domenica 7 marzo 2010 12:15

La storia delle telecomunicazioni a San Marino, La Tribuna Sammarinese

La storia delle telecomunicazioni a San Marino, La Tribuna Sammarinese
LA TRIBUNA SAMMARINESE
PRIMA PARTE
1 MARZO 2010 L’azione della Stet per impedire l’avvio di una gestione autonoma
Il governo fece entrare soci sammarinesi anonimi in una società autonoma che poi dovrà essere ceduta alla Stet
San Marino sono state gestite fin dagli anni ’30 dalla Società Telefonica dello Stato Italiano. Con il Governo delle sinistre (1978-1986) si iniziò un percorso di autonomia rispetto all’Italia per riportare a San Marino risorse economiche, imprenditoriali, culturali e professionali di vari settori strategici, tra i quali l’energia e le telecomunicazioni. Sucessivamente venne frenata ogni possibilità di sviluppo in tal senso, mentre i settori furono affidati a imprenditori, ancor oggi in forma anonima, impedendo di fatto lo sviluppo di settori strategici capaci di generare ricchezza e grantire indipendenza al paese senza creare alcun disturbo nelle relazioni tra Italia e San Marino. Il dossier che da oggi pubblichiamo in una serie di puntate, giunge proprio nel momento in cui in Italia è stata svelata una delle più grandi frodi che riguardano questo settore. Ci auguriamo che il dossier possa favorire la comprensione di eventi che ancor oggi originano una delle più grandi e pericolose guerre che si stanno consumando nella politica. In gioco c’è il futuro del paese o meglio la sua capacità di svincolarsi dalle mani di quegli attori anonimi, coperti a volte da associazioni compiacenti e da politici. Un futuro che potrebbe invece vedere un Paese veramente libero che lascia che le guerre si consumino sui mercati, sulle idee e le capacità imprenditoriali.

PARTE PRIMA: ILPERIODO 1986 - 1992

Nel 1981 nasce la Società Sammarinese Telecomunicazioni con la concessione per l’esercizio di alcuni servizi di Tlc. Dopo un avvio timido in alcuni settori marginali, SST inizia a parlare di gestione della telefonia nel Paese, ma nel 1987 viene accusata di fatturare servizi mai consumati dagli utenti e sullo scandalo vengono incarcerati soci ed amministratori fino a portare alla chiusura dell’esperienza. Se oggi si dovessero applicare gli stessi parametri che hanno portato all’inciminazione della SST, viste le centinaia di denunce depositate dagli utenti presso le associazioni dei consumatori, si produrrebbe uno sconvolgimento totale del settore. Dopo la chiusura della SST, il governo Dcs - Pcs si trova nella necessità di colmare il buco apertosi anche a causa della gestione del periodo di commissariamento, dove lo Stato ha speso tanti soldi per mantenere in piedi una situazione produttiva praticamente distrutta. Si fece avanti una cordata di imprenditori italiani, indicata dall’allora Ministro italiano per gli Affari Esteri allo stesso Segretario per gli Affari Esteri sammarinese, che diede vita ad una nuova società concessionaria per le telecomunicazioni, la Titano Comunicazioni. Contestualmente al rilascio della licenza fecero il proprio ingresso nella compagine societaria i soci sammarinesi rappresentati al 30% dal gruppo Cotes Sa e G5 Sa. Soci di fatto anonimi. L’operazione era stata ovviamente supportata dal governo di allora guidato da Gabriele Gatti “Esteri”, Clelio Galassi “Finanze”, Gilberto Ghiotti “Industria”, dal rappresentante dell’associazione industriali Carlo Giorgi e da Gilberto Terenzi, amministratore della stessa Cotes Sa. Mentre le trattative per impostare la nuova azienda erano in corso giunse sul Titano una lettera di Biagio Agnes, potente presidente della STET, holding di controllo delle partecipazioni Statali Italiane su Telecom Italia. Nella lettera Agnes diceva chiaramente che se la Repubblica di San Marino avesse affidato le telecomunicazioni ad aziende non STET, si sarebbero create problematiche tra Italia e San Marino e che ogni concessione non sarebbe stata priva di ripercussioni. Di fatto una minaccia che toglie ogni possibilità a San Marino di esercitare la propria autonomia nel settore. Tale risultato sarebbe stato il primo conseguito fra i piccoli Stati, poi successivamente divenuti tutti indipendenti nelle Tlc. La lettera del Presidente della STET, Biagio Agnes, comportò la revoca della licenza della Titano Comunicazioni che, nel 1991, venne data alla stessa STET che creò Intelcom Spa, (oggi Telecom Italia San Marino), società allora detenuta al 15% da Cotes Sa, 15%, da G5 Sa e al 70% dalla STET. In tal modo il governo oltre a rinnovare la convenzione per la telefonia di base a Telecom Italia (già SIP), offriva su un piatto d’oro a STET un’ulteriore concessione per operare tramite Intelcom nel settore dei servizi internazionali e a Valore Aggiunto (VAS). Il Governo siglò una convenzione, oggi ancora in vigore, attraverso la quale assegnava in forma esclusiva, a Cotes Sa e G5 Sa, i lavori di impiantistica che obbligano Telecom Italia ad utilizzare, senza gara di appalto e con procedimento d’ufficio, tali società che usufruirono anche del privilegio di essere inserite nell’albo fornitori del gruppo STET Telecom Italia, affinchè potessero partecipare ad appalti anche in Italia. Nei fatti Cotes Sa e G5 Sa hanno in esclusiva da allora tutti i lavori di impianti telefonici e di rete sul territorio della Repubblica. (Fine prima parte. Domani ci concentreremo sulla attività portata avanti da Intelcom a San Marino).

--------------------- Dossier Telecomunicazioni: parte seconda
La tribuna Sammarinese
Martedì 2 marzo 2010
Il business del traffico telefonico internazionale

Dal 1992 Intelcom gestisce in forma esclusiva le telecomunicazioni internazionali basandosi sui nuovi accordi che introdussero il nuovo prefisso +378 e sulla forza lavoro della ex Sst, assorbita dalla nuova società a seguito dell’accordo governo-Intelcom. La forza della nuova impresa fu soprattutto quella di gestire un nuovo servizio che si era appena affacciato sulla scena delle più moderne tecnologie, l’Audiotex. Si trattava di un’impresa con ampi margini di redditività e svolta da Intelcom a livello globale. Il servizio Audiotex di fatto consente di ricevere informazioni telefoniche a pagamento chiamando uno specifico numero anticipato da un prefisso. A metà degli anni novanta per i numeri contraddisitinti dal +378, si spendevano allora cifre molto superiori a quelle classiche. Telefonando dall’estero verso San Marino si poteva quindi ottenere lo stesso effetto utilizzando, attraverso Intelcom, il prefisso +378, ma anche tramite Telecom Italia con il prefisso italiano +39 seguito dallo 0549. Una situazione oggettivamente strana visto che esistevano due aziende, Intelcom e Telecom Italia, facenti capo allo stesso proprietario, che lavorano in due modi diversi sulle chiamate telefoniche di un paese degli allora 25 mila abitanti. Venivano infatti tenute separate le reti e le risorse, con un raddoppio dei costi che non risultava giustificato dai criteri di sana amministrazione. Oggi la situazione è cambiata e Telecom Italia gestisce il prefisso +39 0549, diventato poi +378 0549, dove transitano la gran parte delle chiamate telefoniche di utenza domestica sia in entrata, sia in uscita dal nostro paese. Tutto questo traffico telefonico non lascia però traccia economica in Repubblica perchè Telecom Italia (da non confondere con l’attuale Telecom Italia San Marino) è un’azienda che non ha una sede operativa a San Marino, non ha personale e non svolge attività economica soggetta al fisco sammarinese. Per dirla in termini chiari, dal traffico telefonico normale, nella casse dello Stato sammarinese non entra nulla. San Marino è considerato come un semplice distretto telefonico dell’Italia e la stessa Intelcom non riceve alcun vantaggio sulle telefonate classiche. Per questo punta sui servizi di Audiotex promuovendo l’utilizzo del +378 che, nelle ipotesi più estreme, finisce pubblicizzato sulle TV private e associato a servizi pornografici, di cartomanzia, del lotto, ecc. Il +378 diventa così il simbolo del proibito piuttosto che essere utilizzato per i servizi alla cittadinanza. Fu così che l’utilizzo di Audiotex si tira dietro anche le ‘beghe’ immancabili intorno alle televendite dei servizi gestiti da operatori di scarsa affidabilità soggetti ad accuse e, a volte, a vere e proprie denunce. Nacque anche una contestazione per la sottrazione di traffico, tanto che Stati come la Francia e gli Emirati Arabi chiusero il passaggio delle chiamate dai loro paesi verso San Marino, per tutelare i propri utenti dall’uso del +378. Ciò determinò una situazione grave di danno nei confronti della Repubblica di San Marino, la cui immagine divenne negativa agli occhi della comunità internazionale compresa l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni. In un periodo immediatamente sucessivo la TMI, società del gruppo Stet, si avvalse della società a San Marino per gestire traffico telefonico internazionale producendo consistenti fatturati, ma forse anche in questo caso, generando perplessità sulla linearità dell’operato della grande azienda italiana nell’utilizzo delle prerogative della Repubblica, fra le quali quella di un diverso regime Iva anche per le carte telefoniche. Una situazione complessa, resa ancor più problematica dall’esplosione del caso di Telecom Serbia in cui una società finanziaria sammarinese ebbe un ruolo significativo che portò all’incriminazione del sua amministratore. Di fatto un fuoco senza più controllo che stava toccando vari aspetti della vita economica, ma anche politica della Repubblica, un fuoco che divampava mentre in Italia stava per consumarsi il caso, oggi emerso in tutta la sua vastità, in cui sono rimaste coinvolte Fastweb e Telecom Italia Sparkle proprietaria quest’ultima del 100% di Telecom Italia San Marino, la società nata dalla trasformazione di Intelcom. (Nella prossima puntata gli eventi che ritardarono la nascita della telefonia mobile a San Marino)

-------------------------------- Anni ’90: Tlc traino della neweconomy? Non per San Marino
Parte terza, La tribuna Sammarinese, 5 marzo 2010
Tlc, sfida ai grandi colossi
Telecomunicazioni, gli operatori dei Piccoli Stati sul Titano Mentre la telefonia mobile, nonostante Tms, resta saldamente nelle mani di Telecom Italia, quella fissa vede Telenet espandersi utilizzando la rete in fibra ottica dello Stato
Il gruppo STET/Telecom Italia ha cercato di frenare l’autonomia di San Marino nelle Tlc. impedendo che i sammarinesi potessero ‘diventare bravi’. Ma in tutti gli anni ’90 si continuava invece ad utilizzare la Repubblica per operare su linee di traffico telefonico non sempre in modo cristallino creando anche seri danni all’utenza internazionale. Intanto, nel 1995 in Italia, grazie anche alle normative Ue, nasce finalmente Omnitel, oggi Vodafone Italia, la prima rete privata Gsm in concorrenza ai servizi mobili di Tlc. Da quel momento nuovi soggetti e nuovi servizi si affacciano sul mercato italiano, mentre ancora nel 2003 il Governo sammarinese rinnovava la convenzione esclusiva con Telecom Italia. In tutta la Ue si compete con investimenti di eccellenza, con nuovi servizi di qualità per le nuove reti. Le Tlc diventano il traino della new economy e i cittadini vedono abbassarsi i prezzi e migliorare le prestazioni. Il governo sammarinese decide invece di tenere fermo il Paese e sottoscrivendo le convenzioni in regime di monopolio impedisce l’innovazione, rimanendo con la vecchia rete in rame degli anni ’60, e addirittura rifiutando di utilizzare la rete in fibra ottica del progetto Socrate il cui appalto gestito da Cotes SA ha interessato le strade della Repubblica per lungo tempo. San Marino vive una anomalia storica dagli anni ‘50, senza concorrenza, senza innovazione, senza servizi, in totale monopolio. Mentre in Italia nuove tecnologie come UMTS, internet veloce e nuovi servizi hanno già preso il largo, a San Marino non si riesce nemmeno a coprire il territorio con efficacia e si fanno sempre più pressanti i problemi con l’Adsl, la rete fissa, con la rete mobile capace del solo Gsm, con tutti i servizi che risentono di una gestione tipicamente monopolista. Uno stato che andava superato. Fin dal 1996 si discute della possibilità di aprire una nuova licenza che si occupi di telefonia mobile per competere con il gruppo Telecom Italia. Dopo 3 anni di discussioni e lotte di chi doveva essere presente nel capitale sociale, nel 1999 nasce Telefonia Mobile Sammarinese SpA e contestualmente Telenet. Una volta insediati i soci di maggioranza di TMS, costituita al 51% da Intelcom SpA oggi Telecom Italia San Marino, 25% DBH SpA, 7% COTES SA, 7% G5 SA 10% Servizi Tecnologici SA, decidono di imporre a TMS un numero di utenze contingentate un modo da controllarne il fatturato, il traffico e gli utili. Ancora una volta però TIM e TMS non sono operatori mobili in concorrenza, fanno infatti capo alla stessa Telecom Italia, e l’autonomia di TMS è limitata dal contingentamento delle utenze. Diversa la situazione nella telefonia. Telenet è di proprietà al 26% i Cotes, al 25% di G5 Sa, al 24% di Servizi Tecnologici SA, al 18% di Teletrade srl e al 7% di DBH SpA. L’operatore gode di ampi margini di libertà operativa sopratutto grazie alla concessione (straordinaria ed esclusiva) del goveno che cede in uso la rete in fibra ottica per offrire servizi allo Stato stesso e all’utenza. Cioè Telenet, utilizzando risorse dello Stato, reti e centrali telefoniche, quindi senza grandi investimenti, realizza e gestisce in proprio i servizi di Tlc realizzando utili privati. Ogni telefonata fatta dallo Stato verso numeri non sammarinesi veniva fatturato regolarmente da Telenet allo Stato stesso. La completa interconnessione fra 0549 e rete delle Stato 88 consentiva ogni operazione praticamente senza costi aziendali. Anche le banche possono utilizzare la rete Telenet e il 1025, il carrier pre seceted, che permette ai clienti di telefonare da casa utilizzando la rete TI cioè in unbundlig e interconnessione trasparente, senza costi e senza subire discriminazioni come avviene per gli altri operatori sammarinesi. Oggi Telenet fattura 2 milioni di euro, produce utili per circa 7-800 mila euro il tutto con un gruppo ristertto di dipendenti. Il legame fra Telenet e lo Stato è talmente forte che la stessa Segreteria delle Finanze per le feste di Natale dell’inizio del 2000 invia a tutti i cittadini una lettera invitandoli a utilizzare i servizi Telenet, concorrente di Telecom Italia perché le telefonate “costano meno”.

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2005
Iniziano le prime timidi fasi per ricercare un’autonomia del settore e sviluppare un’economia propria
Il Piano Strategico delle Tlc,la grande illusione del 2005

Gli spazi per far crescere gli altri operatori restano strettissimi sebbene i dati di mercato siano importanti
LA TRIBUNA SAMMARINESE 8 MARZO 2010


Dopo anni di scarso interesse della politica rispetto alle potenzialità delle telecomunicazioni, viene finalmente avviato uno studio per capire le dimensioni del fenomeno e iniziare a progettare ipotesi per il futuro. Nel 2005 i risultati dello studio giungono in Consiglio Grande e Generale. Si tratta di una fotografia da cui emergono i motivi che avevano ostacolato uno sviluppo moderno delle Tlc. Il regime di monopolio ne era certamente la causa principale. La ricognizione mette infatti in evidenza come fossero 70 mila le linee telefoniche attive che producevano una media di 35-40 euro al mese di traffico consentendo a Telecom Italia, una società senza neppure una sede a San Marino, un fatturato di circa 30 milioni di euro all’anno. A questo si aggiungeva il roaming generato dai 3 milioni di turisti durante la stagione estiva e quello della telefonia classica e dei servizi Vas, Adsl e Internet. Le cifre indicarono, sebbene concentrate in un piccolo territorio, quali erano le potenzialità oggettive della Repubblica nel campo delle Tlc e posero l’accento sul fatto che questa significativa mole di ricavi non avesse ricadute sulla realtà economica sammarinese se non per alcuni rami marginali gestiti da società di diritto sammarinese quali Cotes, G5, Servizi Tecnologici, Telenet, Tms, Intelcom poi trasformata in Telecom Italia San Marino. Queste aziende orbitano tutte nella sfera di Telecom Italia (TI), ma non gestiscono il core businnes delle tlc rappresentato dalla possibilità di gestire una propria rete. In netto ontrasto con questa politica prende corpo un’idea di Andrea Della Balda che sviluppa San Marino Telecom (Prima), che non ricerca un’interfaccia in TI, ma trova l’appoggio di una grande figura del settore, Simon Murray, uno dei fondatori di Orange. Andrea Della Balda già nel 1999 aveva fondato Fotonica e sviluppato altri progetti che avevano però sempre come punto di riferimento la potente TI. Dal 2004 inizia a farsi strada l’idea di agire in piena autonomia, strada incoraggiata anche da parte del mondo politico. Emma Rossi fu una delle sostenitrici più attente del processo di autonomia sammarinese delle Tlc. Da questo nuovo modo di pensare prende l’avvio l’analisi del 2005 i cui risultati, definendo le potenzialità del mercato sammarinese, denotavano la presenza di un monopolio e la necessità di migliorare la trasparenza nelle licenze e nei servizi gestiti tutti, tranne Tms, attraverso società anonime. L’analsi mette in evidenza le lacune della rete fissa, indica come il roaming venga sfruttato dalla società estera TIM, come il +378 non funzioni nel mondo, insomma come ci sia molto da fare per rendere competitivo il settore. Nel frattempo gli altri Piccoli Stati diventano autonomi. A San Marino invece non si può fare nessun ragionamento in tal senso perché la rete è di proprietà di TI e il piano strategico che prevede il confronto fra gli operatori, sebbene essi avessero indicato le loro proposte di investimento, non trovava attuazione anche perchè non era stata ancora nominata l’autorità regolatrice che avrebbe inevitabilmente obbligato TI a lasciare lo spazio necessario perchè gli altri operatori potessero crescere.
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LA TRIBUNA SAMMARINESE 15 MARZO 2010
DOSSIER COMUNICAZIONI
Il governo assegna nuove antenne e concessioni a Telecom Italia e Telenet
Sesta puntata
'Prima' si trova intanto soffocata dalle limitazioni imposte sulle numerazioni e apre un contenzioso in sede civile
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Nonostante le difficoltà Prima, la compagnia guidata da Andrea Della Balda, inizia la propria fase di start-up e nella primavera del 2007 è pronta ad uscire sul mercato sammarinese con nuovi servizi, con offerte per la telefonia mobile, per quella fissa e per internet. La proprietà è per il 76% di Simon Murray, il fondatore di Orange, il 20% di Della Balda e il resto è nelle mani di altri piccoli azionisti sammarinesi. I nuovi servizi offerti aprono un fronte di reale concorrenza con Telecom Italia e Telenet che, forse perchè seduti su una gestione del mercato in via esclusiva, non reagiscono subito alla politica imposta dal nuovo scomodo concorrente. Nascono così i contrasti che trovano sponda, come abbiamo già detto nella precedente puntata, anche nel movimento cittadino contro le antenne e nell’assegnazione di Telecom Italia a Prima di una tariffa internazionale per le chiamate locali e negando l’interconnessione e la numerazione ordinaria (cosa che invece non fanno Vodafone, Wind e Tre). Solo nel novembre del 2008 Smt (Prima) ottiene una riduzione delle tariffe e l’apertura delle proprie numerazioni anche da Telecom Italia, ma grazie al ricorso vinto presso il Tribunale di Milano. San Marino oggi è l’unico Stato al mondo dove per telefonare fra le diverse compagnie presenti, c’è bisogno di digitare il prefisso internazionale anche se la tariffa è nazionale. Una situazione oggettivamente senza precedenti, resa possibile solo dalla mancanza di un’Authority che ponga gli operatori tutti sullo stesso piano. Ci prova nel 2008 la Direzione Poste a mettere ordine, e anche se con scarsi risultati, scrive documenti ed ordina il superamento di tutte le barriere discriminatorie in atto sul sistema telefonico sammarinese che si ripercuotono a danno dell’utenza. La lotta delle Tlc sammarinesi si inasprisce nel momento in cui i nuovi vertici di Telecom Italia chiedono e ottengono dall’attuale governo, di installare nuove antenne e di gestire nuove licenze in nome del superamento di posizioni di privilegio, concesse in questo caso a Prima (Smt). Nell’aprile 2009 Telecom Italia San Marino e Telenet ottengono nuove licenze per erogare nuovi servizi e installare nuove antenne sul territorio. Nonostante questo, gli utenti sono ancora nell’incertezza e non sanno esattamente se esiste o meno una reale parità di condizioni iniziali scegliendo un operatore piuttosto che un altro. La questione della numerazione e il timore di pagare il ‘roaming’ nel momento in cui si riceve una chiamata è ancora molto alto. Sebbene le compagnie facciano la loro campagna di informazione, gli utenti la considerano comunque una promozione, dovrebbe invece essere lo Stato ad informare i propri cittadini di cosa sta succedendo divenendo finalmente il reale regolatore di un settore così delicato. Alla fine del 2009 altri nuovi accadimenti caratterizzano un periodo nero per la Repubblica che vede anche nelle Tlc aprirsi alcune controverse situazioni che creano tensione sul fronte delle relazioni esterne. Il caso di Helvetiacom è emblematico perchè ad essa viene addebitato erroneamente l’uso di numerazioni sammarinesi quali +378711 in un primo tempo concessa a Telenet, ma che questa ha dichiarato di non avere mai attivato, e la +378500 e +378700 che non sono mai di fatto state assegnate a nessun operatore sammarinese dalla Direzione Poste e Tlc. Di fatto Helvetiacom ha svolto un servizio di acquisto e di vendita di traffico telefonico con margini minimi, mentre resta un mistero chi invece ha approfittato dell’uso di queste numerazioni che consentono il conseguimento di importanti ricavi (pare fino a 24 centesimi per minuto). C’è molto da fare nel settore. Dal lontano 1987, quando scoppiò il caso della Sst che portò in carcere i suoi vertici, ancora San Marino non ha definito una politica di controllo efficace sul traffico telefonico internazionale e sono ancora presenti i rischi che possono far emergere altre vicende. Le Tlc rappresentano una risorsa importante per lo Stato e non possono essere lasciate al libero arbitrio delle imprese del settore, l’utenza dovrebbe essere tutelata e la libera concorrenza garantita nella più assoluta trasparenza. Indispensabile è istituire un’Autorità garante, ma nonostante questo sia un obiettivo anche del governo, si preferisce andare avanti nelle decisioni piuttosto che nominare colei che avrà il potere di applicare regole eguali per tutti sulla base del piano di sviluppo delle Tlc approvato dal Consiglio Grande e Generale. Sesta puntata Il governo assegna nuove concessioni e antenne a Telecom Italia e Telenet A causa di un errore grafico che ha impedito la lettura di parte del testo, ripubblichiamo la sesta (ed ultima) puntata del Dossier Telecomunicazioni Prima si trova intanto soffocata dalle limitazioni imposte sulle numerazioni e apre un contenzioso in sede civile