sabato 1 agosto 2020 19:06
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San Marino. Contraffazione ai danni di Marlù, si torna in istruttoria, Antonio Fabbri

Contraffazione ai danni di Marlù, il caso torna in istruttoria

Antonio Fabbri

Arriva in udienza davanti al giudice Alberto Buriani il caso nel quale diverse persone sono imputate, a vario titolo, per usurpazione di beni immateriali e truffa. Per l’accusa, non proprio determinata secondo quanto emerso ieri, gli imputati avrebbero “copiato” e messo in vendita, anche in negozi del centro storico, monili del noto marchio sammarinese Marlù gioielli. In particolare Gabriele Venturini, 54 anni sammarinese, Alessandro Zucchi 44enne riminese, Martha Elena Alvarez Mesa 56 enne residente a Montegiardino, e, come persona giuridica, la Jewit srl, sono accusati di usurpazione di beni immateriali in compartecipazione. Emanuele Podeschi, 46 anni, e Marzia Petreti, 54 anni, entrambi titolari di due negozi del centro storico, sono accusati di truffa per la messa in vendita degli oggetti contraffatti. 

Tuttavia le accuse e le fattispecie contestate non sono così pacifiche. Infatti nella prima udienza di ieri l’imputazione formulata dal Commissario della legge inquirente Simon Luca Morsiani, non è apparsa definita ed è stata contestata dai difensori degli imputati e persino alla Procura fiscale.

Per primi a sollevare l’indeterminatezza del capo di imputazione sono stati gli avvocati Massimo Cerbari del foro di Rimini assieme al collega sammarinese Rossano Fabbri. I legali hanno parlato di “richiami del tutto generici che rendono impossibile comprendere quali fatti, quali condotte e quali contraffazioni vengono contestate”. Considerazioni alle quali si sono associati i legali dei due commercianti, Gian Luigi Zanotti ed Elia Fabbri. In particolare l’avvocato Zanotti per conto del suo assistito, Emanuele Podeschi, ha contestato anche la costituzione di parte civile, sostenendo che non abbia la legittimazione nei confronti del suo assistito, legittimazione che semmai sarebbe dovuta essere in capo a uno degli acquirenti assertivamente truffati, ma nessuno di questi si è costituito. Anche i procuratori del fisco, Roberto Cesarini e Giorgia Ugolini, hanno chiesto la remissione del fascicolo in istruttoria perché l’inquirente specifichi il capo di imputazione che risulta indeterminato.

Per la Procura fiscale, dal punto di vista degli imputati, viene citata la Jewit srl ma, poi non viene specificato se sia imputata come soggetto giuridico o come persona fisica nella persona dell’amministratoreInoltre - aggiunge il Pf - per quanto riguarda i singoli monili, viene allegato un catalogo, ma non viene detto quale oggetto sia stato contraffatto. Non vi è una perizia d’ufficio che attesti la contraffazione. Non è chiaro se vi sia la ufficiale protezione dell’opera dell’ingegno, dato che si parla di una richiesta di tutela depositata all’ufficio marchi italiano, ma non è dato sapere se vi sia un provvedimento conseguente dell’ufficio stesso”. Manca inoltre, e questo è molto rilevante, il tempus commissi delicti. “La procura fiscale non può accettare che si contestino condotte in Italia e San Marino ‘perduranti’. Quindi, cosa significa? Sono ancora in corso? Non è possibile che il tempo del reato contestato sia indeterminato”, ha detto il Pf. Si è opposto alla remissione degli atti in istruttoria l’avvocato di parte civile per conto di Marlù, Stefano Pagliai, sostenendo inoltre la legittimazione a costituirsi parte civile nei confronti di tutti gli imputati.

Il giudice Alberto Buriani, dopo le valutazioni in camera di consiglio, ha giudicato fondate le istanze delle difese e della Procura fiscale. “Quanto al primo capo - ha detto il giudice - mancano gli elementi per poter valutare la compartecipazione nel reato contestato. I vizi di indeterminatezza riguardano anche i capi 2 e 3. Quanto alla condotta di truffa, non viene individuata la vittima della attività ingannatoria contestata, né la perdita patrimoniale”. Anche dal punto di vista della indeterminatezza del tempo del commesso reato, il giudice ha condiviso le criticità sollevate dalla Procura fiscale. Ha quindi rimesso gli atti in istruttoria perché venga chiarito in maniera più precisa il capo di imputazione.