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1957

I fatti di Rovereta

0-Premessa

1-Sul sagrato della Pieve

2-La mancata riunione del Consiglio

3-Il contesto internazionale

4-Il contesto italiano

5-La situazione sammarinese

6-Le lettere di dimissioni con la data in bianco

7-L'oscuro precedente del 1955

8-Gli Stati Uniti nella vicenda

9-Verso lo scontro

10-I 30 diventano 31

11-Dopo il 19 settembre: la voce dei governanti

12-Dopo il 19 settembre: la voce dei 31

13-Dopo il 19 settembre: tutti si rivolgono all'esterno

14-La mezzanotte del 30 settembre

15-sozzi assume un ruolo super partes

16-Il 14 ottobre

 

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 dopo il 19 settembre: la voce dei governanti

I 31 consiglieri della nuova maggioranza con i loro sostenitori, dopo aver tentato invano di entrare nel Palazzo, annunciano dal sagrato della Pieve che avrebbero proseguito il movimento di riscossa fino alla irrevocabile vittoria.   Però, poco dopo aver rilasciato tale dichiarazione, i 31, indisturbati, rientrano nelle loro case.

I governanti ed i loro sostenitori, invece, con l’appoggio della forza pubblica, si schierano a difesa del Palazzo paventando forse qualche colpo di mano degli avversari.

Il Governo del Palazzo esprime il suo compiacimento per il fatto che la giornata del 19 corr. sia trascorsa in quel clima di tolleranza e di rispetto che è proprio dei popoli civili e democratici; si dice sicuro di aver adottato legali e statutarie disposizioni per normalizzare una situazione grave e pericolosa; invita a mantenere la calma e la serenità; diffida tutti coloro che hanno responsabilità politiche ad astenersi da qualsiasi iniziativa in contrasto colle leggi e con le disposizioni emanate; avverte che contro chiunque … tenterà di turbare l’ordine pubblico, verranno adottate risolutamente le più severe sanzioni di legge.

Il paese però non rientra nella normalità. La tensione rimane alta. L’attività dei partiti è frenetica.

PCS e PSS ostentano sicurezza e, soprattutto, cercano di giustificare l’operato del governo e della Reggenza, preoccupandosi di respingere le accuse di aver perpetrato un colpo di stato, ledendo il principio della libertà. Sostengono che allorché l’Ecc.ma Reggenza si è trovata di fronte a regolari dimissioni di oltre la metà dei membri del Consiglio Grande e Generale, non poteva fare altro che applicare gli articoli 8 e 11 della legge 15 Ottobre 1920, e cioè ritenere sciolto il Consiglio stesso e convocare i Comizi Elettorali. In sostanza affermano che il Consiglio, avendo perso la metà dei consiglieri, non avrebbe potuto più svolgere la sua funzione. Perciò doveva intendersi sciolto. Il Consiglio, una volta sciolto, non era più nella possibilità di compiere un qualsiasi atto. Compreso quello della nomina dei nuovi Reggenti. È vero, infatti, che la legge 24 marzo 1945 n. 15 autorizza la nomina dei Capitani Reggenti, qualunque sia il numero dei Consiglieri, ma presuppone un Consiglio ancora in piena e legittima funzione. Alle ore 15 di quel 19 settembre 1957 il Consiglio, di fatto, non esisteva più.

PCS e PSS ritengono che si possa uscire dalla situazione solo riconoscendo da parte di tutti la regolarità dello scioglimento del Consiglio effettuato dalla Reggenza ed impegnandosi tutti per dare la possibilità alla gente di esprimersi in serenità attraverso le nuove elezioni già convocate per il 3 novembre. Non c’è motivo per diffidare delle elezioni. Per sfatare ogni sospetto circa la regolarità del loro svolgimento il Governo ha rivolto all’O.N.U. l’invito a inviare qui alcuni suoi fiduciari.

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