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Riforme secondo la storia

Alcune considerazioni sulla questione costituzionale nella Repubblica di San Marino

0-0Introduzione

0-1Premessa

1-Affezione all'ordinamento

2-La scelta del 1906

3-Il secondo dopoguerra

4-Voglia di costituzione

5-Perché no

6-Alcune proposte

7-Conclusione

 

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 ALCUNE PROPOSTE

   

Premessa ad alcune proposte

La Repubblica di San Marino ha una storia che la distingue nettamente dalle altre repubbliche. La sua democrazia non nasce, come altrove, dalla necessità di limitare la discrezionalità di un governo imposto da un monarca titolare di un potere assoluto. Ma da una idea forte di libertà, nemini teneri, singolarissima nel contesto medioevale dove valeva la norma opposta: essere l’uomo di un altro uomo. Un’idea tanto forte da sopravvivere a tutte le traversie dei tempi, cambiando solo la denominazione secondo i tempi (neminem superiorem recognoscens e poi libertà ab utroque homine).

Anche la svolta del 1906, come osserva giustamente Norberto Bobbio, in effetti è stata una revolutio…, un ritorno al principio, cioè verso le origini, verso la libertà comunale. Riformare avendo come riferimento le origini non indebolisce, ma rafforza le istituzioni democratiche, come insegna Machiavelli: a volere che … una repubblica viva lungamente, è necessario ritirarla spesso verso il suo principio.

Nel 1906 l’Arengo si è riappropriato della facoltà di nominare i membri del Consiglio. Nient’altro. Per il resto  il Consiglio è rimasto quello di prima. Cioè, in pratica, Principe e Sovrano. L’Arengo del 1906 aveva stabilito una nuova modalità di nomina dei consiglieri, ferme restando – era stato ben precisato – ferme restando le altre norme statutarie. In seguito il Consiglio, soprattutto da quando è finito in mano al sistema dei partiti, ha  cominciato ad arrogarsi anche il diritto di modificare le norme costituzionali addirittura con legge ordinaria come, ad esempio,  nel 1945 quando fu introdotta la elezione diretta dei Capitani Reggenti. La situazione si è aggravata ulteriormente, sotto l’aspetto democratico, allorché, con la degenerazione del sistema dei partiti, ha cominciato un organismo ancor più ristretto, il Congresso di Stato, ad assumere i connotati di un potere assoluto ed arbitrario.

Machiavelli suggerisce: un popolo, per conservare la libertà, deve tenervi sopra le mani. Come dire che l’esecutivo deve essere tenuto costantemente a bada.

Per tenere sotto controllo l’esecutivo, San Marino potrebbe rafforzare l’opposizione come si tende normalmente a fare in una ordinaria democrazia di tipo parlamentare. Ma potrebbe anche dare una possibilità di intervento direttamente in mano alla gente. Il che altrove è più difficile  a realizzarsi. A San Marino è possibile per le sue ridotte dimensioni, ma soprattutto per la sua antichissima cultura dell’Arengo, presente e forte nella società sammarinese anche nei secoli in cui dell’Arengo non si sono avute convocazioni.

Ecco alcune proposte avanzate a titolo esemplificativo.

Alcune proposte

·         Durata della legislatura. Ora cinque anni. Potrebbe essere riportata a quattro anni come in altri periodi, per meglio ricordare agli eletti l’impegno verso gli elettori.

·         Presentazione di candidature indipendenti. Fra il 1906 ed il 1920 nelle elezioni politiche indette per rinnovare il Consiglio, la presentazione dei candidati non avveniva necessariamente attraverso i partiti. Tutti gli elettori erano anche potenziali candidati. L’elettore esercitava il suo diritto di voto scegliendo dei candidati, non un partito. Dal 1920 invece - come del resto altrove - si vota per un partito e solo in subordine si può indicare, eventualmente,  la preferenza per i nomi di candidati presentati da quello stesso partito. Insomma i candidati sono stati declassati, sono passati in secondo piano rispetto ai partiti. In sostanza diventa impossibile proporre una candidatura al di fuori di un partito. Sono i partiti - solo i partiti - a scegliere i candidati e lo fanno secondo una logica elettoralistica e, soprattutto, con molta arbitrarietà. Si è certi che per questa strada tutte le migliori potenzialità di rappresentanza politica della comunità vengano raccolte? Perché non dare la possibilità anche a singoli cittadini di avanzare la propria candidatura senza, necessariamente, aderire a un partito? Perché non tentare di dare voce politica anche a quegli elettori che non si riconoscono in nessuno dei partiti in lizza?

·         Elezione dei Capitani Reggenti. Dal 1945, quando si cominciò ad eleggere i Capitani Reggenti per votazione diretta, essi sono espressione della maggioranza. Per aiutare la minoranza ad assolvere meglio il suo compito di controllo sull’esecutivo, uno dei due Reggenti potrebbe essere appunto espressione della minoranza. Lungo i secoli i Capitani Reggenti sono stati sempre scelti con criteri che puntavano alla diversità: in un periodo se uno apparteneva al gruppo dei consiglieri ‘idonei’, l’altro veniva scelto fra gli ‘inidonei’; in un altro periodo se uno era nobile, l’altro era scelto fra i non nobili; oppure se uno abitava nella Terra (Città e Borgo), l’altro doveva essere del Contado.

·         Discorso durante la cerimonia di ingresso dei nuovi Capitani Reggenti. Affinché la società abbia la possibilità di farsi sentire direttamente in Consiglio, ora regno esclusivo dei partiti, si affidi il discorso, in almeno una delle due cerimonie di ingresso dei nuovi Capitani Reggenti, a un esponente della società e della cultura, sammarinese.

·         Doppio passaggio delle leggi in Consiglio. La troppa improvvisazione con cui vengono scritte e approvate le leggi (il nostro sistema non prevede due camere), induce a proporre una ripetizione dell’intero iter dell’approvazione di una legge a distanza almeno di un mese e dopo che, tra la prima e la seconda, è stato raccolto il parere di un gruppo di esperti del diritto (da nominarsi ad hoc fra i giudici in carica) circa la sua effettiva applicabilità, articolo per articolo, anche in relazione al sistema complessivo delle disposizioni già vigenti.

·         Modifica delle Commissioni Consiliari. La impostazione attuale va rovesciata, per favorire il dibattito attorno alle proposte di legge ed ai provvedimenti,  anche col supporto tecnico, non episodico, di soggetti  esterni al mondo politico.

·         Maggior attenzione alle Istanze d’Arengo. Le Istanze d’Arengo dovrebbero essere esaminate dal Consiglio entro il mese della presentazione e prima della scadenza del semestre i Reggenti dovrebbero richiedere all’esecutivo una relazione, da presentare in Consiglio, sulla messa in esecuzione di quelle approvate.

La proposta più rilevante

·         Il referendum, come mezzo ordinario di democrazia diretta. Oggi una proposta di referendum presuppone la sottoscrizione di un numero di elettori almeno pari all’1,5% del corpo elettorale o la richiesta di almeno cinque Giunte di Castello. Si ritiene opportuno allargare la possibilità di utilizzare questo istituto, fissando come  sufficienti per avanzare  la proposta le firme di:

a)        elettori: lo 0,75% del corpo elettorale;

b)      consiglieri: 18 (di modo che l’opposizione possa rivolgersi al paese qualora ritenga che, dalla maggioranza, vengano prese o rimandate decisioni in contrasto con la volontà del paese);

c)      capitani di castello: 4.

Il referendum acquisterebbe così, nella democrazia sammarinese, il posto che, per questo istituto, aveva prefigurato Franciosi.

Franciosi, agli inizi del Novecento, andava sostenendo che, una volta introdotta la democrazia rappresentativa, si doveva andare oltre, cioè si doveva puntare alla democrazia diretta attraverso, appunto, il referendum per ritornare con ciò alla più semplice, alla più diretta, alla più pura e alla più genuina forma del Governo democratico.

A mezzo del referendum si stimola l’interesse dei cittadini ai problemi dello Stato, si diffonde fra loro la conoscenza della legislazione, si sviluppa in essi il sentimento della responsabilità per l’andamento della cosa pubblica.

Il referendum ha un effetto educativo straordinario: rende più guardinga l’Assemblea legislativa nelle sue deliberazioni con lo spauracchio del possibile e necessario appello al popolo; conduce questo ad occuparsi delle questioni più vitali e a pronunziarsi su di esse in forma puramente obbiettiva, fuori di quelle considerazioni personali che spesso riescono ad intralciare e dissimulare il vero proposito; e, mentre sviluppa il sentimento di responsabilità diretto in tutto il popolo, dà stabilità e larga base alle leggi, accettate per consenso non indiretto e supposto, ma diretto ed esplicito.

Il referendum è un istituto particolarmente confacente alle condizioni storiche, politiche, intellettuali e morali dei piccoli Stati, dove è agevolato per la facilità delle votazioni e per la comunità degli interessi che regolano la maggioranza dei cittadini. Molto più facile ancora colà dove può essere fondato sopra una pratica tradizionale della vita pubblica, o dove si può riguardare quale logica esplicazione della storia del paese…..

Se si pensa che il nostro Governo un tempo era formato da tutti i capi famiglia … compiendo adunque l’intera parabola noi possiamo ritornare a regime di forma diretta, servendoci, come ci serviamo ogni sei mesi per diritto di petizione, dell’Arringo a mo’ di Referendum col o col no scritto sopra scheda per l’approvazione o meno dei progetti di legge o di amministrazione.

Una volta all’anno, ad esempio in coincidenza con l’Arengo semestrale, si potrebbe votare per tutti i referendum promossi nei dodici mesi precedenti,  utilizzando, fra l’altro, appena possibile, le facilitazioni di ordine  pratico messe a disposizione  dalle nuove tecnologie informatiche.

E così l’opinione pubblica verrebbe sempre espressa con notevole profitto, a mezzo del voto di tutti, e governerebbe come una potenza impalpabile, penetrante in tutto a guisa di leggiero etere; e la nostra Comunità si assiderebbe sovrana di sé stessa, per la seconda volta, sulle basi del retto e del giusto, ‘rinnovellandosi nella perpetua libertà’.

La celebrazione frequente di referendum non nuoce alla democrazia, specie in una piccola realtà come quella sammarinese, la cui storia è favorevolmente segnata dalla cultura dell’Arengo. E non danneggia il sistema dei partiti, come dimostra l’esperienza della Svizzera. Grande ruolo nell’ordinamento elvetico ha assunto la democrazia diretta, attraverso un intenso e continuo ricorso all’istituto del referendum popolare deliberativo, anche nella materia costituzionale. Si pensi che fra il 1866 e il 1993 si sono tenuti ben 395 referendum popolari (189 quelli approvati), dei quali 143 su modifiche della costituzione (104 quelle approvate) alla media complessiva di 3 referendum all’anno per 127 anni.

La celebrazione frequente dei referendum è uno stimolo a far risuscitare l’interesse per la cosa pubblica dopo quanto avvenuto nell’ultimo ventennio. Scriveva Tucidide a proposito della repubblica ateniese: Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e, benché soltanto pochi siano in grado di dar vita a una politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla.

E’ vero che in democrazia si giudica la politica attraverso il voto. Ma il sistema, degenerato, dei partiti ha finito per violentare  il diritto di voto mettendo in gara nelle elezioni solo uomini che assicurino il mantenimento del sistema stesso e dotandoli di mezzi a spese dello Stato sproporzionati rispetto a quelli che può mettere in campo qualsiasi altro concorrente esterno al sistema. Di fatto è azzerata la possibilità di un cambiamento vero, nonostante il voto. Non resta quindi - oltre che a tentare di presentare qualche candidatura indipendente - che darsi da fare per  organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno. Il rafforzamento degli istituti della democrazia diretta può essere un modo.

In conclusione, il referendum può costituire, in un piccolo Stato come San Marino, una efficace forma di partecipazione diretta del popolo, idonea a contrastare eventuali tendenze conservatrici o innovatrici del Consiglio Grande e Generale non rispondenti alle genuine aspirazioni dei cittadini

 

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