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1957

I fatti di Rovereta

0-Premessa

1-Sul sagrato della Pieve

2-La mancata riunione del Consiglio

3-Il contesto internazionale

4-Il contesto italiano

5-La situazione sammarinese

6-Le lettere di dimissioni con la data in bianco

7-L'oscuro precedente del 1955

8-Gli Stati Uniti nella vicenda

9-Verso lo scontro

10-I 30 diventano 31

11-Dopo il 19 settembre: la voce dei governanti

12-Dopo il 19 settembre: la voce dei 31

13-Dopo il 19 settembre: tutti si rivolgono all'esterno

14-La mezzanotte del 30 settembre

15-sozzi assume un ruolo super partes

16-Il 14 ottobre

 

- 13 -

 dopo il 19 settembre: tutti si rivolgono all'esterno

Scrive Alvaro Casali nel suo Diario che nella compagine democratica dopo il 19 settembre viene decisa questa linea: ogni partito si appoggerà su quelle personalità italiane affini ai propri schieramenti, per avere appoggi e consigli.

    Ed è proprio così.

    L’interlocutore primo dello stesso Casali è il parlamentare socialdemocratico italiano Luigi Preti.

Bigi ha certamente dei colloqui con Adone Zoli, capo del governo italiano, e con Amintore Fanfani, segretario della Democrazia Cristiana italiana. Poi il 25 settembre anche con l’ambasciatore americano a Roma.

    La preoccupazione principale dei referenti esterni della compagine democratica sembra essere quella di impedire che dalle limitrofe zone italiane accorrano a San Marino uomini della sinistra e, in particolare, ex partigiani, e San Marino diventi il luogo di uno scontro per obiettivi ed interessi inerenti alla politica italiana ed internazionale.

    Anche i partiti della ex maggioranza consiliare non stanno con le mani in mano. È certo un aiuto del PCI e del PSI attraverso due uomini di punta, quali Giancarlo Pajetta e Francesco Lami. I due deputati italiani prendono stanza nella città di San Marino, presenti sempre con la parola ed il consiglio per incitare la resistenza, promettendo sempre ulteriori aiuti dai compagni italiani mobilitati in ogni luogo a fiancheggiare l’azione, scrive Casali.

Insomma, scrive Casali, i giorni che seguirono la data del 19 settembre furono d’intensa attività per tutti i partiti. Vi era in ogni cittadino la certezza che qualche cosa maturasse e si manifestasse all’improvviso. E così è.

La nuova maggioranza non potendo esercitare i suoi diritti elabora un piano d’azione da sviluppare tempestivamente, in assoluta segretezza. Un piano che ha il profilo di una vera rivoluzione ed è messo in atto all’improvviso disorientando completamente gli avversari, appunto, con l’effetto sorpresa.

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