lunedì 13 settembre 2021 15:54
L'OPINIONE

Interruzione volontaria di gravidanza, il sì delle donne e degli uomini che amano le donne

Referendum sull’interruzione volontaria di gravidanza

Il sì delle donne e degli uomini che amano le donne

Penso che non sia un azzardo morale chiedere che il dibattito e il linguaggio sul tema dell’interruzione volontaria di gravidanza, rientri nella sfera della razionalità, cioè della ragione e della tolleranza. Circolano nei dibattiti, nelle posizioni scritte sui quotidiani, nell’uso di immagini sui manifesti, parole e figure fuorvianti del tipo “temiamo che si faccia di San Marino il paese dell’aborto liberalizzato”, “il parto in anonimato”, oppure ”fare bambini per darli in adozione”, con l’aggiunta difoto con la dicitura” io sono una anomalia”, per rappresentare la disabilità. Di fronte a tale azzardo, sentiamo provenire dal  lontano Afghanistan il grido talebano: No diritti alle donne, alle donne solo il ruolo di fare bambini”. Entrambe le posizioni creano sconcerto, specie in una donna di 77 anni, che fino all’età di 60 anni non aveva mai subito affronti, perché donna!

Nella cultura, in cui ho vissuto durante la mia giovinezza, in famiglia, nella scuola, nelle relazioni sociali e politiche sono stata sempre considerata, perché donna, e non ho subito discriminazioni, come donna. Anche nella vita a San Marino, nel matrimonio, nel sindacato, nella pubblica amministrazione, non ho subito discriminazioni, perché donna. Ho cominciato a sentire un vento diverso, nella fase senile della mia vita. Nel momento in cui ho tentato un’immersione nel sociale. Sto cercando di capire il perché.

Valori del cristianesimo: libertà e amore

La cultura occidentale ha i significativi fondamenti nei valori del cristianesimo, in modo particolare  nei valori della libertà e dell’amore. Anche la sessualità può essere vissuta nell’amore o al di fuori dell’amore. La donna che abbia la fortuna di vivere il rapporto con il suo uomo nell’amore, credo che difficilmente possa essere coinvolta nella problematica dell’aborto, perché la procreazione diventa un atto consapevole e comune. La donna in questa situazione è rispettata e considerata.  Il problema si presenta quando la sessualità si attua fuori del rapporto di amore; in questi casi la donna è in una posizione minoritaria, anche contro la sua volontà. In questi casi la problematica dell’interruzione di gravidanza può divenire un problema concreto.

Anche le donne sammarinesi abortiscono. E’ rispetto a questa criticità che le donne dell’UDS (Unione Donne Sammarinesi) hanno rivolto la loro attenzione. Infatti il codice penale definisce colpevoli le donne sammarinesi che abortiscono e nel contempo il tribunale non agisce, perché l’aborto avviene fuori del territorio, negli ospedali italiani. Rispetto a questa condizione giuridica e sociale, le donne dell’UDS hanno presentato, nel corso degli anni, progetti di legge per regolamentare l’interruzione volontaria di gravidanza, hanno chiesto alle forze politiche, al Parlamento, l’espressione della democrazia, di effettuare il ruolo di regolatore, ma hanno ricevuto in cambio solo inerzia, silenzio. E’ prevalsa “la strategia dello struzzo, non sentiamo, non vediamo, non facciamo”. Lo stato quo va bene, per costoro,!!!! “E’ meglio che le donne sammarinesi vadano in Italia ad abortire, anche per ragioni di privacy”, ho sentito dire da un esponente politico in una recente conferenza!

Rompere la strategia dello struzzo

Il referendum vuole rompere questo pesante telone dell’ipocrisia. Il referendum con la vittoria del sì, chiede con forza al legislatore di depenalizzare e fissare norme per regolamentare l’istituto di interruzione volontaria della gravidanza, secondo le legislazioni prevalenti nei paesi democratici e le sentenze delle giurisdizioni qualificate. Ma ritengo che anche in presenza di una vittoria del no, il legislatore debba dare una risposta alle donne, a quelle donne che sono in una condizione di minorità. Lo stato quo non potrà essere mantenuto.

La speranza di una buona legge.

E’ grave che si voglia confondere l’elettorato, affermando che con la vittoria del sì, si avrà  la liberalizzazione dell’aborto, come erroneamente si vuole far credere alla pubblica opinione. Con la vittoria del sì, il corpo elettorale dice al legislatore, alle forze politiche che devono svolgere il loro ruolo di regolatore. Il passo successivo sarà, e questo è un passo molto delicato, quello di avere una buona legge. Questo è il vero problema, avere nell’ordinamento sammarinese una buona legge, sull’interruzione volontaria di gravidanza. Perché il pericolo è che, su questo delicato problema, il legislatore produca una cattiva legge. Ma i cittadini hanno speranza!

E’ mio opinione che l’elettorato abbia dato indicazioni e mandati precisi alla classe dirigente sia con le elezioni del 2016 che quelle del 2019. E’ stata la classe dirigente, sia prima che dopo, a dimostrarsi incapace a realizzare le linee politiche che dessero le giuste risposte alle aspettative del corpo elettorale in termini di  sviluppo, di benessere, di giustizia, di equità, di diritti civili e sociali.

Il referendum è una ulteriore prova, i bisogni di dignità, di autodeterminazione non possono essere ignorati. Le donne e gli uomini che amano le donne, votando sì al referendum, danno un mandato al legislatore Questi dovrà essere all’altezza delle aspettative. La vittoria del sì è il primo passo di una importante battaglia di uguaglianza  e di responsabilità della donna.

                                                                                                                      Orietta Ceccoli

Fonte: Varie