sabato 25 novembre 2017 12:38
IMPEGNO PER LA VITA

San Marino. ''La rivincita della vita', testimonianza di Gianna Jessen

San Marino. ''La rivincita della vita', testimonianza di Gianna Jessen

Campagna di impegno per la vita

SAN MARINO.  Domani, domenica 26 Novembre,organizzata da Ufficio Pastorale della Famiglia e Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro Diocesani, ProVita onlus, in collaborazione con le Associazioni e le Aggregazioni laicali della Diocesi di San Marino – Montefeltro, alle ore 20,30 nella Sala Polivalente in Piazza Bertoldi a Serravalle si terrà il primo di una serie di incontri rivolti ai Sammarinesi per sensibilizzare i cittadini  sul tema dell'aborto.

Qualcuno, con fervida fantasia, collega la campagna di impegno per la vita, aperta in questi giorni, al titolo del celebre romanzo di Jules Verne: “Il giro del mondo in ottanta giorni”. Una provocazione. L’impegno per la vita non può essere circoscritto; è un affare di sempre e per tutti. Tuttavia, ottanta – più o meno – sono i giorni nei quali si terrà una serie di iniziative e di incontri per sensibilizzare la gente di San Marino, e non solo, sul rischio concreto che passi una inaccettabile proposta di legge sulla “procreazione cosciente e responsabile”. Si tratta, per stare alla metafora, di un viaggio attorno alla cosa più preziosa al mondo: la vita dell’uomo che inizia nel grembo di una mamma. La Repubblica di San Marino – tra i pochi stati in Europa in cui non è consentita l’interruzione volontaria della gravidanza – sta per adeguarsi alle legislazioni abortiste, perdendo la propria originalità. Dobbiamo denunciare la disattenzione su quello che sta accadendo: i sammarinesi rischiano di svegliarsi una mattina con decisioni prese nelle stanze della politica senza un serio dibattito e coinvolgimento popolare.
Tutti sono d’accordo che la tutela della maternità debba essere inquadrata giuridicamente, avendo ben presente la situazione sociale di oggi. Ma in che modo? Se ne fa una questione di civiltà, ma si dica chiaramente se è civiltà la decisione di una donna (il progetto di legge in 8 articoli non fa alcuna menzione del padre), «anche se minorenne», di uccidere la creatura che porta in grembo (perché di questo si tratta anche per la comunità scientifica) «entro i primi 90 giorni, senza obbligo di fornire giustificazioni per la sua scelta». E questo è solo un passaggio della proposta di legge in questione… 

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