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volere
che …
una repubblica viva
lungamente,
è necessario ritirarla spesso
verso il suo principio
N.
MACHIAVELLI, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio,
Libro III, 1.
Il Comitato di Iniziativa per la
Riforma Costituzionale nel dicembre del 1999 mi ha invitato a
partecipare con un contributo agli incontri pubblici che hanno
avuto luogo nel febbraio del 2000.
L’invito mi ha indotto a fare una
riflessione sulla materia. Per la prima volta, non avendo avuto
in precedenza una ragione particolare per occuparmene né per
scelta né per dovere. Mi scuso coi lettori per la limitatezza
dell’apporto al dibattito, come mi sono scusato coi membri del
Comitato e con tutti i presenti all’incontro del 29 febbraio nel
Ridotto del Teatro Titano.
La riflessione prende la mossa dai
primi studiosi del Settecento che si sono occupati di San Marino
sotto l’aspetto costituzionale. Passa quindi ad esaminare la
serie dei No opposti da San Marino alle sollecitazioni esterne a
dotarsi di un documento costituzionale, provenienti dalla
cultura liberale. Si sofferma, in particolare, sul No del 25
marzo 1906, quando San Marino scelse di introdurre la democrazia
rappresentativa non con un testo costituzionale ispirato alle
conquiste delle rivoluzioni borghese-liberali come era avvenuto
negli altri paesi, ma con una modifica dello Statuto approvata
dall’Arengo, cioè muovendosi in linea con la sua storia e con la
sua tradizione giuridica.
La restante parte della riflessione fa
costante riferimento al 1906: il primo passo di un cammino di
ritorno verso le origini, cioè verso il comune medioevale,
inteso come una fase della storia in cui si riteneva essere la
democrazia diretta - cioè la forma più alta della democrazia - a
regolare la vita della comunità.
Registrato l’ennesimo No alla
introduzione di un documento costituzionale, quello
dell’immediato secondo dopo guerra, la riflessione passa ad
esaminare le vicende - in primis la degenerazione del sistema
dei partiti - che nell’ultimo quarto del Novecento hanno fatto
nascere e diffondere nel paese la richiesta della introduzione
di un documento costituzionale. Richiesta tutta interna, questa
volta, avanzata proprio quando all’esterno il costituzionalismo
stava già mostrando evidenti segni di crisi anche presso la
stessa cultura liberale, la quale, fra l’altro, cominciava a
subire i primi attacchi del repubblicanesimo, una nuova teoria
politica concorrente del liberalismo.
La riflessione termina con alcune
proposte di riforma, presentate in modo esemplificativo, che, in
linea con l’impostazione del 1906, fanno leva sul nostro
patrimonio di storia e di tradizione giuridica. Patrimonio da
sempre ritenuto altamente originale e singolare e che, di
recente, proprio alla luce sia del liberalismo che del
repubblicanesimo, ha cominciato a brillare anche per la sua -
sorprendente? - attualità.
San Marino,
ottobre 2000 Marino Cecchetti
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