giovedì 22 febbraio 2018 07:00
BANCA CENTRALE E TRIBUNALE

Giorgio Meletti di Il Fatto Quotidiano: Affari spericolati e parentele, Repubblica di San Marino

Il Fatto Quotidiano

 Palazzi & Potere La Banca centrale di San Marino nei guai

 Affari spericolati e parentele: i guai della Banca centrale di San Marino

 L’ex direttore della vigilanza accusato di aver usato soldi del fondo previdenziale pubblico per acquistare azioni spazzatura da un gruppo (vigilato) in difficoltà

21 Feb 2018

Giorgio Meletti

San Marino ha 33 mila abitanti, come Cernusco sul Naviglio. Ma è una Repubblica sovrana e non fa neppure parte dell’Unione europea. Ha un suo Parlamento, magistratura, polizia, ente previdenziale e Banca centrale. Tutto in miniatura fuorché la crisi delle banche. Il Fondo Monetario Internazionale - che ha fatto un’ispezione - ha stimato l’anno scorso che a San Marino i crediti deteriorati sono il 43 per cento degli impieghi e il 113 per cento del Pil. È come se le banche italiane avessero crediti deteriorati per 1.700 miliardi. Su questa crisi si abbatte un caso giudiziario di proporzioni ciclopiche. Provate a immaginare il direttore generale della Banca d’Italia accusato di aver preso dalle riserve dell’Inps 90 miliardi di euro per comprare titoli spazzatura da una banca vigilata bisognosa di aiuto. A San Marino è successo di più. Perché attorno all’inchie sta sull’ex direttore generale della Banca centrale di San Marino (Bcsm) Lorenzo Savorelli è in corso anche una guerra tra magistrati e politici.

 Dal 2009, quando l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha attivato il rientro dei capitali con la voluntary disclosure, la raccolta delle banche sanmarinesi è scesa da 9 a 4 miliardi. Persa l’attrattiva di paradiso off-shore a 20 chilometri da Rimini, della fiera Repubblica del Titano è rimasta solo una piccola nazione declinante e litigiosa, in confronto alla quale l’Italia sembra un Paese civile.

 IL 3 OTTOBRE SCORSO, il pm (in sanmarinese si dice Commissario alla legge) Simon Luca Morsiani ha ordinato perquisizioni a carico di Savorelli e del funzionario della Bcsm Filippo Siotto, accusati di “concorso nel misfatto di amministrazione infedele”. I due, “operando al di fuori dei poteri istituzionali e del mandato ricevuto” avrebbero impiegato “non meno di 49 milioni di euro” nell’acquisto di “titoli illiquidi e privi di rating” per sostenere la Banca Cis. La quale, nota Morsiani, negli stessi giorni di luglio 2017 in cui ha venduto i titoli spazzatura alla banca centrale ha contabilizzato il ricavato “per l’azzeramento di posizioni di debito in precedenza registrate a carico di Okaue Chio” e di società “alla stessa riconducibili” per oltre 34 milioni. La signora Okaue Chio, ha accertato Morsiani, è la moglie dell’indagato Siotto ma è anche l’amministratore unico della Advantage Gfc Advisors, società lussemburghese facente capo al noto finanziere Francesco Confuorti. Nei giorni scorsi Morsiani ha ordinato l’acquisizione di nuovi documenti e la stampa locale ha dato notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, con Savorelli e Siotto, del legale rappresentante della Banca Cis.

 Le operazioni incriminate sono state fatte con rapidità negli 11 giorni di luglio 2017 durante i quali è stato in vigore un decreto legge, poi abrogato, con cui il governo ha autorizzato la Banca centrale a mettere le mani sui soldi del Fondiss, il fondo statale di previdenza complementare. La circostanza è stata segnalata alla magistratura da un esposto di alcuni parlamentari tra i quali Elena Tonnini, alla quale sta capitando una cosa senza precedenti nella storia delle democrazie occidentali. All’indomani delle perquisizioni ha accusato il governo di complicità con Confuorti parlando al Consiglio Grande e Generale, il parlamento: “L’indagine di Morsiani riguarda l’acquisto di titoli Cis per estinguere un debito riconducibile a Confuorti di 49 milioni di euro. L’ispettore di coordinamento della vigilanza di Bcsm che ha dato l’ok è Siotto, sua moglie è amministratrice delle società di Confuorti, ed era una anomalia che vi avevamo segnalato”. Per tutta risposta il finanziere l’ha citata in giudizio per danni presso il tribunale del Lussemburgo. È forse la prima volta che un politico è chiamato a rendere conto al tribunale di un altro Paese di cose che ha detto nel suo Parlamento.

 CONFUORTI dev’essere un tipo vivace. Il 25 agosto scorso, mentre si esibiva come sua abitudine al Meeting di Rimini di Cl con i maggiorenti delle banche sanmarinesi, ha dato una spinta alla giornalista Francesca Biliotti (della tv di Stato di San Marino) e le ha strappato il microfono. Fu una giornataccia. Nella stessa sala Savorelli, non redento dal clima mistico del Meeting, mostrò il dito medio a un fotografo e il fotografo fotografò: il governo di San Marino colse la palla al balzo per licenziare il direttore generale della Banca centrale. Il quale è stato anche accusato di aver arrotondato il suo stipendio con consulenze alla Fondazione della Banca centrale che per questo è stata commissariata dal governo.

 Al posto di Savorelli è stato assunto un dirigente del ministero dell’Economia italiano, Raffaele Capuano, che appena due mesi dopo si è dimesso lamentando una non meglio identificata “posizione personale afflitta da incertezze giuridiche particolarmente gravi”. Il posto è ancora vacante.

 Il sistema giudiziario sanmarinese, nel frattempo, è a soqquadro. Il Consiglio Giudiziario Plenario (il Csm del Titano) sta per decidere il siluramento del magistrato dirigente (il capo dei giudici) Valeria Pierfelici. Le opposizioni insinuano che l’attacco al vertice della magistratura non sia estraneo all’inchiesta sui junk bondsdi Confuorti. A sua volta Pierfelici ha denunciato il capo della magistratura inquirente Alberto Buriani, cioè il superiore diretto del pm Morsiani. A Buriani è attribuita una solida amicizia con Daniele Guidi, amministratore delegato di Banca Cis. Forse per reggere tanto casino ci vorrebbe un Paese con più di 33 mila abitanti. Magari 33 milioni.

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