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La scommessa sul futuro |
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San Marino Oggi 30/10/1997 ("Shopping di legislazione", Il PSS per San Marino Città Ideale) Nell’era dell’informazione e della globalizzazione quando un imprenditore decide dove collocare il centro delle sue attività, “sceglie il luogo anche, se non soprattutto, in funzione delle opportunità normative e fiscali che lì vivono”. Così si legge sotto il titolo “Il progetto programmatico” nel documento programmatico “Il PSS per San Marino Città Ideale” presentato nella conferenza che ha avuto luogo nel Teatro Titano di Città alcuni giorni or sono. In sostanza il PSS propone al paese di puntare a un nuovo sviluppo, sfoderando la “capacità di legiferare, creare norme, opportunità contrattuali” da offrire all’imprenditore del futuro. Cioè a un imprenditore che si muoverà ormai senza vincoli in un mondo senza più frontiere, trattando merci sempre più spesso immateriali. L’annullamento delle distanze prodotto dalle reti della comunicazione globale, gli dà modo di scegliere con una libertà pressoché totale il paese da cui operare, in base al puro criterio della convenienza. Tutti i paesi sono in gara per offrire il massimo della convenienza, che si esprimerà più che in passato, per ogni paese, attraverso la legislazione. Si arriva a parlare, nel documento, di “shopping di legislazione”. E’ una prospettiva di futuro che il documento stesso indica talvolta come utopistica tanto è affascinante e solletichevole. Certamente avrà bisogno di una generazione di sammarinesi in grado di muoversi nel loro tempo almeno come i loro predecessori sono stati capaci di muoversi nei loro tempi. Già perché far leva sul livello di sovranità raggiunta per svolgere un ruolo adeguato anche in economia, non è in contrasto con la storia e la tradizione, ma nel solco di queste, se non verranno però a mancare nemmeno la intelligenza e la prudenza che pure sono nella nostra storia e nella nostra tradizione. Nello stesso documento del PSS, dopo aver parlato di “shopping di legislazione”, si precisa subito che i relativi “prodotti legislativi ... vanno potenziati e moltiplicati e non ridotti” e soprattutto “è necessario farli vivere in regole trasparenti”. La necessità di trasparenza e certezza nel sistema legislativo (che, a parere degli specialisti, potrebbe essere di per sé motore economico in quanto capace di apportare “nuova linfa” al sistema) viene ribadita più volte nel documento. Si parla più volte di “un solido ‘sistema interno di controlli’ dei flussi di capitali e degli operatori finanziari” nonché di “una maggiore fermezza da parte di tutti gli organismi di governo ... al fine di bloccare operazioni e transizioni lesive per l’economia”. Come dire: basta con l’analfabetismo finanziario che ha caratterizzato questi ultimi decenni e prodotto, fra l’altro, effetti disastrosi sul paese fino all’arrivo, questa estate, della Guardia di Finanza con quel che ne è seguito. Non ci è capitato spesso di leggere o di ascoltare una rivendicazione di trasparenza e certezza nelle normative in economia, quale esposta nel documento del PSS. Finora si era avuto la sensazione che chiunque reclamasse trasparenza e certezza legislativa in economia soprattutto nel settore finanziario, venisse additato come uomo di poco senno e subito associato all’immagine apocalittica di un Titano ritornato pascolo di greggi. Il pericolo del ritorno a un Titano tutto dedito alla agricoltura e per giunta senza nemmeno l’orgoglio della sovranità che caratterizzava quei tempi, lo crea chi ha la pretesa di continuare a trattare e gestire i prodotti sofisticati della finanza moderna con la cultura della pacca sulle spalle, accompagnata dalla strizzatina d’occhio da antico sensale del campo della fiera. Strizzatina che trasformava quel mediatore in un complice. La strizzatina d’occhio dell’antico campo della fiera al posto di una legislazione moderna, trasparente, adeguata ai tempi, può richiamare al più i furbi. Nel mondo dei furbi, si sa, c’è sempre qualcuno più furbo. Più furbo dello stesso mediatore, perché uso a frequentare non solo questo ma tanti campi. Qualcuno che, all’occasione, non avrà scrupolo a ricattare lo stesso mediatore e lasciarlo di punto in bianco a leccarsi le ferite della sua dabbenaggine. E il mediatore, come è d’uso, appena potrà, cercherà di scaricare il danno sul paese. Sull’intero paese. Si tratta di danni che, anche se poco rilevanti sotto l’aspetto economico, hanno un effetto devastante sull’immagine del paese. Vanno a pregiudicarne la credibilità e la fiducia. Cioè impediscono il formarsi della piattaforma su cui appoggiare le fondamenta del progetto di sviluppo di cui si è teorizzato. |