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1957

I fatti di Rovereta

0-Premessa

1-Sul sagrato della Pieve

2-La mancata riunione del Consiglio

3-Il contesto internazionale

4-Il contesto italiano

5-La situazione sammarinese

6-Le lettere di dimissioni con la data in bianco

7-L'oscuro precedente del 1955

8-Gli Stati Uniti nella vicenda

9-Verso lo scontro

10-I 30 diventano 31

11-Dopo il 19 settembre: la voce dei governanti

12-Dopo il 19 settembre: la voce dei 31

13-Dopo il 19 settembre: tutti si rivolgono all'esterno

14-La mezzanotte del 30 settembre

15-sozzi assume un ruolo super partes

16-Il 14 ottobre

 

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 L'OSCURO PRECEDENTE DEL 1955

 I dissidenti, nonostante che abbiano espresso formalmente con un apposito documento consegnato alla Reggenza e con una dichiarazione in Consiglio la loro volontà di non dimettersi, rimangono sul chi vive. Temono un colpo di mano della maggioranza. Già nel 1955 la Reggenza, per favorire la maggioranza, si era assunta la responsabilità di un atto stigmatizzato come gravemente antidemocratico dalle forze di opposizione.

 Il 1955 era anno di elezioni. Le precedenti si erano effettuate nel settembre del 1951; la durata della legislatura, per legge, era di quattro anni.

La data di svolgimento delle elezioni era stata posta all’ordine del giorno del Consiglio dell’11 luglio 1955. Si trattava di scegliere una domenica attorno alla metà di settembre. Ebbene, arrivato il momento di esaminare lo specifico comma della data delle elezioni, il 17°, l’ultimo, la Reggenza non aprì la discussione, ma comunicò di aver avocato a sé la decisione. Informò che le elezioni avrebbero avuto luogo il 14 agosto. Il comma non venne trattato. Non fu data a nessuno la possibilità di intervenire. Nemmeno ci fu una votazione per presa d’atto della decisione della Reggenza. La Reggenza comunicò questa sua decisione punto e basta. Aggiunse solo di aver scelto tale data per dar modo ai cittadini che si trovano all’estero, nell’occasione del ferragosto, di partecipare al voto. E precisò che avrebbe mandato immediatamente a pubblicare il relativo manifesto.

Secondo Bigi, il leader dell’opposizione, la Reggenza con questo atto era andata a sostituire una semplice mansione amministrativa riconosciutale dalla legge, quale quella di rendere pubblica la convocazione dei Comizi Elettorali mediante manifesto, con una attribuzione deliberativa che non le spettava e che non era nei suoi poteri.

    Si legge nel verbale della seduta: all’annuncio della Reggenza la minoranza protesta e tutta in piedi inveisce contro la Reggenza ed i consiglieri della maggioranza. Nasce una serrata confusione con scambi di parole e di invettive per cui la Reggenza scende dal trono e dichiara sciolta la seduta alle ore 19.

L’opposizione rimase a lungo indecisa se partecipare o no alle elezioni. Infine vi partecipò. Ma le elezioni di quell’anno furono un’altra occasione di accesa polemica. Fra i motivi principali del contrasto, l’identificazione degli elettori ed  il loro numero.

L’opposizione, nella prima riunione del Consiglio successiva alle elezioni, il 16 settembre, denunciò come un atto di abuso da parte della Reggenza quell’anticipazione delle elezioni senza una deliberazione del Consiglio.

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