venerdì 6 dicembre 2019 10:17
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Cronistoria della crisi del sistema: crollo, effetti, responsabilità in un Paese al bivio

Cronistoria della crisi del sistema: crollo, effetti, responsabilità in un Paese al bivio

Come la Repubblica di San Marino si è tirata addosso i problemi con cui oggi facciamo i conti

 

“Occorre aprire una nuova fase politica basata sull’ampia condivisione”

San Marino non era un’isola felice dove si “stava bene”

La San Marino dei primi anni 2000 non era un’isola felice. E questa storia, fatta di politici sprovveduti, pirati finanziari e cifre da capogiro, racconta come sono andate le cose. Non solo gli Stati, in testa l’Italia, ma anche gli organi internazionali ci vedevano come la spina nel fianco di un sistema che stava conducendo la più grande battaglia della storia contro il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. La classe dirigente del nostro Paese (non solo quella politica), continuava a ritenere che lo stato di facile benessere garantito dall’economia dei segreti, potesse vincere il braccio di ferro contro l’Europa e gli Stati Uniti.

Il danno più grave lo fece il governo che nel 2006, sotto la pressione dei vertici delle banche, rifiutò di sottoscrivere l’accordo sullo scambio di informazioni con l’Italia. Fu un vero e proprio atto di sfida verso chi, fino ad allora, si era limitato a chiedere la nostra collaborazione. L’Ocse capì che San Marino non avrebbe ceduto i capisaldi del proprio facile benessere se non fosse stato messo sotto pressione. Così fu. La Repubblica che si credeva invincibile incassò il suo primo, duro colpo.  Di lì a poco gli investimenti sammarinesi in Italia, Delta in particolare, furono smantellati, mentre alle banche italiane che possedevano banche sammarinesi, fu intimato di vendere le proprie azioni.

Il Paese entrò nelle black list.  In campo finanziario, per cui non erano più possibili transazioni sul mercato europeo fino a mettere in crisi il sistema delle carte di credito, dell’approvvigionamento di contante, del credito interbancario. In campo fiscale fino al punto che emersero con forza i problemi delle esterovestizioni, fino alle enormi difficoltà non solo di vendere i prodotti e i servizi sammarinesi, ma anche di acquistare dall’estero.

E così la credibilità del Paese scese ai mini storici.

 

La crisi strutturale: il caso Delta e gli investimenti della Cassa di Risparmio

Sotto la pressione dell’Ocse, circa dieci anni fa, iniziò il cambio di mentalità e la politica, anche se con ancora troppe cautele, iniziò il processo di modifica sostanziale delle norme e dei comportamenti. Il Paese era completamente impreparato a gestire il nuovo corso. Intanto Delta fu commissariata, Cassa di Risparmio entrò in crisi, importanti aziende del territorio dovettero chiudere, sei delle 12 banche vennero poste in liquidazione, la raccolta bancaria subì un forte ridimensionamento, il credito di imposta che lo Stato dovette riconoscere per non generare dei fallimenti subì un’impennata. Il Paese ne uscì completamente disorientato e isolato a livello internazionale.

Usciti dalle black list restava il problema delle banche

Nel 2014 il processo di modifica sostanziale delle norme e dei comportamenti poteva ritenersi concluso. L’economia di San Marino poteva finalmente, a ben ragione, venir considerata completamente trasparente e collaborativa. A poco a poco il sistema delle imprese, vero caposaldo dell’economia del Paese, ha iniziato a trarre i frutti dalle politiche basate sulla trasparenza.  Prima però di recuperare credibilità il Paese doveva affrontare un’altra pesante sfida: quella della trasparenza bancaria all’interno del sistema. Solo nel 2015/16, vincendo le resistenze del mondo bancario e finanziario residuo, spalleggiato ovviamente da parte della politica, fu impostato lo strumento di analisi dei patrimoni (AQR) che permetteva di capire cosa avevano fatto le banche.

La foto scattata era impietosa. Più del 50% dei crediti erogati dalle banche non risultavano esigibili, gli NPL superarono la quota dei 2 miliardi di euro. Per compensare le svalutazioni dei crediti le banche stavano perdendo una grande parte del proprio capitale.

 

La gestione della crisi del sistema finanziario ha fatto chiarezza: ora si può ripartire

Oggi c’è ancora chi ritiene che il responsabile sia chi ha fatto luce sul problema e non chi lo ha creato (è come dare la colpa all’arbitro che fischia piuttosto che al giocatore che ha commesso il fallo). Altre emergenze erano imminenti: altre tre banche erano in crisi, non in grado di garantire i minimi patrimoniali per svolgere il compito delicato dell’erogazione del credito. Il più importante istituto bancario, Cassa di Risparmio, esaurito il capitale proprio è stato reso sicuro con l’intervento dello Stato.  Asset Banca dopo un commissariamento travagliato, è stata assorbita da Cassa di Risparmio. I soldi dei correntisti, sono stati garantiti. Gravano ancora sui conti 70 milioni di perdite accumulate.  Infine Banca Cis con una crisi di liquidità impressionante che ha messo a rischio 4000 correntisti e ben 100 milioni del fondo pensioni. Il provvedimento di risoluzione del Cis, gestito in piena sintonia con tutte le parti sia politiche che sociali, ha impedito che si generassero ulteriori fuori uscite di capitali, ha garantito i risparmiatori, salvato il fondo pensioni ed evitato che il provvedimento venisse bloccato da misteriosi acquirenti.  Nel frattempo, per tutte le irregolarità rilevate, verso gli amministratori di Asset Banca, Cassa di Rispamio, Banca Cis sono state avviate le azioni di responsabilità e agli azionisti di Cis sono stati già sequestrati i capitali da loro investiti nella banca. Della serie: chi sbaglia paga. Chiarezza è stata fatta.

 

Il debito pubblico ha un’origine lontana e dipende dai problemi del 2000-2008

Il bilancio dello Stato non poteva non risentire di questa difficile situazione. Da un lato il disavanzo strutturale fra entrate e uscite che continua a generarsi dal 2012 e dall’altro la necessità di intervenire nelle ricapitalizzazioni del sistema finanziario con ingenti somme, ha provocato prima la crisi di liquidità e quindi un aumento del debito oggettivo, ma anche di quello figurato. Più dei due terzi del debito oggettivo (mutui accesi e titoli del debito pubblico) dipende dalla crisi del sistema finanziario che ha radici nel primo decennio degli anni 2000, cioè all’inizio di questo racconto. Il debito figurato (crediti di imposta, impegni pluriennali al rifinanziamento) dipende tutto dalla crisi del sistema bancario. Chi dice che il debito si sia accumulato negli ultimi tre anni racconta un’altra storia. Falsa.


 

L’apertura di una nuova fase politica fra riforme e metodo

La crisi di oggi dipende esclusivamente da quel periodo in cui qualcuno sostiene che a San Marino si stava bene. Libera ha messo in evidenza nel proprio programma i 4 interventi che sono necessari per rilanciare l’economia e ripristinare la fiducia. Ricapitalizzazione del settore finanziario e gestione pubblica degli NPL, riforme strutturali (pensioni, Iva, riorganizzazione Igr), accesso ad un finanziamento per gli investimenti e le ricapitalizzazioni, ripristinare la certezza del diritto, sono le direttrici principali. Al di là degli interventi importantissimo in questa fase è il metodo: perché se non si trova condivisione sulle cose da fare, sarà impossibile farle e il Paese non riuscirà a uscire da una crisi così difficile. Libera per questo ha condiviso e continua a sostenere il Tavolo Istituzionale e propone come soluzione politica, il Governo di Scopo con una larga base di consenso.

Libera

Fonte: Varie