giovedì 5 dicembre 2019 17:03
IL CASO

San Marino. L'ex opposizione si schiera dalla parte della Reggenza

San Marino. L'ex opposizione si schiera dalla parte della Reggenza

Comunicato congiunto di Rete, Partito democratico cristiano sammarinese, Elego e Noi per la Repubblica all'indomani dell'ammissione del ricorso presentato ai Garanti dai giudici d'appello contro Consiglio, Ufficio di Presidenza e Congresso di Stato.

"Brunelli e Caprioli, giudici d'appello del Tribunale - si legge nella nota -, citano organi dello Stato per conflitto tra organi costituzionali, per la oramai nota vicenda della presa d'atto dei giudici di appello, chiamando in causa i Capitani Reggenti a dover difendere gli stessi organi che presiedono".

Rete, Partito democratico cristiano sammarinese, Elego e Noi per la Repubblica esprimono "una sincera e sentita vicinanza alla Reggenza, unica carica istituzionale in carica in questa fase, che già nell'Ufficio di Presidenza del 7 novembre scorso aveva rappresentato che, a causa dello scioglimento del Consiglio stesso, non era possibile procedere con la presa d'atto a garanzia dell'ordinamento costituzionale e a tutela dell'integrità e onorabilità di tutte le istituzioni dello Stato" e ribadiscono ulteriormente "come, in presenza di diverse istanze dai contenuti contrapposti presentate dai partecipanti al concorso, tra le quali una richiesta di autotutela, la Reggenza non abbia alcun potere in merito, dovendosi obbligatoriamente attendere che a dirimere queste vicende sia l'organismo competente, ovvero il Consiglio giudiziario plenario, una volta insediatosi nella prossima legislatura".

A detta dei partiti firmatari della nota stampa congiunta, "chiedere alla Reggenza di procedere, in assenza di poteri, non è solo una forzatura, ma uno sgarbo istituzionale inaccettabile".

Rete, Pdcs, Elego e Npr esprimono infine "la propria costernazione per le continue pressioni e ingerenze perpetrate a fronte di decisioni assunte legittimamente dalle massime cariche istituzionali, stigmatizzando il clima da 'resa dei conti' promosso dai membri del Congresso di Stato che hanno preteso di votare, in modo anomalo, una delibera con la quale hanno stanziato denaro pubblico affinché Brunelli e Caprioli potessero intentare causa contro gli organi dello Stato".