martedì 6 agosto 2019 07:28
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

Banca Centrale San Marino e premi di produzione

L'informazione di San Marino

Bilancio in perdita di 12 milioni, ma per il 2018 BCSM ha erogato lo stesso i premi di produzione

Smentito il consigliere di Rete Ciavatta che a Rtv aveva, non si sa a che titolo, dato per certo che per il 2018 i premi produzione non sarebbero stati pagati

Fonti della Segreteria alle Finanze e della Bcsm confermano che i premi produzione in Via del Voltone per l’anno 2018 sono stati pagati. Non è stato possibile, nonostante le richieste formulate, conoscere l’ammontare complessivo di detto emolumento che, tuttavia, all’ultimo dato disponibile risalente al 2014 si aggirava complessivamente attorno ai 300mila euro.

Si rivela non vera, quindi, l’affermazione del Consigliere Roberto Ciavatta che in pompa magna nella trasmissione di Rtv “Il cantone delle botte” del 17 aprile 2019, attorno al minuto 42, aveva, non si comprende peraltro a che titolo, testualmente affermato: “Mi risulta che nel 2018 i famosi premi di produzione Banca Centrale non se li sia concessi. Sta lavorando su una riduzione degli stipendi che sarà credo consistente".

Quindi smentiamo pubblicamente - ha solennemente proclamato roteando in aria urbi et orbi gli indici - il populistico sondaggio che sta facendo un giornale sammarinese da qualche settimana proprio per delegittimare Banca Centrale”. Evidentemente gli risultava male, perché, stando alle conferme arrivate dalla Segreteria e da Banca Centrale, invece, i premi di produzione Bcsm se li è concessi, come previsto da contratto… e finché non si cambia contratto resteranno, anche se, come affermato da Via del Voltone in una nota, c’è l’accordo per almeno sospenderli con decorso dal gennaio 2019. E’ dal prossimo anno, dunque, che il premio di produzione non dovrebbe essere pagato, almeno per tre anni. Si vedrà. Il consigliere Ciavatta era quindi male informato e ha dato per assolutamente certa una informazione rivelatasi non vera, come ogni tanto gli succede.

Quindi due sono le “imprecisioni”, chiamiamole eufemisticamente così, dette in trasmissione dal consigliere di Rete: la prima è che, quello lanciato dal nostro giornale, fosse un “populistico sondaggio”. In realtà era una raccolta firme che chiedeva di rinunciare per il 2018 ai cosiddetti premi produzione di Bcsm. In più, in caso di avvenuta erogazione, la raccolta firme invitava a restituirlo… e per questo gesto gli interessati sarebbero sempre in tempo. Anche se si nutrono poche speranze dato che, stando a quanto trapela, all’interno di Via del Voltone, come era tra l’altro accaduto per gli emolumenti del 2017, si era provato a chiederne la rinuncia, ma neppure per il 2018 c’è stato verso.

La seconda “imprecisione” detta da Ciavatta, quindi, è che Bcsm i premi produzione “non se li sia concessi” per il 2018. E invece se li è concessi e sono stati erogati, come previsto, entro maggio di quest’anno. Quindi, altro che “populistico sondaggio per delegittimare Banca Centrale"! Il dato di fatto è esattamente quello che la raccolta firme mirava e mira ad evitare. Ora, se è vero che da un lato Bcsm ha applicato il contratto vigente, dall’altro è evidente che non ci fa una bella figura, considerato che il premio viene erogato in relazione a un anno in cui il bilancio dell’Ente è stato chiuso con 12 milioni di perdita. Il che suona come una contraddizione: erogazione di un premio nell’anno di maggior perdita mai registrato. Certo, la perdita di 12 milioni avrà avuto mille ragioni: cattiva gestione che in un comunicato la dirigenza ha addebitato alle precedenti governance; andamento sfavorevole del mercato che ha causato perdite consistenti del portafoglio titoli; diminuzione dell’emolumento erogato dallo Stato. Resta il fatto che i dipendenti che beneficiano del premio, sono quelli che hanno operato nell’anno del bilancio in perdita e non sono cambiati. Resta il fatto che a fronte di detta perdita stride che per quella annata nera venga erogato un premio di produzione, seppure previsto da contratto. Di certo, al di là dei proclami infondati basati sulla partigianeria politica ad uso propaganda e non sui dati di fatto, ognuno potrà farsi la sua opinione sull’opportunità o meno che un bilancio siffatto meriti anche l’erogazione un premio di produzione.