domenica 11 marzo 2012 10:33

Patrizia Cupo, Corriere Romagna San Marino. Memoriale dell’agente segreto di Bianchini, Vargiu

Patrizia Cupo, Corriere Romagna San Marino. Memoriale dell’agente segreto di Bianchini, Vargiu

Corriere Romagna San Marino

San Marino: Inchiesta “Criminal Minds”

Memoriale dell’agente segreto di Bianchini

 L’investigatore Vargiu  verrà convocato dalla finanza di Rimini per autenticare il documento.   In Fingestus i milioni nascosti nei sacchi di juta. La squadra nera gli adepti del sammarinese

Patrizia Cupo

Spie in Karnak: eccola l’ossessione  di Bianchini che aveva assoldato  investigatori privati e un  “black team”, una squadra nera, alla  ricerca delle presunte spie della concorrente italiana Errebian.

E ancora: conti cifrati in Fingestus (la finanziaria  di Bianchini) e la mazzetta  al finanziere che informasse  su tempi e luoghi  dei controlli delle Fiamme  gialle al confine con San  Marino. Giusto il tempo di  avvisare i clienti di Bianchini  e fermarli prima che  si presentassero in finanziaria  per depositare i soldi.  A due mesi dallo “scoppio ” dello scandalo “Criminal Minds” esce allo  scoperto l’“atto K”, il presunto  memoriale di Salvatore Vargiu, l’agente privato  della Cio  (il Central  investigation office) di  San Marino, al centro  dell’inchiesta della Finanza  di Rimini. Il documento,  lungo 36 pagine, è già  arrivato sul tavolo dei militari  riminesi che ora  convocheranno Vargiu  per chiedergli conferma  dell’autenticità dello  scritto: se così fosse, viste  le rivelazioni contenute,  l’indagine potrebbe allargarsi  in maniera importante  fino ad arrivare al  controllo dei conti in Fingestus

 Chiede la parola. Intanto, ha chiesto di poter essere interrogato un’a lt ra volta Marco Bianchini azionista di maggioranza del gruppo Bi Holding, proprietario di Karnak (l ’azienda leader nella produzione di materiali per ufficio), arrestato per corruzione e ricettazione. Bianchini è stato estradato da San Marino e consegnato ai finanzieri riminesi due settimane fa: al primo interrogatorio s’è arenato quando gli inquirenti gli hanno chiesto del suo rapporto con Malta e presunti ordini associazionistici segreti. Verrà sentito mercoledì prossimo.

La paura delle spie. Vargiu, nel presunto memoriale,  racconta di aver conosciuto  il “mondo Karnak”  attraverso Giovanni Pierani all’epoca “braccio  destro ” di Bianchini (anche  lui, tra gli indagati  dalla Finanza). Nell’aprile  del 2008, all’investigatore  privato chiesero di bonificare  lo stabile dell’azienda  alla ricerca di microspie.  Le indagini diedero esito  negativo, ma ciò non bastò.  E Pierani avrebbe a  quel punto incaricato la  Cio di ritracciare, con pedinamenti  e accertamenti,  la «talpa che – si legge –  all’interno di Karnak poteva  mantenere rapporti  sia con la Guardia di Finanza  che con la società  Errebian Spa di Roma». E  poi giù un elenco di persone  pedinate e controllate a  vista, tra cui anche Roberto  Rastelli, il cui nome è  già emerso dalle carte  dell’inchiesta riminese,  come vittima di un’aggressione  da parte dello  stesso Bianchini.

Il finanziere corrotto. Nel memoriale, Vargiu non fa mai il suo nome: ma i fatti raccontati collimano in gran parte con quanto già ricostruito dalla Finanza di Rimini sui rapporti tra il clan di Bianchini e il maresciallo delle Fiamme gialle Enrico Nanna. L’“atto K” racconta dell’accordo economico da 25mila euro per acquistare da Nanna il rapporto della Finanza su Karnak, o meglio il testo del ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate di Rimini all’assoluzione, in primo grado, di Karnak in commissione tributaria. Ma ancora: secondo quanto descritto nell’“atto K”, Nanna avrebbe fornito informazioni direttamente a Pierani sugli spostamenti della Finanza ai confini con San Marino: «A Pierani –si legge– veniva comunicato orario e fine del servizio: serviva per avvisare clienti che quel giorno dovevano recarsi in Fingestus per il deposito del denaro contante». E poi le indagini sugli agenti Karnak: secondo il memoriale, Nanna sarebbe stato in grado, con uno stratagemma, di bloccare e rinviare gli accertamenti.

Conti cifrati e i soldi nei sacchi di tela. Un turco, un etiope e un siriano, il cui nome rimanda a indagini internazionali sul terrorismo islamico. Secondo l’atto K, Fingestus era un “buco nero” attorno alla quale giravano sospette movimentazioni di denaro a sei zeri: il memoriale fa un lista, con tanto di nomi, cognomi e residenze, dei principali intestatari dei conti cifrati. Tra questi, oltre i tre orientali, figura anche un rapporto finanziario con una società sarda: «Un soggetto – si legge nella scheda relativa al correntista sardo – si presentava con un autocarro Citroen Berlingo e parcheggiato nel garage sotterraneo di Fingestus, scaricava un sacco di juta con svariati milioni».

Il black team. La squadra nera, come la chiamavano gli “adepti”, era quella formata da Pierani, Riccardo Ricciardi e Bruno Platone (questi ultimi due, secondo la Finanza, erano i body guard di Bianchini): si nascondevano dietro la facciata dell’Mb class di Dogana. «Il team black – si legge – interfe - riva ogni volta vi fosse la necessità di utilizzare le maniere forti o intimorire qualcuno, tra le vittime anche ex agenti che lasciavano volontariamente Karnak». Alla presentazione del clan, a cui partecipavano “amici napoletani”, è allegata la lista degli episodi di violenza e minacce a cui avrebbe assistito lo stesso Vargiu.