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1957

I fatti di Rovereta

0-Premessa

1-Sul sagrato della Pieve

2-La mancata riunione del Consiglio

3-Il contesto internazionale

4-Il contesto italiano

5-La situazione sammarinese

6-Le lettere di dimissioni con la data in bianco

7-L'oscuro precedente del 1955

8-Gli Stati Uniti nella vicenda

9-Verso lo scontro

10-I 30 diventano 31

11-Dopo il 19 settembre: la voce dei governanti

12-Dopo il 19 settembre: la voce dei 31

13-Dopo il 19 settembre: tutti si rivolgono all'esterno

14-La mezzanotte del 30 settembre

15-sozzi assume un ruolo super partes

16-Il 14 ottobre

 

- 14 -

 la mezzanotte del 30 settembre

Nella prima serata del 30 settembre i consiglieri della nuova maggioranza raggiungono alla spicciolata un locale di Rimini da dove, verso le 23 circa, partono assieme alla volta della Repubblica di San Marino fermandosi a Rovereta, cioè la prima località sammarinese subito a ridosso del confine. Lì prendono possesso di uno stabilimento industriale in disuso sito su un promontorio di territorio sammarinese in territorio italiano ed allo scoccare della mezzanotte, cioè quando finisce il mandato dei Capitani Reggenti in carica, danno vita ad un Governo Provvisorio nelle persone dei componenti il Comitato Esecutivo: Bigi, Casali, Giancecchi e Savoretti.

    Roma provvede subito a dispiegare, in territorio italiano, delle forze a difesa dell’area dello stabilimento, controllandone in sostanza tre lati su quattro.

    La notizia della costituzione del Governo Provvisorio viene subito diffusa durante la notte col passaparola all’interno della Repubblica ed all’esterno attraverso le agenzie di stampa e la radio. Immediatamente il Governo Provvisorio riceve il riconoscimento dell’Italia. Poi seguirà quello di altri paesi.

    Alla notizia della costituzione del Governo Provvisorio, la piazza del Pianello si riempie di sostenitori del Governo. Il Governo del Palazzo. Allora la Reggenza, anche per calmare gli spiriti più bollenti, decide l’istituzione di un Corpo di Milizia Volontaria che entra immediatamente in funzione.

Probabilmente la vecchia maggioranza teme una sortita sul Palazzo da parte del Governo Provvisorio, col sostegno dei suoi fedelissimi e - come pure andava ventilandosi - di militari italiani ‘gendarmizzati’.

In effetti il Governo Provvisorio col suo primo decreto si limita a ordinare a tutti i Corpi Militari e la Gendarmeria di mettersi al servizio del nuovo Governo. Il decreto è fatto pervenire direttamente al Capitano Sozzi con una lettera d’accompagno: È suo dovere categorico in questo particolare momento di prendere tutte le misure indispensabili per il mantenimento dell’ordine pubblico in tutto il territorio della Repubblica.

 La radio italiana la sera del 1° ottobre diffonde la notizia che il Comandante della Gendarmeria si è incontrato con gli esponenti del Governo Provvisorio ai quali ha dichiarato di essere deciso di mantenere l’ordine pubblico.

Sozzi non si trasferisce a Rovereta, ma non manca all’impegno di vigilare perché i contrasti politici non pregiudichino la sicurezza delle persone.

Ciascuno dei due governi inonda la stampa di messaggi, proclami, bollettini; convoca, ogni giorno, conferenze stampa; ottiene riconoscimenti e sostegni; pro-muove manifestazioni dentro il territorio e fuori; dà ordini e chiede attestazioni di fedeltà.

Ciascuno dei due governi non manca di collaborazioni e di aiuti esterni.

Ciascuno dei due governi chiama a raccolta i suoi sostenitori e li dota di armi. Una fascia per distinguersi sul Pianello, una fascia a Rovereta. Fucili sul Pianello, fucili a Rovereta.

Si ricrea una situazione di stallo.

Ci sono diversi tentativi di risolvere la situazione con un compromesso. Il Comm. Oliviero Cappelli, un italiano al servizio dell’Amministrazione Pubblica sammarinese, si propone come mediatore: è accettato da entrambe le parti, ma non riesce ad andare oltre ad una prima bozza di accordo. Fallisce pure una trattativa diretta fra delegazioni delle due parti, svoltasi a Rimini. Tuttavia il Governo Provvisorio, nonostante questi fallimenti, non si spinge a procedere con la forza magari con l’arruolamento volontario di nuovi gendarmi. Insomma non prende la decisione di marciare verso la piccola capitale per imporre la legalità repubblicana, come i più andavano prevedendo.

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