giovedì 22 settembre 2011 06:22

San Marino. Bacciocchi riciclava per la camorra. Anna De Martino, NQRimini San Marino

San Marino. Bacciocchi riciclava per la camorra. Anna De Martino,  NQRimini San Marino

Anna De Martino NQRimini San Marino: Anche il Tribunale Unico di San Marino ha un fascicolo aperto da 8 mesi per gli stessi reati: altri due sammarinesi indagati / Livio Bacciocchi ritorna in cella / L’Antimafia di Napoli lo arresta per i legami con camorra e clan Vallefuoco

San Marino - Le accuse sono di associazione e riciclaggio, un enorme giro di soldi sporchi San Marino- Livio Bacciocchi  è stato arrestato per la seconda volta. Le manette al noto avvocato sono scattate martedì sera, intorno alle 21.30, nella caserma dei carabinieri di Rimini, nell'ambito dell'operazione, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, a carico di 30 persone per una svariata serie di reati, che vanno dall'associazione per delinquere di stampo camorristico, all'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio dei proventi delle attività delittuose dell'associazione camorristica. E quest'ultimo è il caso di Bacciocchi. “Nonché – dice la nota della Dia di Napoli – il reato di associazione per delinquere finalizzata alle truffe in danno di società finanziarie”. Per Bacciocchi, che già aveva l’obbligo di firma perché, già arrestato con l'accusa in concorso in bancarotta fraudolenta nell’ambito di un’indagine partita da Terni, si apre un altro pesante capitolo giudiziario. L'avvocato, che compare insieme ad altri due indagati sammarinesi, Oriano Zonzini e Roberto Zavoli, nel fascicolo della Procura di Napoli, è oggetto da 8 mesi di un'indagine del Tribunale Unico di San Marino, coordinata dal commissario della legge Manlio Marsili, sempre per riciclaggio di denaro proveniente dagli affari della camorra del clan Stolder e di quello dei Vallefuoco. E' una voragine quella aperta dalla divisione investigativa antimafia di Napoli che inghiottirà parte della vita pubblica e politica del Titano. La stessa Dia nella nota diramata ieri scrive: “L'indissolubile pactum sceleris esistente tra Francesco Vallefuoco  e Livio Bacciocchi è tale che per il primo, in occasione delle elezioni, era necessario che il gruppo politico di riferimento di quest'ultimo, non fosse ostacolato”. Un segnale chiaro, inequivocabile. La politica stavolta è coinvolta. E' il clan Stolder del rione Forcella, l'organizzazione criminale colpita nell'operazione della Dia, ma le ripercussioni saranno altrettanto forti a San Marino, dove la magistratura ha avuto 8 mesi di tempo per appurare i fatti che hanno coinvolto uno dei maggiori esponenti del mondo imprenditoriale e professionale. Un uomo trasversale come Bacciocchi. Tra i destinatari delle misure cautelari del gip, c'è anche il boss Raffaele, imparentato con la famiglia Giuliano e già detenuto per altri reati. Dalle indagini è emerso che il capoclan, tornato in libertà nel 2008 dopo aver trascorso 16 anni in carcere, aveva immediatamente ripreso il controllo del territorio di Forcella, imponendo tangenti ai commercianti e commissionando furti e rapine, soprattutto con la tecnica del buco. Il denaro così ricavato veniva riciclato a San Marino con la complicità di professionisti. Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip Isabella Iaselli su richiesta dei pm Sergio Amato e Roberta Simeone, parlano chiaramente del coinvolgimento della FinCapital, la finanziaria per la quale Bcsm ha garantito, proprio martedì sera, il salvataggio dal fallimento grazie all'intervento di 9 istituti di credito, tra cui la capofila è Banca di San Marino. Ironia della sorte, proprio la sera in cui il sistema finanziario sammarinese si adopera per salvare una delle finanziarie, finite nella bufera della crisi degli ultimi mesi, nel tentativo anche di garantire quanti attraverso la Fincapital hanno acquistato casa, l’ex maggiore azionista di questa veniva arrestato per la seconda volta.

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