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Consiglio Centrale della Democrazia Cristiana di San Marino, intervento di Marino Cecchetti |
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Tremonti è stato molto duro a Rimini con noi. Bene hanno fatto i Segretari di Stato Mularoni e Gatti, a reagire a quella sferzata, con le promozioni presso Moneyval e Ocse. Non è certo la prima volta che il nostro Paese entra in contrasto con lo Stato di cui è enclave, cioè che lo contiene. È successo con la stessa Italia, ad esempio, nel 1874. Ed ancor prima con lo Stato Pontificio, ad esempio nel 1739. E sempre in coincidenza con periodi di grave degenerazione della vita interna della comunità sammarinese. E si è vinto sull’esterno, tutte le volte, mettendo anzitutto a posto le cose all’interno. Che le cose all’interno, anche questa volta non siano a posto, ce lo ha fatto osservare lo stesso Tremonti. Ad esempio: le triangolazioni per fregare l’Iva. Quel problema è lì dagli anni Novanta. In una delibera congressuale degli anni Novanta c’è scritto che gli autori delle truffe dei liquori - maestri di triangolazioni - avrebbero dovuto versare allo Stato come minimo 10 miliardi di lire a compensare i “gravissimi danni derivanti dalla lesione dell’immagine e del prestigio della Repubblica nei confronti di altri Stati, degli Organismi Internazionali e dell’opinione pubblica in generale”. Parole sante. Ma senza seguito. Di fatto non pagano nulla. In fondo alla stessa delibera, si accenna a non meglio precisati interventi compensativi nel sociale … Insomma, quei tizi finiscono per essere trattati come benefattori. Ma c’è di peggio. Per aiutare quei tizi si è arrivati a modificare il codice penale: sono stati depenalizzati alcuni reati fiscali e societari, onde evitare agli amici degli amici, forensi e nostrani, il fastidio delle rogatorie. Stoppate le rogatorie, qui a San Marino i furfanti sono cresciuti in numero e in spregiudicatezza. Un esempio di questa spregiudicatezza: la Banca del Titano. A cavallo tra il 2005 ed il 2006 i gestori vi fanno fatto un buco da 30 milioni di euro. Il governo, per non far fallire la banca, interviene e contribuisce con oltre metà. Ma senza alcuna denuncia verso i responsabili. Dopo un paio d’anni dal crac i soci (anonimi), che hanno ricevuto tutti quei soldi, all'improvviso vendono (25 ottobre 2007) baracca e burattini a nuovi soci (anonimi) a condizione che questi non promuovano azioni legali contro di loro. È scritto tre volte nell’atto di cessione questo impegno dei nuovi acquirenti, di non promuovere azioni contro i vecchi proprietari. Insomma, i gentiluomini della Banca del Titano, si parano il fondo schiena. Col consenso di Banca Centrale che è lì presente all’atto e quindi del governo (il governo precedente le ultime elezioni). Cinque giorni dopo quell’atto (31ottobre 2007), cioè cinque giorni dopo che i gestori della banca si sono messi al sicuro, ecco che il governo si sveglia e decide che è arrivato momento di sporgere denuncia. Denuncia ovviamente ormai inefficace. Infatti nessuno va in galera. Infatti nessuno restituisce un solo euro: un solo euro dei 500 euro sottratti a ciascuno di noi. Non sappiamo nemmeno i nomi di chi li ha presi, quei nostri soldi. Non sappiamo nemmeno i nomi di quei signori. Sia i venditori sia i compratori (ma potrebbero essere gli stessi, potrebbero aver fatto un giochino) sono nascosti dall’anonimato. A San Marino è facile nascondersi dietro l’anonimato. Siamo maestri. Abbiamo 548 società anonime a disposizione. Cui si aggiunge un mezzo migliaio di società immobiliari non meno blindate in quanto a riservatezza. Ed addirittura migliaia di società srl, anche con quote intestate a società fiduciarie, e, per sovrappiù, con quote detenute da società anonime di Paesi come le Isole Vergini, Panama, eccetera. Insomma mezzi, stratagemmi ed opportunità a non finire per il sottobosco politico affaristico di cui il Paese sembra essere divenuto preda. Il Paese sembra essersi tutto organizzato per questo tipo, si fa per dire, di economia. Tanto che i governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio si sono guardati bene dall’entrare a far parte, nel Consiglio d’Europa, del ‘Greco’, il Gruppo di Stati contro la Corruzione: per evitare ispezioni, controlli, eccetera, eccetera. Insomma noiosità. Ed anche questo governo ancora sta studiando l’adesione a questo organismo. Ma ancora non l’ha fatto. E invece vi deve aderire subito. Ne va della sua onorabilità. Non c’è speranza di salvare il Paese, se non si mette mano a questo stato delle cose. Non si può garantire trasparenza verso gli altri, nei rapporti con altri, se non ce l’abbiamo in casa nostra, la trasparenza. E di trasparenza in casa nostra abbiamo un assoluto bisogno anche per un altro motivo. Il bilancio dello Stato è in sofferenza. Non è da escludere un aumento delle tasse. Prima di lasciarsi mettere mano nelle tasche la gente vorrà sapere se tutti pagano, come vengono spesi i soldi, eccetera. E non vogliono sapere di anonimato, di Isole Vergini, Panama, eccetera. Insomma trasparenza. Trasparenza vera. Non quella finta, quella fatta per gli altri, come con la recente legge sull’anonimato societario. Legge che perfino il giornale dell’Anis (che non mi risulta essere avere una associazione di estrema sinistra), ha definito legge ossimoro. Cioè contraddittoria. Anonimato trasparente. Come dire delinquente onesto. Insomma, basta ambiguità. E non solo verso l’esterno, dove i Tremonti potrebbero moltiplicarsi per tutti i paesi che hanno fatto accordi con noi. All’interno un bel segnale di cambiamento potrebbe essere quello, ad esempio, di far partire una rogatoria in Lussemburgo per sapere in nomi dei soci della Banca del Titano che si sono presi i nostri 500 euro. Un messaggio che tutti nel Paese capirebbero. Un messaggio che tutti recepirebbero come segnale vero che il cambiamento, vero, è iniziato. Il cambiamento lo deve promuovere la Dc. Solo la Dc può farlo. Solo la Dc, nel panorama politico sammarinese, ha ancora radici che attingono da un sicura base di valori non dissipatasi con la fine delle ideologie. |