lunedì 22 febbraio 2021 23:05
L'INFORMAZIONE DI SAN MARINO

San Marino. Assoluzione Santi Ciavatta, influenza diretta di scelte politiche, Antonio Fabbri

Influenza diretta di scelte politiche nell'assoluzione di Santi e Ciavatta

Antonio Fabbri

L’assoluzione di Emanuele Santi e Roberto Ciavatta, che Rete vuol far passare come titolo di vanto e di immacolata condotta, in realtà suona come una condanna per una politica che con le sue scelte ha influito direttamente sullo svolgimento del processo. Di questo appare evidente che ne abbiano senza remore beneficiato gli esponenti di Rete, movimento sempre pronto ad accusare gli altri di condotte dalle quali, invece, esso stesso trae beneficio. Risulta così difficile vedere dove sia il motivo di orgoglio. L’influenza diretta delle deci- sioni politiche si riverbera in maniera evidente nella improcedibilità dei primi tre capi di imputazione.

Le parole del Procuratore del fisco nella sua requisitoria sono state molto indicative ed eloquenti. Riferendosi agli insulti, diffamazioni e minacce di Ciavatta e Santi – parole e urla che ci sono state e neppure sono state contestate nel merito dalle difese – il Pf ha detto: “Sono frasi significative, e il merito dei primi tre capi di imputazione è chiaro. C’è stata remissione di querela e di questo non si può che prendere atto. Remissione da cui consegue l’estinzione dei reati, ma i fatti lì contenuti sono evidenti e potevano avere una conseguenza diversa. Però dobbiamo applicare la legge che prevede l’estinzione dei reati”.

Occorre chiedersi, allora: quando è arrivata la remissione di querela? Nella prima udienza del processo, il 7 luglio 2020. Giusto una settimana dopo che in Carisp, il 30 giugno 2020, si era insediata la nuova governance. Quando Rete, con la sua maggioranza, ha messo alla guida del Cda di Cassa Gianfranco Antonio Vento - nominato Amministratore delegato proprio su indicazione del movimento di Ciavatta e Santi - il cui primo atto è stato quello di revocare la querela, e la costituzione di parte civile, che Carisp aveva presentato, generando la caduta dei primi tre capi di imputazione, più della metà delle contestazioni.

A tale decisione del nuovo Ad targato Rete, si è accodata quella dell’ex Presidente Carisp, Fabio Zanotti, che in quella veste aveva sporto denuncia e non aveva interesse a proseguire a livello personale. Giova allora ricordare che cosa i due dissero entrando in Carisp, pur suonando il campanello, circostanza che pare essere diventata la scriminante principe, il 30 maggio 2018: «Siete dei coglioni e avete rotto il cazzo», riferendosi ai membri del Cda; e al Presidente: «hai rotto il cazzo, tu sei il cancro di questa banca, tornatene a Bologna, perché tu sei qua solo perché nominato dalla politica, ma non sai fare un cazzo». E ancora i membri del Consiglio di Amministrazione erano stati apostrofati e accusati di percepire un compenso di 40mila euro annui per «non fare un cazzo e venire qua una volta alla settimana».

Poi a Ciavatta era contestata anche la frase diretta all’allora presidente: «io non vado più per le vie legali, ma ti aspetto qua sotto». Sempre Ciavatta aveva scritto, lo stesso giorno qualche ora dopo, su Facebook: «In Cassa i fascisti danno il mandato al loro uomo di merda di denunciare ancora una volta la Tonnini? Il dialogo non lo si vuole, forse gli idioti non capiscono che dopo la mancanza di dialogo con noi c’è solo il confronto con il manganello. Andate a fanculo tutti, il buonismo è la premessa del lassismo che conduce al fascismo!». La famosa “figura retorica”, insomma.

Ora, provi qualunque cittadino, magari perché ha un mutuo del quale non è riuscito a pagare una rata, a presentarsi in Carisp, magari suonando il campanello come un cliente qualsiasi, e una volta all’interno, a Cda in corso, chieda di interrompere il Consiglio di amministrazione per “parlare” con presidente e direttore. Una volta faccia a faccia coi vertici della banca, cominci a insultarli come risulta abbiano fatto Santi e Ciavatta. Pensate che per il solo fatto che ha suonato il campanello la passi liscia e il Cda gli ritiri la querela? D’ora in avanti chissà? Di certo si potrà invocare il precedente. Ammesso che basti per il comune cittadino, che non fa parte di un partito di maggioranza né è membro di un governo che, per inciso, dell’indipendenza della giustizia ha fatto brandelli. Nel caso specifico, caduti i primi tre capi di imputazione con la spintarella delle scelte politiche, l’assoluzione, sulla quale si potrebbe disquisire, per gli altri due capi di imputazione era ormai strada in discesa. Con il risultato che una persona perbene come Andrea Rosa ha dovuto cedere alla prepotenza prima e pure dopo. Sarà anche verità processuale, ma di certo non è giustizia, né verità sostanziale.

E di questo c’è poco da essere orgogliosi.