pubblicato martedì 04 settembre 2012 alle 07:52

Rimini. L'identikit dell'assassino. Il Resto del Carlino Rimini

Alessandra Nanni di Il Resto del Carlino Rimini: La telefonata dell’assassino: «Non so dove sono,vieni a prendermi» / Il cerchio si stringe intorno al killer che ha ucciso Leonardo Bernabini, si è lasciato dietro moltissime tracce

 «VIENI a prendermi, non so dove sono». Un assassino sciagurato che non solo si lascia dietro il suo stesso identikit, ma che incapace di togliersi dal macello che ha appena fatto, chiede aiuto usando il suo telefonino e facendosi sentire da mezzo mondo. Quindi si lascia dietro le impronte, quelle trovate sul fucile, il Dna e soprattutto la sua faccia che i testimoni hanno ben stampato in mente, mentre correva insanguinato e in preda alla disperazione. Circa 35 anni, biondo, alto 1,70. Un volto che la Polizia sta ricostruendo nei particolari con la Scientifica, e che quasi certamente verrà consegnato oggi a giornali e televisioni. Il killer di Leonardo Bernabini, sembra avere davvero le ore contate. E solo lui potrà svelare i risvolti di questo ‘giallo’ dove si procede ancora per ipotesi. SU una circostanza gli inquirenti non sembrano avere dubbi, la vittima e l’omicida sono arrivati insieme in via Monterotondo, sulla vecchia Opel di Bernabini. Ma perchè si sono portati dietro quel fucile a canna corta calibro 12? Quasi certamente apparteneva al ‘biondo’ che hanno visto scappare e che l’ha poi abbandonato a 700 metri dal luogo del delitto, senza nemmeno pensare a cancellare le sue impronte. L’assassino ha sparato a circa 50 cm di distanza, dal finestrino posteriore, spappolandogli la testa. Due fucilate che l’autista non si aspettava, perchè aveva già il quadro dell’auto acceso e si era allacciato la cintura di sicurezza. Ammesso e non concesso che prima abbiano avuto una discussione, per girare le spalle al killer, vuol dire che Bernabini si sentiva al sicuro, e che per lui la questione era chiusa. Non per l’altro che ha agito sicuramente d’impulso, travolto dalla rabbia e senza alcuna premeditazione. Tutt’altro che un professionista. Anzi, uno sprovveduto che mentre scappa si attorciglia al collo la maglietta sporca del suo delitto, incurante del sangue che gli cola dai graffi in faccia, causati dai rovi. «No, no, vado, vado», continua a ripetere alle persone che incontra sulla sua strada e che vedendolo in quelle condizioni gli chiedono se ha bisogno di aiuto. Non sanno che sta fuggendo dal suo delitto, vedono solo lo sguardo spaurito di chi non sa dove sta andando. A un appuntamento, comunque, con la persona che deve andarlo a prendere e che a quanto pare a differenza di lui conosce quella zona. (...)

fonte: Libertas 

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