|
|||||
|
La così addimandata republica di S. Marino da un manoscritto inedito di Anton Maria Zucchi Travagli |
|||||
|
0-Premessa 4-Sott’occhio di nostro signore 5-Contro l'aria di indipendenza 6-San Marino nello stato d’Urbino 7-Il momento delle dissertazioni 8-La fama e la fortuna dello Zucchi
|
- 8 - La fama e la fortuna dello Zucchi |
||||
|
Dopo la morte dello Zucchi comincia (o continua) lo sfruttamento delle sue fatiche da parte degli studiosi. Quasi sempre di sotterfugio. Cioè senza un adeguato esplicito riconoscimento pubblico. Un vizio che si protrarrà a lungo. Anche il Fea preleverà un esteso brano dalla Dissertazione senza rendere esplicitamente merito all’Autore. Ancor oggi perdura nei confronti dello Zucchi da parte degli studiosi un comportamento analogo? Anton Maria Zucchi Travagli, a oltre due secoli dalla morte, non è certamente un personaggio ignoto. Né ignorato. Eppure per lui sembra ancora azzardato parlare di fama e di fortuna, in quanto è raro, ancora raro, trovare su di lui giudizi nettamente positivi. Hanno cominciato i contemporanei ad esprimersi negativamente. E non solo i nemici, come ad esempio il Marini. Anche certuni che stavano dalla stessa sua parte della barricata e contro San Leo e contro San Marino, come ad esempio il Contareni. Eppure nessuno, nemmeno fra i pennesi, si è alzato a difenderlo in termini espliciti e fermi. Lo Zucchi dovrà provvedere di persona e in prima persona. Anche verso Il Contareni. Più che una difesa sembra un lamento. “Il Ch. P. Contarini non ha per me avuto alcuna tenerezza, anzi che tacendo il mio nome alcune volte, che non ha potuto dispensarsi d’allegarne il mio sentimento …, con queste frasi mi dipinge: Sistere nos hic paululum jubet insignis ballucinatio nuperrimi Annalium Feretranorum Consarcinatoris, cujus nomini, cum non dum prodierit, parcendum duximus….. Voglio dire per questo, che i documenti dal mio scritto ricavati dall’insigne Uomo, non anno incontrata approvazione salvo d’alcuni alcuni, per i quali a tacciuto affatto il mio nome”. Il Garampi, nel suo famoso libro sulla Beata Chiara, scrive di un documento ricevuto “dall’erudito Signor Dottore Antonio-Maria Zucchi Travagli dalla Penna, già Luogotenente di Urbino, ed ora degnissimo Uditore di Mons. Gio. Francesco Stoppani, e che ha fatte amplissime e diligentissime raccolte di monumenti spettanti all’Istoria del Montefeltro”. Ebbene lo stesso Garampi qualche anno prima aveva affermato in una lettera al degli Abbati Olivieri: “Quanto allo Zucchi, troverete in vero un uomo non ben fornito di Critica”. A sua volta il degli Abbati Olivieri in una lettera al Marini: lo Zucchi è “atto … soltanto a consarcinar senza criterio alcuno tutto ciò che bene o male trova”. Il Garampi l’11 febbraio 1750, riferendosi allo Zucchi, fa sapere al degli Abbati Olivieri: “gli scrissi che lo avrei raccomandato a voi, da cui avrebbe potuto imparar molto, e ricevere ottimi lumi”. Spronato da cotanto insospettabile personaggio, il Nostro si precipita a far visita al degli Abbati Olivieri. E’ accolto a braccia aperte, fatto oggetto di mille attenzioni, lusingato con dolci parole. Lo racconterà lo stesso Zucchi a distanza di una decina di anni ed ancora con ostentato compiacimento. E racconterà, pure con compiacimento, che, nell’occasione, il “Ch. Sig. Annibale degli Abbati Olivieri … cortesissimamente” lo “favorì” di una copia del Placito Feretrano “stampato nell’Appendice alle memorie storiche dell’Abbazia di S. Tommaso in Foglia”. In conclusione, Garampi e degli Abbati Olivieri, che stanno mettendo in circolazione quel documento, nell’interesse e della Santa Sede (Garampi) e di San Marino (degli Abbati Olivieri), si servono di un ”uomo onesto“ – come dire ingenuo, innocente, insomma non sospetto - per farlo arrivare a un non meglio precisato “amico dell’amico”. Questi avrà mangiato la foglia? Dello Zucchi sappiamo. Se dai contemporanei passiamo agli studiosi dei nostri giorni, non è che per lo Zucchi le cose migliorino. Il Contareni lo ha definito ‘consarcinatore’. Pascucci lo eleva a “Caudillo dei consarcinatori” ed ne esaspera aspetti già noti della personalità fino alla irriverenza: “le sue evocazioni storiche mancano anche dei più impercettibili baluginii di senso critico”. Dominici: “non aveva né inclinazione né competenza di storico”. Anche Lombardi non è tenero. Almeno in una occasione, parla di “un argomentare farraginoso e prolisso”. Per Campana (riferito dal Pascucci) i suoi scritti sono “poco comodi o attraenti per lo studioso, per la rozzezza della scrittura e della faticosità dello stile curiale”. Pruccoli: è un “centurione indefesso…, di modestissimo giudizio critico”. Secondo Pruccoli, lo Zucchi ha avuto la sfortuna di nascere in un periodo in cui l’ambiente feretrano era già affollato di eruditi di taglia, quali “un predicatore colto come il Contareni, un nipote di vescovo dotato di buona vena storica quale il Calvi, e il nostro erudito G.B. Marini variamente legato ad ambienti culturali pesaresi (Lazzarini e Olivieri) e riminesi (Garampi)”. Il confronto fra il Marini e lo Zucchi è frequentissimo. In genere è portato avanti non sul globale della loro produzione, ma limitatamente ai libri: il Saggio di ragioni per il Marini e Animadversioni per lo Zucchi. Una restrizione che va a scapito dello Zucchi. Il Marini ha cominciato a dedicarsi al Saggio di ragioni fin dai primi del 1754 e vi ha lavorato - a tempo pieno? - fino al 1758, anno della pubblicazione a Pesaro, potendo contare, per vivere, in quanto arciprete, su rendite di benefici ecclesiastici. Fin dal primo momento egli ha avuto accanto a sé il degli Abbati Olivieri, tanto che questi, a rigore, andrebbe considerato almeno coautore, avendone seguito, con funzione di ‘guida’, la stesura passo dopo passo fino – si fa per dire - alla correzione delle bozze. Inoltre il Marini ha avuto pure la collaborazione del Garampi il quale gli ha permesso di attingere, all’occorrenza, alla miniera infinita dell’Archivio Segreto Vaticano. Lo Zucchi è un laico. Non usufruisce di benefici ecclesiastici. E non possiede del suo in quantità tale da vivere di rendita come il degli Abbati Olivieri. Mantiene sé e famiglia con lo stipendio da ‘impiegato’ pubblico. Prepara Animadversioni nei ritagli di tempo. E da solo. L’apporto del Garampi è modesto. Quello del degli Abbati Olivieri nullo. Lo Zucchi per stampare un libro ha bisogno di un committente. “Avendo il Capitolo della Cattedrale Pennese bramato che io qualche cosa trattassi … con que’ materiali, che mi trovavo ad avere, per così ravvivare le ragioni della Patria, e della Chiesa ad un medesimo tempo … non mi sono sgomentato”. Lo Zucchi riceve l’incarico il primo aprile del 1760. Entro il 1762 la stampa è completata. Troppo in fretta. Ha ragione il Pascucci quando sostiene che lo Zucchi “scriveva in gran fretta”. Si deve proprio a tale ‘fretta’ nel modo di lavorare, se egli ha potuto raccogliere e sfornare tanto materiale. “Pieno … di cognizioni e notizie Istoriche del Montefeltro” (Garampi), ha messo assieme “una documentazione vasta e ancor’oggi di notevole utilità” (Pruccoli), distribuita in “benemerite raccolte e compilazioni, spesso preziose per i testi ed i documenti rari o unici e per le testimonianze di varia natura che ci hanno conservato” (Campana). “Raccolte e compilazioni” che “contengono materiali ancor oggi utili e poco utilizzati” (Allegretti). La Dissertazione è solo una goccia della grande riserva di notizie storiche che vi si trovano. Riserva che, come quelle di altri eruditi feretrani, Marini compreso, è “in larga misura tuttora da riscoprire”. |
|||||
|
|||||