sabato 30 settembre 2017 14:00
INTERVISTA ESCLUSIVA

Calcio. Mister Papini, finale amaro con San Marino: "Momenti bellissimi ma promesse non mantenute"

Calcio. Mister Papini, finale amaro con San Marino:

SAN MARINO. Un allenatore vincente. Un professionista preparato. Un uomo che ha sempre detto le cose come stavano, senza mandarle a dire. Mirco Papini, da diversi anni alla guida delle nazionali giovanili di San Marino - Under 17 e Under 21 - da quest'anno ha chiuso la sua esperienza sul Titano. Protagonista con i suoi ragazzi di risultati storici - il terzo posto alle qualificazioni europee con l'Under 17 e il torneo sperimentale in Albania dove il San Marino ha battuto Gibilterra; il pareggio a reti bianche dell'Under 21 in casa contro la Finlandia e il pareggio esterno in Estonia: sono solo alcune delle pietre miliari di una carriera che, a San Marino, ha lasciato il segno. Mister Papini, che quest'anno si gode un momento di stacco dal calcio - ma la voglia di tornare in campo è già tanta - in questa intervista esclusiva a Libertas.sm ripercorre le tappe della sua parabola, fino all'amara conclusione, quando gli era stata promessa - come racconta - la conferma sulla panchina dell'Under 21. E poi, tutto è cambiato.

Mister Papini, si è conclusa la sua esperienza professionale con San Marino. Un fulmine a ciel sereno: in molti si attendevano una riconferma, anche alla luce dei risultati maturati coi suoi ragazzi.

Sono cambiati i vertici della FSGC. Prima c'erano persone come Pino Maiani, responsabile del settore giovanile, Cesare Biordi, responsabile tecnico del settore giovanile della federazione, Giorgio Crescentini: loro mi hanno fatto salire sul Titano. Non ho ritenuto interessante la proposta che ho ricevuto quest'anno e ho deciso di chiudere.

Aveva già pensato di lasciare San Marino in passato?

Sì, l'idea mi era già balenata: a San Marino non è facile portare avanti la tua idea di calcio, per tante situazioni nelle quali non era possibile alzare l'asticella in senso qualitativo e di obiettivi. Qualche scontro, ovviamente, c'è stato: dover accettare alcune situazioni non era più facile. Qualche anno fa avevo quindi già deciso di andare via, ma ho preferito restare perché lavoravo con le Nazionali. Ma non è stato comunque facile, perché mi sentivo un po' costretto.

Cosa ricorda di questi anni trascorsi sul Titano ad allenare?

Tantissimi momenti. Ho avuto la fortuna di fare le finali con il campionato Berretti e ho conosciuto tanti ragazzi interessanti. Penso a Elia Benedettini, che oggi gioca nel Novara; ma anche a D'Addario a Rimini e Gasperoni, che spero ritorni sui suoi passi e possa riprendere a giocare. Non posso nominare tutti, ma ci sono tanti altri giocatori che possono fare molto di più e hanno molte qualità e spero che possano riuscire a trovare la strada giusta.

Ha fatto incontri particolari?

Sì: Gigi di Biagio al sorteggio degli Europei e Chicco Evani: con l'ex 11 del Milan e della Samp ho fatto un ritiro: lui allenava la prima squadra del San Marino e io la Berretti. E' un professionista unico, serio, preparato: ora allena la Under 20 italiana. Quest'anno andrò a trovarlo spesso anche a Coverciano. Siamo rimasti molto amici.

Che esperienza è stata invece quella con le Nazionali Under 17 e Under 21?

Le Nazionali mi hanno dato la possibilità di incontrare squadre di altissimo livello come Germania, Croazia, Spagna. Come la Svezia, campione d'Europa in carica. Senza dimenticare la prima uscita con l'Under 17, in Finlandia, dove abbiamo ottenuto il terzo posto dietro Germania e Finlandia e davanti ad Andorra.

Quali sono i risultati storici che ha conseguito?

È stato bello vincere con Gibilterra nello sperimentale in Albania, arrivare terzi con l'Under 17 e aver preso solo 5 gol con la Germania dove militavano giocatori oggi in Bundesliga. Il pareggio in casa con Finlandia e il pareggio esterno con l'Estonia, senza dimenticare il 3-0 preso con la Spagna, con i giocatori che tutti conosciamo e il 2-0 in casa con la Svezia, che era la squadra campione d'Europa, dove ci siamo ce la siamo giocata alla grande.

L'esultanza di Papini dopo lo 0-0 con la Finlandia

Quali sono i giocatori che l'hanno colpita di più in questi anni?

Ho visto giocare contro i miei ragazzi fenomeni come Suarez, Bellerin, Deulofeu: mi hanno impressionato. E anche Williams, Munir, Mikel, Ceballos. Giocatori veramente forti. Ma mi hanno impressionato, più di tutti, la tenacia, il cuore, la forza, lo spirito che hanno i ragazzi sammarinesi quando vanno ad affrontare queste squadre e questi giocatori. È come andare contro mano in autostrada, ma loro ci vanno a testa alta. Sono partite proibitive dove possono accadere anche cose negative, che lasciano il segno, come essere 'sommersi' da una valanga di gol. Loro invece hanno sempre giocato con il cuore in mano e ben figurato.

Sono in molti a chiederselo: tornerà ad allenare sul Titano?

Non credo, soprattutto con questa dirigenza.

Adesso in quali esperienze professionali si è lanciato?

Ho un'attività che mi impegna moltissimo e questa estate ho rifiutato per questo la proposta fattami da una squadra che milita nel campionato dilettanti della Toscana. Mi hanno anche contattato dall'estero, ma la destinazione - la Major League africana - era troppo lontana. Ora mi terrò impegnato aggiornandomi professionalmente, andando a vedere i ritiri e gli allenamenti di alcune squadre, mi confronterò con altri allenatori. Ma la voglia di campo c'è già. Appena ci sarà la possibilità, la coglierò, per tornare in mezzo al campo coi ragazzi e portare avanti le mie idee di gioco e di calcio.

Alla base della conclusione del rapporto con la FSGC c'è stato qualche rapporto umano non facile?

Mi era stato chiesto di fare l'allenatore a San Marino e l'ho fatto. L'allenatore deve poter decidere in tranquillità e qualche problemino c'è stato ma ho sempre deciso io cosa fare. Ho affrontato situazioni complesse con chiarezza, dicendo sempre le cose che pensavo. Ma dire ciò che si pensa, in questo mondo, non paga. Ho comunque la coscienza a posto. Ma se oggi non alleno e non ho una squadra, questo è successo proprio perché qualcuno mi aveva sviato.

La rosa della Spagna Under 21 che vinse 6-0 contro San Marino

Quando è successo?

Dopo la partita con la Spagna persa fuori casa 6-0 avevo deciso di dare le dimissioni, per via di ciò che un dirigente della FSGC si era permesso di dire davanti ai ragazzi e a me.

Cosa era accaduto?

Un passo indietro: l'allenatore deve allenare in autonomia. E io, per questo, non ho dato spazio per esempio al coordinatore: voleva sempre 'metter becco' nelle mie scelte e io invece ho fatto sempre di testa mia, se no non sarei riuscito a diminuire il gap che c'era sia con la Svezia che con la Spagna o con la Croazia. Tutte partite che prima finivano con delle goleade, sotto la mia direzione tecnica sono andate ben diversamente: in Svezia è finita 3-0 e loro avevano appena vinto gli Europei. A San Marino la Svezia ha vinto 2-0 ma dopo 9 minuti, sullo 0-0, il loro allenatore ha iniziato a far scaldare tutta la panchina perché non riuscivano a giocare ne' tanto meno a farci gol. Con la Spagna è finita 3-0 in casa e 6-0 fuori. E' stato allora che tutto è precipitato. Non dimenticherò ciò che disse un dirigente federale alla fine della gara: mi sono cadute le braccia. Nonostante l'ampia sconfitta, infatti - ma in altri tempi la Nazionale aveva preso anche 15 gol dalla Spagna -, eravamo molto contenti perché la paura di prendere troppi gol con la Spagna era molto alta. A pochi minuti dalla fine perdevamo 4-0, poi abbiamo preso due gol in contropiede in rapida successione. Eravamo tutti felici alla fine della partita, i ragazzi erano esaltati e stremati, perché i campi in Spagna sono anche più ampi. Disse, pur di non darci soddisfazione: "Si va beh, abbiamo perso, ma loro avevano appena tre giocatorini buoni", sottolineando che potevamo fare di più. E lì è finita la mia voglia e il mio mandato, perché se un dirigente federale dice una cosa così.. i ragazzi erano presenti e hanno sentito tutto.

Perché non lasciò, alla fine?

Il Presidente della FSGC oggi in carica, Marco Tura, che allora era 'papabile' per il dopo-Crescentini, viste la difficoltà che avevo avuto nel biennio con dei collaboratori, mi aveva rassicurato, invitandomi a non darle, perché desiderava che continuassi con l'Under 21. Si è presentato con il presidente della Juvenes Dogana, Lino Zucchi, per chiedermi di andare avanti. Voleva che rimanessi, anche per i risultati fatti. Ho avuto contatti con altre squadre ma li ho rifiutati perché aspettavo la chiamata della FSGC. Ma non è mai arrivata.

Cosa le disse Tura in quell'occasione?

Mi disse di non dare le dimissioni perché il nuovo allenatore lo avrebbe deciso il nuovo Presidente della FSGC e che, se fosse stato eletto lui, io sarei stato confermato. Cosa sia successo poi non lo so. Anche dopo essere stato eletto è venuto a Dogana, dove stavamo giocando con il Padova, per confermarmi la guida dell'Under 21. Sapevo comunque, viste alcune tensioni negli anni passati con alcuni uomini FSGC, che potevo però anche andare incontro a quello che poi, in effetti, è successo. Qualche giorno dopo mi ha contattato un amico e mi ha detto che la scelta era caduta su Costantini. Ho capito allora che era successo qualcosa nel consiglio federale. Allora ho comunicato al telefono al Vice Presidente FSGC Alessandro Giaquinto che non volevo essere rappresentato ne' da lui ne' dai suoi uomini. E ho chiuso.

Ritiene di aver subito un torto?

Sì, penso che mi abbiano tolto la squadra ingiustamente perché i risultati ci sono stati. Ma ormai, a giochi fatti (il neo allenatore Fabrizio Costantini è stato presentato ufficialmente a febbraio 2017, ndr.) era difficile rimanere.

E adesso?

Per il momento sono fermo, ma sto bene perché è dal 1989 che alleno ininterrottamente: mi prendo una vacanza e mi aggiorno.

Che 'testamento' calcistico lascia?

Ho sempre dato il massimo e non sono mai andato in Federazione a chiedere squadre vincenti: sul Titano accetti quello che hai e quello che ti danno. Da questo 'capitale umano' e sportivo penso di aver tirato fuori il massimo, e l'ho fatto anche l'anno scorso con i giovanissimi nazionali. Reclutare giocatori non è mai stato facile: c'è stato un anno nel quale siamo partiti solo con 9 ragazzi e poi siamo riusciti a costruire una rosa e fare molto bene anche in campionato. Soddisfazioni ne ho avute tante, perché i ragazzi erano sempre pronti a dare l'anima.

Una parola sul 'suo' Presidente, Giorgio Crescentini.

Un presidente con la 'P' maiuscola. Una persona seria e di parola: quando ti chiamava e ti prometteva una cosa era in grado di poter mantenere ciò che ti aveva detto. Un uomo che, con Luciano Casadei e tutto lo staff dirigenziale del precedente mandato FSGC, mi ha voluto bene. A tutti loro non posso che essere grato. Crescentini ha dato dimostrazione di essere un grande presidente e mancherà a tutti.

Cosa augura ai suoi ragazzi?

Tanta fortuna. Il calcio è gioie e dolori. Mi auguro che tutti possano trovare la loro strada e che possano arrivare il più in alto possibile: faccio un 'in bocca al lupo' a tutti quanti. Sono contento di averli allenati, mi hanno dato tanto. Penso soprattutto alla Nazionale: quando era ora di entrare o uscire dagli spogliatoi, li guardavo negli occhi... e quegli sguardi pieni di coraggio e determinazione non li dimenticherò mai. Sono stati ragazzi fantastici.

Un ringraziamento particolare?

A Pino Maiani, Cesare Biordi, al past President Giorgio Crescentini, a Luciano Casadei. A tutto lo staff del precedente mandato FSGC. Ringrazio tutti e per sempre sarò grato a chi mi ha dato la possibilità di fare esperienza con l'Under 17 e l'Under 21. E infine rivolgo il mio saluto a tutti i sammarinesi, al pubblico degli sportivi, perché sono tutti delle gran brave persone e da loro mi sono sentito sempre sostenuto.