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1957

I fatti di Rovereta

0-Premessa

1-Sul sagrato della Pieve

2-La mancata riunione del Consiglio

3-Il contesto internazionale

4-Il contesto italiano

5-La situazione sammarinese

6-Le lettere di dimissioni con la data in bianco

7-L'oscuro precedente del 1955

8-Gli Stati Uniti nella vicenda

9-Verso lo scontro

10-I 30 diventano 31

11-Dopo il 19 settembre: la voce dei governanti

12-Dopo il 19 settembre: la voce dei 31

13-Dopo il 19 settembre: tutti si rivolgono all'esterno

14-La mezzanotte del 30 settembre

15-sozzi assume un ruolo super partes

16-Il 14 ottobre

 

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 dopo il 19 settembre: la voce dei 31

La compagine democratica difende il suo diritto-dovere di assumere la guida del paese, denunciando al paese e al mondo il colpo di Stato socialcomunista del 19 settembre 1957. Ritiene di essersi mossa sempre nella piena legalità pur sapendo che i rossi non avrebbero rispettato il gioco democratico e che con ogni mezzo e con qualunque espediente sarebbero rimasti abbarbicati al potere. Ricorda che la Reggenza, nelle due occasioni in cui i rappresentanti della nuova maggioranza ebbero a consegnare i documenti, assicurò che la seduta del Consiglio si sarebbe svolta regolarmente. Così non è stato. Inaspettatamente la Reggenza ha considerato valide tutte le lettere di dimissioni presentate da Andreoli e Gasperoni.

    Le lettere di dimissioni firmate nel 1955 in bianco da Alvaro Casali, Domenico Forcellini, Giuseppe Forcellini e Federico Micheloni erano state annullate, oltre che con espresse dichiarazioni nel Consiglio del 28 giugno, anche nel corso di una udienza chiesta appositamente ai Capitani Reggenti il 25 giugno.

    Perciò i Capitani Reggenti, i medesimi che presiedevano il Consiglio del 28 giugno e avevano ricevuto personalmente dette ritrattazioni il 25 giugno, avevano il dovere di scorporare dalle 34 lettere consegnate da Andreoli e Gasperoni, per lo meno, le quattro di quei nominativi, anche se datate, come tutte le altre, 19 settembre. O, comunque, avrebbero dovuto sentire il dovere di accertarsi di persona della reale volontà di questi quattro consiglieri di lasciare il Consiglio.

La Reggenza, inoltre, ha abusato dei suoi poteri e si è posta fuori dalla legge anche per un altro motivo: sciogliendo il Consiglio dopo la regolare convocazione della seduta consiliare per la nomina dei nuovi Reggenti, ha autoproclamato, di fatto la sua permanenza al potere oltre il termine del 30 settembre 1957, cioè oltre i sei mesi previsti dagli Statuti. Si tratta di una violazione degli Statuti che non ha precedenti.

    Quanto alle elezioni del 3 novembre, non c’è da avere nessuna fiducia: dati la legge ed i metodi comunisti, i rossi hanno la possibilità di attribuirsi qualunque numero di seggi e qualunque percentuale di voti in loro favore, visto quanto avvenuto nel 1955. L’invito all’ONU a mandare osservatori è ritenuto nulla più di un escamotage propagandistico.

 

 

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