domenica 20 maggio 2018 21:51
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

San Marino. Credito sammarinese, condannati gli ex vertici. Antonio Fabbri

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Credito sammarinese condannati gli ex vertici

Antonio Fabbri

Si è chiuso con otto condanne e 9 assoluzioni, il processo di primo grado sul caso del Credito Sammarinese. Una vicenda che fece grande scalpore nel 2011 e per la quale scattarono anche diversi arresti in custodia cautelare. L’inchiesta nacque dall’indagine denominata “Decollo”della Direzione investigativa antimafia italiana. Ancora oltre confine è pendente il primo grado di un imponente processo fra Catanzaro e Vibo Valentia, nel quale sono “mescolate” le vicende più prettamente legate al narcotraffico internazionale a quelle relative alle movimentazioni di denaro. E nel filone sammarinese si è trattato proprio del riciclaggio di denaro, in particolare quello movimentato da Vincenzo Barbieri, poi morto ammazzato nel marzo 2011. 

Oltre 1,3 milioni di euro passati che l’ex direttore del Credito Sammarinese, Vendemini, trasportò in  contanti in dei borsoni dopo esserli andati a prendere a Bologna presso l’Hotel King Rose di Barbieri dove questi si trovava ai domiciliari. La banca all’epoca era in forte difficoltà e da quel versamento di contanti mirava ad ottenere ossigeno. Per questi fatti a tutti gli imputati era dunque contestato il riciclaggio in compartecipazione.

Il giudice Gilberto Felici ha pronunciato ieri pomeriggio la sentenza dopo tre ore e mezzo di camera di consiglio. Questo quanto disposto:

Per Lucio Amati, ex presidente e azionista del Cs, condanna a 4 anni 2 mesi di prigionia, 6000 euro di multa e 2 anni di interdizione dai pubblici uffici e diritti politici.

Quattro anni e 4 mesi di prigionia a carico di Valter Vendemini, ex direttore generale del Cs, 3000 euro di multa due anni di interdizione.

Quatto anni, 4500 euro di multa e due anni di interdizione dai pubblici uffici per Domenico Lubiana, commercialista  calabrese, uno dei due fratelli che avevano fatto conoscere Barbieri a Vendemini.

Più attenuata la posizione del fratello, l’avvocato Salvatore Francesco Lubiana, al quale il giudice ha riconosciuto una condotta secondaria rispetto alla compartecipazione in riciclaggio e, applicando il comma 2 dell’articolo 75 del codice penale, lo ha condannato a due anni di prigionia, 4500 euro di multa, un anno e 9 mesi di interdizione, concedendo il beneficio della non menzione.

Posizione ritenuta secondaria nella compartecipazione al riciclaggio, anche per Sandro Sapignoli, all’epoca responsabile dell’antiriciclaggio della banca. Anche per lui il giudice Felici ha applicato il comma 2 dell’articolo  75 del codice penale, che prevede appunto per le posizione ritenute secondarie la diminuzione della pena di un grado, e condannandolo a 3 anni di prigionia, 2000 euro di multa e un anno e 4 mesi, concedendo il beneficio della non menzione.

Due anni di prigionia, 500 euro di multa e un anno di interdizione ciascuno anche per Giorgio Galiano, il genero di Vincenzo Barbieri, che aprì un conto per fare transitare i famigerati soldi e consentire l’accensione di un affidamento a favore del suocero, e Raffaello Bressi, dipendente dell’hotel King Rose di Bologna, di proprietà del Varbieri, che aveva delega per le operazioni sul quel conto aperto presso il Cs. A Bressi è stato concesso il beneficio della non menzione nel casellario.

Cinque assoluzioni per insufficienza di prove “in relazione all’elemento psicologico del reato”: Barbara Gabba e Domenico Macrì, i procacciatori di clienti incaricati dalla banca; Mario Amati e Luigi Passeri, membri del Cda della banca e del Comitato Esecutivo; Davide Zoffoli, responsabile dell’ufficio fidi che istruiva le pratiche. Per lui, come per Macrì e Gabba, il Pf aveva chiesto la condanna. Assolti per non avere commesso il fatto, i membri del Cda della banca Pietro Daidone, Edoardo Morri, Graziella Zemiti e il membro del collegio sindacale Massimiliano Sensi.

Condanna, invece, per il Credito Sammarinese come soggetto giuridico a 5000 euro di multa, sei mesi di interdizione dall’attività, anche se ormai, come ha rilevato l’avvocato Tania Ercolani, è conclusa la liquidazione coatta della banca.

Il giudice ha infine ordinato la confisca delle somme sequestrate pari a 1.330.897,82  euro più i frutti maturati. Gli imputati condannati dovranno pagare in solido le spese processuali.  Fin qui la sentenza, emessa dopo che nNella mattinata erano terminate le arringhe difensive.

La difesa Amati-Passeri La difesa di Mario Amati e Luigi Passeri, sostenuta dall’avvocato Maurizio Simoncini, è stata alternativa rispetto alle altre, tanto che ha generato qualche attrito tra i colleghi. L’avvocato Simoncini ha rilevato come risultasse già dal 2009 che Barbieri avesse trascorsi con precedenti di polizia e di vicinanza con clan ‘ndranghetisti. Ha quindi focalizzato l’attenzione sulla mancata conoscenza da parte di membri del Cda delle pregiudizievoli e sul fatto che il rapporto di conto con Barbieri era stato comunque già aperto, quindi a nulla sarebbe servito il passaggio in Ce e Cda. “Sia Sapignoli che Vendemini hanno concordato la fattibilità dell’operazione quando c’erano già tutti elementi per inviare la segnalazione ad Aif. Non si può quindi parlare di deliberazioni di apertura del conto da parte del Cda e Ce quando questo era già aperto. Mario Amati e Luigi Passeri erano all’oscuro della vicenda. Non sapevano della provvista, non sapevano del contante, non sapevano che Barbieri fosse ’ndranghetista. Se così è, e così è, che partecipazione e concorso possono aver fornito Mario Amati e Luigi Passeri al riciclaggio? Non emerge nulla dalle carte e dalle testimonianze che attesti che Amati e Passeri abbiano anche in maniera marginale concorso al riciclaggio, anzi è emersa la loro totale estraneità ai fatti. Chiedo pertanto l’assoluzione con l’unica formula possibile: per non aver commesso il fatto”.

La difesa Zoffoli L’avvocato Nicola Maria Tonelli ha sottolineato nella sua difesa di Davide Zoffoli, ex responsabile dell’ufficio fidi della banca, come questi avesse messo in guardia Lucio Amati sulle pregiudizievoli. “Il mio assistito si è definito più volte il ‘portatore di caffè’. E infatti fu lui il portatore del dossier Barbieri, ma lo fece con calorose raccomandazioni ad Amati a non approvare quella pratica. Tanto da sentirsi rispondere dallo stesso Presidente ‘Se non la porti tu la pratica di Barbieri, la porterà alcun altro e te ne puoi andare a casa’. Tutte le operazioni erano decise prima ed esclusivamente da Amati e le riunioni degli organismi erano farse vere proprie. Anche Bcsm aveva da tempo capito che il Credito sammarinese era Lucio Amati, da qui la richiesta di cambiare tutti i componenti degli organi sociali e di controllo”.  Critiche dalla difesa Zoffoli sia al Cda sia al Collegio sindacale per significare come fossero succubi della presidenza. “Amati poteva fare tutto ed era la banca. Quanto alla compartecipazione nel riciclaggio, il mio assistito non ha mai partecipato alla raccolta dei soldi; non ha mai partecipato all’apertura di conti o altre operazioni; non aveva nessun ruolo decisionale; non ha mai incontrato Barbieri o Galiano;  non ha mai posto in essere omissioni o sotterfugi”, ha detto l’avvocato Tonelli. “E’ facile fare ricadere colpe che non ha su Zoffoli, fargli fare da parafulmine. Tuttavia il mio assistito confida ancora nella giustizia sammarinese. Il ruolo di Zoffoli, già nell’analogo processo italiano, è quello di testimone. Chiedo per il mio esistito con più mia formula perché non ha commesso il fatto”.

La difesa Galiano L’avvocato Sergio Rotundo  in difesa del genero di Barbieri, Giorgio Galiano, ha affermato che il suo assistito aprì il conto a San Marino su indicazione del suocero, considerato anche che in Italia era protestato. “Galiano venne a San Marino solo una volta e firmò per l’apertura del conto. Il resto sono operazioni di cui nulla sapeva e che solo i tecnici possono comprendere. Aprì il conto nell’interesse del sucero e non era consapevole delle operazioni di deposito e affidamento. Non ritengo che vi siano elementi di colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Non posso che rinnovare la richiesta di assoluzione per Galiano Giorgio, per non aver  commesso il fatto e, in subordine richiesta di assoluzione per insussistenza dell’elemento psicologico del reato”.

La difesa Bressi L’avvocato Daniele Cherubini ha puntato sulla “assenza negli atti di elementi per sostenere la responsabilità a carico di Raffaello Bressi per il reato contestato. Era dipendente dell’hotel King Rose, ma nessun legame criminoso emerge dalle intercettazioni telefoniche tra il Bressi e Barbieri. Quest’ultimo risultava un imprenditore che svolgeva una attività lecita nel settore turistico della quale Bressi era dipendente. Non era presente, risulta dalle testimonianze, agli incontri presso l’hotel. Non era il “fedele scudiero”, come ritiene la procura fiscale, di Barbieri. Era semplicemente dipendente della struttura alberghiera. Quindi quali attività di riciclaggio ha posto in essere? Nessuna. Poteva operare sul conto, ma non vi operò mai”. Di qui la richiesta di assoluzione.

La difesa del Cs L’avvocato Tania Ercolani ha sostenuto la difesa del Credito Sammarinese, imputato come soggetto giuridico. L’avvocato Ercolani ha rilevato come la banca abbia praticamente terminato la liquidazione coatta. “A seguito della riunione dei fascicoli ci si è trovati in una situazione che definirei bizzarra, perché il Cs si è ritrovato in un altro procedimento nel quale reclamava i danni. Sono comunque convinta del fatto che la procedura di Liquidazione sia, già sanzionatoria, e male si concilia con responsabilità penale della persona giuridica, considerato che il Cs risponde alla normativa speciale bancaria”. Considerazioni anche sulla legge vigente all’epoca dei fatti e su quale legge applicare. “Chiedo che il Cs venga assolto a fronte del fatto che non si ritiene applicabile la normativa del 2013, ma anche per ragioni di carattere ontologico considerato che frattanto il soggetto è stato interessato in via definitiva da Lca”. Chiuse le arringhe difensive nella mattinata, la sentenza è arrivata attorno alle 15 e 30. I legali degli ex vertici del Credito Sammarinese, intanto, hanno già annunciato appello.