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CONVEGNO "RIPENSARE LA SCUOLA" San Marino, 25-26 novembre 1994 |
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(Contributo al dibattito del Preside Marino Cecchetti)
Ringrazio per questa opportunità di dire qualcosa sulla nostra Scuola Secondaria Superiore. Qualcosa di personale: è da troppo poco che ci lavoro, per poter svolgere considerazioni che vadano oltre il piano personale. Ho preso servizio nel gennaio di quest'anno. E, proprio in questi pochi mesi, sono state prese o annunciate tante e tali trasformazioni in ambito scolastico, all'esterno di San Marino, con rilevanti ripercussioni all'interno, che queste hanno finito per assorbire tutta l'attenzione. Di una cosa però sono certo, e la affermo in piena convinzione: una riflessione seria, approfondita, concreta sulla Scuola Secondaria Superiore Sammarinese occorre farla, e subito. Non può più essere rimandata. Intendo dire che la Secondaria Superiore sta attraversando un periodo particolare, per cui ha bisogno di una attenzione particolare, all'interno del sistema scolastico sammarinese. A volte succede anche in famiglia che, anziché i piccoli, siano i grandi a trovarsi in maggiori difficoltà, specie se nella delicata fase dello sviluppo.
La Secondaria Superiore Sammarinese è una scuola in sviluppo. O comunque è una scuola che deve e che vuole crescere. Crescere anche numericamente. Per troppo tempo il numero degli iscritti al primo anno è rimasto stazionario: da quasi quindici anni la nostra Superiore raccoglie appena 1/3 degli alunni che escono dalla scuole medie, nonostante l'attivazione, in questo arco di tempo, di nuovi indirizzi. Ed è rimasto praticamente fermo agli anni '70 il numero dei diplomati prodotti: una trentina circa all'anno. Mentre è cresciuto enormemente, nel frattempo, il numero dei giovani sammarinesi che vanno a diplomarsi fuori territorio: oltre 150 all'anno. Solo fra tre anni il numero dei diplomati della Secondaria sammarinese crescerà fino a 60, per l'apporto del Liceo Scientifico ancora in fase di completamento.
In questo stato di cose, mi è sembrato opportuno cominciare il nuovo lavoro col proporre, fin dai primi incontri con gli insegnanti, una ipotesi di sviluppo della Scuola. (Permettetemi un inciso: ho trovato una scuola con insegnanti volenterosi, desiderosi di affrontare e risolvere problematiche vecchie e nuove; cito un dato: in questi pochi mesi abbiamo lavorato come Collegio dei Docenti ben 12 volte, ed in modo costruttivo e, credo, per tutti, gratificante) Solo per motivi contingenti, piovutici, come ho già detto, da fuori San Marino, non è stato possibile, all'interno del Collegio dei Docenti, approfondire l'esame del progetto e tradurlo in proposta operativa da sottoporre all'attenzione del Deputato già nell'anno scolastico 1993/94.
Fino agli anni '60 il Liceo Classico, da solo, è stato in grado di soddisfare gran parte del fabbisogno di scolarità secondaria proveniente dal paese. Non così nei decenni successivi. Soprattutto a partire dagli anni '70, in numero via via crescente, i giovani sammarinesi hanno cominciato a fare scelte anche diverse, rivolgendosi, necessariamente, fuori territorio. La Secondaria sammarinese rimase ingessata a quell'unico indirizzo, segnava il passo, in attesa, come tutti, di una riforma della secondaria italiana puntualmente annunciata nel programma di ogni nuovo governo e puntualmente lasciata abbozzata ad ogni crisi di governo.
Agli inizi degli anni '80 San Marino rompe gli indugi e decide di allargare la sua Secondaria Superiore, senza attendere ulteriormente. Ma è vincolato, nelle scelte, dai rapporti con l'Italia. Il riconoscimento, da parte dell'Italia, degli studi portati avanti in scuole sammarinesi, si fondava ancora su due articoli di un Regio Decreto del 1925 (la cosiddetta riforma Gentile). In pratica il sistema scolastico sammarinese poteva, al più, continuare a produrre studenti per il sistema scolastico italiano. Insomma San Marino non era ancora nelle condizioni di rilasciare propri titoli di studio finali: i giovani sammarinesi, per avere un titolo di studio avente valore legale, dovevano comunque iscriversi prima o poi a scuole o università italiane.
Per questa ragione, negli anni '80, si sono potuti aggiungere all'antico Liceo Classico solo indirizzi che, come il Liceo Classico, preparano giovani per le università italiane (Liceo Linguistico e Liceo Scientifico) oppure immettono giovani in scuole secondarie italiane, come il primo Biennio dell'Istituto Tecnico Industriale. Anzi, si è partiti proprio da quest'ultimo.
Ora i rapporti con l'Italia sono cambiati, esistono le condizioni per un salto, che potremmo dire, storico: è possibile attivare anche corsi che si concludono con il rilascio di un titolo di studio sammarinese, spendibile anche oltre il territorio sammarinese. Infatti uno specifico accordo, entrato in vigore nel 1985, regola i rapporti fra Italia e San Marino in materia scolastica, con modalità del tutto nuove: la materia scolastica è diventata oggetto di convenzione. Ebbene tale accordo, benché siano passati ormai dieci anni, ancora non è stato utilizzato per creare indirizzi terminanti con il rilascio di un titolo di studio sammarinese, pur essendo questo l'aspetto più pregnante dell'accordo stesso.
Il progetto di sviluppo della Scuola Secondaria Superiore Sammarinese, di cui dicevo poc'anzi, invece, ne tiene conto. Per esempio, propone, proprio sulla base di tale accordo, l'attivazione di un indirizzo completamente nuovo, quello economico. Si tratta di un indirizzo molto richiesto, oggetto, fra l'altro, di una specifica deliberazione del Consiglio Grande e Generale approvata in data il 27 gennaio del 1992 a larghissima maggioranza (33 voti a favore, 8 contrari ed 1 astenuto).
Le scelte di base del progetto: rimpinguare i corsi già esistenti e crearne di nuovi nel solco della migliore tradizione scolastica sammarinese, quella liceale che ci proviene dalla 'Congregazione Belluccia', e facendo tesoro della esperienza organizzativa maturata dopo gli anni '80, con l'attivazione del Biennio dell'Istituto Tecnico e poi dei licei Linguistico e Scientifico. Con questo progetto si fa realistica la prospettiva della riduzione di quella assurda emorragia di giovani che continua a caratterizzare negativamente il nostro paese, per la fascia dai 14 ai 19 anni. Nemmeno quando San Marino aveva serie, vere difficoltà economiche era tanto sbilanciato il rapporto fra gli studenti in territorio e quelli fuori territorio. Sì, perché anche allora San Marino mandava suoi studenti fuori, ma ne calamitava pure da fuori, nel solco della tradizione proveniente dal Collegio Belluzzi.
Oggi, invece, San Marino non è punto di riferimento per il circondario. La Scuola Secondaria Superiore Sammarinese, in questa seconda metà del secolo, si è isolata rispetto al circondario, si è, per così dire, arroccata. E proprio nel momento in cui la facilitazione dei trasporti andava favorendo la libera scelta delle scuole. L'arroccamento, in una situazione di libero mercato, è in genere foriero di errori perché accresce il rischio di sfornare prodotti o troppo nuovi o superati, comunque fuori mercato.
La Scuola Secondaria Superiore Sammarinese ha bisogno di stare sul mercato. Il servizio che eroga non è del tipo di quello dell'anagrafe o del catasto, cui necessariamente ci si deve rivolgere per avere un determinata certificazione. Come la sanità pubblica, la scuola, specie se non dell'obbligo, ha bisogno della fiducia dei cittadini, altrimenti i cittadini si rivolgono altrove. C'è quindi un motivo in più per la Secondaria Superiore per essere efficiente, moderna, cioè camminare al passo dei tempi: un motivo in più, rispetto ad altri servizi dello Stato, ed anche rispetto ad altre scuole della Repubblica.
Mentre nelle altre scuole della nostra Repubblica il benessere economico di questi ultimi trent'anni si è tradotto anche in strutture moderne o comunque adeguate, così non è stato per la Scuola Secondaria Superiore. Tutti sanno, ad esempio, che gli spazi fisici della Superiore sono insufficienti, che la collocazione nell'ex-ospedale non è funzionale: le aule e gli altri locali adibiti alla didattica sono al di sotto dello standard delle scuole sammarinesi. Purtroppo, talvolta, anche le attrezzature, i laboratori, i mezzi a disposizione della Scuola sono carenti.
In un sistema scolastico aperto alla concorrenza, anche piccoli inciampi possono pregiudicare la riuscita di iniziative pur valide. La vicenda del Liceo Linguistico dovrebbe esserci di monito. Quest'indirizzo è sorto in un momento favorevolissimo, in un "contesto già predisposto", come è scritto nella relazione che accompagna la legge istitutiva. San Marino andava intensificando i suoi rapporti con gli stati d'oltralpe, cominciava ad entrare negli organismi internazionali, aspirava a sbocchi internazionali per il suo commercio. Attorno a San Marino non c'erano licei linguistici statali e quelli privati, allora più di adesso, erano costosissimi. Sicché sembrava fondata l'aspettativa di studenti provenienti anche dall'esterno. Non è andata così. Hanno influito negativamente molte circostanze. Ne richiamo solo una, all'apparenza banale: la mancata organizzazione di soggiorni all'estero durante l'anno scolastico, soggiorni invece che, per una qualsiasi scuola di lingua, fanno parte del normale curriculum, anzi ne costituiscono il fiore all'occhiello.
Per mettersi sul mercato non è sufficiente provvedere a esigenze materiali, che comunque esistono e vanno soddisfatte. E' necessario che la Secondaria Superiore ripensi se stessa, in termini di qualità del servizio che eroga, per non rischiare di divenire una scuola residuale, cioè che sopravvive per inerzia. Per le scuole residuali lo spazio si fa ridotto. Nuove ragioni spingono verso una intensificazione della concorrenzialità.
Alla fine degli anni '60, in Italia, si è favorito in ogni modo l'accesso all'università: ai diplomati di qualunque indirizzo fu concesso di accedere a qualsiasi facoltà di qualsiasi università. Da qualche anno il cambiamento di rotta: le università ergono sbarramenti, introducono limitazioni, filtrano le iscrizioni con severe prove di ingresso, veri e propri test selettivi. Si ha motivo di credere che la tendenza a selezionare i propri studenti da parte delle università si estenderà fino a divenire prassi normale, quando sarà varata la riforma degli esami di maturità, che prevede che le commissioni siano costituite pressoché integralmente da membri interni. Di fatto, ciò comporta una ulteriore riduzione del ruolo selettivo degli istituti secondari e crea la premessa giustificativa per la introduzione generalizzata degli esami di ammissione alle università.
I risultati conseguiti negli esami di ammissione all'università dagli studenti di una scuola secondaria diventano di per sé una misura della efficienza di quella scuola. Il confronto fra le scuole, allora, sarà immediato. E ciò vale anche per la nostra scuola. E sarà un confronto a tutto campo: strutture, capacità organizzativa, ma soprattutto capacità didattica. Il reclutamento del personale non potrà più avvenire, ad esempio, come ora, cioè col solo criterio dell'anzianità.
Ma alla nostra scuola si chiede di più. La Scuola Secondaria Superiore Sammarinese, oltre a dimostrare, come una qualsiasi scuola secondaria italiana, la sua efficienza, nel suo ambito di competenza specifico, quello della formazione dei giovani, deve assolvere un ulteriore impegno, che le deriva dall'essere la scuola più alta in grado del nostro Stato. Questa scuola ha sempre rappresentato il luogo in cui si esprime la cultura del paese-stato San Marino. E' stata, per San Marino, una fucina di idee. I suoi insegnanti costituivano un corpo propositivo ed attivo, l'intellighenzia del paese, tanto che avevano il singolare privilegio di esprimersi direttamente (e lo hanno fatto tavolta con accenti severi) nella stessa sala del Consiglio Grande e Generale, nelle cerimonie di ingresso degli Ecc.mi Capitani Reggenti.
Oggi si è persa quella tradizione. La cultura e l'istruzione sembrano essere state relegate a un ruolo secondario rispetto all'economia, come se dell'economia la cultura e l'istruzione non fossero la premessa e la base, ma un corollario. Sembra verificarsi, nel nostro paese, il contrario di quel che avviene nei paesi veramente avanzati, i paesi che fondano il loro benessere su basi veramente solide, cioè sulla materia grigia della propria gente, anziché sull'effimero contingente indotto dai segni dei codicilli (che tutti sappiamo quanto siano volubili). Pare, a me, ancora valida, l'affermazione di Marino Fattori, vecchia di quasi un secolo e mezzo, fatta nella sala del Consiglio, in un discorso per l'ingresso dei nuovi Capitani Reggenti: la "speranza di prosperità" per un paese come il nostro va riposta "nella virtù della saviezza e dell'istruzione". Il Prof. Marino Fattori parlava in un momento storico delicato: San Marino, da enclave del sonnolento Stato Pontificio si era trovato di colpo enclave del nuovo effervescente Stato Italiano. Oggi San Marino, che ha scelto di non aderire alla CEE, sta diventando enclave di un'Europa unificata, inserita in un contesto di cultura da villaggio globale. Ha bisogno di rinvigorire la sua identità. E' assurdo che continui a rinunciare, pur avendone i mezzi, a formare direttamente i suoi giovani fino alla maturità. |
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