva dalla necessità di aggiornare alcune delle disposizioni convenzionali, adeguandole, in particolare per quanto attiene allo scambio di informazioni fiscali (articolo 26), agli attuali standard internazionali in materia.

        Come noto, infatti, le azioni di contrasto nei confronti dei paradisi fiscali sono al centro di varie iniziative in diverse sedi multilaterali alle quali l'Italia partecipa attivamente (in particolare, G8 - G20 – OCSE Global Forum on Taxation – ONU ed Unione europea). Tali azioni hanno portato a definire un unico «quadro» internazionale di riferimento in materia di trasparenza e scambio di informazioni.

        In tale contesto, appare di assoluto rilievo sottolineare come tale Protocollo, modificando l'articolo 26 (Scambio di informazioni) della Convenzione, definisca una base giuridica in linea con i precitati princìpi ed idonea ad intensificare e rafforzare la cooperazione tra le amministrazioni fiscali dei due Paesi, in vista di una più efficace lotta all'evasione fiscale.

        Il nuovo articolo 26, il cui draft è conforme all'attuale standard dell'OCSE (Modello OCSE 2005), consentirà inoltre il superamento del segreto bancario con San Marino.

        Da tali obiettivi possono verosimilmente attendersi effetti positivi per l'erario, in conseguenza di una più efficace attività di accertamento dell'Amministrazione finanziaria, che potrebbe condurre all'emersione di maggiore base imponibile, al contrasto di fenomeni di evasione fiscale e ad un potenziale recupero di gettito per l'erario italiano.

        Si evidenzia, da ultimo, che proprio al fine di perseguire una reale e concreta collaborazione tra le Parti, nel precitato Protocollo di modifica della Convenzione (articolo V) è stata inserita una clausola che stabilisce la sospensione dei benefìci sulle ritenute di cui agli articoli 10, 11 e 12 (dividendi, interessi e canoni), qualora non sia adeguatamente applicato lo scambio di informazioni previsto dall'articolo 26. 

2) Analisi del quadro normativo nazionale.

        Per quanto concerne l'Italia, la Convenzione riguarda, come indicato all'articolo 2, paragrafo 3, lettera b), del testo firmato:

            a) l'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), di cui al titolo I del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

            b) l'imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG), che ora deve intendersi sostituita dall'imposta sul reddito delle società (IRES – di cui al titolo II del TUIR), secondo le modifiche introdotte nel testo unico delle imposte sui redditi dal decreto legislativo 12 dicembre 2003, n. 344, considerato inoltre l'articolo 2, paragrafo 4, della Convenzione;

            c) l'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP), istituita con il decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

3) Incidenza delle norme proposte sulle leggi e sui regolamenti vigenti.

        In forza del richiamo effettuato alle norme di diritto internazionale pattizio dall'articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dall'articolo 169 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le disposizioni della Convenzione in questione, nonché quelle del relativo Protocollo di modifica, al pari di quelle contenute nelle altre Convenzioni per evitare le doppie imposizioni stipulate dall'Italia, modificano la potestà impositiva del nostro Paese in relazione a quanto previsto dalle leggi vigenti.

        Ciò comporta la necessità di autorizzazione parlamentare alla ratifica e non anche la predisposizione di ulteriori norme di adeguamento all'ordinamento interno.

4) Analisi della compatibilità dell'intervento con i princìpi costituzionali.

        L'intervento risulta compatibile con i princìpi costituzionali, in particolare con quelli stabiliti all'articolo 80 della Costituzione, per i quali si rinvia al successivo punto 7), e con quelli di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera a), della Costituzione, che riserva la materia «politica estera e rapporti internazionali dello Stato» alla competenza legislativa esclusiva dello Stato.

5) Analisi della compatibilità dell'intervento con le competenze e le funzioni delle regioni ordinarie e a statuto speciale, nonché degli enti locali.

        L'articolo 117 della Costituzione definisce la politica estera e i rapporti internazionali dello Stato come materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato.

Le regioni italiane, incluse quelle a statuto speciale, non hanno la possibilità di stipulare autonomamente accordi per evitare le doppie imposizioni con altri Stati; pertanto la Convenzione in esame è compatibile con le competenze delle suddette regioni.

6) Verifica della compatibilità con i princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza sanciti dall'articolo 118, primo comma, della Costituzione.

        La Convenzione non incide sulle fonti legislative primarie che dispongono il trasferimento delle funzioni amministrative agli enti locali.

7) Verifica dell'assenza di rilegificazioni e della piena utilizzazione delle possibilità di delegificazione e degli strumenti di semplificazione normativa.

        Ai sensi dell'articolo 23 della Costituzione, la norma tributaria ha come fonte primaria la legge dello Stato; inoltre l'articolo 80 della Costituzione prescrive l'intervento del Parlamento per la ratifica degli accordi internazionali.

        Nel caso di specie, pertanto, non esiste possibilità di delegificazione. Per l'entrata in vigore della Convenzione in esame, nonché del successivo Protocollo di modifica, è quindi obbligatoria l'approvazione di una legge che autorizzi la ratifica da parte del Presidente della Repubblica.

8) Verifica dell'esistenza di progetti di legge vertenti su materia analoga all'esame del Parlamento e relativo stato dell’iter.

        Non sono attualmente all'esame del Parlamento disegni di legge di ratifica di accordi della specie con San Marino.

9) Indicazione delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della pendenza di giudizi di costituzionalità sul medesimo o analogo oggetto.

        Non si è a conoscenza di giurisprudenza o giudizi di costituzionalità in materia.

PARTE II. CONTESTO NORMATIVO DELL'UNIONE EUROPEA E INTERNAZIONALE

10) Analisi della compatibilità dell'intervento con l'ordinamento dell'Unione europea.

        La Convenzione tra l'Italia e San Marino per evitare le doppie imposizioni, al pari di altri accordi della specie stipulati dall'Italia, è

 

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basata sul modello di convenzione OCSE e non include alcuna clausola cosiddetta «della nazione più favorita»; pertanto, non possono essere estesi ai soggetti residenti a San Marino, cui sarà applicabile la nuova Convenzione, eventuali disposizioni più favorevoli contenute in accordi differenti da quello in esame conclusi dall'Italia con Stati membri dell'Unione europea o in altri accordi conclusi dall'Italia con altri Stati.

        Inoltre, l'accordo internazionale in esame non si differenzia, se non in alcuni aspetti derivanti dalla particolarità dei sistemi fiscali dei due Paesi, dalle disposizioni contenute nel modello di Convenzione concordato in sede OCSE. Su tale modello, infatti, sono basati gli accordi della specie stipulati dal nostro Paese, le cui disposizioni non contrastano con le norme europee.

        D'altra parte, il modello di convenzione per evitare le doppie imposizioni curato ed aggiornato dall'OCSE è riconosciuto in ambito internazionale, ispirando così la generalità delle convenzioni bilaterali della specie stipulate dagli Stati membri dell'Unione europea.

        In ragione di quanto sopra, pertanto, non si ritiene che la Convenzione tra Italia e San Marino, nonché il successivo Protocollo di modifica, presentino aspetti di incompatibilità con il diritto dell'Unione europea.

11) Verifica dell'esistenza di procedure di infrazione da parte della Commissione europea sul medesimo o analogo oggetto.

        Non vi sono procedure di infrazione sull'argomento.

12) Analisi della compatibilità dell'intervento con gli obblighi internazionali.

        In considerazione della specificità della materia oggetto dell'intervento, si ritiene che lo stesso non presenti aspetti di incompatibilità con gli obblighi internazionali assunti dal nostro Paese.

        In tale contesto, si sottolinea come l'accordo con San Marino sia in linea con gli orientamenti condivisi dall'Italia in diverse sedi internazionali (in particolare, G8 – G20 – OCSE Global Forum on Taxation – ONU ed Unione Europea).

13) Indicazione delle linee prevalenti della giurisprudenza ovvero della pendenza di giudizi innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea sul medesimo o analogo oggetto.

        Non vi sono linee prevalenti di giurisprudenza, né sono pendenti giudizi innanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea in materia.

14) Eventuali indicazioni sulle linee prevalenti della regolamentazione sul medesimo oggetto da parte di altri Stati membri dell'Unione europea.

        Come già rappresentato al punto 10), gli Stati membri della UE, nella stipula di accordi della specie, si ispirano perlopiù al modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni.

 

PARTE III. ELEMENTI DI QUALITÀ SISTEMATICA E REDAZIONALE DEL TESTO

1) Individuazione delle nuove definizioni normative introdotte dal testo, della loro necessità, della coerenza con quelle già in uso.

        Le definizioni normative non si discostano dalle formulazioni contenute nel modello OCSE di riferimento e da quelle contenute nella normativa fiscale vigente in Italia.

        In ogni caso, il paragrafo 2 dell'articolo 3 della Convenzione precisa che le espressioni non diversamente definite hanno il significato che ad esse è attribuito dalla legislazione dello Stato contraente relativa alle imposte oggetto della Convenzione, a meno che il contesto non richieda una diversa interpretazione.

2) Verifica della correttezza dei riferimenti normativi contenuti nel progetto, con particolare riguardo alle successive modificazioni e integrazioni subite dai medesimi.

        Le denominazioni delle imposte riportate nel testo della Convenzione e del Protocollo, con riferimento all'Italia, sono conformi alle definizioni contenute nel testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, così come modificato dal decreto legislativo n. 344 del 2003, nonché nel decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.

3) Ricorso alla tecnica della novella legislativa per introdurre modificazioni e integrazioni a disposizioni vigenti.

        Per l'entrata in vigore della Convenzione e del Protocollo in esame è obbligatoria l'approvazione parlamentare di una legge che autorizzi la ratifica da parte del Presidente della Repubblica. Non sono necessarie ulteriori norme di adeguamento all'ordinamento interno.

4) Individuazione di effetti abrogativi impliciti di disposizioni dell'atto normativo e loro traduzione in norme abrogative espresse nel testo normativo.

        Nel testo normativo non sono presenti disposizioni aventi effetti abrogativi né espliciti né impliciti.

5) Individuazione di disposizioni dell'atto normativo aventi effetto retroattivo o di reviviscenza di norme precedentemente abrogate o di interpretazione autentica o derogatorie rispetto alla normativa vigente.

        Non sono previste all'interno dell'atto da recepire disposizioni aventi effetto retroattivo, né disposizioni delle altre tipologie indicate.

6) Verifica della presenza di deleghe aperte sul medesimo oggetto, anche a carattere integrativo o correttivo.

        Non sono presenti deleghe aperte sul medesimo oggetto.

7) Indicazione degli eventuali atti successivi attuativi; verifica della congruità dei termini previsti per la loro adozione.

        Dopo la ratifica con legge dell'accordo in esame ai sensi dell'articolo 80 della Costituzione, non sono previsti successivi atti attuativi.

8) Verifica della piena utilizzazione e dell'aggiornamento di dati e di riferimenti statistici attinenti alla materia oggetto del provvedimento, ovvero indicazione della necessità di commissionare all'Istituto nazionale di statistica apposite elaborazioni statistiche con correlata indicazione nella relazione economico-finanziaria della sostenibilità dei relativi costi.

        Nel rinviare a quanto indicato nella relazione tecnica sulla valutazione sugli effetti di gettito, si precisa che per la predisposizione dello schema di atto normativo sono stati utilizzati i dati statistici già in possesso dell'amministrazione.

 

ANALISI DELL'IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE (AIR)

SEZIONE 1 – CONTESTO ED OBIETTIVI

A) Sintetica descrizione del quadro normativo vigente.

        Non esiste un accordo contro le doppie imposizioni tra Italia e San Marino. Con il presente disegno di legge si intende pertanto autorizzare la ratifica sia della Convenzione tra Italia e San Marino per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire la frode e l'evasione fiscale, firmata a Roma il 21 marzo 2002, sia del relativo Protocollo di modifica, firmato a Roma il 13 giugno 2012.

B) Illustrazione delle carenze e delle criticità constatate nella vigente situazione normativa, corredata dalla citazione delle relative fonti di informazione.

        Il Protocollo, modificando il precedente accordo del 2002, predispone la base normativa adeguata allo scopo di aggiornare alcune delle disposizioni contenute nella stessa Convenzione, con particolare riferimento allo scambio di informazioni fiscali (articolo 26), ora in linea con gli attuali standard europei.

        L'atto internazionale provvede ad ampliare la cooperazione tra le amministrazioni, con particolare riguardo allo scambio di informazioni fiscali, prevedendo, tra l'altro, il superamento del segreto bancario.

C) Rappresentazione del problema da risolvere e delle esigenze sociali ed economiche considerate, anche con riferimento al contesto internazionale ed europeo.

        Con la Convenzione si intende agevolare i rapporti economici tra i due Paesi garantendo trasparenza e prevenendo le eventuali evasioni fiscali. L'atto internazionale vuole agevolare gli aspetti fiscali per evitare fenomeni di doppia imposizione. Inoltre, rispondere all'esigenza di definire una base giuridica di riferimento per gli operatori economici italiani che effettuano attività di interscambio commerciale e finanziario con San Marino. Attualmente (dati 2011), l'interscambio commerciale bilaterale è pari a 4,51 miliardi di euro (stima 2012: 4,28); le esportazioni italiane sono pari a 2,80 miliardi di euro (stima 2012: 2,71); le importazioni italiane pari a 1,71 miliardi di euro (stima 2012: 1,57) ed il saldo commerciale bilaterale pari a 1,09 miliardi di euro (stima 2012: 1,14).

D) Descrizione degli obiettivi (di breve, medio, lungo periodo) da realizzare mediante l'intervento normativo e indicatori che consentiranno successivamente di verificarne il grado di raggiungimento.

        Oltre a disciplinare compiutamente il fenomeno della doppia imposizione, la Convenzione ed il Protocollo predispongono la base giuridica per la cooperazione tra le amministrazioni, anche in vista di una più efficace lotta all'evasione fiscale.

        Il grado di raggiungimento dei benefìci auspicati sarà verificato attraverso gli organismi preposti e come indice di riferimento sarà utilizzato l'incremento dell'interscambio commerciale tra i due Paesi e la diminuzione dei reati di evasione fiscale con riferimento ai dati esistenti presso le amministrazioni finanziarie e le camere di commercio prima dell'entrata in vigore della Convenzione stessa.

        Oltre ad apportare modifiche alla Convenzione in materia di doppia imposizione, il Protocollo prevede uno scambio di informazioni e ciò costituisce elemento utile ai fini dell'inclusione di San Marino nella White List prevista dalla legge n. 244 del 2007.

E) Indicazione delle categorie dei soggetti, pubblici e privati, destinatari dei principali effetti dell'intervento regolatorio.

        Destinatari degli effetti dell'intervento regolatorio sono le persone fisiche e giuridiche residenti in uno o in entrambi gli Stati contraenti coinvolte nell'applicazione della disciplina convenzionale e, in particolar modo, le imprese italiane operanti in San Marino, nonché le persone fisiche beneficiarie di redditi transfrontalieri.

SEZIONE 2 – PROCEDURE DI CONSULTAZIONE

        La negoziazione è avvenuta tra le amministrazioni finanziarie dei due Paesi.

SEZIONE 3 – VALUTAZIONE DELL'OPZIONE DI NON INTERVENTO

        Il non intervento avrebbe comportato, da un lato, il permanere dell'assenza di una regolamentazione contro le doppie imposizioni (mancata ratifica della Convenzione del 2002), dall'altro, l'impossibilità di adeguare la Convenzione al nuovo quadro normativo intervenuto successivamente al 2002 (mancata ratifica del Protocollo del 2012).

SEZIONE 4 – VALUTAZIONE DELLE OPZIONI ALTERNATIVE

        La formulazione dell'intervento regolatorio secondo un modello diverso da quello predisposto dall'OCSE avrebbe comportato un disarmonico allontanamento dalla prassi negoziale italiana.

SEZIONE 5 – GIUSTIFICAZIONE DELL'OPZIONE REGOLATORIA PROPOSTA

        La scelta di adottare uno schema di convenzione basato sul modello OCSE risulta sicuramente vantaggiosa tenuto conto del contributo di certezza che lo stesso fornisce al mondo imprenditoriale italiano nell'attuale contesto economico.

A) Metodo di analisi applicato per la misurazione degli effetti.

        Il Protocollo recante modifiche alla Convenzione Italia - San Marino per evitare le doppie imposizioni, al pari degli altri accordi di specie stipulati dall'Italia, è basato sul modello OCSE.

B) Svantaggi e vantaggi dell'opzione prescelta.

        È stato valutato che l'entrata in vigore sia della Convenzione sia del Protocollo determineranno un sensibile potenziamento dell'interscambio commerciale a livello sia micro sia macroeconomico; inoltre l'unico svantaggio rappresentato dal costo derivante dalla ratifica della Convenzione e del Protocollo quantificato in 3.282.000 euro verrà nel corso degli anni compensato dai vantaggi per gli operatori economici e per le imprese dei Paesi contraenti.

C) Indicazioni degli obblighi informativi a carico dei destinatari diretti e indiretti.

        L'intervento regolatorio non prevede obblighi informativi a carico di destinatari diretti ed indiretti.

D) Eventuale comparazione con le altre opzioni esaminate.

        Dalla comparazione dell'opzione zero emerge la scelta di predisporre la Convenzione ed il Protocollo, che – sebbene comportino una perdita di gettito, quantificata in euro 3.282.000 – consentiranno di normalizzare i rapporti fiscali tra Italia e San Marino.

E) Condizioni e fattori incidenti sui prevedibili effetti dell'intervento regolatorio.

        Si considera che gli uffici finanziari sono già attrezzati per assorbire gli effetti della nuova regolazione. Non sono richieste nuove risorse umane per farvi fronte. Inoltre, la spesa scaturente dalla Convenzione e dal Protocollo valutata in 3.282.000 euro annui a decorrere dal 2014 viene coperta con la riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente, iscritto ai fini del bilancio 2012-2014 nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali»

 


della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2012, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.

SEZIONE 6 – INCIDENZA SUL CORRETTO FUNZIONAMENTO DEL MERCATO E DELLA COMPETITIVITÀ

        L'eliminazione della doppia imposizione garantisce a persone fisiche e giuridiche la non discriminazione e ne favorisce l'inserimento nel mercato, determinando un positivo effetto sul regime di leale competitività, realizzato all'interno di un quadro normativo di riferimento.

SEZIONE 7 – MODALITÀ ATTUATIVE DELL'INTERVENTO REGOLATORIO

A) Soggetti responsabili dell'attuazione dell'intervento regolatorio.

        L'intervento regolatorio verrà posto in essere dalle amministrazioni fiscali dei rispettivi Stati, le quali attraverso gli appositi uffici opereranno le trattenute sui redditi o le tassazioni sulle attività secondo la disciplina vigente in ciascun Paese, evitando qualsiasi situazione di disparità derivante da una doppia tassazione.

        Sono, pertanto, soggetti responsabili dell'intervento regolatorio le autorità amministrativo-fiscali delle Parti contraenti.

        Inoltre, l'articolo 2, comma 2, del disegno di legge prevede che con successivo provvedimento del Direttore generale delle finanze del Ministero dell'economia e delle finanze, adottato d'intesa con il Direttore dell'Agenzia delle entrate, saranno definite le modalità applicative delle disposizioni previste dall'articolo V del Protocollo.

B) Eventuali azioni per la pubblicità e per l'informazione dell'intervento.

        Adeguata pubblicità alla ratifica della Convenzione e del Protocollo sarà data dalle amministrazioni centrali e dalle autorità diplomatiche anche mediante il ricorso ai siti web istituzionali.

C) Strumenti per il controllo e il monitoraggio dell'intervento regolatorio.

        L'amministrazione fiscale è l'ente titolato a gestire la materia, a promuovere accordi nel settore e, quindi, anche a verificare attraverso controlli diversificati a seconda dei settori interessati l'utilità dell'intervento e la portata dei suoi vantaggi sugli investitori con gli ordinari strumenti a sua disposizione.

        L'intervento regolatorio scaturisce da un accordo internazionale i cui effetti sono valutabili nel quadro delle relazioni internazionali tenute con il Paese con il quale si realizzano, pertanto sarà compito delle rappresentanze diplomatiche e consolari avere una funzione di vigilanza sull'attuazione dell'accordo. I dati raccolti verranno trasmessi all'amministrazione centrale del Ministero degli affari esteri.

D) Eventuali meccanismi per la revisione e l'adeguamento periodico della prevista regolamentazione e aspetti prioritari da sottoporre eventualmente a VIR.

        Consistenti modifiche all'ordinamento tributario nazionale, del genere di quelle avvenute a seguito dell'attuazione della legge delega n. 662 del 1996 (cosiddetta «riforma Visco») o della legge delega n. 80 del 2003 (cosiddetta «riforma Tremonti»), potrebbero indurre a richiedere ulteriori modifiche della Convenzione.

        A cura del Ministero degli affari esteri verrà elaborata la prescritta VIR con cadenza biennale, sulla base dei dati risultanti dal monitoraggio della competente amministrazione finanziaria, nella quale verranno presi in esame prioritariamente i seguenti aspetti:

            verifica dell'aumento dei rapporti commerciali tra i due Paesi;

            verifica dell'incremento degli operatori economici in loco;

            verifica della trasparenza nelle operazioni finanziarie;

            riduzione dell'evasione fiscale.

 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1.
(Autorizzazione alla ratifica).

      1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali, con Protocollo aggiuntivo, fatta a Roma il 21 marzo 2002, e il relativo Protocollo di modifica, fatto a Roma il 13 giugno 2012.

 

Art. 2.
(Ordine di esecuzione).

      1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione e al relativo Protocollo di modifica di cui all'articolo 1, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall'articolo 30 della Convenzione stessa e dall'articolo VII del Protocollo stesso.
      2. Con provvedimento del Direttore generale delle finanze del Ministero dell'economia e delle finanze, adottato d'intesa con il Direttore dell'Agenzia delle entrate, sono definite le modalità applicative delle disposizioni previste dall'articolo V del Protocollo di modifica di cui all'articolo 1.

 

Art. 3.
(Copertura finanziaria).

      1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in euro 3.282.000 a decorrere dall'anno 2014, si provvede mediante corrispondente riduzione della proiezione, per il medesimo anno, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del

 

  
bilancio triennale 2012-2014, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2012, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri.
      2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Art. 4.
(Entrata in vigore).

      1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Segue  la pubblicazione

- dell'Accordo fra  San Marino ed Italia sulla doppia imposizione firmato a Roma il 21-3-2002  (CONVENZIONE TRA LA REPUBBLICA DI SAN MARINO E LA REPUBBLICA ITALIANA PER EVITARE LE DOPPIE IMPOSIZIONI IN MATERIA DI IMPOSTE SUL REDDITO E PER PREVENIRE LE FRODI FISCALI)

- del Procollo Aggiuntivo 1 (o prima versione)

- del Protocollo di modifica della convenzione del 2002 (PROTOCOLLO DI MODIFICA DELLA CONVENZIONE TRA LA REPUBBLICA ITALIANA E LA REPUBBLICA DI SAN MARINO  PER EVITARE LE DOPPIE IMPOSIZIONI IN MATERIA DI IMPOSTE SUL REDDITO E PER PREVENIRE LE FRODI FISCALI,  FIRMATA A ROMA IL 21 MARZO 2002)
NB: in tale 'Protocollo di modifica ...' è stata cassata la parola patrimonio: 
nel preambolo: Il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica di  San Marino, desiderosi di concludere un protocollo che modifica la  Convenzione tra gli Stati contraenti per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio (tolto  a penna la parte in rosso)  e per prevenire le frodi fiscali, con Protocollo Aggiuntivo, firmata a Roma il 21 marzo 2002 (qui di seguito “la convenzione”),  hanno convenuto quanto segue.....
e nell'ARTICOLO VI:Il Protocollo allegato alla Convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio (tolto  a penna la parte in rosso) e per prevenire le frodi fi scali, firmata a Roma il 21 marzo 2002, é sostituito dal seguente....

La Repubblica di San Marino con decreto del 2 luglio 2012 aveva ratificato  detto 'PROTOCOLLO DI MODIFICA ....'  con la parola patrimonio presente sia nel Preambolo che all'ARTICOLO VI, procedendo poi però a  una 'correzione' con un apposito specifico  decreto il 21 novembre 2012. Insomma 'patrimonio' è stato tolto anche nei testi sammarinesi

 

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