domenica 4 ottobre 2020 09:24
RASSEGNA STAMPA

San Marino. Cellette, testimoni della religiosità popolare

San Marino. Cellette, testimoni  della religiosità popolare

Spesso passiamo davanti a queste presenze discrete che testimoniano una fede semplice e popolare.

Le cellette ed edicole votive disseminate nelle campagne di tutta Italia e di San Marino

DAVIDE PEZZI (a cura di) Nel suo interessante articolo “Segni di pietà popolare tra sentieri e siepi” (su “Identità Sammarinese”), Laura Lazzarini ci informa che di varie cellette non resta che la memoria, come la Cella Grande di Montegiardino, dedicata alla “Pietà” e presente già nel settecentesco Catasto Pelacchi, la Cella di Sant’Antonio, ricavata dalla vecchia bertesca al centro del parapetto della piazza del Pianello, e la Cella di Sant’Andrea di Acquaviva, che era stata eretta nel 1843 “vicino la presa dell’acqua”. Ad Acquaviva però possiamo ancora trovare, oltre alla già citata celletta di Costa dello Spino, anche una celletta in via del Mercurio (la strada che scende verso la scuola elementare), fatta edificare dall’arciprete Nicolini nel 1936 a spese sue e della Compagnia del Santissimo Nome di Dio. (...)

Andare alla ricerca di queste testimonianze di una religiosità popolare e a volte ingenua, permette così anche di scoprire culti che in territorio sono poco conosciuti. Di molte di queste cellette, probabilmente la maggior parte non si hanno nozioni esatte dell’anno di costruzione, ma fra quelle provviste di datazione la più antica è la celletta di Lesignano, circa a metà di via dei Dativi.

“Si tratta di un manufatto di elegante fattura: il pilastrino in mattoncini presenta una armoniosa facciata a tempietto, ornata da motivi decorativi a lesene, resi sempre in cotto con accurata lavorazione. Il tabernacolo, che custodisce una terracotta devozionale con una “Pietà” dal linguaggio popolaresco, è sormontato dal tettuccio in pietra, terminante con una cuspide su cui è incisa la data “1841”. La croce sommitale in ferro battuto ha i bracci gigliati. L’edicola è stata restaurata nel 1983” (Lazzarini, cit.). (...)

Percorrere le nostre strade cercando i segni di questa devozione popolare ormai sbiadita, e conoscendone le chiavi di let- tura, potrà farci vedere il nostro territorio, le vie conosciute e percorse centinaia di volte, con occhi diversi e forse con cuore diverso.

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