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Articoli di Attualità Politica (Marino Cecchetti)

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Il disastro sui giochi del governo Psd-Ap-Su con replica di Ap e controreplica

 L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO 3/12/2007 (Il dietrofront sui giochi non cambia le acque. “L’azzeramento del progetto della Repubblica d’Azzardo non riuscirà ad annullare gli effetti negativi”)

Paride Andreoli, nella veste di esponente del Psd, ha reso pubblico per primo che nel programma del nuovo governo Psd-Ap-Su-Ddc è previsto il mantenimento di una sola sala giochi gestita da una società con partecipazione maggioritaria dello Stato e, per il resto, azionariato popolare.

Dunque si torna indietro.

Il fatto dimostra che, sui giochi, se si vuole, si può tornare indietro.

Sui giochi, rispetto alle scelte dei governi precedenti, si sarebbe potuto tornare indietro già dopo le elezioni del 2006, decidendo di azzerarli alla scadenza della convenzione della Giochi San Marino, il 31 gennaio 2007.

Invece il governo Psd-Ap-Su ne decide la continuazione, limitandosi a introdurre la partecipazione dello Stato nella gestione. Come se la partecipazione dello Stato fosse sufficiente a ‘purificarli’, cioè a togliere di mezzo speculazione, corruzione, rischi nei rapporti con l’Italia, eccetera. Addirittura decide di incrementarli progettando, al di fuori di ogni ragionevolezza, la Repubblica del Gioco d’Azzardo: 5 o 6 casinò automatizzati in 60 Kmq.

Un progetto vero. Messo  subito in esecuzione.

Già a cavallo tra gennaio e febbraio 2007 il Governo lancia un bando pubblico di partecipazione alla cuccagna dei giochi: 24 gli aspiranti.

In marzo il Governo compra attraverso la  neonata società statale Giochi del Titano, a quasi 3 milioni di euro, il casinò automatizzato di Rovereta di cui era già stata stabilita la chiusura a costo zero dal Consiglio.

Una regalia alla Giochi San Marino. Comincia con questa regalia il progetto Repubblica del Gioco d’Azzardo del governo Psd-Ap-Su.

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Il governo Psd-Ap-Su va avanti a spron battuto nel progetto Repubblica Gioco d’Azzardo che prevede l’apertura di 5 o 6 casinò automatizzati modello Rovereta. Nonostante abbia ben presto  davanti agli occhi le prime  devastanti conseguenze  di detta  scelta.

Già in aprile  i giovani di Alleanza Popolare sostengono  che la scelta  dei giochi come base della nuova economia sammarinese, effettuata dal governo, “si può considerare uno dei suoi maggiori successi”. Un’affermazione grave, perché indice di una mentalità distorta che si va diffondendo da Palazzo alla società civile. E in un battibaleno, come i cattivi esempi. Poco dopo, infatti, un’associazione di imprenditori, l’Osla, non esita a proporre, pubblicamente, l’apertura dei casini a San Marino: “la formula con lo Stato socio di maggioranza potrebbe pure trovare applicazione in questo campo”, ha affermato la Presidente Teresa Venturini.

La politica dei giochi, con la tanto declamata partecipazione dello Stato, avrebbe dovuto  tagliare  le unghie agli speculatori privati. O comunque ridurne  le aspettative. Invece le incrementa. I loro  appetiti diventano pantagruelici. L’ing. Marino Grandoni, prima del 2007, non avrebbe nemmeno immaginato - tanto meno  avrebbe perso tempo  a progettare - un complesso per i giochi come quello  che sottopone  al governo Psd-Ap-Su  per Ponte Mellini:  6400mq con 250 Keno. Bagarre  nel governo. Grandoni e Ap si scambiano pubblicamente  accuse da bettola. Il governo traballa.

Eppure il progetto Repubblica del Gioco d’Azzardo va avanti.

Ulteriore passo, Casinos Austria.

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Nonostante le polemiche sui giochi che hanno tenuto banco durante l’estate 2007, specie in relazione al caso Grandoni, il progetto Repubblica del Gioco d’Azzardo riprende in autunno con un entusiasmo e una dedizione da parte dei governanti  che vorremmo vedere qualche volta spesi per il bene comune.

Agli inizi di ottobre il governo Psd-Ap-Su delibera l’apertura di due nuovi casinò automatizzati, entrambi a Ponte Mellini, a favore delle società Mixtere e Bet Game. La prima aveva una licenza d’esercizio rilasciata il 7 giugno 2002, con scadenza della convenzione l’11 marzo 2008. La seconda, mai operativa, aveva avuto la licenza il 6 marzo 2003 con scadenza 6 marzo 2008.

In più il Governo stipula con Casinos Austria un accordo per le gestioni del casinò automatizzato di Rovereta e di quello dell’ex Garage Masi. Accordo di cui i sammarinesi vengono a conoscenza a fine ottobre da un giornale austriaco. Né verso il giornale austriaco (Wirtschafts Blatt) né verso il Presidente di Casinos Austria (Karl Stoss) che ha dato quell’annuncio, è stata presentata denuncia. Né è stata convocata una conferenza stampa di smentita presso le ambasciate sammarinesi a Vienna o Roma.

Enorme il danno che alla Repubblica è derivato dalla notizia che Casinos Austria dopo sette anni di trattativa  aveva raggiunto un accordo col governo di San Marino per aprire qui, sul Titano, il quinto casinò della penisola italiana. Per  le immediate pesanti ricadute  sui rapporti italo-sammarinesi, già in difficoltà, per l’attacco della guardia di finanza italiana ad aziende anche storiche della Repubblica.  

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Alla notizia dell’accordo con Casinos Austria invano  si cerca di far presente che San Marino rischia di divenire il primo caso in Europa di Repubblica delle Banane: monocultura, i giochi; multinazionale, Casinos Austria (giudizio subito raccolto dal solito giornale austriaco che tradusse: “Bananenrepublik Europas”).

All’esterno la notizia ha un effetto dirompente sui rapporti già tesi con l’Italia, aggravata dalla precisazione che a Vienna è stato scelto il Titano per fare l’occhiolino ai 5,5 milioni di potenziali clienti delle zone italiane vicine. Scatta l’allarme dei parlamentari italiani delle zone vicine. Si muovono i casinò di Venezia e di Saint Vincent. Diventa corale sui media italiani la richiesta verso Roma di imporre a San Marino il rispetto dell’impegno assunto con l’Italia nel 1953, di non consentire nel suo territorio il  gioco d’azzardo.

A San Marino è crisi. Con la crisi i responsabili dell’accordo con Casinos Austria (per Ap solo “intese informali”) riescono a evitare  che qualcuno, anche dall’interno della stessa maggioranza, li chiami a render conto del loro operato. E il nuovo governo li salva, azzerando -  per  bloccare Casinos Austria - azzerando l’intero  progetto Repubblica del Gioco d’Azzardo.

L’azzeramento del progetto Repubblica del Gioco d’Azzardo, però,  da parte del nuovo governo non  riuscirà ad annullare del tutto i danni che la politica dei giochi del governo precedente già ha provocato  nei rapporti con l’Italia.  Anche perché – incredibilmente – ha  scelto di continuare a lasciare aperta la sala di Rovereta, divenuto bersaglio dei parlamentari italiani dopo il clamore provocato dalla trattativa con Casinos Austria.

 

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LA REPLICA DI ALLEANZA POPOLARE

 

L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO 5/12/2007 (Ap sui giochi. “Più che notizie si fanno fiction. Replica del partito alle accuse lanciate da Cecchetti: “i fatti sono sotto gli occhi di tutti”)


Il romanzo di Marino Cecchetti

A quanto sembra Marino Cecchetti continua ad accumulare materiale letterario, pubblicato regolarmente sui giornali, per la stesura di un epico romanzo sulle vicende dei giochi nel nostro Paese. Il genere di questo romanzo è certamente quello della fiction, tanto è vero che continua ad infarcire i propri scritti di qualche verità, ma soprattutto di illazioni, palesi inesattezze e fantasie assortite. Possiamo capire che a Cecchetti dispiaccia che l’attuale maggioranza abbia fornito risposte molto convincenti ad una situazione di generale degrado attorno alle vicende dei Giochi, anche per il fatto d’essersi candidato nel 2006 nelle file della Democrazia Cristiana, partito che ha enormi responsabilità nell’avvento dei giochi fuori controllo nella nostra Repubblica.

La vicenda dei giochi parte da lontano. I giochi sono arrivati con la G.h.m. di Singapore, società squattrinata che doveva realizzare un albergone di lusso a Murata e che invece ha solo originato la San Marino Giochi. In sostanza, a maggio del 2006 nel nostro Paese i giochi erano monopolio di una società privata, non vi era alcun controllo reale, non vi era certezza sull’entità dei guadagni, che comunque finivano nelle tasche di privati. Vi era una completa mancanza di trasparenza, con la presenza di grossi gruppi d’interesse e lobby che agivano perseguendo i propri fini e non certo l’interesse pubblico. Vi era anche allora, anche se alcuni mezzi d’informazione sembrano averlo scoperto solo negli ultimi mesi, il fenomeno della dipendenza patologica dal gioco. Vi erano inoltre altre due società private, una operativa ed una ancora da attivare, che contribuivano a delineare una situazione certamente preoccupante.

Nell’attuale programma di governo si prevede un monopolio pubblico, con controllo reale dell’Ente Giochi, in cui sono rappresentati anche le forze d’opposizione consiliari. Vi sarà un’unica società di gestione, con consistente maggioranza pubblica ed il resto di azionariato diffuso, con un'unica sala di svolgimento di giochi. Le concessioni a società private in essere, in scadenza nella primavera 2008, non saranno rinnovate e quindi dovranno chiudere. Non vi sarà la presenza di gruppi d’interesse nella gestione dei giochi, e nella fattispecie la società Casinos Austria non avrà alcun ruolo. Del resto non è mai esistito un accordo con Casinos Austria, ma solo intese informali. Nemmeno Camera di Commercio, presenza che peraltro era legittima, avrà alcun ruolo. I proventi di queste attività finiranno in gran parte nelle casse dello Stato, e non nelle tasche di qualche gruppo misterioso. Presto, inoltre, si metterà mano alla legge sui giochi, per definire in maniera chiara ciò che è gioco d’azzardo e ciò che non lo è, oltre a valutare le opportune iniziative per limitare i danni sociali delle patologie da gioco. Tutto questo significa una svolta netta rispetto al passato, ed il concretizzarsi di soluzioni che molti di coloro che hanno a lungo criticato questa maggioranza, e che paradossalmente in buona parte hanno creato nel nostro Paese il problema giochi, non sono stati mai in grado di realizzare. Per quanto riguarda la Casa da Gioco, inteso come Casinò, Alleanza Popolare non vede questa opzione nel futuro del nostro Paese. Il programma prevede comunque, se si dovessero verificare le condizioni per prendere in considerazione concretamente questa ipotesi, che l’eventuale casa da gioco dovrà essere completamente di proprietà pubblica e soprattutto dovranno essere i Sammarinesi a decidere, tramite referendum. Per quanto riguarda, poi, i problemi nei rapporti con l’Italia temiamo che Cecchetti non abbia capito molto. Non sono i giochi ma piuttosto lunghi anni di truffe e furberie assortite, che hanno portato in picchiata la credibilità della nostra Repubblica, a causare le difficoltà. L’assedio della guardia di finanza italiana ai nostri confini nel 1997 non è stato un caso, ed il partito per il quale Cecchetti ha chiesto consenso nelle elezioni del 2006 ha avuto responsabilità gravissime in questo senso. Alleanza Popolare, che nella sua visione del futuro del nostro Paese non vede certamente una Repubblica d’Azzardo, ha sempre cercato d’agire al meglio, seppure con le inevitabili mediazioni, per scongiurare questa prospettiva. I fatti concreti sono sotto gli occhi di tutti, cosi come le teorie ed illazioni di Cecchetti.

 

San Marino, 4 dicembre 2007

Alleanza Popolare

 

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LA CONTROREPLICA DI MARINO CECCHETTI

 

L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO 10/12/2007 (Meglio essere Dc che ex Dc)

Da quanto scritto il 5 scorso da Alleanza Popolare riguardo a un mio articolo, pare che ancora non si voglia prendere atto della ferita inferta al paese, a causa dei giochi, dopo le elezioni del 2006. Il danno fatto in precedenza dal governo straordinario è stato amplificato a dismisura con l’annuncio dell’apertura di altre 4 o 5 sale (progetto Repubblica del Gioco d’Azzardo) e dell’arrivo di Casinos Austria. L’ostilità verso San Marino per i giochi, limitata in precedenza alle zone italiane circonvicine, col governo Psd-Ap-Su è divenuta in Italia questione nazionale con titoloni sui media ed interrogazioni parlamentari. Esiziale l’annuncio da Vienna di un accordo con Casinos Austria.

Con l’abbandono del progetto Repubblica Gioco d’Azzardo ci si sarebbe aspettati, per rimediare al disastro, la chiusura anche della sala di Rovereta e una denuncia verso Casinos Austria. Ap non ne parla. Né parla di inchieste. Tira fuori, invece, la democristianeria di chi scrive. Come se, questa, fosse più importante e comunque di interesse del paese.

Non ho problemi - se serve al paese - confermare che è dal 1974 che non sono tesserato Dc e ribadire che preferisco essere marcato dc piuttosto che ex dc delle varie ore d’uscita.

Quanto alla candidatura Dc da indipendente nel 2006, confermo di aver accettato per avere più voce contro i giochi, contrastati fin dal 2000, e contro l’accordo di cooperazione con l’Italia, contrastato, nel testo Berardi-Fini,  appena apparso. Questioni irrisolte che - Ap permettendo - non vorrei tralasciare, pur col rischio di denunce come nel 2005 (governo Dc-Psd) e nel 2007 (Ap).

 

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