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Quasi tutti i lavori riguardano San Marino.   Sono opere comuni di Venice Enza  (talvolta solo Vinicia)  Pizzulin   e Marino Cecchetti anche quando  figura come autore uno solo dei due.   libera abuntrocle
 

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0- Premessa

1-Parliamo Prolog, Approccio didattico attraverso l’italiano

2-Amico computer

3-Il Cammino di una Idea, Come San Marino si è salvato

4-Nemini teneri, videocassetta la storia di San Marino  in 23 minuti

5-Libera abuntrocle

6-Placito Feretrano, la data e altro

7-La così addimandata republica di S. Marino

8-Riforme secondo la storia

9-Viva il Prencipe S. Marino

10-Alberoni a San Marino, 17-29 ottobre 1739

11-Quando non tacere è un dovere  1

12-1957, i fatti di Rovereta. 1971 fine della   Amicizia protettrice

13-Quando non tacere è un dovere  2

14-Libera abuntrocle 2

 

 

 

V.E. Pizzulini - M. Cecchetti, libera abuntrocle, San Marino, 1997

 

 

Leggi il libro (senza note e senza appendice)

 

 

La nostra curiosità attorno al Relinquo vos liberos ab utroque homine non è del tutto recente. Nacque alcuni anni fa quando preparavamo  Il Cammino di una Idea, un libro che adopera come chiave di lettura dei fatti storici il concetto di libertà quale emerse nel 1296 durante il processo di Valle Sant’Anastasio.

 Chiese, durante  quel processo, il giudice ai sammarinesi se, a concedere la libertà di cui godevano, era stato l’imperatore o il papa. Gli risposero: né l’uno né l’altro. Chi allora? Il nostro Santo. Il collegamento col motto parve evidente. Abbiamo cercato, prima di pubblicare il libro, di dare una base documentaria a quel collegamento, ma senza risultato. La logica, i consigli degli amici, le indicazioni degli studiosi spingevano a cercare il motto nelle Vita Sancti Marini. Un vicolo cieco. In nessuna delle tante versioni o copie della Vita del Santo si trovò  il motto.

 

Nel realizzare la videocassetta Nemini teneri si ripeté la scelta di porre a fondamento della storia ancora una volta il Rotolo di Valle Sant’Anastasio anziché il consueto Placito Feretrano. Al Rotolo furono dedicate diverse sequenze, fu messo in copertina, ma altrettanto non si poté per il documento contenente il motto, perché quel documento non si riuscì proprio a scovarlo.

 

Ancora, a dir il vero, quel documento non è stato trovato. Eppure il Delfico ne ha parlato, come pure il Carducci e tanti altri  sulla scorta del Delfico. Poi venne l’Aebischer. Non avendo il Delfico lasciato indicazioni, l’Aebischer dovette condurre una  esplorazione a tutto campo. Senza risultato. O meglio, trovò che il motto compare per la prima volta in un libro pubblicato a Venezia nel 1717. Insomma, a suo parere, fuori tempo e fuori luogo. Così che, in pratica, finì egli stesso per non dar peso a quel ritrovamento ed al pari del Delfico, del Carducci e di tanti altri, continuò a sostenere che il motto senz’altro è nato molto prima.

 

L’esistenza di un documento molto antico contenente il motto rimane una ipotesi. L’Aebischer suffragò tale ipotesi di tante e tali argomentazioni da farle assumere un valore di verità.

 

In queste pagine si espongono alcune considerazioni sul motto partendo dal periodo  in cui esso appare: fra la caduta del ducato d’Urbino e la vicenda alberoniana. Sono cent’anni circa di storia pressoché inesplorati. Per trovare i fatti si è dovuto risalire alle fonti e, per leggerli, dare spazio a non poche digressioni. L’intento originario ha finito per cedere ad altri motivi di curiosità.

San Marino, aprile 1997

                                                                        Gli autori

                                                     Venice Enza Pizzulin e Marino Cecchetti