martedì 17 novembre 2020 10:03
MUSICISTI DEL NOSTRO TERRITORIO

L'intervista a "Il Mulo" per Suoni la nostra rubrica musicale

L'intervista a
Luca Balacca (Synth e programmazione) Morris Celli (Voce e ragli) Mattia Benvenuti (Chitarra e soundspace)

 

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con la rock band di Rimini che dopo anni di esperienza a nome Clamidia si è rimessa in gioco con un nuovo progetto.

 

Ciao ragazzi, raccontateci chi siete e cosa fate nella vita.

"Ciao, siamo Morris, Luca e Mattia, in arte Il Mulo.

Nati tutti e tre a Riccione, a qualche centinaia di metri di distanza l'uno dall'altro, ci conosciamo da sempre e suoniamo insieme da oltre 15 anni.

Nessuno di noi, purtroppo, vive di musica, anche se da ragazzini era il nostro obiettivo primario...quindi dal sogno di Rock star ci ritroviamo oggi un assicuratore, un programmatore ed un cameriere...potrebbe essere l'inizio di una barzelletta..."

 

Dopo tanti anni di esperienza a nome "Clamidia", come nasce il progetto de "Il Mulo"?

"Il Mulo nasce per sperimentare, per esorcizzare un lutto personale e per riconciliare la nostra amicizia attraverso la musica.

Volevamo un progetto nuovo, libero, non vincolato a tutto quello che avevamo fatto fino a quel momento con i Clamidia.

È stata una bella sensazione, ci siamo ritrovati "nuovi", senza aspettative e senza la pesantezza di dover per forza arrivare  al successo".

 

Da dove deriva il vostro nome? C'è una scelta particolare dietro alla denominazione "Il Mulo"?

"Nessuna scelta particolare per il nome, ci piaceva la figura del Mulo, per la sua forza, l'ostinazione e la libertà d'azione che si porta dentro". 

 

 

A gennaio è uscito il disco "Fingo di non vederti", come avviene il processo creativo per la produzione dei brani e raccontateci come è stato il percorso per dare vita a questo album.

"Il Mulo, per sua natura è un animale scontroso, nasce con l'idea di non ispirarsi a nessuno, di non essere uguale a nessuno e di voler cambiare sonorità e aspetto ad ogni album.

Vorremmo adattarci al tempo che avanza nella maniera più naturale possibile, senza incastrarci in un genere prestabilito, suonando di volta in volta quello che più ci piace.

In "Fingo di non vederti" si possono trovare riferimenti che spaziano dal post Rock, all'elettronica, al cantautorato...ma nel  prossimo disco potrebbero essere completamente ribaltati. 

L'album nasce in una stanza, in solitaria: di solito parto dagli strumenti, poi lavoro con la melodia e infine cerco l'incastro con le parole.

Terminata questa fase inizia il lavoro in studio con Luca e Mattia: qui scegliamo i suoni, le parti e l'arrangiamento.

Il passaggio finale è il mix, che in questo disco abbiamo curato personalmente". 

 

Questo periodo "particolare" in cui stiamo vivendo per voi è fonte di ispirazione e produzione musicale o lo ritenete un blocco creativo?

"Questo periodo per noi è stato un disastro, siamo usciti col disco a dicembre , abbiamo avuto il primo live a gennaio, poi da marzo si è bloccato tutto e ci sono saltate tutte le date che avevamo fissato.

Questa estate hanno fatto fatica a suonare i gruppi famosi, figuriamoci Il Mulo: finché non si sblocca definitivamente la situazione, band come la nostra saranno le più penalizzate.

L'ispirazione però non manca, anzi il malessere per chi scrive è sempre una condizione ottimale.

In questo momento stiamo registrando nuovi pezzi, in attesa di tempi migliori".

 

Avete tanta esperienza con le esibizioni dal vivo...vi mancano i live?

" Si, a noi mancano tanto i live e manca la possibilità di presentare al pubblico il nostro ultimo lavoro .

Sembra diventata un impresa  trovare locali dove proporre la propria musica: dieci anni fa si suonavano 20 date all'anno, i locali erano tanti e si riusciva a calcare palchi importanti, come l'Estragon, il Velvet, il Vidia... Oggi è un miracolo per band come la nostra, riuscire a fare cinque date in un anno...

I posti sono pochi, l'interesse delle nuove generazioni per la musica dal vivo è sempre meno e il pubblico dei live ormai è in via di estinzione". 

 

 

Le nostre interviste nascono per raccogliere i pensieri dei musicisti della zona, per capire le loro idee riguardo alla musica.

Secondo voi cosa si potrebbe fare per supportare al meglio la musica e i musicisti del nostro territorio?

"Le band locali andrebbero sicuramente supportate, ci sono nazioni del Nord Europa che investono denaro sugli artisti;

dalle nostre parti sarebbe impensabile.

E il più delle volte non c'è neppure supporto "morale": le istituzioni per gli eventi chiamano sempre i soliti 4 con la tessera del Partito, non esistono direzioni artistiche, non esiste ricerca.

Tutto si programma al fine di un ritorno economico, non per cultura, non per accrescimento, non per confronto.

 

"Torniamo a fare le cose per passione, non per business, torniamo al sociale, alla condivisione: riapriamo i circoli arci, i centri sociali, le cantine, riprendiamoci gli spazi all'aperto, diamo la possibilità alle persone di esprimersi, di trasmettere emozioni e di riceverle. Ce n'è tanto bisogno, soprattutto in questo periodo". 

 

 

Come vi vedete tra 10 anni?

"Tra dieci anni ci vedremmo bene a San Remo, non tra i concorrenti ma tra i super ospiti del sabato sera: magari in playback con l'abbandono del palco mentre la musica suona ancora..."

 

Grazie ragazzi per la chiacchierata ed in bocca al lupo per il futuro!

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Intervista a cura di Nicolò Tamagnini