lunedì 22 giugno 2015 23:14

L'informazione di San Marino: Banca ai cinesi, aperta indagine. Acquisiti documenti presso lo studio dell’avvocato Mazza

L'informazione di San Marino:  Banca ai cinesi, aperta indagine. Acquisiti documenti presso lo studio dell’avvocato Mazza

L'informazione di San Marino

Il fascicolo è stato aperto in funzione di una segnalazione di Bcsm seguita ad una interpellanza di esponenti dell’opposizione

Banca ai cinesi, aperta indagine. Acquisiti documenti presso lo studio dell’avvocato Mazza

Il sequestro di carte è dei primi di maggio

Documentazione prelevata anche a Lorenzo Cardelli presso lo studio del padre Luciano. Nessuno al momento risulta indagato 

Investitori erano soggetti entrati in inchieste per riciclaggio. Fascicolo aperto in seguito a segnalazione di Bcsm

Cinesi interessati ad avere una banca a San Marino, acquisita dalla polizia giudiziaria documentazione presso lo studio dell’avvocato Luigi Mazza, capogruppo della Democrazia Cristiana, e nello studio di Luciano Cardelli, presso gli uffici nella disponibilità del figlio Lorenzo che, secondo quanto emerge, si è adoperato unitamente all’avvocato Mazza per presentare l’istanza, per conto dei cinesi, per la costituzione di una nuova banca a San Marino.

L’acquisizione di documenti è dei primi di maggio ed è stata disposta dal Commissario della legge Alberto Buriani, per vagliare gli adempimenti di adeguata verifica fatti dai professionisti che hanno portato avanti l’iniziativa per conto dei cinesi. Il nucleo antifrode che sta indagando sulla vicenda, dunque, ha fatto visita agli studi dei professionisti oltre un mese fa, ma la notizia sta circolando in questo periodo negli ambienti politici, molto probabilmente anche perché ci si appresta al dibattito in Consiglio su banca centrale e sui suoi vertici. Proprio quei vertici che hanno proceduto alla segnalazione all’autorità giudiziaria sull’operazione dei cinesi. Segnalazione per operazione sospetta che ha fatto scattare le indagini. Adempimento che, tuttavia, è arrivato solo dopo che il caso era stato sollevato da una interpellanza dei consiglieri di Minoranza, Luca Lazzari, Federico Pedini Amati (indipendenti) e Matteo Zeppa ed Elena Tonnini, di Rete.

La tempistica La tempistica degli eventi attorno a questi fatti è degna di nota. Infatti il 18 marzo 2015 i Consiglieri di opposizione presentano l’interpellanza, nella quale, oltre a richiamare altre vicende come quella dei miliardi dell’ungherese destinati ad Asset Banca – sui quali la segnalazione non c’è stata – portavano alla luce anche la richiesta “prossima autorizzazione” di una banca ex novo a favore di soggetti cinesi. Inoltre chiedevano pure se corrispondesse al vero “che il procuratore della banca in oggetto sia il dottor Luciano Cardelli, proprio in questi giorni rinviato a giudizio per una vicenda di riciclaggio di denaro con la Cina; se il legale sia il capogruppo consiliare della Democrazia Cristiana Luigi Mazza e quindi se siano stati presi in considerazione gli aspetti relativi al conflitto d’interessi e al coinvolgimento di un soggetto PEP (persona politicamente esposta)”.

Circa un mese dopo questa interpellanza, è scattata da Banca centrale la segnalazione all’autorità giudiziaria. E un paio di giorni dopo, il 21 aprile, è arrivata la risposta all’interpellanza. In questa risposta si confermava che l’avvocato Luigi Mazza aveva ottenuto specifico mandato professionale, sottolineando anche che la qualifica di persona politicamente esposta, seppure richieda un maggiore controllo, non può essere utilizzata per creare disparità sul piano professionale. La risposta all’interpellanza sottolineava inoltre che “Bcsm compie una valutazione complessiva non solo sulla validità del progetto, ma anche sull’onorabilità e sull’idoneità dei promotori-futuri azionisti”. Ed evidentemente da queste valutazioni ha ritenuto di fare segnalazione.

Perché Bcsm ha segnalato Al momento, in questa indagine, né Cardelli né Mazza sono indagati, ma a muovere la segnalazione di Bcsm ad Aif e Autorità giudiziaria sono stati i collegamenti tra i soggetti cinesi interessati alla banca e una vicenda di qualche anno fa che però, proprio in questi giorni, vede ben 294 richieste di rinvio a giudizio: il caso Money2Money. Così, secondo quanto risulterebbe delle prime indagini, si tratterebbe di nomi o, meglio, di cognomi con gli occhi a mandorla già nelle carte delle indagini della maxi inchiesta Money2Money, nella quale sono stati chiamati in causa, per la branca denominata operazione “Cian Liu”, sia Lorenzo Cardelli, consulente con Mazza per la banca dei cinesi, sia il padre Luciano. Il caso riguarda contestate condotte di riciclaggio attraverso la “Fininternational”, finanziaria oggi liquidata. Condotte per le quali, tra l’altro, a San Marino Luciano Cardelli – che comunque assieme al figlio si è dal canto suo sempre dichiarato innocente – è stato rinviato a giudizio per riciclaggio.

Ci sono poi, si diceva, le coincidenze sulla carta d’identità dei cinesi promotori. I cognomi degli aspiranti banchieri, infatti, risultano gli stessi di quelli di soggetti coinvolti nell’inchiesta per riciclaggio attraverso la “Fininternational”. Sono state riscontrate anche altre anomalie che, rendendo opaca l’operazione, hanno mosso la segnalazione. Anche perché risulta che, nonostante gli inviti ripetuti a chiarire l’origine dei fondi per il capitale della costituenda banca, né i promotori né i consulenti avrebbero prodotto documentazione idonea.

Cosa vuole capire l’autorità giudiziaria A fronte di questo quadro Banca centrale ha segnalato. Ora, per il ruolo di avvocato di affari assunto da Mazza nella vicenda, l’autorità giudiziaria vuole capire se si sia attenuto agli obblighi imposti di adeguata verifica. Allo stesso tempo indaga per capire se Lorenzo Cardelli abbia agito anche per conto del padre Luciano che allo stato, a San Marino, è imputato di riciclaggio per oltre 14 milioni per il caso della Fininternational. Da qui le acquisizioni di documentazione, sequestrata a inizio maggio dalla polizia giudiziaria, presso gli studi dei due professionisti che tuttavia per la banca dei cinesi non risultano al momento indagati.

Money2Money Per comprendere che cosa sta accadendo anche attorno alla Repubblica, giova richiamare il fatto che venerdì scorso è arrivata a conclusione, con la richiesta del processo per 297 persone, Money2Money. Un’inchiesta che va avanti da anni avviata dal sostituto procuratore Pietro Suchan e che ha portato alle operazioni “Cian Liu” (quella che ha visto indagini anche sulla Fininternational utilizzata secondo gli inquirenti per trasferire in Cina parte del denaro ritenuto di provenienza illecita), “Cian Ba 2011” e “Cian Ba 2012”. La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dal pm i fiorentino Giulio Monferini. A vario titolo le indagini del nucleo di polizia tributaria di Firenze hanno portato a contestare i reati di associazione per delinquere, riciclaggio, evasione fiscale, trasferimento fraudolento di valori all’estero. I fatti vanno dal 2007 al 2010. Tra gli indagati, quattro dirigenti della filiale di Milano della banca di Stato (direttore generale, vicedirettore, responsabile ufficio rischi e ufficio audit), gli imprenditori italiani titolari di una società di Bologna Money2Money e i loro agenti titolari di negozi ‘money transfer’ dove centinaia di indagati - secondo le indagini - depositavano denaro in contanti. Soldi che, sempre secondo gli inquirenti, erano presunto provento di altri reati come contraffazione, contrabbando, furto, appropriazione indebita, reati doganali. I contanti venivano raccolti dalle agenzie della società bolognese tramite milioni di micro-operazioni, ad importi bassissimi. Bank of China diventava poi il collettore finale che trasferiva i soldi nel paese orientale. Qui veniva utilizzato per acquistare merci a basso costo da importare e rivendere in Italia.-