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Alberoni a San Marino

17-29 ottobre 1739

 

0-0 Sintesi

0-1 Presentazione

0-2 Premessa

1-Il contesto

2-Il coinvolgimento di Alberoni

3-L’arrivo sul Titano

4-Roma sconfessa Alberoni

5-Verso il giuramento Viva la libertà

6-Domenica 25 ottobre 1739, il giuramento

7-Dopo il giuramento

8-Il ritorno a Ravenna

9-Verso la libertà

 

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ROMA SCONFESSA  ALBERONI

 

Roma va in fibrillazione

Mentre sul Titano Alberoni sta lavorando alacremente per la cerimonia di domenica 25, momento conclusivo della missione affidatagli, arrivano a Roma giovedì 22, contemporaneamente, le prime quattro lettere-relazioni spedite per posta ordinaria venerdi 16 da Rimini, sabato 17 e domenica 18 (due lo stesso giorno) da San Marino. Le riceve Firrao che, come tutte le pratiche importanti, le passa a Corsini.

Già era arrivata allo stesso Corsini l’Informativa dei sammarinesi spedita per staffetta martedì 20. Gliel’aveva portata direttamente in casa alle tre di notte (cioè verso le 20,30) Monsignore Maggio, invocando pietà per il suo paese. Pare che Maggio per sino s’inginocchiasse ai piedi di Corsini

Corsini passa ad un suo funzionario sia le lettere-relazioni di Alberoni che la Informativa dei sammarinesi, unitamente ad altre pratiche da istruire. Venerdì 23 il funzionario scrive in un appunto di lavoro: ritorno a V. E. (Corsini) le lettere di Spagna, d’Ancona, e di San Marino; Circa queste ultime mons. Lanti mi dette l’incluso foglio, da cui potrà V.E. vedere avvalorati i nostri sospetti, che le relazioni dell’Em.mo (Alberoni) non siano fedeli.

Sia dalla Informativa, suffragata dall’appunto di Lanti,  che dalle lettere-relazioni di Alberoni, al di là dei diversi punti di vista, Roma apprende che sul Titano sono stati fatti salire dei soldati.

La notizia dell’uso di  soldati da parte di Alberoni getta nella costernazione la corte romana. Le truppe tosco-imperiali di stanza a Carpegna potrebbero mettersi in moto da un momento all’altro, scendere per la Valmarecchia e tagliare in due lo Stato della Chiesa. L’operazione sul Titano era stata progettata proprio per togliere agli Asburgo un eventuale pretesto per realizzare quel loro -supposto - progetto. Ebbene Alberoni, adoperando i soldati, ha fornito loro quel pretesto. Anzi, ha fatto di  peggio. Li ha provocati. Li ha sfidati.  O ha perso la testa oppure sta andando alla ricerca di un incidente che  provochi una emergenza per cui si ritenga necessario il prolungamento della sua permanenza in legazione.

Il funzionario di Corsini dapprima dice di non avere una soluzione da prospettare di fronte alla notizia che Alberoni ha fatto uso di soldati: io non saprei ora qual partito andasse preso. Poi aggiunge che sì un partito, uno, uno solo, e non proprio del tutto digerito, sì gli è venuto in testa. Eccolo: bisognerebbe scoprire a S.E. (Alberoni), i nostri dubbi, e poi ordinarsi che offerti, ai sammarinesi, libertà e Privilegi, si chieda loro un Giuramento volontario in forma pubblica dopo che siano state ritirate dal paese le soldatesche, di modo che non sembri forzato. Altrimenti conviene restituire loro la libertà, subito.

La fretta è dettata dalla necessità di evitare che gli Asburgo diano, appunto, l’ordine ai loro soldati di stanza a Carpegna di accorrere sul Titano e anche dall’opportunità di anticipare le richieste di chiarimento delle corti estere.

A proposito di corti estere, il funzionario avanza questo suggerimento: informare, subito, attraverso i Nunzi le corti estere che non è intenzione della Santa Sede acquisire quel luogo. Ed aggiunge: sarà bene farlo subito perché  l’odiosità medesima che hà quà Alberoni farà, che gli strepiti di Maggi (cioè Maggio) siano qui pure ascoltati e ingranditi.

Roma costretta a recedere

Roma, appreso che sono stati usati i soldati per piegare i sammarinesi, decide subito di chiudere il caso. Al più presto. I sammarinesi attraverso l’Informativa hanno fatto presente che sono determinati a ricorrere ad ampie proteste per far costare al mondo che cosa è avvenuto e sta avvenendo nel loro paese.

San Marino è un paese piccolo. Il che già di per sé crea simpatia. Inoltre è una Repubblica, una singolarità, questa, che lo pone all’attenzione ed alla curiosità di tutto il mondo politico, ancora dominato dagli assolutismi ma già percorso da fremiti di cambiamento.

Alberoni e Firrao, fra l’altro, si erano impegnati vicendevolmente a preparare e condurre l’operazione in religioso segreto. Invece non sono riusciti a custodire nemmeno quel paio di documenti che si sono palleggiati fra loro. Le Istruzioni allegate al Breve sono già finite in mano ai sammarinesi che subito se ne sono avvalsi per denunciare come Alberoni non vi si è attenuto. I Cardinali esclusi dall'operazione (cioè quasi tutti) anch’essi faranno a gara per sottolineare punto per punto le trasgressioni alle Istruzioni e finiranno per chiedere di verificare se Alberoni per caso è venuto meno anche alle disposizioni contenute nel Breve.

Per Alberoni Nuove Istruzioni

Corsini fa propri i suggerimenti del suo funzionario-consigliere ed ordina a Firrao di procedere di conseguenza.

Firrao, con lettera ufficiale della Segreteria di Stato, scrive ad Alberoni: Sua Santità nell'aver'inteso, che V. E. non aveva attesi dentro li Confini di codesta Legazione gl'Abitanti di quella Terra ... ma primacchè fossero essi comparsi, avesse presa la Risoluzione di portarsi con pochissimi suoi Famigliari personalmente in S. Marino ..., ha cominciato ... à dubitare, che l'atto fatto ... di soggettarsi a Sua Beatitudine … mentre V.E. era ivi presente et era arrivato ancora colà, chiamato da Lei, buon numero di soldati ..., possa venire interpretato per forzato e non volontario.

Al fine di eliminare ogni dubbio sulla volontarietà della dedizione, Firrao detta Nuove Istruzioni ad Alberoni: dopo aver licenziati li soldati, come altresì il superfluo numero di Birri, convochi nelle forme solite un Consiglio e che detto Consiglio si esprima per voti segreti su una precisa e inequivocabile Proposta: dicano - una volta per tutte - i sammarinesi se voglino essere Sudditi immediati del Sommo Pontefice, e della Santa Sede nella guisa, che hanno ad Alberoni dichiarato, opure ritornare nello stato, in cui erano prima del 18 ottobre.

La Risoluzione che verrà fuori da detto Consiglio, ordina Firrao, dovrà essere trasmessa immediatamente e direttamente a Sua Santità.

Unitamente al testo delle Nuove Istruzioni inviate con lettera ufficiale, Firrao manda ad Alberoni una lettera confidenziale in cui gli suggerisce di convocare detto Consiglio solo nel caso che si sia certi che non vi prevalga una Risoluzione contraria alle offerte fatte à V. E. et giuramento di Vassallaggio prestato alla Santa Sede. Meglio, altrimenti, chiudere da subito la questione ed in nome di Sua Beatitudine dichiarare à quel Popolo, che Sua Santità non ostante la subordinazione giurata, non intende di ritenere per se detta Terra.

Firrao fa capire ad Alberoni che il modo migliore per tutti per uscire dalla vicenda, è restituire la libertà ai sammarinesi, subito. Anzi, prese le precauzioni necessarie, conviene a tutti, a cominciare dallo stesso Alberoni, che sia proprio lui, Alberoni, a riporre San Marino nella primiera libertà! Subito.

Riporre San Marino nella primiera libertà per mano dello stesso Alberoni e subito, a detta di Firrao, è una soluzione dignitosa e politicamente sostenibile. Si fa vedere manifestamente al Mondo, che il Papa non hà avuto altro fine, che di provvedere come Protettore al bene di quella Terra e di assicurare quei poveri Abitanti dalle oppressioni et angarie interne.

Un sammarinese vicino al papa

I sammarinesi sono usi da secoli già nell’ordinario ed a maggior ragione nei momenti di pericolo, ricorrer ... alla Intercessione del ... Gran Protettore cioè del loro Santo. Ma anche a darsi da fare loro, ciascuno per quel che può, per assicurar la Repubblica nel modo migliore, che sia possibile. E ad opporsi al capriccio di chi, come Alberoni, deviando dal sentiero del giusto e dell’onesto, cerca di opprimere la libertà di chi, come loro, i sammarinesi, non ha forze proprie per sostenerla.

Della pronta sconfessione di Alberoni da parte della corte papale, artefice primo è senz’altro mons. Melchiorre Maggio, come egli stesso riferisce ai suoi concittadini: col mio operare a Palazzo ottenni … che si scrivesse al card. Alberoni, disapprovando tal sua condotta coll'ordine di partire: non essendo mai stata intenzione del Papa una simile procedura contro quei Popoli. E continua: il medesimo Santo Pontefice, ai piedi del quale son stato ... con cuore pieno di clemenza e di paterno affetto verso li medesimi, mi si è espresso in queste precise parole: 'Protezione quanta ne vogliono e libertà'.

Maggio è per ragioni professionali vicino al papa, in quanto Chierico della Camera Apostolica, un posto di grande rilievo e molto ambito all’interno della curia romana. Inoltre viene da Firenze, come il papa. Fin dall’inizio del suo pontificato, Clemente XII, un Corsini di Firenze, si è circondato di compaesani, fra i quali sceglieva i suoi confidenti. Il peso di questi fiorentini è divenuto via via più grande nel suo pontificato col peggiorare delle sue condizioni di salute. Ebbene fra questi fiorentini che guidano l’azione del papa e - si dice - talvolta la mano del papa nella firma dei documenti, c’è Melchiorre Maggio. Appunto un fiorentino.

Melchiorre Maggio è sicuramente fiorentino. Fiorentino doc. Il suo nome figura nel registro dell’Arte de’ Mercatanti dove si legge che è nato adì’ 24 di Luglio à hore una di notte in Mercoledì, 1669 da Sig. Pier Matteo del Sig. Capitano Melchior Maggio e dalla Sig.ra Maria Crizia del Sig. Cav. Francesco Staccoli e che è stato battezzato in San Giovanni. Nobile per quattro quarti, già a 7 anni veste l’Abito di Cav. Milite per giustizia al Sacro, e Militare Ordine di S. Stefano. Un Ordine potentissimo. Chi ne fa parte gode di una serie di privilegi all’interno del Granducato e, talvolta, anche dello Stato della Chiesa .

Melchiorre Maggio è anche sammarinese. Il padre, Pier Matteo, era stabilmente in servizio presso il granducato toscano, ma continuava pure a svolgere incarichi a favore della Repubblica (unitamente, ad esempio, ad Alessandro Belluzzi pure lui sammarinese trasferitosi a Firenze).

Melchiorre, come il padre, in ogni fase della sua carriera che svilupperà in massima parte nello Stato della Chiesa, si porrà costantemente a disposizione della Repubblica. E continuerà a farlo anche da Roma dove sta vicino al papa. Anzi alla persona del papa. Egli gode di una vicinanza tale col papa da indurlo, talvolta, alla confidenza e - perché no? - allo scherzo. Certamente per scherzo il papa l'aveva messo in qualche modo in guardia fin da luglio, chiedendogli ex abrupto: che direte ora che la vostra Repubblica sarà totalmente a noi soggetta?

Firrao ed Alberoni hanno sottovalutato Maggio il quale, fra l’altro, aveva ottenuto direttamente dal papa il privilegio di non sottostare al divieto che, proprio per ordine di Alberoni e di Firrao, aveva colpito tutti i sammarinesi, di prelevare e portare sul Titano i prodotti agricoli dei loro possedimenti in Romagna.

Maggio, con l’Informativa in mano, dopo aver fatto visita a Corsini e al papa, affronta Firrao. Con un po’ di fuoco. Troppo fuoco se Firrao, per smorzarne le fiamme, arriva a minacciarlo di metterlo in Castello, cioè in Castel Sant’Angelo, vale a dire in galera. Ma ormai è tardi. Firrao non può sottrarsi all’ordine di Corsini - e del papa - di impartire le Nuove Istruzioni. Lo deve fare. E lo fa, obtorto collo.

Roma e le corti estere

Le Nuove Istruzioni non sono spedite ad Alberoni immediatamente. Cioè appena deliberate. Non sono spedite venerdì 23 per mezzo di un corriere straordinario o almeno per staffetta di modo che Alberoni le possa ricevere prima della cerimonia di domenica 25. Eppure Corsini e Firrao sapevano di quella cerimonia e della sua importanza nell’intera vicenda, avendone Alberoni scritto e riscritto nelle lettere-relazioni già nelle loro mani.

Di fatto Roma non si cura - nemmeno sotto l’aspetto umano - delle eventuali difficoltà in cui Alberoni potrebbe venire a trovarsi e degli errori che potrebbe commettere, abbandonato a se stesso, lasciato senza adeguate, aggiornate informazioni, lassù su quel monte, in mezzo a gente ostile, fanatica di quella loro libertà. Le Nuove Istruzioni - per dabbenaggine di Firrao? - sono inviate addirittura per posta ordinaria! E siccome la posta ordinaria parte da Roma alla volta di Rimini il sabato, si aspetta sabato 24 per spedire il plico, pur sapendosi che avrebbe impiegato dai quattro ai sei giorni per arrivare sul Titano.

Lo stesso sabato 24 ottobre - senza farne cenno ad Alberoni nè nella lettera ufficiale né in quella confidenziale! - Firrao trasmette ai Nunzi Pontificii alle Corti Straniere copia del Breve di incarico al Signor Cardinale Alberoni ed anche l’Istruzione del modo con cui doveva regolarsi. Così che tutti possano verificare che erano state concesse al Signor Cardinale Alberoni soltanto le facoltà necessarie di accettare per immediata Suddita della S. Sede quella Terra colle sue dipendenze qual'ora gli Abitanti della medesima spontaneamente volessero sottomettersi. Ed ora, siccome, nonostante i rassicuranti rapporti ufficiali inviati dal card. Alberoni, è nato qualche dubbio che quei Comunisti possino avere in questo fatto operato non con tutta la libertà, il papa ha determinato d'informarsi esattamente della vera libera volontà di quei Comunisti, e di regolare gl'ulteriori suoi passi coerentemente a quello che conoscerà essere di maggior profitto spirituale e temporale di quegl'Abitanti e di lor pieno consenso.

Una denuncia a mezzo stampa

Con la data del 24 ottobre viene diffusa a Roma e da Roma, attraverso le rappresentanze diplomatiche, nelle corti estere, una lettera-manifesto che comincia: Lo stato infelice, e lacrimevole della povera Repubblica di S. Marino… Mittente è un anonimo sammarinese che dice di scrivere per conto di tutta la cittadinanza. Destinatario è un anonimo personaggio della curia romana.

Si presume che autori di detta lettera siano i sammarinesi di Roma. In essa vengono ripresi ed amplificati gli argomenti già esposti nella Informativa del 20 ottobre. Si accusano apertamente i vescovi di Rimini e del Montefeltro di aver partecipato alla macchinazione per sopprimere la Repubblica all’insaputa o contro il volere di Roma. Dalla copia della Lettera di Segreteria di Stato pervenuta in nostre mani - scrive l’anonimo mittente - si comprende, che non è mai stata tale la mente di Roma, e di Sua Santità. Si ricorda come la Repubblica ha potuto sopravvivere nei secoli proprio perché hà sempre goduto della Protezione della S. Sede. Si prega l’illustre destinatario di far presente a Sua Santità quanto è successo e sta succedendo sul Titano. E, in particolare, di far comprendere a Sua Santità, che non è altrimenti vero, che chi veramente compone la Repubblica suddetta, si voglia sogettare alla Santa Sede; Ma bensì vuol vivere nell’antica sua natìa libertà. Certamente i Cittadini sammarinesi ne avrebbero date più manifeste riprove di questa loro volontà, se non fossero sotto la cappa di una dura repressione. Cioè se molti di essi non fossero carcerati, fuggiti, o ritirati, o assenti.

Nella lettera-manifesto non si manca di accennare alla cerimonia dell’indomani in cui si terrà Pontificale per far prestare giuramento a tutti. Da parte sammarinese si farà tutto quello che si può per impedire di prestare giuramento di fedeltà. Si teme però l’uso di inaudite violenze. Per cui c’è il rischio che si debba soggiacere alla forza. Insomma si preannuncia un eventuale nuovo uso della forza da parte di Alberoni, in contrasto con le disposizioni impartitegli.

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