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La nostra curiosità attorno al
Relinquo vos liberos ab utroque homine non è del tutto
recente. Nacque alcuni anni fa quando preparavamo Il Cammino
di una Idea, un libro che adopera come chiave di lettura dei
fatti storici il concetto di libertà quale emerse nel 1296
durante il processo di Valle Sant’Anastasio.
Chiese, durante quel processo, il
giudice ai sammarinesi se, a concedere la libertà di cui
godevano, era stato l’imperatore o il papa. Gli risposero: né
l’uno né l’altro. Chi allora? Il nostro Santo. Il collegamento
col motto parve evidente. Abbiamo cercato, prima di pubblicare
il libro, di dare una base documentaria a quel collegamento, ma
senza risultato. La logica, i consigli degli amici, le
indicazioni degli studiosi spingevano a cercare il motto nelle
Vita Sancti Marini. Un vicolo cieco. In nessuna delle
tante versioni o copie della Vita del Santo si trovò il
motto.
Nel realizzare la videocassetta
Nemini teneri si ripeté la scelta di porre a fondamento
della storia ancora una volta il Rotolo di Valle Sant’Anastasio
anziché il consueto Placito Feretrano. Al Rotolo furono dedicate
diverse sequenze, fu messo in copertina, ma altrettanto non si
poté per il documento contenente il motto, perché quel documento
non si riuscì proprio a scovarlo.
Ancora, a dir il vero, quel documento
non è stato trovato. Eppure il Delfico ne ha parlato, come pure
il Carducci e tanti altri sulla scorta del Delfico. Poi venne
l’Aebischer. Non avendo il Delfico lasciato indicazioni, l’Aebischer
dovette condurre una esplorazione a tutto campo. Senza
risultato. O meglio, trovò che il motto compare per la prima
volta in un libro pubblicato a Venezia nel 1717. Insomma, a suo
parere, fuori tempo e fuori luogo. Così che, in pratica, finì
egli stesso per non dar peso a quel ritrovamento ed al pari del
Delfico, del Carducci e di tanti altri, continuò a sostenere che
il motto senz’altro è nato molto prima.
L’esistenza di un documento molto
antico contenente il motto rimane una ipotesi. L’Aebischer
suffragò tale ipotesi di tante e tali argomentazioni da farle
assumere un valore di verità.
In queste pagine si espongono alcune
considerazioni sul motto partendo dal periodo in cui esso
appare: fra la caduta del ducato d’Urbino e la vicenda
alberoniana. Sono cent’anni circa di storia pressoché
inesplorati. Per trovare i fatti si è dovuto risalire alle fonti
e, per leggerli, dare spazio a non poche digressioni. L’intento
originario ha finito per cedere ad altri motivi di curiosità.
San Marino, aprile 1997
Gli autori
Venice Enza
Pizzulin e Marino Cecchetti
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