martedì 27 ottobre 2020 23:28
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

San Marino. Banca cis, le conclusioni della commissione di inchiesta

Le conclusioni della commissione di inchiesta travolgono Banca Cis e i suoi amministratori

Ieri la lettura della relazione durata per l’intera mattinata e tutto il pomeriggio

E’ stato un lavoro di inchiesta approfondito su fatti noti e non noti. Sono stati esaminati una settantina di testimoni, tra rappresentanti delle istituzioni, personaggi noti e anche qualche personaggio meno noto. Sono state esaminate migliaia di pagine di documenti”.

Così il presidente della Commissione di inchiesta, Gerardo Giovagnoli, ha introdotto ieri mattina la lettura della relazione della Commissione di inchiesta su BancaCis. 230 pagine più gli allegati che hanno visto l’approvazione da parte di tutti i membri della commissione che si sono alternati nella lettura durata l’intera mattinata e tutto il pomeriggio di ieri. Ripercorre la storia di BancaCis e prende in considerazione anche le prime ispezioni in Banca Partner, vicenda che portò, secondo la ricostruzione della Commissione di inchiesta, al licenziamento di Stefano Caringi, membro dell’allora vigilanza, e alle conseguenti dimissioni degli allora vertici di Bcsm, Luca Papi e Biagio Bossone, divenuti non troppo graditi, sempre secondo la ricostruzione della commissione, all’intero governo di allora, non solo per la vicenda Banca Partner. In questo quadro viene menzionato il ruolo, all’epoca, di Gabriele Gatti, sia nell’attività di governo, sia in quella di lavorare per fare e disfare compagini politiche

Sul piano politico recente, riferito alla scorsa legislatura, non emergono particolari responsabilità politiche, anzi, piuttosto è evidenziata una azione del Comitato per il credito e il risparmio in contrasto all’azione dell’allora Direttore di Bcsm, Lorenzo Savorelli, che in tandem con Francesco Confuorti e altri portava avanti un piano, ricostruisce la Commissione, di assoggettamento del quadro bancario-finanziario del Paese a interessi privati.

La questione delle responsabilità politiche viene comunque ricostruita in un meccanismo di mancata dialettica tra le forze in capo che ha impedito, da una parte e dall’altra, la visione completa della situazione, favorendo in tale modo il disegno di Confuorti. “La denuncia della minoranza sulle infiltrazioni del Gruppo Confuorti nei principali gangli finanziari del Paese – rileva la Commissione - si inserisce in un clima di muro contro muro fra le parti politiche che contribuisce all’incomunicabilità fra gli interlocutori: da una parte, il Governo e la maggioranza percepiscono queste denunce come tentativi di delegittimare la loro azione con fantasiose teorie complottiste al fine di mettere in atto una restaurazione, dall’altra le opposizioni - non trovando ascolto - interpretano l’atteggiamento della compagine governativa come la volontà scientemente pianificata di assecondare il piano di Confuorti e alzano i toni, lanciando attacchi sempre più pesanti. Questo meccanismo, inevitabilmente, determina una dinamica di questo tipo: al mancato ascolto della denuncia, le opposizioni gridano allo scandalo, la maggioranza si arrocca sulle sue posizioni in maniera sempre più netta, la dialettica politica s’incendia, da una par- te e dall’altra volano insulti e accuse. E mentre in Consiglio le due parti si fronteggiano con una violenza raramente vista in tempi recenti, Confuorti (...) agisce pressoché indisturbato”. Se questa è in sintesi la lettura del quadro politico, le ricostruzioni più pesanti riguardano la gestione di Banca Cis e l’attività di Confuorti.

Poi ci sono le “percepite pressioni”, così le inquadra la Commissione, del Commissario della legge Alberto Buriani verso i vertici di Banca Centrale, la presidente Catia Tomasetti e il vice direttore Giuseppe Ucci.

Queste prendono le mosse da un incontro avuto da Simone Celli, nel giugno 2019, quindi quando non era più né segretario né consigliere, con la Presidente di Banca Centrale presso il suo studio romano nel quale Celli riferì alla Tomasetti la necessità del Commissario della legge Buriani di un incontro urgente. Richiesta motivata da quest’ultimo con l’impossibilità di raggiungere Tomasetti per altri canali. L’indagine sulla “consulenza Gozi”, le richieste di incontro da parte del commissario della legge e i colloqui, vennero percepire, riferisce Tomasetti, come delle pressioni da parte del Commissario Buriani. La Presidente riconduce tale percezione alla coincidenza temporale che in quel periodo si stesse vagliando la Stratos, società priva di requisiti, in ballo come offerente per l’acquisizione di BancaCis. Quindi le convocazioni e i colloqui sarebbero stati per la Tomasetti delle pressione da parte del magistrato.

Comunque, per quanto riguarda il procedimento relativo alla consulenza Gozi, e alle carte di quel procedimento, da parte della Commissione c’è comunque il biasimo verso la Tomasetti per la questione delle affermazioni sui suoi rapporti con il capo dei servizi segreti italiani e anche per la modifica di un verbale del Consiglio direttivo di Bcsm. Modifica, dopo la prima stesura, che avrebbe avuto lo scopo di trasferire la responsabilità dell’erogazione di ulteriore liquidità al Cis da parte di Bcsm sul Comitato per il credito e il risparmio, cosa che il Ccr non avallò.

Verso Buriani anche l’accusa di vicinanza alla famiglia di Stefania Lazzari e al gruppo Grandoni, con l’accusa di non avere detto il vero sui suoi rapporti con gli esponenti del Cis. Per sostenere questo viene allegata alla relazione una fotografia, reperita su un supporto informatico nella documentazione trovata nell’ufficio di Daniele Guidi, presso la banca, nella quale sono ritratti in aereo in un viaggio del 2007, 13 anni fa, Grandoni, Stefania Lazzari, Fabio Berardi e appunto Buriani. La foto in questione è stata fatta pervenire alla Commissione praticamente al termine dei propri lavori, il 19 ottobre.

Quanto ai rapporti politici con Grandoni, a parte quelli degli esponenti di Arengo e Libertà, Fabio Berardi e Nadia Ottaviani, che all’epoca, un decennio fa, erano noti negli ambienti politici, emergono quelli di Denise Bronzetti per un affare immobiliare fatto assieme, appunto, all’ingegnere.

Di presunte pressioni sulla magistratura, emergono poi quelle di Marco Gatti che aveva “personalmente colloquiato con il Procuratore del Fisco dicendo che: “era assurdo che lo stato non agisse contro quel Provvedimento”. Il provvedimento a cui si riferiva era quello con il quale il Giudice delle appellazioni, David Brunelli, aveva annullato l’ordinanza del Commissario Simon Luca Morsiani di custodia cautelare nei confronti di Daniele Guidi, rilevando la mancanza degli estremi per quel provvedimento. Al centro della vicenda ci sono comunque le “considerazioni della commissione sulla presenza di Confuorti a San Marino”. Confuorti la cui figura compare sul Titano nel 2014.

L’operatività di Confuorti in Banca CIS è chiaramente caratterizzata da elementi di forte opacità - si legge nella relazione - In particolare, il suo rapporto con gli assetti proprietari e l’amministrazione della Banca appare essere deci- samente molto più di quello di un semplice cliente: stando alle dichiarazioni del Vicedirettore e alla documentazione acquisita, la sua figura appare essere as- similabile a quella di un socio e di un amministratore occulto di Banca CIS”.

Di rilievo, poi, le ricostruzioni che la Commissione fa sulle modalità di ottenere linee di credito dalla Banca Centrale, dove vengono tuttavia stigmatizzati anche il mancato controllo della vigilanza, del collegio sindacale e del Consiglio direttivo. In pratica vengono ricostruiti dei passaggi di titoli da Cis a Bcsm ad un determinato prezzo che, poi, da Bcsm venivano riceduti al Cis a un prezzo inferiore. “Lo stesso identico titolo - ricostruisce la Commissione - viene acquistato da BCSM il 20 luglio 2017 a 12,535 milioni e rivenduto il 24 luglio a CIS per € 9,75 milioni”. La Commissione riporta anche le dichiarazioni di Emilio Gianatti, ex vicedirettore del Cis. Dichiarazioni che “oltre alla documentata influenza di Confuorti nella trattativa con Ali Turki, dimostrano chiaramente un interessamento dell’individuo in parola in ogni circostanza determinante per la proprietà della Banca. In merito all’operatività di Banca Centrale, appare evidente come l’azione di Lorenzo Savorelli, Filippo Siotto e i loro uomini messi in Vigilanza risulti totalmente eterodiretto dalla volontà di Francesco Confuorti. L’intensità criminosa delle loro azioni è testimoniata anche dalla soggettiva consapevolezza espressa da Siotto. Essi hanno agito in manifesto spregio alle più elementari regole di sana e prudente amministrazione del patrimonio di Banca Centrale e hanno agito nell’interesse esclusivo di Banca CIS e di Confuorti (che a questo punto appaiono in questa fase un’entità pressoché indistinguibile) in contrasto aperto con gli interessi della collettività. Confuorti, inoltre, con la denuncia in Lussemburgo del Consigliere Elena Tonnini - colpevole di aver denunciato i suoi piani in un intervento in Consiglio Grande e Generale e quindi coperta da immunità parlamentare - a parere della Scrivente, ha attentato alla dignità e alla sovranità delle istituzioni sammarinesi. Va rilevato, come - di per sé - l’ipotesi di un finanziamento proveniente da Advantage Financial a BCSM con finalità di iniezioni in CARISP o a sostegno del comparto bancario in generale, non costituisca per sua natura un’azione pericolosa per San Marino. Essa, infatti, sarebbe potuta essere, in astrat- to, un’attività utile anche alla Repubblica. Tuttavia, ciò che rende inquietante il disegno di Confuorti sono fattori oggettivi che trascendono dalla natura tecnica dell’operazione:

1. Il fatto che non sia Banca Centrale a richiedere un suo coinvolgimento in qualità di consulente, bensì che sia Francesco Confuorti a pilotare l’arrivo e l’attività dei vertici di Banca Centrale di San Marino e di buona parte della Vigilanza Ispettiva”. Aggiunge la Commissione che “seppur non dichiarato esplicitamente, il fine ultimo del piano di Confuorti sembra convergere su Cassa di Risparmio. Non trova altrimenti spiegazione l’infiltrazione del CdA di Carisp”.

La Commissione, nel descrivere le linee di credito che riguardavano Banca Partner prima e il Cis poi, rileva che queste costituivano elemento determinate per la sopravvivenza della banca “in tensione di liquidità strutturale almeno dal 2010, derivante dalla crisi generale del sistema bancario, da fallimentari investimenti finanziari e dalla scellerata gestione creditizia posta in essere”. Per la Commissione “tali operazioni lecite in sé venivano purtuttavia condotte in spregio ai diritti dei clienti, tramite il sub-deposito di loro titoli, nonché dell’ISS, mettendo a garanzia titoli sottostanti (e quindi a tutela) degli investimenti dei Fondi Pensioni. Quest’ultima condotta consentiva a CIS di ottenere liquidità da ISS (tramite PCT) e al contempo ottenerne da BSI-EFG e Depobank mettendo gli stessi titoli in garanzia di linee di credito: un’operazione che permetteva alla Banca di soddisfare il suo appetito di liquidità (in buona parte usata per operazioni creditizie oggettivamente opache) a scapito dei clienti e, in definitiva, della collettività. La Scrivente inoltre vuole sottolineare il ruolo chiave - anche in questo contesto - di Confuorti nella gestione e nella sopravvivenza della Banca”.

La Commissione compie, poi, alcune valutazioni finali. “Il quadro completo delle responsabilità del dissesto bancario e finanziario sammarinese – dice - sarà nitido con il termine dei lavori della Commissione riguardo alla seconda finalità. Già da ora, però, si possono avanzare dei rilievi e proporre delle raccomandazioni politiche, giustificate dall’ingente documentazione analizzata, dalla interazione osservata tra tanti organismi dello Stato, dalle tante testimonianze ascoltate sulle deficienze delle nostre istituzioni e dei dispositivi normativi e dell’utilizzo di essi talvolta in modo opportunistico o distorto.

È bene da subito chiarire che è sostanzialmente fuorviante, almeno per quanto riguarda i lavori della Scrivente, individuare i colpevoli, come se fossero pochi individui, o stabilire che un dato organismo, più degli altri, ha prodotto il dissesto che conosciamo”.

Il dibattito sulla relazione, che si preannuncia molto caldo, si aprirà giovedì prossimo, mentre il consiglio ripartirà dal punto 1 all’ordine del giorno