giovedì 17 febbraio 2011 07:48

Residenze e residenze fiscali. Gabriele Righetti, Rimini

Residenze e residenze fiscali. Gabriele Righetti, Rimini

Tratto da San Marino Oggi di mercoledì 16 febbraio 2011.

La residenza fiscale comanda il pagamento delle tasse (Irpef) in Italia

Gabriele Righetti Dottore Commercialista - Rimini

Le presunte indagini della Guardia di finanza riminese sui giudici sammarinesi riportate in questi giorni dalla stampa offrono l’opportunità di analizzare la normativa italiana in generale e, a cascata, il caso specifico.

La residenza (fiscale) in Italia provoca la tassabilità in tale stato di tutti i redditi L’ordinamento italiano, come la maggior parte delle economie occidentali, prevede per i soggetti residenti in Italia il principio della tassazione dei redditi ovunque prodotti (cd. “worldwide principle”). Qualunque soggetto (cittadino italiano e non) residente in Italia è pertanto assoggettato ad imposizione diretta ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Ciò per ogni reddito dallo stesso percepito, anche per i redditi prodotti all’estero. Tale normativa è talvolta derogata da convenzioni o patti particolari (convenzioni contro le doppie imposizioni e regolamentazioni per il frontalierato, che ne sono esclusi). La normativa italiana prevede, altresì che i soggetti non fiscalmente residenti sono invece assoggettati a tassazione limitatamente ai redditi prodotti in Italia.

La residenza italiana (fiscalmente intesa) Sono soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche (“I. R.Pe.F.”) tutte le persone fisiche che per la maggior parte del periodo d’imposta (almeno 183 giorni, anche discontinui, all’anno) sono iscritte nelle anagrafi comunali italiane della popolazione residente oppure che hanno la residenza od il domicilio così come inteso dal codice civile italiano. Un soggetto è considerato domiciliato in Italia (anche se non iscritto in una qualsiasi anagrafe italiana) se qui v’è il luogo in cui ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi riguardante la generalità dei suoi rapporti, ricomprendendovi anche gli interessi di carattere familiare, sociale e morale. Deve considerarsi residente fiscale in Italia, quindi, sia l’immigrato che vi abbia qui posto il proprio domicilio oppure, come ha rilevato il Ministero delle finanze italiano con Circolare Ministeriale n. 304/E del 2.12.1997 il “soggetto che, pur avendo trasferito la propria residenza all’estero e svolgendo la propria attività fuori dal territorio nazionale, mantenga, nel senso sopra illustrato, il «centro» dei propri interessi familiari e sociali in Italia”. È altresì fiscalmente residente in Italia colui che ha qui la propria dimora abituale, contraddistinta da volontaria presenza fisica del soggetto e caratterizzata da un minimo di stabilità. La Corte di Cassazione (n. 1738 del 14/3/1986) ha avuto modo di affermare che la residenza “sussiste anche quando la persona si rechi a lavorare o a svolgere altra attività fuori dal comune di residenza, sempre che conservi in esso l’abitazione, vi ritorni quando possibile e vi mantenga il centro delle proprie relazioni familiari e sociali”. La cittadinanza della persona o la sua residenza ai fini valutari sono criteri irrilevanti ai fini dell’insorgenza od esonero dagli obblighi Irpef.

Obblighi dichiarativi del residente fiscale italiano Il residente fiscale italiano deve versare l’imposta che scaturisce dalla compilazione della dichiarazione dei redditi ovunque (in Italia ed altrove) percepiti ed anche adempiere agli adempimenti formali relativi, tra cui la redazione del quadro RW (investimenti all’estero). La Collaboratrice domestica di cittadinanza Ucraina, ad esempio, che soggiorni in Italia per più di 183 giorni, deve dichiarare in Italia i redditi di provenienza italiana ma eventualmente –salvo disposizioni in deroga contenute nel trattato contro le doppie imposizioni- anche quelli di fonte estera (Ucraina in primo luogo) nonché -in quanto residente fiscale italiana- segnalare al fisco italiano eventuali immobili, disponibilità ed investimenti finanziari situati all’estero. Gli adempimenti fiscali suddetti sono di tipo “amministrativo”. Si configura un illecito di tipo “penale qualora l’entità delle imposte “evase”, con riferimento ad ogni singolo anno, superi la cosiddetta “soglia di punibilità fiscale”. L’autorità preposta al controllo ed all’eventuale prescrizione di sanzioni è l’Agenzia delle entrate, che si avvale dell’attività investigativa della Guardia di finanza. Questi organi dell’Amministrazione finanziaria rilevano che viene superata tale soglia segnalano la “notizia di reato” alla Procura della Repubblica competente. In tale attività di indagine ed eventuale contestazione l’onere della prova è carico degli organi dello stato. Ciò per quanto riguarda la normativa “in generale”.

Regolamentazione speciale per cittadini italiani finalizzata alla presunzione di residenza fiscale italiana Una legge di oltre 10 anni orsono (l’art. 10 Legge 448/98 - “collegato” alla Finanziaria 1999) ha introdotto, con decorrenza 1.1.1999, il nuovo comma 2-bis nell’art. 2 del testo unico imposte dirette, in base al quale si presumono residenti nel territorio dello Stato, fino prova contraria, anche le persone fisiche nei confronti delle quali si verifichino (contemporaneamente) tre condizioni: a) siano cittadini italiani (e non ne abbiano rinunciato), b) si siano cancellati dall’anagrafe della popolazione residente (e conseguente iscrizione all’AIRE), c) siano trasferiti in uno Stato o territorio aventi un regime fiscale privilegiato (individuato da una apposita “black list persone fisiche”). Il Ministero delle finanze, con Decreto 4.5.1999 ha emanato l’elenco dei paesi che ritiene abbiano un regime fiscale privilegiato: in esso compaiono -tra gli altri- Montecarlo, Svizzera, San Marino. Il cittadino italiano trasferitosi in un paese inserito nella black-list persone fisiche italiana subisce l’inversione dell’onere della prova (non più a carico dell’Amministrazione finanziaria): è lui che deve provare che non ha più alcun legame con l’Italia e ha effettivamente stabilito la sua residenza (e cioè il centro dei propri affari, dei suoi interessi e dei suoi affetti) nel Paese di destinazione. Sul punto, il Ministero delle finanze italiano, con Circolare Ministeriale n. 140/E del 24/6/1999, ritiene che “Soltanto la piena dimostrazione, da parte del contribuente, della perdita di ogni significativo collegamento con lo Stato italiano e la parallela controprova di una reale e duratura localizzazione nel Paese fiscalmente privilegiato, indipendentemente dall’assolvimento nello stesso Paese di obblighi fiscali, attestano il venire meno della residenza fiscale in Italia e la conseguente legittimità della posizione di non residente”. Inoltre “La cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione all’AIRE non costituisce elemento determinante per escludere il domicilio o la residenza nello Stato, ben potendo questi ultimi essere desunti con ogni mezzo di prova anche in contrasto con le risultanze dei registri anagrafici (cit. Circ. Min. 304/E).

Le vicende riportate dai giornali in questi giorni non possono che interessare individuali casistiche di ogni emigrato, sia magistrato che impiegato. La “black-list persone fisiche” riguarda gli italiani, non riguarda San Marino. Al Titano potrebbe eventualmente essere addebitato di non essersi particolarmente curato del suo inserimento in tale black-list in quanto i presupposti per entrarvici (la bassa fiscalità personale che caratterizza un “paradiso fiscale”, sia in termini di aliquota d’imposta, sia in termini di determinazione della base imponibile) e proprio il livello di imposizione tutt’altro che basso del Titano non lo giustificano. Né la politica fiscale sammarinese ha incoraggiato il trasferimento sul Titano di “nuovi residenti” (contrariamente a Montecarlo e Londra, ad esempio, con l’esenzione totale o pressoché tale dalle imposte dirette personali). Il mantenimento della giurisdizione San Marino ha però recentemente consentito al Ministero dell’Economica di servirsi della predetta black-list (l’unica italiana che contiene il nome di San Marino) per prescrivere agli operatori economici italiani di comunicare gli scambi con quelli sammarinesi, con evidenti effetti negativi da un punto di vista di attrattività commerciale per le imprese sammarinesi.

Gabriele Righetti Dottore Commercialista - Rimini