domenica 16 luglio 2017 18:14
I DECRETI DELLA DISCORDIA DA TRE DIVENTANO DUE

San Marino. Il Governo concorda coi sindacati il rinvio della ratifica del decreto più contestato

San Marino. Il Governo concorda  coi  sindacati il rinvio della ratifica del decreto più contestato

Tolto il più importante motivo di scontro con le forze politiche di opposizione e con le forze sociali: la conversione del credito di imposta in titoli di debito pubblico

SAN MARINO.  Da un  comunicato diffuso dal Congresso di Stato poco fa, si apprende che il Governo ha concordato con i tre sindacati Csdl, Cdls e Usl, alcune modifiche del progetto di legge di assestamento del Bilancio dello Stato 2017 che andrà in prima lettura nella sessione consiliare che comincia domani mattina. 

Non solo. 

Il Governo ha pure "deciso, per evitare strumentalizzazioni e posizioni fuorvianti in merito all’operazione di sistema “Cassa di Risparmio – Asset Banca”, di non procedere alla  ratifica del Decreto Legge n. 79/201 nella sessione consiliare che  inizierà domani, al fine di svolgere tutti gli opportuni  approfondimenti."

Si tratta del decreto intitolato: "Misure urgenti a sostegno di operazioni a tutela del risparmio”. Tratta della convertibilità, per le banche,  del credito di imposta accumulato   "in titoli di debito pubblico su richiesta della banca titolare del credito".

In sostanza è stato eliminato il motivo principale della protesta sindacale che si sarebbe attuata con una manifestazione pubblica dei rappresentanti sindacali sul Pianello martedì prossimo alle 16. 

Leggi il  comunicato del Congresso di Stato per intero

Nessun partito e movimento politico sia di maggioranza che di opposizione ha preso l'impegno di mobilitare la gente sulla mancata restituzione dei soldi dati alle banche e nemmeno si cura di rendere pubblici i documenti relativi alla erogazione di detti soldi. I documenti fondamentali - rimasti secretati - pare che sia stati tutti - o quasi tutti - preparati nello stesso studio notarile, come se, i titolari di detto studio,  vantassero  un privilegio verso gli ex vertici di Banca Centrale, senza soluzione di continuità,  da Antonio Valentini a Renato Clarizia.