sabato 17 marzo 2018 22:31
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

San Marino Andrea Vivoli e Mario Giannini assolti in Appello, Caso dei 6 mld dal Giappone,

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Caso dei 6 mld dal Giappone, assolti in Appello Andrea Vivoli e Mario Giannini

Non vi fu una operazione da segnalare. Fanno difetto il carattere di concretezza dell’operazione prospettata e la sua gravitazione in ambito di riciclaggio

Antonio Fabbri 

Assolti in appello con formula piena, perché il fatto non sussiste, l’ex Direttore di Banca Centrale Mario Giannini e l’ex membro della Vigilanza di Bcsm, Andrea Vivoli. Erano stati condannati in primo grado a 3 mesi e a un anno di interdizione. La decisione del Giudice delle Appellazioni, David Brunelli, ribalta dunque la sentenza di primo grado su una vicenda nella quale era contestata la mancata segnalazione di una prospettata transazione da sei miliardi di dollari dal Giappone verso Asset Banca per il tramite di Banca Centrale. Transazione ad opera di un ungherese, Zoltan Matrai, che, era poi emerso, aveva avuto problemi giudiziari per riciclaggio. Il trasferimento dell’imponente somma non era tuttavia mai avvenuto. E proprio su questo, ma anche sul non aver riscontrato elementi tali da dover per effettuare la segnalazione all’Aif, si basa la sentenza di appello. Dice infatti il giudice Brunelli in sentenza: “Si deve pervenire a conclusione diversa da quella che si legge nella appellata sentenza quanto alla sussistenza del presupposto fattuale che avrebbe imposto a Banca Centrare e, quindi, ai due imputati, un comportamento diverso da quello tenuto, quanto alle segnalazioni verso AIF. Fanno difetto nella specie due requisiti, tra quelli sopra indicati, in presenza dei quali si sarebbe dovuto attivare il canale formale relativo ad una segnalazione di operazione ai sensi del citato art. 36, e segnatamente sia il carattere di concretezza ed attuabilità della medesima, sia la sua gravitazione in ambito di riciclaggio”.

Non vi erano dunque evidenze di riciclaggio per poter effettuare segnalazione, dice il giudice di appello che richiamando la testimonianze del vice direttore di Aif Nicola Muccioli dice che la comunicazione di Bcsm all’Agenzia di informazione finanziaria fatta in quell’occasione “non costituiva una segnalazione di operazione sospetta «perché quest’ultima contiene la descrizione precisa dei fatti e degli elementi di anomalia o di sospetto, oltre che le relative evidenze» , il che sta a significare che sino a quando non si dispone proprio di quelle “evidenze” dotate di specificità e concretezza la comunicazione non è doverosa e ogni informazione  diversa non costituisce “comunicazione di operazione sospetta”, afferma il giudice che definisce anche la cifra prospettata “sbalorditiva e improbabile”. Insomma, il Giudice di Appello, conclude che “un’operazione da segnalare non vi fu, né mai vi è stata nel periodo in questione, o almeno di essa non vi è evidenza processuale; tanto è sufficiente per escludere che sussista responsabilità penale degli appellanti, al di là della forza suggestiva delle voci di corridoio, delle millanterie contenute nella messaggistica, dei contatti informali con disinvolti politici e uomini di affari”. Di qui l’assoluzione con la formula, “perché il fatto non sussite”.

Comprensibile soddisfazione da parte di Andrea Vivoli, ieri presente alla lettura della sentenza, che ha dichiarato ai microfoni di Rtv: “Una sentenza che riconosce la correttezza del mio operato. Quindi quell’auspicio che avevo espresso durante l’udienza di appello, è stato accolto e si è realizzato”. Questa vicenda, ha aggiunto, “è stata un costo altissimo per mia moglie e i miei figli. Mia moglie ha sofferto nel copro e nell’anima questo periodo. Tre anni di sofferenza incredibili e devo dire, se sono riuscito ad affrontarla è stato grazie al suo amore alla sua forza e al suo sostegno”. Per Mario Giannini ha parlato il suo avvocato, Gianna Burgagni: “E’ una vicenda che anche lui ha vissuto male e con una certa apprensione perché sapeva di non aver commesso nulla e come tutte le sentenze che si sentono come ingiuste auspicava che in appello ci fosse il riconoscimento della sua totale estraneità a fatti criminosi”.