martedì 21 maggio 2019 22:29
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

Riciclaggio soldi dell'usura, confiscati oltre 350mila euro. Antonio Fabbri

L'informazione di San Marino

Riciclò soldi dell'usura, condanna e confisca da oltre 350mila euro

Il denaro ritenuto frutto dell’attività di un uomo arrestato nel 2006 dalla Gdf che per nascondere le banconote le ingoiò rischiando il soffocamento

Antonio Fabbri

Denaro ritenuto frutto di usura versato, trasferito e occultato a San Marino: condannato per riciclaggio Vincenzo Santoro, 67enne originario di Taranto e residente a Milano. La vicenda giudiziaria, come già avvenuto in altri casi, si è innescata con la segnalazione per operazione sospetta da parte della banca all’Aif, quando il titolare del conto corrente ha chiesto, nel dicembre 2016, di accedere alla voluntary disclosure italiana, per rimpatriare i capitali detenuti all’estero, nello specifico presso la Cassa di Risparmio di San Marino.

Dalla segnalazione all’Agenzia di informazione finanziaria, scattò la comunicazione al tribunale e l’indagine che portò al rinvio a giudizio. I denari, in tutto oltre 360mila euro di cui circa la metà posti sotto sequestro, sono stati ritenuti frutto di usura e ricollegati all’attività di Emanuele Basile, che venne arrestato a Rimini nel 2006. Emerse all’epoca che Basile prestava denaro a strozzo fino a raggiungere interessi del 120%. Fece notizia all’epoca, inoltre, il suo rocambolesco arresto, considerato che l’uomo, per occultare alla guardia di finanza il denaro contante che aveva con sé, lo ingerì, rischiando il soffocamento.

L’imputato, ieri presente in aula, ha affermato tuttavia di non aver mai collaborato con il Basile, ma per l’accusa sostenuta dal Procuratore del fisco Roberto Crsarini, il denaro su quel conto era invece legato proprio a lui, considerato che quando questi venne arrestato si fermarono le movimentazioni di quel rapporto bancario, fino alla richiesta di voluntary disclosure.

Il Pf, ripercorrendo anche i precedenti penali dell’uomo, ha sostenuto che non vi sono prove della provenienza lecita del denaro mentre, al contrario, vi è la prova logica della provenienza illecita. Di qui la richiesta della prigionia a 4 anni e 3 mesi, 1800 euro di multa e all’interdizione per un anno e 6 mesi dai pubblici uffici e diritti politici. Chiesta inoltre la confisca delle somme sotto sequestro pari a 180.523,04 più interessi, più la confisca per equivalente di 184.624,91 euro, importo corrispondente a somme prelevate in contanti. Diametralmente opposta la tesi dell’avvocato difensore, Stefano Brandina, e della collega sammarinese Lara Conti.

“Son rimasto meravigliato della vicenda: come è possibile – ha detto l’avvocato Brandina - che a fronte di una normativa italiana che consente al cittadino di regolarizzare le proprie attività economiche all’estero, la banca sammarinese che in precedenza aveva custodito quei fondi, possa opporre il rifiuto di restituirli e possa inventarsi una ipotesi di riciclaggio? Non ho timore a parlare addirittura di ipotetica calunnia”, ha detto il legale sostenendo che la normativa italiana sulla voluntary disclosure metteva al riparo da eventuali illeciti, “soprattutto per depositi datati”. Di qui la richiesta di assoluzione da parte del legale che ha tra l’altro contestato i legami di Santoro con Basile. Stessa richiesta di assoluzione dell’avvocato Lara Conti che, in subordine, ha sostenuto l’intervenuta la prescrizione del reato, affermando che il reato di riciclaggio “è un reato istantaneo che si verifica quando c’è una sostituzione del denaro di provenienza illecita e quando il denaro sporco viene reimmesso nella società e circola nuovamente dopo essere stato ripulito”, ha detto l’avvocato Conti, ribadendo quindi che il reato si sarebbe consumato all’epoca e, quindi, ad oggi estinto.

Il Commissario della legge Alberto Buriani, nella sua prima udienza dopo essere tornato alla funzione giudicante, ha dal canto suo accolto nella sostanza le richieste del Pf ritenendo colpevole Vincenzo Santoro e condannandolo a 4 anni e 3 mesi di prigionia, 1500 euro di multa, e all’interdizione per due anni, oltre alla confisca del denaro sequestrato, oltre 180mila euro, e alla confisca per equivalente di per equivalente di 184.624,91.

Possibile l’appello.